Wow, your lips are cold!

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Può un bacio salvarci dalla crisi? Forse in parte sì, ma il discorso è complicato. In ogni caso meglio provarci: dove e quando ha poca importanza, se non poche ore prima dell’incontro. L’iniziativa è stata annuciata via mail ed SMS, sui blog e su Facebook col claim “Invest in your love“. Se poi sono in gioco, oltre al bacio, la performance, Internet, gli SMS, la mobilitazione, la metropoli, la pubblicità, il viral, la guerrilla strategy, l’effetto sorpresa, il situazionismo postmoderno, siamo in presenza di una tendenza. 

Questo è un esempio del fenomeno dei flash mob: un po’ blind date un po’ caccia al tesoro. Il loro scopo sembra essere quello di creare un non-evento in un non-luogo. Masse più o meno consistenti di persone si automobilitano attraverso  una comunicazione il più delle volte istantanea, rapida, last minute, e si reca in non-luoghi condivisi dove non-fare delle cose. YouTube è piena di video che riguardano i flash mob.

Nel ‘92 Marc Augé cominciò a parlare dei non-luoghi: spazi anonimi, dedicati ad attività non classificabili secondo categorie tradizionali, spazi di passaggio, zone aeroportuali, transiti, attraversamenti metropolitani tipici della surmodernità. I non-luoghi sono per definizione contrapposti ai luoghi antropologici, caratterizzati dall’investimento simbolico delle azioni che vi si svolgono, dalle relazioni identitarie che li strutturano, dalle pratiche culturali che li abitano. I non-luoghi sono la vittoria della logica fuzzy che si esprimerà negli anni a venire nelle pratiche di rete.

Nelle occasioni create dal flashmob il non-luogo collassa su se stesso: non si tratta di posti che vengono scelti per la loro particolare conformazione o posizione geografica, ma di zone casuali dove intessere un incontro che ha tutto il suo valore nel suo esaurirsi. Chissà che ne avrebbero detto i situazionisti viennesi. Intanto, è sempre più stretto il legame tra le rete e la città: sembra che stanziarsi nella rete, con siti, blog, account nei social network, abbia sempre più come riflesso una deterritorializzazione dei luoghi fisici. Il dibattito è aperto.  

E voi, avete mai partecipato a uno di questi non-eventi? Che tipo di messaggio avete ricevuto? Quanto tempo intercorreva tra la sua lettura e il momento del raduno? Ci siete andati? E se doveste organizzarne uno voi, che inventereste?

Qualche esempio: Manhattan, 3 giugno 2003, ore 19.00. Duecento persone entrano nel reparto arredamento di Macy’s per acquistare un fantomatico “tappeto dell’amore”. Si attiva il sistema di sicurezza, si scattano foto e si girano video, ma in dieci minuti la folla, così come è apparsa, scompare.
Poco dopo, a New York, i flashmobbers hanno fatto pacifica irruzione negozio di scarpe di Manhattan, dove hanno fatto finta di far parte di una comitiva di un autobus turistico che veniva dal Maryland, e hanno recitato il ruolo di turisti tutti eccitati di essere in un negozio di scarpe. Sempre nel 2003, a Osaka, in Giappone, centinaia di persone si sono sparse per le strade vestite da Agente Smith, il cattivo clone di Matrix, e in 10 minuti si sono dileguate.

Il 25 marzo scorso, 30 coppie si sono messe d’accordo per recarsi in Piazza SS. Apostoli a Roma e si sono strette in un bacio congelato, dalle 17.20 alle 17.25. Un nostro Nseeker, Viralavatar, ci è andato: qui la sua scheda-esperienza. Dopo Berlino, Londra, Shangai, New York, Vancouver, il frozen kiss di Invest in your love è stato replicato anche a Milano il 31 Marzo.
Voi c’eravate? Correlatevi allora. La Wikipedia delle esperienze si compone anche di un capitolo sul bacio freezato. Fa sorridere che nell’immobilità estrema si condensino tanti mobili, connessi, smobilitanti significati.

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Scritto da Daniela Ranieri

2 commenti a “Wow, your lips are cold!”

  1. Non ho mai partecipato ad un flash mob. Eppure mi incuriosisce come fenomeno Soprattutto mi chiedo cosa possa spingere delle persone comuni – e non artisti o intellettuali – ad incontrarsi in un luogo qualsiasi per inscenare azioni prestabilite ma prive di senso se inserite in quel contesto. Vale la pena rifletterci sù…. e provare a partecipare!!!
    Ciao
    A.

  2. Luisa Valeriani scrive:

    il desiderio di performatività, alimentato dall’esperienza dei social network, si espande viralmente e si fluidifica fino a diventare gassoso. Le tribù metropolitane di cui parlava Maffesoli (e che, piacesse o meno il termine, avevano comunque una consistenza – sia pure effimera) diventano ora adesione performativa istantanea, che non è più tribù ma convergenza estetica assoluta (cioè sciolta da ogni vincolo). O anche estetica diffusa, come la chiama Michaud, che si concretizza in flash mob.


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