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Welcome to my urban jungle

«Se avete un cortile togliete l’erba, se non ce l’avete o vivete in un grattacielo cercatevi un pezzetto di terra in un giardino comunitario. Rispetto al problema che abbiamo davanti, piantare un orto sembra una cosa piccola e insignificante ma in realtà è una delle cose più importanti e decisive che un individuo può fare per ridurre la quota personale di inquinamento ma soprattutto per diminuire il senso di dipendenza dall’industria del cibo e per cambiare il nostro modo di pensare i risparmi energetici».
Michael Pollan, Il dilemma dell’onnivoro

Ha poco senso dichiararsi Bio oriented se poi il basilico lo si va a comprare con l’auto al supermercato dall’altro capo della città dopo che ha fatto 600 kilometri per arrivare in camion dalla Sicilia.
Nel Paese che ha inventato il consumismo e il junk food lo hanno capito già da un po’, e da lì si sta diffondendo la moda degli orti fai da te.

Leggiamo su Repubblica di (esattamente) un anno fa che nell’ Upper West Side, all’ incrocio tra West End Avenue e la 74esima strada, “c’ è una strana costruzione degli Anni Settanta che ha la forma di un vecchio televisore, ospita la Calhoun School, 750 studenti dall’asilo al liceo. Sul tetto hanno piantato il loro orto, con finalità educative ma anche per rifornire la mensa della scuola.

A Brooklyn hanno fatto le cose ancora più in grande trasformando un vecchio campo giochi nella Red Hook Community, una fattoria urbana di 12mila metri quadrati dove studenti delle scuole superiori si alternano nel coltivare rucola, pomodori e verza che sono stati venduti a tre ristoranti della zona e in due mercati rionali. E come in tutte le fattorie che si rispettino, anche attorno agli orti metropolitani stanno spuntando gli animali da cortile: polli, galline, conigli, tacchini, oche e perfino le arnie con le api per fare il miele“.

Già il miele… Abbiamo tutti avuto paura che si stesse per avverare la profezia di Einstein quando ci hanno detto che le api stavano per sparire (a quanto apre sembra aver funzionato ridurre l’uso di un antiparassitario).

Per molti tutto questo, sorte che non molti anni fa toccò alla cucina macrobiotica, si nutre di un certo compiacimento snob, e ha tutta l’aria di essere una moda, o al più una tendenza tra le più cool (confronta post del 30 giugno). Ma come si fa a negare che ha delle ripercussioni sui modi in cui il singolo individuo percepisce e costruisce dinamiche economiche e sociali?

Insomma a parte il fatto che in tempi di crisi è sempre meglio autoprodursi il necessario, farlo incoraggia la sensibilizzazione alla logica eco dei kilometri zero.

E poi tutti sappiamo che i pomodori coltivati sul balcone hanno tutto un altro sapore. È questo senso del passato che viene reinvestito in nuove configurazioni ad affascinare gli ecosensibili? Tutti quelli che si sono cimentati in questa pratica hanno confermato il senso di trionfo che dà il veder crescere qualcosa di mangiabile, il fatto, cioè, che si sta producendo cibo, energia, vita.

Su Nstreet crescono le esperienze dei coltivatori urbani: c’è la presentazione di Stefania del mood post Omaba (la firts lady ha dichiarato di voler costruire una personal farm all’interno dei giardini della Casa Bianca). Questa la storia del video:

Qualche mese fà il Comune di Villa Verucchio, vicino Rimini, ha destinato un’area, a lato del parco cittadino, alla creazione di orti. Ad uso di pensionati che ne avessero fatto richiesta; partito il tutto, hanno delimitato delle piccole aree che ognuno ha sistemato con coltivazioni varie, ora stanno sorgendo anche i serbatoi per l’acqua e, prossimamente, dovrebbero avere anche i permessi per posizionare dei piccoli capanni per gli attrezzi.

A me dà un po’ l’impressione delle vecchie cooperative sociali. Sulla seconda parte c’è poco da dire, da queste parti quasi tutti quelli che hanno un giardino o un triangolino di terra fuori casa si sono organizzati a coltivare. Però hai visto come crescono bene il mio basilico e miei pomodori?

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Le Istituzioni si accorgono di questa necessità dei singoli, e così il Comune di Torino ha destinato e organizzato un’area vicino al Po per gli orti urbani che vengono affidati su richiesta ai pensionati.

Abbiamo accolto con piacere l’iscrizione di ieri di ortourbano.it, un vlog che raccoglie le esperienze di autoproduzione di Via Rossano, contribuendo ad alfabetizzarci su tipi di terra da usare, concimazione,  erpicature, serre, zappe.

Alessandro, curatore del blog e dell’orto, ci ha confermato che coltivare qualcosa in uno spazio piccolo come quello del proprio balcone lo ha messo di fronte all’esigenza di riconsiderare i propri ritmi di vita, resettandoli sul tempo naturale, e di rispettare il corso delle stagioni. Pare anche che abbia acquisito per la prima volta in vita sua il piacere di cucinare e di riunire gli altri abitanti del palazzo, in un rinnovato senso della comunità urbana.

A riprova della portata innovativa di tutto questo, basta considerare che dall’ortourbanismo di è arrivati all’attivismo ecologico del Guerrilla Gardening:   il giardinaggio sovversivo, benché non preveda come necessario piantare semi di piante commestibili, si propone di ripulire le città dai rifiuti e di convertire le aiuole trascurate e gonfie di smog in aree verdi biosostenibili. Qualche esempio di giardinaggio sovversivo?

-BOMBA DI SEMI: avvolgi in carta di giornale terriccio, fertilizzante, e semi di fiori che vorresti veder nascere. Il tutto imbevuto d’acqua. Ora avvicinati ad un cantiere in disuso o ad una zona abbandonata e lancia le flower-bomb. Dopo qualche settimana potrai apprezzare splendide fioriture in luoghi dimenticati.

Che siate tranquilli amanti della zucchina fai da te o attivisti bombaroli di fiori, raccontateci la vostra ecomania su Nstreet.

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Scritto da Daniela Ranieri

3 commenti a “Welcome to my urban jungle”

  1. Online Car Insurance >> http://onlinecarinsuranceclaims.com/ scrive:

    [...]blog.nstreet.it is other good authority of information. Car insurance claims [...]

  2. Daniela Ranieri scrive:

    Ragazzi abbiamo visitato il blog e il sito: è STU-PEN-DO. Voglio assolutamente su Nstreet la foto del Cristo della Corrente. Facciamo qualcosa insieme? Date un’occhiata a Nstreet, poi ci scriviamo!

  3. Ci avete fatto venire voglia di un bell’orticello nella nostra sede! Bellissimo articolo verde e rigoglioso, conoscevamo qualche cosa di guerrilla gardening dimenticandoci il piacere di un bel balcone pieno di basilico, prezzemolo e pomodorini! :)
    Vi seguiremo!


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