Scopri Symbian

The reality show must go on

Kirstie Alley

Perché partecipare a un reality? Se pensiamo al Grande Fratello, di sicuro per guadagnare un posto in televisione, essere riconosciuto per strada, realizzare un proprio sogno, diventare ospite fisso in un programma Mediaset (Domenica Cinque, Pomeriggio Cinque, Mattino Cinque e tutti i Cinque che vi vengono in mente). Oppure, alla peggio, farsi pagare migliaia di euro per qualche minuto in discoteca. Il tutto, il più in fretta possibile, perché questo tipo di successo è a scadenza: spenti i riflettori non si vede più.

Ovviamente, se poi chiedete ai diretti interessati di motivare la propria partecipazione, la risposta sarà: mettersi in gioco, conoscersi meglio, mettersi in discussione, crescere.

Se pensiamo all’Isola dei Famosi, l’omologo reality in onda sulle reti Rai, i motivi per partecipare sono: recuperare la notorietà avuta ai tempi d’oro o amplificare quella attuale, vedi rispettivamente Massimo Ciavarro e Belen Rodriguez dell’edizione 2008. Solo per citarne un paio.

Anche qui, se poi chiedete ai diretti interessati di motivare la propria partecipazione, la risposta sarà: mettersi in gioco, conoscersi meglio, mettersi in discussione, crescere.

Insomma, l’alibi della realiterapia vale sempre. Non hanno incredibilmente preso piede in Italia (per lo meno, per ora) decine di reality a dir poco al limite. Alcuni esempi: il reality show dimagrante, quello che vedeva come protagonista l’attrice Kirstie Alley alle prese con i chili di troppo, quello per smettere di fumare, fino al reality shock olandese dove in palio c’era un rene. Inutile dire che quest’ultimo scatenò un dibattito etico e turbò le coscienze.

Interessante invece un esperimento made in Usa. E’ di questi giorni la notizia di un nuovo “show”, che però ha poco a che fare con la notorietà. O con la televisione. E’ “The tester”, che mette in palio 5.000 dollari e uno stipendio da tester di videogiochi per PlayStation 3. Il programma, in partenza il 18 febbraio, verrà trasmesso su una console. In “The tester” undici candidati si contenderanno un lavoro: provare in anteprima i videogiochi a caccia di errori di programmazione. La competizione prevede otto settimane di permanenza dei concorrenti all’interno di una casa hi-tech. Lì testeranno, ma verranno anche testati e valutati per la capacità di lavorare in gruppo, la resistenza e ovviamente l’abilità.

Insomma, in tempi di crisi meglio un lavoro che resta di una notorietà che va. O come dicevano i nostri vecchi: impara l’arte e mettila da parte.

Condividi:
  • email
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • BarraPunto
  • laaik.it
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Segnalo
  • Slashdot
  • Socialogs
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Wikio
  • Wikio IT
  • YahooMyWeb
  • Twitter

Scritto da Federica Bianchi

Lascia un commento