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	<title>Nokia Play Blog – Condividiamo Esperienze &#187; web 2.0</title>
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		<title>Come ti salvo un vino con Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 08:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blognpit</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Riccio]]></category>
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		<description><![CDATA[Viralavatar non  sa resistere:  partecipa a tutti gli eventi a cui viene invitato su Facebook, intreccia conoscenze coi blogger di casa sua e di tutta Italia e organizza con loro serate e happening. La sera del 13 Maggio ha deciso di andare in un locale di San Lorenzo, a Roma, per partecipare ad un evento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nstreet.it/profile/90/viralavatar" target="_blank">Viralavatar</a> non  sa resistere:  partecipa a tutti gli eventi a cui viene invitato su <strong>Facebook</strong>, intreccia conoscenze coi <strong>blogger</strong> di casa sua e di tutta Italia e organizza con loro serate e happening. La sera del 13 Maggio ha deciso di andare in un locale di San Lorenzo, a<strong> Roma</strong>, per partecipare ad un evento un po’ insolito, per uno che vive di schermi e realtà aumentata.</p>
<p>Si trattava di un evento promosso su <strong>Facebook</strong> dal <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1504893263&amp;ref=name#/group.php?sid=33756d0197e822c23a4de885f56cab8c&amp;gid=62018413266&amp;ref=search" target="_blank">gruppo Vernaccia</a>.<br />
<a href="http://www.nstreet.it/profile/90/viralavatar" target="_blank">Viralavatar</a> non ha resistito, e tirata fuori la telecamera ha chiesto ad <a href="http://www.nstreet.it/profile/313/Andrea" target="_blank"><strong>Andrea Riccio</strong></a>, fondatore del gruppo, di raccontare la sua storia.</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it/profile/313/Andrea" target="_blank">Andrea</a>, prima docente freelance nei corsi di <strong>Marketing</strong> di tanti istituti sardi, decide a un certo punto di mettersi in proprio ed organizzarli da sé: nasce &#8220;Marketing e formazione&#8221;, una specie di &#8220;centro benessere per le imprese piccole&#8221;.</p>
<p>Un giorno, discutendo con un amico produttore della Vernaccia, antichissimo vino di <strong>Oristano</strong> la ciu storia è visibile in <a href="http://www.nstreet.it/experience/704/1400" target="_blank">questo video</a> su <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a>, apprende dispiaciuto che per motivi economici la sua storica cantina è costretta ad abbandonare la produzione di questo tesoro.</p>
<p>Abbiamo raggiunto <a href="http://www.nstreet.it/profile/313/Andrea" target="_blank">Andrea</a>, che fuori dal video ci ha raccontato la sua impresa ai limiti del <strong>marketing</strong>:</p>
<p>Come è nato il <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1504893263&amp;ref=name#/group.php?sid=33756d0197e822c23a4de885f56cab8c&amp;gid=62018413266&amp;ref=search" target="_blank">gruppo Vernaccia</a>?<br />
<em>Sinceramente preoccupato, dopo il colloquio con il mio amico produttore, leggo un articolo su un blog e comincio a commentare.<br />
Reagisco a colpi di tastiera, scrivo un pezzo ma, da marketer, dovendo ragionare con la testa della gente e non con la mia, creo un gruppo su <strong>FB</strong> per tastare il polso della situazione. Ed il polso batte, eccome! Ad oggi, 1300 iscritti.</em></p>
<p>Dopo aver tastato il polso al popolo<em> on line</em>, come ti muovi per mobilitare e sensibilizzare il gusto delle persone verso questo prodotto antico, uno dei più analogici, legati alla convivialità, come il vino?<br />
<em>Dell&#8217;evento “aRoma di Vernaccia” sai bene, adesso, per complicarmi la vita, sto organizzando un Cavatappi d&#8217;idee: per rendere la Vernaccina più attraente e far sì che nei bar oristanesi e non si trovi finalmente quella buona, bisogna partire dal basso: far sì che la gente la chieda. Come? affiancandola all&#8217;arte, di tutti i sensi.</em></p>
<p>Chi vi segue?<br />
<em>Io cerco di coinvolgere artisti di tutti i tipi, dai fotografi ai cuochi, dai musicisti ai webmaster, perchè, per fine luglio, realizzino un&#8217;opera ispirata alla Vernaccia, ed in quei giorni le si esponga per le strade o nelle vetrine dei negozi, per spingere la gente a chiederla, quindi ai baristi a rifornirsene, quindi i produttori a rimboccarsi le maniche.</em></p>
<p>Funziona questo connubio tra artisti, produttori, esperti di marketing, intenditori e appassionati, tutti legati dalle reti sociali dell&#8217;era digitale?<br />
<em>La risposta è senza dubbio molto incoraggiante. A parte un sacco di gente sto coinvolgendo anche Comune, Provincia e CCIAA, oltre alla collaborazione con un festival musicale molto apprezzato che, per pura coincidenza, doveva terminare in quei giorni proprio in una Cantina di Vernaccia di un paesino attorno. Vedremo come fare.</em></p>
<p>È  per questo amore della contaminazione che i seminari che organizzi, al posto del programma delle giornate e della successione degli interventi, ha un menù?<br />
<em>Sì! Hai visto la nuova <a href="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/06/semi-nario.pdf" target="_blank">locandina di Semi-nario</a>, scometto. Si tratta di un seminario che si terrà il 20 Giugno e che ho preparato insieme ad altre persone sui modi innovativi di fare Marketing nel Web 2.0.</em> Non è più pensabile regolare la propria attività senza tenere conto dell&#8217;importanza dei social network.</p>
<p>Grazie Andrea, e in bocca al lupo.<br />
<em>Grazie a te, e salute a tutti.</em></p>
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		<title>Passione Nseeker</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 07:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blognpit</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
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		<description><![CDATA[Su Nstreet.it l&#8217;esperienza di ognuno rivive in quella di migliaia di altre persone, è replicabile e condivisibile da altri utenti, come in una Wikipedia delle esperienze. Ogni tassello partecipa alla costruzione di un sapere collettivo fatto di immagini, informazioni, musiche e atmosfere che si ampliano all&#8217;infinito. Benchè chiunque possa iscriversi e partecipare alla costruzione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.nstreet.it">Nstreet.it</a> l&#8217;esperienza di ognuno rivive in quella di migliaia di altre persone, è replicabile e condivisibile da altri utenti, come in una <strong>Wikipedia delle esperienze</strong>. Ogni tassello partecipa alla costruzione di un <strong>sapere collettivo</strong> fatto di immagini, informazioni, musiche e atmosfere che si ampliano all&#8217;infinito.</p>
<p>Benchè chiunque possa iscriversi e partecipare alla costruzione di questa grande Babele digitale delle esperienze, alcuni contenuti spiccano sugli altri perché sono i primi di <strong>catene di esperienze</strong>, o perchè sono talmente originali da portare alla luce aspetti del tutto inediti della realtà.</p>
<p>Questi sono i video e le foto degli <strong>Nseeker</strong>.<br />
Queste schede, per il loro contenuto e lo spirito contemporaneo che li anima, sono un traino per tutti gli utenti della <strong>Community</strong>.</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it"><img class="alignnone size-full wp-image-615" title="bannerhome01b1" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/04/bannerhome01b1.png" alt="bannerhome01b1" width="300" height="100" /></a></p>
<p><strong>Chi sono gli Nseeker</strong>?<br />
Sono i <strong>trend setter</strong> di <a href="http://www.nstreet.it">Nstreet.it</a>.<br />
Sono persone che vanno in giro a caccia di esperienze da mettere in condivisione. Vivono nelle <strong>metropoli</strong> o nelle periferie, partecipano agli <strong>eventi</strong>, costruiscono <strong>thread</strong> da seguire.<br />
Catturano le esperienze con ogni mezzo a loro disposizione: mobile, video, foto camere. Dove c&#8217;è un <strong>Nseeker</strong> qualcosa si muove, la città si manifesta, le possibilità diventano esperienze.</p>
<p>Le loro dita sono attive sul <strong>play</strong>, le loro voci sono fuori campo, i loro occhi registrano le scenografie costruite dagli eventi. Sono cercatori e guardatori. Hanno l’occhio allenato per le cose che vale la pena vivere e condividere.<br />
Fiutano i luoghi dove le cose accadono, per cogliere e registrare le scosse telluriche che determinano le nuove configurazioni dei <em>trend</em>.</p>
<p>Percorrono le strade a caccia dell’atmosfera  “<strong>cool</strong>” degli eventi, ma anche delle curiosità che contraddistinguono il vivere quotidiano. “<strong>Geolocalizzano</strong>” le loro esperienze in modo che qualcun altro possa farle a sua volta, e fornire sempre nuove angolazioni e punti di vista. Il <strong>luogo</strong> è importante: ogni città, ogni paese, ogni località di provincia e persino ogni singola<strong> strada</strong>, compongono un mosaico sempre più esteso, che si anima sotto le vostre dita.</p>
<p>Il bello di ogni <strong>Nseeker</strong> è che sa quali sono i <strong>luoghi sensibili</strong> della contemporaneità, oppure sa quali devono diventarlo, e li carica di tutta la propria passione.</p>
<p>Se anche a te piace andare a caccia di <strong>tendenze</strong>, se ami fare video e foto di quello che vedi intorno a te, puoi essere un<strong> Nseeker</strong>.</p>
<p>Come si diventa <strong>Nseeker</strong>? La redazione navigherà, a sua discrezione, tra gli utenti più attivi e creativi per scoprire i migliori e proporre loro di diventare <strong>Nseekers</strong>, sotto stipula di un regolare contratto. Quella di <strong>Nseeker</strong> è una attività retribuita, che permetterà di aggiungere un’esperienza di alto livello al proprio <strong>portfolio</strong>.</p>
<p>I<strong> criteri</strong> per essere scelti saranno del tutto meritocratici:<br />
Diventeranno <strong>Nseeker</strong> gli utenti che:</p>
<ul>
<li>caricheranno esperienze capaci di stimolare e coinvolgere la <strong>Community</strong>;</li>
<li>dimostreranno di essere più attenti al mondo contemporaneo, alla comunicazione del <strong>web 2.0</strong>, alle tendenze della moda, del design, dello street-style, del food design, degli eventi artistici e culturali che popolano le metropoli di tutto il mondo;</li>
<li>dimostreranno di saper costruire contenuti di qualità sfruttando le nuove tecnologie digitali, i telefoni di nuova gernazione, le videocamere, i software di <strong>montaggio</strong> e postproduzione.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.nstreet.it">Nstreet.it</a> è una lente su ogni strada e su quello che la fa vivere.</p>
<p>Guardati intorno, e mettici tutt* te stess*</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-619" title="flux52" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/04/flux52.jpg" alt="flux52" width="180" height="139" /></p>
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		<title>Manuale di Dipendenza</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 10:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Daniela: Ciao Flavia, tu hai da tempo fatto outing: Simply ADddicted a cosa? SimplyADdicted: Tranquillizzo i miei genitori dicendo che la mia è dipendenza alla pubblicità. Il mio lavoro che, come dice il payoff del mio blog, è la mia passione/Passione. D: Nel tuo blog utilizzi un linguaggio molto originale: diretto, autentico, mai patinato, accattivante. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Daniela: Ciao Flavia, tu hai da tempo fatto outing: <a href="http://simplyaddicted.splinder.com/" target="_blank">Simply ADddicted </a>a cosa?<br />
<em>SimplyADdicted: Tranquillizzo i miei genitori dicendo che la mia è dipendenza alla pubblicità. Il mio lavoro che, come dice il payoff del mio blog, è la mia passione/Passione.</em></p>
<p>D: Nel tuo <strong>blog</strong> utilizzi un linguaggio molto originale: diretto, autentico, mai patinato, accattivante. A volte si ha l&#8217;impressione che tu voglia rendere addicted anche i tuoi lettori.<br />
<em>SA: Innanzitutto: grazie! Il linguaggio che ho scelto voleva dare un messaggio preciso. Quando ho iniziato a giudicare le campagne altrui ero solo una studentessa. Non potevo atteggiarmi a espertona, sarei stata ridicola. Oltre che perseguitata. Così ho optato per l’ironia e l’autoironia. Faccio sul serio, ma non mi prendo troppo sul serio. Credo che questo sia piaciuto.<br />
</em></p>
<p>D: La considerazione che colpisce è che l’espressione di un certo tipo di originalità, di innovazione linguistica, di gioco tra immagini e parole, è oggi del tutto in mano ad un linguaggio, quello pubblicitario, che tradizionalmente viene pensato come teso ad ingannare, a persuadere in modo occulto il consumatore. Che ne pensi?<br />
<em>Purtroppo col tempo è nata un’incomprensione (e la colpa è anche di chi fa comunicazione): la pubblicità non dovrebbe essere inganno. Un tempo si dava a un prodotto una reason why, una motivazione razionale. Quando non c’era, si doveva omettere o inventare (non esiste nessun bifidus activus!). Ora si è compreso che la comunicazione è più sofisticata di questo. E più emotiva.<br />
</em></p>
<p>D: Pensi sia un caso che questi contenuti che coinvolgono l&#8217;<strong>emotività</strong> attraverso il gioco dei codici siano veicolati in modo preferenziale nel web?<br />
<em>SA: Per nulla casuale. Questi contenuti hanno gli stessi ingredienti del Web: comunicazione, condivisione (“<strong>sharing</strong>”, per essere fighi), innovazione e creatività. Riesci a trovare punti in comune con la tv?</em></p>
<p>D: Alcune campagne pubblicitarie (se ha ancora senso chiamarle così) nascono e si alimentano con il passaparola proprio attraverso la rete. Da cosa dipende? Dal pubblico? Dal linguaggio? Dalla velocità? Dalla qualità immateriale dei prodotti?<br />
<em>SA: I casi sono 2: o la campagna è disarmante (vedi </em><a href="http://www.youtube.com/results?search_type=&amp;search_query=whassup+2008&amp;aq=f" target="_blank"><em><strong>Wassup 2008</strong></em></a><em>), o dietro alla campagna c’è un caso (vedi <strong><a href="http://current.com/">Current</a></strong>).<br />
</em></p>
<p>D: A proposito, alcune campagne non passano o non sopravvivono in altri contesti: stavo leggendo proprio il <a href="http://simplyaddicted.splinder.com/post/19918965/Chi+ha+paura+del+giornalismo%3F" target="_blank">post</a> in cui parli del caso <a href="http://current.com/items/89861662/anteprima_vanguard_istruzioni_per_sbattezzarsi.htm">Vanguard</a>, e della censura da parte del Comune di Roma nei confronti dei cartelloni sui rapporti tra mafia e chiesa e sul terrorismo proposti da <strong>Current</strong>. Ci racconti cosa è successo e cosa ne pensi?<br />
<em>SA: Penso che l’ATAC non abbia valutato adeguatamente il caso. Dicevano che la campagna non era adatta ai mezzi in movimento, ma gli spazi richiesti erano le fermate della metropolitana. Hanno parlato di immagini disturbanti e incomprensibili per i romani.  Ma grazie a Internet tutti hanno potuto constatare di persona che così non era. Quindi hanno confessato che il vero problema era l’annuncio con la domanda “Cosa succede quando la camorra entra in chiesa?”. Perché siamo a Roma e la Chiesa non si può nemmeno nominare. Infatti a Milano le affissioni non hanno subito nessun blocco. Lo stesso IAP, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, ci ha dato ragione. Una notizia così non poteva lasciare indifferente il Web.<br />
</em></p>
<p>D: Perché alcuni codici passano in rete e altrove no?<br />
<em>SA: Perché in Rete non ci sono filtri o gerarchie. Nessun tg Rai o Mediaset ha trattato della vicenda <strong>Current</strong>. Perché? Sicuramente il fatto che c’entrava un canale Sky ha avuto la sua parte. Eppure sono migliaia i siti che ne hanno parlato (tra i quali quelli delle maggiori testate giornalistiche). Per non parlare dei blogger che spontaneamente hanno postato sulla vicenda. Non sono più i media tradizionali a scegliere su cosa dobbiamo farci un’opinione. Grazie, ma ora ci pensiamo noi a selezionare quali sono le notizie.<br />
</em></p>
<p>D: In Italia ci sono agenzie e creativi particolarmente validi. A tuo avviso si soffre comunque un po’ l’atmosfera pesante del linguaggio scolastico, del ritardo e del divario tecnologico, delle limitazioni della censura derivanti dal nostro passato storico-culturale?<br />
<em>SA: Sicuramente, ma la verità è anche che con Internet non abbiamo più scusanti. Possiamo formarci da soli, colmando i vuoti dell’insegnamento accademico, e come dimostra la vicenda <strong>Current</strong> possiamo combattere la censura. </em></p>
<p>D: Ti ricordi una campagna, o un video, o un viral-case, particolarmente interessante di cui vorresti parlare?<br />
<em>SA: Su tutti mi ha colpito l’iniziativa di <strong>Burger King</strong> per lanciare il nuovo “Angry Hopper”. Eliminando dalla propria lista di <strong>Facebook</strong> 10 amici, si aveva diritto al panino gratis. Associare il fast food alla “fast friendship” di <strong>FB</strong> è stata un’idea geniale. In tanti si chiedevano come utilizzare quel social network per la pubblicità. Be’, questo è un modo.<br />
</em></p>
<p>D: Secondo te la pubblicità ha un futuro oltre il  <strong>non conventional</strong>? Per esempio, il cellulare potrebbe essere un vettore dei <strong>virus</strong>?  Totalmente inserito nella nostra quotidianità, potrebbe essere il veicolo ideale di una infenzione di cui ti dichiari dipendente…<br />
<em>SA: Assolutamente, il cellulare è sicuramente il mezzo di comunicazione che usiamo di più e anche quello con cui abbiamo un rapporto più emotivo. Ma niente spot tv trasposti su cellulare: sfruttiamo bene le caratteristiche del mezzo.</em></p>
<p>D: Cioè?<br />
<em>SA: Il fatto di non essere un rumore di sottofondo come la tv, ma un mezzo che controlliamo, che nasconde tantissimo di noi: i numeri dei nostri amici, i contatti di lavoro, i messaggi ricevuti e inviati, insomma, un mondo al quale la tv non si avvicina nemmeno lontanamente.</em></p>
<p>D: Ok, Flavia, ti ringraziamo e ci auguriamo che non ti venga mai in mente di iniziare un rehab.<br />
<em>SA: <img src='http://blog.nokiaplay.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  Grazie a te Daniela! E in bocca al lupo per <strong>Nstreet</strong>, mi sembra fantastica.</em></p>
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		<title>Cassetta degli attrezzi: perché siamo tutti Wiki</title>
		<link>http://blog.nokiaplay.it/cassetta-degli-attrezzi-perche-siamo-tutti-wiki.html</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 10:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[wiki]]></category>

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		<description><![CDATA[Generazione Y e Generazione 2.0 sono legate, lo sanno tutti. Ci chiediamo anche noi come molti viaggiatori e con i  numerosi passanti del nostro Blog di chi e di cosa stiamo parlando. Gli oggetti più sfavillanti sfuggono all&#8217;individuazione, è vero, quindi lungi da noi arrivare a definire una volta per tutte un fenomeno così costantemente mutante come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Generazione Y e Generazione 2.0 sono legate, lo sanno tutti. Ci chiediamo anche noi come molti viaggiatori e con i  numerosi passanti del nostro Blog di chi e di cosa stiamo parlando. Gli oggetti più sfavillanti sfuggono all&#8217;individuazione, è vero, quindi lungi da noi arrivare a definire una volta per tutte un fenomeno così costantemente mutante come la rete e il suo popolo. Ma per capire questa generazione e le tendenze che le sue scelte producono, anche a livello economico e politico,preferiamo avvalerci di strumenti, raccolti per le strade del web, suggeriti dai cacciatori di novità che ci fanno visita, che ci diano via via un senso più ampio della nostra impresa. Qui di seguito riportiamo una <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_seconda_generazione_di_internet" target="_blank">ricerca fatta dall&#8217;Università di Udine </a> sul successo della modalità Wiki nel Web 2.0. Cosa ha determinato la  fortuna della condivisione per la generazione 2.0 di Internet?</p>
<p>Per comprendere come si giunga ad una evoluzione dell’ambiente si adotterà un’ottica generazionale in modo da evidenziare il ruolo svolto dai diversi soggetti in questo fenomeno.</p>
<p>Le vari fasi dell’evoluzione del Web (v. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web" target="_blank">cap. 3</a>) hanno visto protagoniste principalmente tre generazioni:</p>
<ol>
<li>la “generazione del boom” (nati 1943-1960);</li>
<li>la “generazione X” (nati 1961-1981);</li>
<li>la “generazione del millennio” (1982-2005).</li>
</ol>
<p>Ognuna è stata influenzata dagli eventi in modo differente a seconda della fase della vita in cui si trovavano i propri membri.</p>
<p>La generazione del boom è costituita dai figli del secondo dopoguerra che rientrano nell’archetipo dei <em>profeti</em><sup id="cite_ref-0" class="reference">[1]</sup>: bambini cresciuti in un clima di ottimismo e di grandi speranze per il futuro che da giovani adulti hanno contestato con forza i modelli dei genitori alla ricerca di valori alternativi. La ribellione al sistema tradizionale li ha visti attivi partecipi in eventi collettivi molti dei quali di protesta<sup id="cite_ref-1" class="reference">[2]</sup>. Da adulti si son fatti crociati narcisisti di un risveglio spirituale che li ha portati a difendere strenuamente i valori perseguiti in gioventù.</p>
<p>I <em>boomer</em> erano adulti durante le prime fasi di vita del Web (fase sperimentale e prima generazione [v. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_fase_sperimentale" target="_blank">par. 3.1</a>-<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_prima_generazione_di_internet" target="_blank">2</a>]) e sono stati proprio loro ad aver teorizzato ed infine resa concreta la nuova tecnologia. I creatori del Web (Tim Berners-Lee e Robert Cailliau), l’inventore del primo wiki (Ward Cunningham) finanche i profeti del movimento Open Source (Richard Stallman, Bruce Perens e Eric Steven Raymond) fanno tutti parte della generazione del boom e ne rappresentano a pieno titolo i valori (sovvertimento dello <em>status quo</em>, perseguimento di vantaggi collettivi e non individuali, attenzione alla dimensione sociale dei fenomeni, etc.). Non a caso ciò che hanno teorizzato, ed il modo stesso in cui l’hanno portato a compimento, ha insito in sé qualcosa di fortemente rivoluzionario ed alternativo. Si pensi soltanto all’attivismo di Richard Stallman nella sua battaglia a favore del movimento del software libero o alle teorie di Eric Steven Raymond sul diritto di proprietà del software open source<sup id="cite_ref-2" class="reference">[3]</sup>. Nel momento in cui il Web iniziò a diffondersi, i primi utilizzatori delle nuove tecnologie digitali erano i giovani adulti della generazione X.</p>
<p>Questa generazione di <em>nomadi</em>, nata in un periodo di rinnovamento culturale e di ideali sociali è figlia della ribellione dei padri contro l’ordine stabilito. Da bambini non protetti e trascurati dai propri genitori, occupati nelle attività lavorative, maturano come giovani adulti alienati in un mondo in continuo mutamento. Evidenziano un indole individualista e poco propensa alla dimensione comunitaria dimostrata da una elevata propensione al rischio e dal fatto di preferire, nel lavoro, la libera professione al lavoro dipendente<sup id="cite_ref-3" class="reference">[4]</sup>.</p>
<p>Questi caratteri trovano conferma nel modo in cui si è trasformato il Web sul finire del XX secolo (v. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_transizione,_ovvero_il_risveglio_dal_sogno" target="_blank">par. 3.3</a>). I fondatori delle principali dotcom sono membri della generazione X: Jeff Bezos di Amazon, Sabeer Bhatia di Hotmail, Michael Burrows di Altavista e Pierre Omidyar di eBay<sup id="cite_ref-4" class="reference">[5]</sup> solo per citare alcuni degli infiniti esempi possibili. I diversi valori di cui sono portatori ha permesso loro di considerare ciò che era stato creato dai boomer in modo completamente diverso. Come conseguenza il Web mutò da puro strumento per la condivisione della conoscenza a mezzo per ottenere vantaggi personali, anche a costo di sostenere attività estremamente rischiose. Così come hanno vissuto attivamente la fase espansiva del Web, essi sono stati i primi a sopportare il peso dell’esplosione della bolla speculativa che portò al fallimento non solo di molte imprese, ma soprattutto di un modello economico che avevano contribuito a creare e sul quale avevano investito la propria vita. Da ciò deriva un senso di alienazione che li porta a guardare con distacco e pragmatismo il mondo che li circonda. Ed è in questo contesto che si affacciano i giovani della generazione del millennio.</p>
<p>I <em>millennial</em> sono una generazione di <em>eroi</em> nati in un’epoca di pragmatismo individuale e crescono come bambini iperprotetti in un ambiente creato su misura per loro. Più pratici dei <em>boomer</em> e meno individualisti dei membri della generazione X, da giovani adulti si affacciano al mondo ricercando il lavoro di squadra, la protezione dal rischio ed un equilibrio tra la vita professionale e la vita privata. Le loro doti principali hanno a che fare con il senso di collettività e la tecnologia. A questo proposito non sfugga il fatto che la generazione del millennio è la prima nata e cresciuta successivamente alla diffusione dell’informatica di consumo. Ciò porta i suoi membri a considerare la tecnologia come un dato di fatto, un elemento con il quale hanno avuto a che fare fin dalla nascita e non, come per le due generazioni precedenti, il risultato di un lungo cammino di ricerca e sperimentazioni. La conseguenza diretta è un diverso approccio agli strumenti informatici che vengono usati in modi alternativi ed inaspettati fino a creare un continuum tra il mondo reale e quello virtuale. Per i <em>millennial</em> non esiste, infatti, distinzione tra i due mondi, uno è complementare all’altro.</p>
<p>Si consideri l’ultima evoluzione del Web (v. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_seconda_generazione_di_internet" target="_blank">par. 3.4)</a> nella quale lo strumento si è trasformato in piattaforma globale su cui coesistono dimensioni diverse. A quella più “tradizionale” della condivisione della conoscenza si sono aggiunte la dimensione ludica, quella sociale e numerose altre, tutte fra di loro interconnesse tanto da rendere oggettivamente complessa la definizione di cosa sia il Web 2.0. Esso è al contempo più cose: uno strumento per giocare, per lavorare, per conoscere persone a sé affini, per stringere con loro relazioni, per superare le barriere spazio-temporali tra gli individui (<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#DEMATT.C3.89_1997" target="_blank">DEMATTÉ 1997</a>) ed altro ancora. Tutto questo avviene senza soluzione di continuità con il mondo reale, ovvero lo strumento è a lui complementare e non ne è un sostituto.</p>
<p>Solo considerando i <em>millennial</em> inseriti in questo processo continuo virtuale-reale si riesce a comprendere perché i valori diffusi sul Web si trasferiscano con estrema facilità nell’ambiente transazionale fino a trasformarlo.</p>
<p> </p>
<p><span class="mw-headline">Note</span></p>
<div class="references-small">
<ol class="references">
<li id="cite_note-0">Gli archetipi profeta, nomade ed eroe, così come le caratteristiche delle diverse generazioni, derivano dal lavoro di <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#HOWE_2007" target="_blank">NEIL HOWE</a> e <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#HOWE_2007" target="_blank">WILLIAM STRAUSS </a>(<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#HOWE_2007" target="_blank">2007</a>).</li>
<li id="cite_note-1">Si pensi alla “rivoluzione hippie” della Summer of Love (San Francisco, 1967), ai festival di Monterey (1967), di Woodstock (1969) e dell&#8217;isola di Wight (1970) o all’occupazione della facoltà di Sociologia dell’università di Trento (1966) ed al “Maggio parigino” (1968).</li>
<li id="cite_note-2">Cfr. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#RAYMOND_1999" target="_blank">RAYMOND, E. S.</a> (<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#RAYMOND_1999" target="_blank">1999</a>).</li>
<li id="cite_note-3">Tre soggetti su cinque di questo gruppo dichiarano di voler divenire “il capo di se stessi” e rappresentano la maggior generazione di imprenditori della storia americana (<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#HOWE_2007" target="_blank">HOWE, STRAUSS 2007</a>, p. 25)</li>
<li id="cite_note-4"> V. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_prima_generazione_di_internet#cite_note-9" target="_blank">note 14</a>-<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_prima_generazione_di_internet#cite_note-10" target="_blank">15</a> <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_prima_generazione_di_internet" target="_blank">cap. 3</a>.</li>
</ol>
</div>
<p><span id="more-110"></span></p>
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		<title>Micro emozioni</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 11:44:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SammyJenkins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è chi dice che il Web 2.0 non esiste. Cioè, non è che non esiste, è solo che non andrebbe chiamato così. Ma cosa è il Web 2.0? E’ la rivoluzione del business che abbraccia, finalmente, internet facendolo diventare una piattaforma dove gli utenti possono condividere contenuti da loro generati. Tim O’Reilly, l’inventore del termine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi dice che il<strong> Web 2.0</strong> non esiste.</p>
<p>Cioè, non è che non esiste, è solo che non andrebbe chiamato così.</p>
<p>Ma cosa è il <strong>Web 2.0</strong>? E’ la rivoluzione del business che abbraccia, finalmente, internet facendolo diventare una piattaforma dove gli utenti possono condividere contenuti da loro generati. <a title="Tim O'Reilly sulla wiki" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tim_O%27Reilly" target="_blank">Tim O’Reilly</a>, l’inventore del termine Web 2.0, si riferisce a questo nuovo tipo di world wide web definendo un concetto chiave: gli utenti possono fare di più che ricevere informazioni, pratica che ha rappresentato l’infanzia di questo nuovo media.</p>
<p>C’è chi non è assolutamente d’accordo, come <a title="Tim Berners Lee sulla wiki" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tim_Berners_Lee" target="_blank">Tim Berners-Lee</a>, cioè l’inventore del www: secondo il suo parare gli strumenti tecnologici del <strong>Web 2.0 </strong>erano già presenti all’inizio di internet. <strong>BBS</strong>, <strong>Newsgroup </strong>e <strong>forum </strong>sono gli antenati di <strong>Youtube </strong>e <strong>Facebook</strong>. L’unica differenza è l’aumento della velocità di trasmissione dei dati che ha reso possibile una maggiore condivisione, come ad esempio quella dei video.</p>
<p>A me interessa poco il lato tecnico del web 2.0 o la sua nomenclatura. <em>Io trovo straordinario l’apporto che internet ha dato alla mia vita</em>. Se prima potevo far leggere un mio testo ai miei amici e una canzone ai chi veniva ad un mio concerto ora sono in contatto con tutto il mondo e posso creare ulteriore sapere, per metterlo a disposizione di tutti.</p>
<p>Chiamatelo come vi pare, per me è “un flash”: il futuro.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-77" title="Web 2.0" src="http://www.officina-project.com/wp-content/uploads/2009/02/web20_people.jpg" alt="Web 2.0" width="414" height="238" /></p>
<p>Ma questa possibilità è poi sfruttata realmente per inserire nuovi contenuti di valore all’interno del <strong>World Wide Web</strong>?</p>
<p>Il mondo si sta facendo caustico, chiuso e troppo veloce. Non ho tempo per leggere, figuriamoci per scrivere. Anche se in questo momento lo sto facendo… senza neanche accorgermene. Guardo alle lettere sul bianco della pagina digitale e rifletto sul fatto che più andiamo avanti e meno tempo avremo, fino alla sparizione della condivisione.</p>
<p>Non deve succedere!</p>
<p>Eppure guardate facebook e la sua ultima innovazione. Si può “esprimere un apprezzamento” per qualunque cosa un altro utente faccia. Sia che pubblichi un link, oppure un video, una foto o un semplice aggiornamento di stato, si può far notare che abbiamo apprezzato, senza commentare.</p>
<p>Riassumiamo; prima sono esplosi i <strong>blog</strong>, come quello che state leggendo, dove una persona aveva pagine e pagine da dire ai propri lettori. Poi il tempo si è ridotto, i blog sono rimasti a secco di post (anche se ne sono nati altri) e se voglio condividere i miei pensieri con qualcuno, scrivo una <strong>nota </strong>su <strong>Facebook </strong>o su altri <strong>social network</strong>. Certo non la scrivo lunga come un post, ma posso almeno articolare un pensiero. Anche un commento, per quanto breve, rappresenta comunque uno scambio di informazioni e un aggiunta personale, quindi <strong>2.0</strong>, al patrimonio di internet.</p>
<p>Ora siamo arrivati addirittura al si, no. Non perdo tempo neanche a scrivere il commento. Mi prendo la briga di dirti: <strong>si mi è piaciuto</strong> ciò che hai scritto oppure, <strong>no non mi è piaciuto</strong>.</p>
<p>La tecnologia va avanti e le persone vanno indietro? Anche su internet vale la legge del “<em>ai miei tempi era meglio</em>”? Forum e newsgroup mi sembrano così lontani, così primitivi, eppure passavo tante clessidre ragionando a scrivere un post o una news.</p>
<p>Abbiamo perso la battaglia con il tempo? Oppure siamo semplicemente cambiati e non abbiamo più voglia di perderlo?</p>
<p>Io spero che con il lavoro su <strong>Officina Project</strong>, idea ancora in progress da condividere insieme a voi, veri creativi del web, sia possibile invertire questa tendenza.</p>
<p>Dobbiamo catturare il tempo e fermarlo non lottare contro di esso, per creare l’esperienza collettiva più grande di internet. Non voglio un nuovo facebook, voglio qualcosa di più.</p>
<p>Lo so sarà dura ma io e la <strong>memoria </strong>ne abbiamo <strong>bisogno.</strong></p>
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