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	<title>Nokia Play Blog – Condividiamo Esperienze &#187; tv</title>
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		<title>Sostiene Bollani, sostieni la musica!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 14:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Serri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che musica ascolti? Il rock, il pop, l'R&#038;B o la dance? E il jazz? No, il jazz no, perchè è difficile. Errore, e ve lo spiega uno dei maggiori jazzisti italiani, Stefano Bollani. Il tutto con un programma di Rai3 veramente ben fatto e che serve a raccontare un genere musicale considerato ostico alla maggior parte degli ascoltatori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 class="hide"><a href="http://blog.nokiaplay.it/sostiene-bollani-sostieni-la-musica.html">Sostiene Bollani, sostieni la musica!</a></h2>
<div id="attachment_21917" class="wp-caption alignleft" style="width: 273px"><img class="size-medium wp-image-21917" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2011/09/sostiene-bollani-raitre2-300x198.jpg" alt="" width="263" height="174" /><p class="wp-caption-text">Stefano Bollani</p></div>
<p><em>Che musica ascolti? Il rock, il pop, l&#8217;R&amp;B o la dance? E il  jazz? No, il jazz no, perchè è difficile. Errore, e ve lo spiega uno dei  maggiori jazzisti italiani, <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Bollani" target="_blank">Stefano Bollani</a></strong>. Il tutto con <strong><a href="http://www.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-d748dd2e-3354-403d-8d91-ab6fc298e3a5.html?refresh_ce" target="_blank">&#8220;Sostiene Bollani&#8221;</a></strong>,  un programma di Rai3 veramente ben fatto e che serve a raccontare un  genere musicale considerato ostico alla maggior parte degli ascoltatori.</em></p>
<p>Si parla di Jazz e si spiega il jazz, complice Caterina Guzzanti che si cala nel ruolo dell&#8217;allieva che di questo genere sa poco o nulla. Bollani <strong>non è noioso</strong>, parte da <strong>&#8220;Parlami d&#8217;amore Mariù&#8221; </strong>e arriva al Notturno di Chopin, passando attraverso i generi musicali con cui il jazz si è contaminato e spiegando che il tutto nasce da un errore. Il linguaggio usato è semplice, <strong>comprensibile</strong> a tutti e mai banale.</p>
<p>Ammettiamo che l&#8217;orario di messa in onda non sia dei più felici  (<strong>domenica sera ore 23.40</strong>), ma vi consigliamo di dare un&#8217;occhiata alla  trasmissione. Prima di tutto perchè parla di musica, e lo fa suonando  molto. Niente chiacchere, polemiche o sfide, solamente la musica. <strong>Tanta  musica e rigorosamente dal vivo.</strong> In ogni puntata ci sarà un&#8217;ospite, che  per il debutto  è stata un&#8217; inedita Irene Grandi.</p>
<p>Siete veri amanti della musica? Non potete non conoscere il jazz. E a darvi una mano ci sarà Stefano Bollani. Sostiene Bollani, sostieni la musica!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La musica di Valerio (ma non la sua)</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 18:24:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Bianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che musica ascolta Valerio Scanu? Scopri la sua playlist con le sue cinque canzoni preferite. Ma anche i cinque brani di spot TV del momento...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 class="hide"><a href="http://blog.nokiaplay.it/la-musica-di-valerio-ma-non-la-sua.html">La musica di Valerio (ma non la sua)</a></h2>
<div id="attachment_8994" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><a href="http://music.nokia.it/IE/features/spottv10.aspx" target="_blank"><img class="size-full wp-image-8994" title="SpotTv" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2010/03/SpotTv2.jpg" alt="" width="280" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Guarda la classifica degli spot Tv del momento</p></div>
<p><strong>Top Five delle canzoni più amate</strong>. Un po&#8217; come nel romanzo &#8220;Alta Fedeltà&#8221;, ma il nostro Rob Gordon è il vincitore di Sanremo, Valerio Scanu. Che racconta su<a href="http://music.nokia.it/IE/features/laplaylistdiscanu.aspx" target="_blank"> Nokia Music Store </a>le sue cinque canzoni preferite.</p>
<p>Al primo posto Valerio mette <strong>&#8220;Il Regalo Più Grande&#8221;</strong> di Tiziano Ferro, perché gli ricorda la fase finale del serale di Amici in cui si ritrovavano spesso a vedere il video.</p>
<p><strong>&#8220;Hero&#8221;</strong> di Mariah Carey è un&#8217;altra delle sue preferite perché mette in luce tutte le caratteristiche che l&#8217;hanno resa la cantante che è ora, nota e amata in tutto il mondo.</p>
<p>Il primo gruppo in classifica sono i Coldplay con <strong>&#8220;Viva la vida&#8221;</strong>,  una musicalità incredibile e un testo che è un inno alla vita.</p>
<p>Poi Whitney Houston con <strong>&#8220;I Will Always Love You&#8221;</strong>, un vero e proprio (e durissimo) training per chi decide di intraprendere la strada del canto.</p>
<p>Infine c&#8217;è il sogno di Valerio, Céline Dion, con <strong>&#8220;A New Day Has Come&#8221;</strong>, una tra le più belle canzoni della cantante con cui desidera duettare in futuro. Chissà&#8230;</p>
<p>Ma le classifiche non finiscono qui, come ci insegna il romanzo di Nick Hornby c&#8217;è <strong>una chart per qualsiasi situazione</strong>. E cosa rende un canzone un tormentone? La radio? No, uno spot pubblicitario. Ecco quindi le prime cinque canzoni degli spot del momento:</p>
<p>1. Ben&#8217;s Brother con<strong> Let Me Out</strong><br />
2. Blondie con <strong>One Way Or Another</strong><br />
3. Céline Dion con <strong>My Heart Will Go On</strong><br />
4. Charles Aznavour con<strong> For Me Formidable</strong><br />
5. DEUS con <strong>Everybody&#8217;s Weird</strong></p>
<p>Riuscite ad abbinarle ai prodotti che pubblicizzano? O vi rimane in mente solo la canzone? Spesso il brano è talmente memorabile da fagocitare spot, marchio e prodotto in un sol boccone.</p>
<p>Per scoprire tutte le altre canzoni in classifica, visitate <a href="http://music.nokia.it/IE/features/spottv10.aspx" target="_blank">Noki</a><a href="http://music.nokia.it/IE/features/spottv10.aspx" target="_blank">a Music Store</a>.
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		<title>Jingle Bells in tv</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 15:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Bianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In attesa delle Feste si alternano in tv i concerti di Natale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accendete la tv, e <strong>sintonizzatevi sul Natale</strong>.  C&#8217;è solo l&#8217;imbarazzo della scelta: in questi giorni infatti si alternano sulle varie reti concerti, eventi, dirette, a base di musica e feste. Per esempio: avete visto <strong>Katia Ricciarelli</strong> ieri sera? Su Canale 5 sono stati i celebrati i 40 di carriera della cantante lirica, con un galà condotto da Cristina Parodi.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-4584  aligncenter" title="Katia-Ricciarelli" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/12/Katia-Ricciarelli1-300x201.jpg" alt="Katia-Ricciarelli" width="300" height="201" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Prendete nota</strong>, altrimenti rischiate di perdere i prossimi appuntamenti. Restando sul classico domani mattina, Canale 5 trasmetterà <strong>&#8220;La Norma&#8221;</strong>, opera di <strong>Vincenzo Bellini</strong>, diretta dal giovane maestro <strong>Daniele Rustioni</strong>. Mentre domenica su Rai Uno, il tradizionalissimo c<strong>oncerto di Natale</strong> con la direzione del maestro <strong>Riccardo Muti</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.myspace.com/alessandraamorosoofficial" target="_blank"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4591" title="Alessandra Amoroso" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/12/l_96ef34e25cb348b19df25d209e9fadd5-224x300.jpg" alt="Alessandra Amoroso" width="224" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Facendo zapping alla ricerca di musica cosiddetta leggera, troviamo la rivelazione di Amici <strong>Alessandra Amoroso</strong>, live sempre domenica, ma in seconda serata su Italia Uno. Stesso giorno stesso canale, alla una di notte, <strong>Raf</strong> presenta i pezzi della nuova raccolta “Soundview” dal Forum di Assago.</p>
<p style="text-align: left;">Alla vigilia, all&#8217;ora di merenda, Rai Uno pensa ai più piccoli con<strong> &#8220;Natale con lo Zecchino&#8221;, </strong>con i successi di ieri e di oggi.</p>
<p style="text-align: left;">Infine il 25, alle 12.30 su Rai Uno, non si può perdere il <strong>tradizionale concerto di Natale</strong> dell’orchestra Sinfonica della Rai, con la partecipazione straordinaria di <strong>Andrea Bocelli</strong>, in diretta dalla Basilica Superiore di Assisi. Sempre a Natale, su Canale 5 in seconda serata, <strong>Biagio Antonacci</strong> regala ai fan il concerto <strong>“Anima intima, anima rock”</strong> dal Teatro Bonci di Cesena.</p>
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		<title>Io sono del mio gatto: la Pet Passion infiamma il web</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 09:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella Parigi dei surrealisti e dei flâneur era considerato un vezzo trés chic passeggiare con una tartaruga al guinzaglio, come ad indicare l’appartenenza ad una diversa misura del tempo e ad un diverso modo di gustare lo spazio. Nel corso del tempo fino ad oggi, le nostre case di occidentali benestanti hanno accolto animali più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella <strong>Parigi</strong> dei surrealisti e dei <strong>flâneur</strong> era considerato un vezzo<em> trés chic</em> passeggiare con una <strong>tartaruga</strong> al guinzaglio, come ad indicare l’appartenenza ad una diversa misura del tempo e ad un diverso modo di gustare lo spazio.</p>
<p>Nel corso del tempo fino ad oggi, le nostre case di occidentali benestanti hanno accolto animali più o meno domestici, con un gusto spesso incline a pericolosi esotismi affettivi, quasi sempre aiutati dall’importazione illegale di razze che ci è dato vedere solo in <strong>TV</strong>.</p>
<p>Ricordate, qualche mese fa, gli appelli sparsi per l’Italia per ritrovare <strong>Leo</strong>, un leopardo di 80 kg scomparso a un improvvido ragazzino? Era un’idea dell’agenzia creativa <a href="http://www.xister.com/xi2/index.php" target="_blank">Xister</a> (come si legge sul <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_maggio_02/leopardo_scomparso_3052f92e-184f-11dd-89d5-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Corriere.it</a>), che lanciò in quell’occasione il <a href="http://hopersoleo.wordpress.com/" target="_blank">blog</a>, in cui ancora si raccontano le avventure del ritrovato felino fake.</p>
<p><a href="http://hopersoleo.wordpress.com/page/2/"><img class="alignnone size-full wp-image-1972" title="scomparso" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/10/scomparso.jpg" alt="scomparso" width="500" height="694" /></a></p>
<p>A quanto pare <a href="http://www.news.com.au/story/0,27574,26207667-421,00.html" target="_blank">nelle capitali australiane i coccodrilli</a> preferiscono ai tunnel della metro e gli scarichi delle fogne in cui sono costretti a stare negli <strong>USA </strong>(almeno stando alle varie <strong>leggende metropolitane</strong>) i divani di casa: Johnie è una coccodrillo femmina di <strong>Melbourne</strong> che come un cane o un gatto adora la porta aperta del frigo, ma a differenza dei pet normali ama il piatto della doccia.</p>
<p><a href="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/10/0706288600.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1970" title="0,,7062886,00" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/10/0706288600.jpg" alt="0,,7062886,00" width="650" height="366" /></a></p>
<p>È diventata una <strong><em>glam diva</em></strong> da quando persino l’<a href="http://www.heraldsun.com.au/news/its-croc-around-the-clock-for-crocodile-owner-vicky-lowing/story-e6frf7jo-1225786415044" target="_blank"><strong>Herald Sun</strong></a> le ha dedicato una pagina dallo sfizioso titolo “<a href="http://www.heraldsun.com.au/news/its-croc-around-the-clock-for-crocodile-owner-vicky-lowing/story-e6frf7jo-1225786415044" target="_blank">croc around the clock</a>”.</p>
<p>Ma la  <strong>pet addiction</strong> degli italiani non è solo, per fortuna, l&#8217;insana ricerca della originalità a tutti i costi o dell’addomesticamento coatto.</p>
<p>Il <strong>web</strong> serve anche per elevare la conoscenza degli animali che ci accompagnano nei loro modi tutt’altro che silenziosi ma senza dubbio discreti, nelle nostre quotidiane follie.</p>
<p>A loro è dedicata la piattaforma <a href="http://www.petpassion.tv/" target="_blank">Pet Passion</a>, i cui <strong>video <em>user generated</em></strong> (<a href="http://www.nstreet.it/experience/1632/3044/Racconta+il+tuo+pet+a+PetPassion.tv!" target="_blank">qui il teaser</a>) e i costanti aggiornamenti su <a href="http://www.facebook.com/petpassion" target="_blank"><strong>Facebook</strong></a> fanno sperare in un mondo in cui l’attenzione sia posta sui loro bisogni e sui modi per guadagnarsi, oltre alla loro fiducia, la loro stima e la loro simpatia, con <strong>contest</strong>, <strong>web series</strong>, un <a href="http://www.petpassion.tv/blog/area" target="_blank">blog</a>, un <a href="http://www.petpassion.tv/forum/area/?page_id=1865" target="_blank">forum</a> che vanta citazioni da<strong> Burroughs</strong>, l’<strong>Odissea</strong> e <strong>Alice nel Paese delle Meraviglie</strong>.</p>
<p><a href="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/10/gatto.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1971" title="gatto" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/10/gatto.jpg" alt="gatto" width="500" height="338" /></a></p>
<p>Dentro <a href="http://www.petpassion.tv/" target="_blank">Pet Passion</a>, con la sua appassionata discreta attenzione nei confronti degli animali, emerge chiaramente come la &#8220;passione per gli animali&#8221; non sia affatto il compulsivo bisogno di possesso nella nostra epoca consumistica di affetti gratuiti o la frenesia di addomesticare esemplari che si rivelano pericolosi per gli altri, ma quel sentimento di paritaria fiducia che fa dire “<strong>questo è il mio gatto, o se preferisci io sono il suo essere umano</strong>”.</p>
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		<title>Pelle 3D</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 09:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciò che si produce entrando dentro il Museo del Cinema di Torino è uno spostamento: non solo dal dentro al fuori, non solo dalla luce al buio, e non solo uno spostamento fisico. Chiunque c’è stato lo ha avvertito:  l’entrata è fatta di attesa, come ad una biglietteria. Si viene poi messi su un ascensore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciò che si produce entrando dentro il <a href="http://www.museonazionaledelcinema.it/" target="_blank">Museo del Cinema di Torino</a> è uno <strong>spostamento</strong>: non solo dal dentro al fuori, non solo dalla luce al buio, e non solo uno spostamento fisico. Chiunque c’è stato lo ha avvertito:  l’entrata è fatta di attesa, come ad una biglietteria. Si viene poi messi su un <strong>ascensore</strong> di cristallo, che attraversa in lungo la <strong>Mole Antonelliana</strong> e fende il buio che la riempie. Nei <strong>59 secondi</strong> che servono a raggiungere la cima, si viene circondati da immagini che sfilano dall’alto verso il basso, come risucchiate, appese alle pareti intorno. Tutto si muove, tutto brilla, si accende e spegne. Poi, una volta sopra, si viene di nuovo esposti alla luce, e il panorama della città dall’alto riempie gli occhi ancora leggermente impressionati e incuriositi dallo sfarfallio delle icone e degli schermi che li hanno appena toccati nella salita.</p>
<p>Poi si scende di nuovo, e si percorre a piedi, di nuovo salendo, una spirale che traccia idealmente la storia dell’arte cinematografica, dalle origini ai giorni nostri. Si è dentro un ambiente immersivo, che attira su di sé non solo lo sguardo, ma coinvolge tutto il corpo dello spettatore. Il quale, ormai, chiaramente, non è più solo uno che guarda. Il Museo non è una raccolta di immagini e reperti, un’esposizione di pezzi, macchine, dispositivi, cimeli, abiti, locandine. È una <strong>location multipla,</strong> dove si svolgono infiniti <strong>plot</strong>. È un film srotolato fatto di architettura e citazioni, di pellicole che lasciano entrare l’occhio dello spettatore dentro la loro pelle. C’è <strong>Matrix</strong> che esonda da uno schermo, e ci sono <strong>Neo</strong> e <strong>Trinity</strong> che avanzano muniti di armi, tu puoi entrare nel frame, muoverti con loro, divenire schermo, personaggio, trama. È  &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_rosa_purpurea_del_Cairo" target="_blank">La rosa purpurea del Cairo</a>&#8221; ma al contrario: sei tu che entri nel cinema, nei suoi prodotti, negli immaginari che ha creato, e lo modifichi e ne esci modificato. È il <strong>wereable cinema</strong>, il cinema indossabile, la <strong>pellicola sensibile.</strong> Il contrario di un museo, dove gli oggetti restano immobili, fermi nella storia e nel tempo che non li consuma, in attesa dello sguardo opaco del visitatore. Qui tutto è <strong>location</strong>, ambientazione di film.</p>
<p>Ne ho fatto questo video con l&#8217; <strong>N79</strong> perché mi sembrava il modo migliore per elevare all’ennesima potenza tutto quel <strong>sincretismo</strong>, e digitalizzare la mia esperienza che altrimenti non avrei potuto comunicare in tutta la sua forza tridimensionale. Chi di voi c’è stato può correlare il suo video al mio col <strong>Me-Too:</strong> ingigantire la scheda sui luoghi del cinema, sui musei concepiti con questa sensibilità, sarebbe davvero fantastico.</p>
<p>Ci piacerebbe sapere se qualcuno di voi è stato a <a href="http://maps.google.fr/maps?f=q&amp;hl=fr&amp;geocode=&amp;q=forum+des+halles+paris&amp;sll=47.15984,2.988281&amp;sspn=20.453678,39.550781&amp;ie=UTF8&amp;ll=48.862626,2.344658&amp;spn=0.009656,0.019312&amp;z=16" target="_blank">Les Halles</a>, a <strong>Parigi</strong>, dove è stato appena inaugurato il grande complesso della <strong>Rue du Cinéma</strong> tutto dedicato alle immagini con multisala, mediateca <strong>Truffaut </strong>con 17 mila libri, 11 mila dvd e 2500 OST, il <strong>Forum des Images</strong> con sale dedicate a proiezioni individuali dei 6 mila film in archivio, <strong>festival</strong> di corti fatti col telefonino e rassegne d&#8217;essay.<br />
Come dice il direttore <strong>David Kessler</strong> a <a href="http://dweb.repubblica.it/home" target="_blank">D di Repubblica</a>, “viviamo in un’epoca dove la <strong>tv</strong>, i <strong>dvd</strong>, Internet tendono a trasformare anche il <strong>cinema </strong>in un’esperienza individuale. La filosofia alla base della <strong>Rue du Cinèma</strong> va invece nella direzione opposta. Promuove  e difende un’idea di cinema come <strong>esperienza collettiva</strong>, da vivere insieme agli altri”.<br />
La chiave di tutto è ancora una volta l&#8217;<strong>esperienza</strong>: individuale e condivisa, collettiva e digitalizzata perché possa rivivere, <strong>mixata </strong>e rimessa nel ciclo delle immagini che vivono e si muovono, tutto cinema, tutto museo vivente, tutto pelle di <strong>pixel</strong> che trasluce da piccoli e grandi schermi.</p>
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		<title>Lost in traslation: Italia-Inghilterra 0-1 su Scuola e Internet</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 10:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giusto un anno fa in Italia si parlava delle &#8220;3 I&#8221; come soluzione per implementare il settore Scuola e Università: Impresa, Internet, Inglese. Secondo l&#8217;allora candidato premier Berlusconi, erano queste le chiavi per accedere al futuro. Oggi, sempre in Italia, imperversa il dibattito su come spendere i soldi destinati alla cultura, aperto dall&#8217;articolo di Baricco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto un anno fa in Italia si parlava delle <strong>&#8220;3 I&#8221;</strong> come soluzione per implementare il settore <strong>Scuola</strong> e <strong>Università</strong>: Impresa, Internet, Inglese. Secondo l&#8217;allora candidato premier Berlusconi, erano queste le chiavi per accedere al futuro. Oggi, sempre in Italia, imperversa il dibattito su come spendere i soldi destinati alla cultura, aperto dall&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/spettacolo-baricco/spettacolo-baricco/spettacolo-baricco.html" target="_blank">articolo</a> di <strong>Baricco</strong> secondo il quale non varrebbe più la pena investire in cultura &#8220;alta&#8221; (teatro, mostre, musei), ma converrebbe piuttosto concentrarsi sulla <strong>tv </strong>per ottenere risultati didattici competitivi.</p>
<p>In quell&#8217;articolo, e nei <a href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/spettacolo-baricco/scalfari-27feb/scalfari-27feb.html" target="_blank">successivi</a> che lo hanno criticato o appoggiato, ci si dimenticava completamente di <strong>Internet</strong>, come ricorda <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200903articoli/41579girata.asp" target="_blank">Mantellini</a>, in un momento in cui il nostro Paese soffre di una lentezza preoccupante rispetto agli altri paesi europei e del mondo in tema di alfabetizzazione digitale. Essendo, invece, Internet un &#8220;luogo moderno ed attuale della crescita culturale del paese&#8221; (sempre per usare le parole di Mantellini), nel Regno Unito se ne sono accorti, e in maniera decisamente più articolata rispetto sia alla già Ministra della Pubblica Istruzione Letizia Moratti sia alle decisioni dell&#8217;attuale Governo di Centro-Destra, che ha infatti pensato bene di tagliare i fondi a Scuola e Università e Ricerca, dimostrando che le 3 I erano solo una vuota promessa elettorale fatta senza nessuna coscienza del loro valore di strumenti e ambiti di crescita culturale e non solo di tecnicismi regressivi.</p>
<p>La buona notizia è che nel Regno Unito hanno preso alla lettera le direttive della Comunità Europea che qui da noi sono spesso interpretate fantasiosamente o che finiscono <em>lost in traslation</em> (a dispetto dell&#8217;intento di studiare meglio l&#8217;inglese). L&#8217;Europa ci chiede di puntare sull&#8217;Informatica. Nel 2000 il Consiglio europeo di Lisbona fissò l&#8217;ambizioso obiettivo di trasformare quella del Vecchio continente &#8220;nell&#8217;economia più dinamica e competitiva del mondo&#8221;.</p>
<p>La notizia la riporta il <a href="http://www.guardian.co.uk/education/2009/mar/25/primary-schools-twitter-curriculum" target="_blank">Guardian </a>di oggi: la Riforma scolastica che verrà proposta in Parlamento il mese prossimo da Sir <strong>Jim Rose</strong> &#8211; già Direttore dell&#8217;Ufficio Standard scolastici di Sua Maestà &#8211; prevede l&#8217;impiego crescente delle tecnologie informatiche a fini didattici insieme all&#8217;ampliamento dell&#8217;autonomia degli insegnanti in merito soprattutto al modo di trasmettere agli studenti le nozioni della didattica tradizionale. Già alle elementari, i bambini dovranno essere in grado, pena la compromissione del loro curriculum, di usare una casella e-mail, di consultare <strong>Wikipedia </strong>per le loro ricerche, di utilizzare <strong>Twitter</strong> e <strong>Facebook</strong> per essere in contatto con la propria rete di amicizie e aprirsi così gradualmente al mondo connesso. <strong>Blogging</strong>, <strong>podcasts</strong>, <strong>e-book</strong>, saranno ambiti e strumenti di apprendimento al pari della Storia, della Letteratura inglese, della Comunicazione, della Comprensione Sociale e Ambientale. Le fonti di informazione e gli strumenti di comunicazione saranno in questo modo implementati e arricchiti a favore della multimedialità, della crossculturalità e del multitasking, non ridotti a favore di una perdita dell&#8217;attitudine alla scrittura o delle modalità di apprendimento consolidate, come paventano i tecnofobici, e come si rischia di pensare alla tecnologia fossilizzandola nell&#8217;imperativo arido e aziendalista delle 3 I.</p>
<p>I piccoli studenti inglesi sembrano entusiasti. Lo siamo anche noi per loro, lo saremmo anche noi per quelli del nostro Paese, e speriamo che potremo esserlo presto.</p>
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		<title>Iena a chi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 11:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un caso se una che conosce la rete, gioca coi codici, lavora in televisione (ma a sua discolpa possiamo tranquillamente affermare che è un&#8217;outsider), ama le moto e il cinema americano ha destato la nostra attenzione. In più, sembra che una delle sue citazioni preferite sia questa:</p>
<p>« &#8211; Ecco i vostri nomi: Mr. Brown, Mr. White, Mr. Blonde, Mr. Blue, Mr. Orange e Mr. Pink!<br />
- Perché io sarei Mr. Pink?<br />
- Perché tu sei un frocio, va bene?<br />
- Perché non ci scegliamo noi il colore?<br />
- Non se ne parla neanche. Ci ho provato una volta, non funziona&#8230; quattro ragazzi, tutti a litigare per chi si doveva chiamare &#8220;Mr. Black&#8221;! »<br />
(Joe Cabot a Mr. Pink nel film Le Iene, Quentin Tarantino, 1992)</p>
<p>Potevamo resistere alla tentazione di intervistarla? Lei è <a href="http://www.elenadicioccio.com/" target="_blank">Elena di Cioccio</a>. Ci incuriosiva che fosse una frequentatrice della rete, una blogger di successo e contemporaneamente un volto notissimo della TV. Glielo abbiamo chiesto: ci ha rilasciato una delle interviste più strane del web.</p>
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		<title>Cose che il web (non) avrebbe (mai) voluto vedere</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 12:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Due blogger, sete di verità, nuda e cruda. Attraverso lo strumento della satira, e forse anche di un po&#8217; di arte della furbizia linguistica, due perfetti sconosciuti si stanno conquistando gli onori della cronaca Web. Cosa c&#8217;è di nuovo ni blog italiani? Che tipo di <strong>comunicazione</strong> veicolano? Assuefatti ai contenuti della <strong>tv generalista</strong> e alle solite chiacchiere, molti utenti migrano verso il <strong>web</strong> in cerca di novità. E&#8217; questa la nuova frontiera del <strong>citizen journalism</strong>? Forse sì. Conosciamoli meglio.</p>
<p><strong>Daniela</strong>: Ciao. Chi siete, quanti siete, da dove venite.<br />
<strong>Giorgio</strong><em>: Mi chiamo <strong>Giorgio Magri</strong>, sono il giornalista in studio ed uno degli autori, vengo da Paperopoli e di lavoro faccio il tecnico luci, ho pensato di fare il tgng ed ho chiamato il povero Di Giorgio perché per commentare le notizie italiane le mie cazzate non bastavano.. ci voleva qualcuno che le sparasse grosse grosse…<br />
</em><strong>Silvio</strong><em>: <strong>Silvio Di Giorgio</strong>, scrivo le notizie e dall&#8217;ultimo tg mi occupo anche del montaggio (in senso tecnico, non sessuale visto che lo conosco da poco). Sono di Benevento ed essere cresciuto nel feudo di Mastella mi portava a due possibili conclusioni: la droga o la satira. Ho scelto la via più dolorosa.<br />
</em><strong><br />
D</strong>: Che vuol dire <a href="http://www.realitytv.it/kazinger/" target="_blank">TgNG </a>?<br />
<em><strong>G</strong>: &#8220;Telegiornale noi Giorgi&#8221;<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: <strong><a href="http://www.realitytv.it/kazinger/" target="_blank">Kazinger</a></strong> suona familiare. Citazione di un cartone giapponese o sberleffo alle alte sfere della cristianità?<br />
<strong>G</strong><em>: E&#8217; prima di tutto un soprannome che mi accompagna da tempo immemore, in secondo luogo uno sberleffo alle alte sfere della cristianità.</em></p>
<p><strong>D</strong>: Vi sentite di affermare che siete nel solco della satira oppure siete in una zona che siete i primi a  battere?<br />
<strong>G</strong><em>: Siamo i primi a battere in questa zona? Speriamo che non arrivino ordinanze strane…<br />
</em><strong>S</strong><em>: Satira e nulla più. Poi ci basta sapere che non abbiamo nulla a che fare con il <strong>Saturday Night Live</strong> di Italia1.<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Il politicamente scorretto funziona di più in rete allora.<br />
<strong>G</strong>:<em> Si credo che Lippi sia un ottimo allenatore…<br />
</em><strong>S</strong>:  <em>Funziona in rete perchè è permesso solo in rete. Ma solo perchè non sono ancora riusciti ad imbrigliarla. Questione di tempo. Ma dopo troveremo un altro sistema: Pasquino non muore mai&#8230;</em></p>
<p><strong>D</strong>: A proposito, perché le vostre cose girano su internet, sui blog, nelle <strong>Community</strong>? è una scelta suppongo.<br />
<strong>G</strong>:<em> Mah, non credo esistano televisioni pronte a mandare in onda tgng… tu che dici?<br />
</em><strong>S</strong>: <em>E&#8217; una scelta obbligata ed un punto di partenza. Io miro a scrivere i testi per Radio Maria.<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Avete avuto casi di censura da parte di siti che ospitavano le vostre cose?<br />
<strong>G</strong>: <em>Per ora no.<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Solo autocensura. Kazinger è un vero animale quando scrive: a volte devo bruciargli le sigarette sotto i piedi per convincerlo ad andarci più soft con le battute. Una volta voleva accostare Berlusconi alla mafia&#8230;Con tutti i sacrifici che ho dovuto fare per entrare in Cosa Nostra!</em></p>
<p><strong>D</strong>: A parte tutto, cosa c’è di salvabile nei mass media tradizionali per chi come voi si rivolge ad un pubblico definitivamente smaliziato?<br />
<strong>G</strong>: <em>Niente</em>.<br />
<strong>S</strong>:<em> I bravi giornalisti ci sono ma hanno la stessa visibilità dei titoli di coda di un film porno.<br />
</em><strong><br />
D</strong>: E cosa c’è di sicuramente marcio o di poco chiaro nei meccanismi che si attivano in rete? Non sarà mica davvero il paese di Bengodi in cui si può dire tutto?<br />
<strong>G</strong>: <em>Per ora lo si può fare se coperti dall’anonimato, e noi non lo siamo, inoltre soppesiamo attentamente le nostre battutacce, soprattutto quelle sporche, certo non è tutto oro ciò che luccica… però l’aria che si respira in rete e decisamente meno oppressa… la televisione è una pagliacciata, sembra di vedere i cinegiornali luce del ventennio… ridicolo…<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Della rete non mi piace chi si nasconde dietro un nick. Anche io uso un nick quando rimorchio le suore in calore su <strong>Facebook</strong>, ma quando parlo di politica, soprattutto quando lo faccio negativamente, cioè sempre, mi firmo con nome e cognome. A volte il mio.<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Molti comici o intellettuali che fanno anche satira sono emigrati nella rete proprio per i limiti imposti dai media tradizionali. Voi siete partiti dalla rete: intendente amministrarvi al mainstream, prima o poi, o pensate di diventare famosi ed esportare i vostri codici altrove?<br />
<strong>G</strong>:<em> Uhm… ti ripeto, la natura stessa del tgng ci preclude a priori la “grande distribuzione”, se qualcuno sarà disposto  a farlo… boh… peggio per lui…<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Internet la considero una palestra dove provare i testi, mi riferisco anche al mio blog, dove sto raggranellando un sorprendente numero di “adepti”. Ho scritto un libro satirico ma vista la situazione generale italiana ho più probabilità di essere pubblicato se scrivessi il seguito del Mein Kampf. Ho intenzione di provare anche su altri canali: qualcosa già si è messo in moto ma non ne parlo per scaramanzia.<br />
</em><strong><br />
D</strong>: Il vostro linguaggio è parodistico, nel senso che utilizza i codici tradizionali per produrre effetti destabilizzanti. Quali sono secondo voi le nuove frontiere linguistiche della satira? Non è stato già detto tutto in tutti i modi possibili.<br />
<strong>G</strong>:<em> Sicuramente il” format” tgng non è niente di nuovo… ( <strong>Luttazzi,</strong> <strong>Rocco Tanica</strong> etc.) lavorando sull’attualità comunque si ha una miniera inesauribile, magari son già stati utilizzati tutti i linguaggi ma nessuno può ridere di cose che non sono ancora successe…<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Le parole hanno milioni di combinazioni possibili; il tg è un format inflazionato, ma se il contenuto è originale lo spettatore si dimentica del contenitore e si concentra sul contenuto.</em></p>
<p><strong>D</strong>: Quali sono i vostri modelli?<br />
<strong>G</strong>: <em>I grandi buffoni dissacranti in genere Dario Fo, Paolo Rossi, Sabina Guzzanti, Emilio Fede… io inoltre sono cresciuto a pane ed Elio e questo sicuramente ha influito…<br />
</em><strong>S</strong>:<em> Groucho Marx e Woody Allen innaffiati da una spruzzatina di Daniele Luttazzi.<br />
</em> </p>
<p><strong>D</strong>: Per fare quello che fate che tipo di competenze avete? Avete seguito dei corsi? È proprio fondamentale conoscere gli strumenti del mestiere per pubblicare contenuti in rete, oppure va bene anche l’artigianale per cavalcare il passaparola, i meccanismi del <strong>viral</strong>, il <strong>buzz</strong>?<br />
<strong>G</strong>:<em> Il mio lavoro non ha nulla a che vedere con tgng  e non ho frequentato nessun corso né scuola particolare, per il viral ed il buzz io non ho studiato il francese non ti posso aiutare..<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Se non esistessero i forum di internet a quest&#8217;ora starei ancora cercando di capire come si accende il tostapane.<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Per far girare i vostri lavori fate parte di diverse Community. Insomma la condivisione è la chiave per il futuro dell’innovazione anche linguistica in rete?<br />
<strong>G</strong>: <em>Sì devo dire che lo <strong>sharing </strong>è importante per noi della new generation che cerchiamo un slot nella community del web che ci dia visibilità nel week end al brunch col welcome drink…<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Stai cercando di rimorchiarmi?<br />
</em><strong><br />
D</strong>: Secondo voi quel è il vostro tg più riuscito? Ce lo raccontate?<br />
<strong>G</strong>: <em>Sarebbe come se mi chiedessi qual è il figlio che preferisci… tecnicamente la terza puntata è sicuramente la più efficace, per i testi è un evoluzione continua, non ho un preferito<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Ad ogni tg introduciamo una qualche miglioria quindi direi che il più riuscito è sempre l&#8217;ultimo. Considera poi che lo scriviamo sentendoci al tel o via mail&#8230;<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Che pensate dei giovani di oggi?<br />
<strong>G</strong>: <em>Sono incolpevolissimi ignoranti…<br />
</em><strong>S</strong>:  <em>I giovani d&#8217;oggi sono la classe dirigente e politica che veglierà domani sulla mia vecchiaia. Quando ci penso mi conforta sapere di avere una pistola nel comodino.<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Ci fate la playlist delle cose migliori della rete secondo voi?<br />
<strong>G</strong>: <em>Questi sono i siti che guardo più spesso:</em><br />
<em>1-sabinaguzzanti.it<br />
2-italiadallestero.info (traduzioni di articoli stranieri)<br />
3-voglioscendere.it<br />
4-istruzioni generiche per la costruzione di ordigni esplosivi<br />
5-giovani donne in abiti succinti e/o senza abito alcuno.<br />
6-il blog di Silvio Di Giorgio<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Oltre al sito dove ti spogli in webcam?<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Simpaticissimi. Avete lo spazio di due righe per dire quello che volete su internet e libertà. Avanti.<br />
<strong>G</strong>: <em>I pazzi non siamo noi, in un mondo normale si vedrebbero i veri giornalisti in televisione e quelli di studio aperto che scrivono sul muro con la bomboletta, ridiamoci sopra, se ci scoraggiamo è finita; SARA’ UNA RISATA CHE LI SEPPELIRA’!<br />
</em><strong>S</strong>:<em> Io non c&#8217;entro niente con questa storia! L&#8217;anno scorso Kazinger ha rapito mia nonna e da allora sono costretto a scrivere questa porcheria di Tg. Aiutatemi!<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Grazie. Intendo grazie comunque…<br />
<strong>G</strong>: <em>Grazie? E de che? sò 180 euri&#8230;&#8221;<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Grazie a te, è stato un onore: le tue domande denotano una spiccata intelligenza e cultura. (Ora che ho ripetuto tutto quello che volevi tu me lo dai o no l&#8217;antidoto?). Grazie dell&#8217;attenzione che ci stai concedendo, un abbraccio Silvio p.s. Ti amo</em></p>
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		<title>Manuale di Dipendenza</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 10:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Daniela: Ciao Flavia, tu hai da tempo fatto outing: Simply ADddicted a cosa? SimplyADdicted: Tranquillizzo i miei genitori dicendo che la mia è dipendenza alla pubblicità. Il mio lavoro che, come dice il payoff del mio blog, è la mia passione/Passione. D: Nel tuo blog utilizzi un linguaggio molto originale: diretto, autentico, mai patinato, accattivante. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Daniela: Ciao Flavia, tu hai da tempo fatto outing: <a href="http://simplyaddicted.splinder.com/" target="_blank">Simply ADddicted </a>a cosa?<br />
<em>SimplyADdicted: Tranquillizzo i miei genitori dicendo che la mia è dipendenza alla pubblicità. Il mio lavoro che, come dice il payoff del mio blog, è la mia passione/Passione.</em></p>
<p>D: Nel tuo <strong>blog</strong> utilizzi un linguaggio molto originale: diretto, autentico, mai patinato, accattivante. A volte si ha l&#8217;impressione che tu voglia rendere addicted anche i tuoi lettori.<br />
<em>SA: Innanzitutto: grazie! Il linguaggio che ho scelto voleva dare un messaggio preciso. Quando ho iniziato a giudicare le campagne altrui ero solo una studentessa. Non potevo atteggiarmi a espertona, sarei stata ridicola. Oltre che perseguitata. Così ho optato per l’ironia e l’autoironia. Faccio sul serio, ma non mi prendo troppo sul serio. Credo che questo sia piaciuto.<br />
</em></p>
<p>D: La considerazione che colpisce è che l’espressione di un certo tipo di originalità, di innovazione linguistica, di gioco tra immagini e parole, è oggi del tutto in mano ad un linguaggio, quello pubblicitario, che tradizionalmente viene pensato come teso ad ingannare, a persuadere in modo occulto il consumatore. Che ne pensi?<br />
<em>Purtroppo col tempo è nata un’incomprensione (e la colpa è anche di chi fa comunicazione): la pubblicità non dovrebbe essere inganno. Un tempo si dava a un prodotto una reason why, una motivazione razionale. Quando non c’era, si doveva omettere o inventare (non esiste nessun bifidus activus!). Ora si è compreso che la comunicazione è più sofisticata di questo. E più emotiva.<br />
</em></p>
<p>D: Pensi sia un caso che questi contenuti che coinvolgono l&#8217;<strong>emotività</strong> attraverso il gioco dei codici siano veicolati in modo preferenziale nel web?<br />
<em>SA: Per nulla casuale. Questi contenuti hanno gli stessi ingredienti del Web: comunicazione, condivisione (“<strong>sharing</strong>”, per essere fighi), innovazione e creatività. Riesci a trovare punti in comune con la tv?</em></p>
<p>D: Alcune campagne pubblicitarie (se ha ancora senso chiamarle così) nascono e si alimentano con il passaparola proprio attraverso la rete. Da cosa dipende? Dal pubblico? Dal linguaggio? Dalla velocità? Dalla qualità immateriale dei prodotti?<br />
<em>SA: I casi sono 2: o la campagna è disarmante (vedi </em><a href="http://www.youtube.com/results?search_type=&amp;search_query=whassup+2008&amp;aq=f" target="_blank"><em><strong>Wassup 2008</strong></em></a><em>), o dietro alla campagna c’è un caso (vedi <strong><a href="http://current.com/">Current</a></strong>).<br />
</em></p>
<p>D: A proposito, alcune campagne non passano o non sopravvivono in altri contesti: stavo leggendo proprio il <a href="http://simplyaddicted.splinder.com/post/19918965/Chi+ha+paura+del+giornalismo%3F" target="_blank">post</a> in cui parli del caso <a href="http://current.com/items/89861662/anteprima_vanguard_istruzioni_per_sbattezzarsi.htm">Vanguard</a>, e della censura da parte del Comune di Roma nei confronti dei cartelloni sui rapporti tra mafia e chiesa e sul terrorismo proposti da <strong>Current</strong>. Ci racconti cosa è successo e cosa ne pensi?<br />
<em>SA: Penso che l’ATAC non abbia valutato adeguatamente il caso. Dicevano che la campagna non era adatta ai mezzi in movimento, ma gli spazi richiesti erano le fermate della metropolitana. Hanno parlato di immagini disturbanti e incomprensibili per i romani.  Ma grazie a Internet tutti hanno potuto constatare di persona che così non era. Quindi hanno confessato che il vero problema era l’annuncio con la domanda “Cosa succede quando la camorra entra in chiesa?”. Perché siamo a Roma e la Chiesa non si può nemmeno nominare. Infatti a Milano le affissioni non hanno subito nessun blocco. Lo stesso IAP, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, ci ha dato ragione. Una notizia così non poteva lasciare indifferente il Web.<br />
</em></p>
<p>D: Perché alcuni codici passano in rete e altrove no?<br />
<em>SA: Perché in Rete non ci sono filtri o gerarchie. Nessun tg Rai o Mediaset ha trattato della vicenda <strong>Current</strong>. Perché? Sicuramente il fatto che c’entrava un canale Sky ha avuto la sua parte. Eppure sono migliaia i siti che ne hanno parlato (tra i quali quelli delle maggiori testate giornalistiche). Per non parlare dei blogger che spontaneamente hanno postato sulla vicenda. Non sono più i media tradizionali a scegliere su cosa dobbiamo farci un’opinione. Grazie, ma ora ci pensiamo noi a selezionare quali sono le notizie.<br />
</em></p>
<p>D: In Italia ci sono agenzie e creativi particolarmente validi. A tuo avviso si soffre comunque un po’ l’atmosfera pesante del linguaggio scolastico, del ritardo e del divario tecnologico, delle limitazioni della censura derivanti dal nostro passato storico-culturale?<br />
<em>SA: Sicuramente, ma la verità è anche che con Internet non abbiamo più scusanti. Possiamo formarci da soli, colmando i vuoti dell’insegnamento accademico, e come dimostra la vicenda <strong>Current</strong> possiamo combattere la censura. </em></p>
<p>D: Ti ricordi una campagna, o un video, o un viral-case, particolarmente interessante di cui vorresti parlare?<br />
<em>SA: Su tutti mi ha colpito l’iniziativa di <strong>Burger King</strong> per lanciare il nuovo “Angry Hopper”. Eliminando dalla propria lista di <strong>Facebook</strong> 10 amici, si aveva diritto al panino gratis. Associare il fast food alla “fast friendship” di <strong>FB</strong> è stata un’idea geniale. In tanti si chiedevano come utilizzare quel social network per la pubblicità. Be’, questo è un modo.<br />
</em></p>
<p>D: Secondo te la pubblicità ha un futuro oltre il  <strong>non conventional</strong>? Per esempio, il cellulare potrebbe essere un vettore dei <strong>virus</strong>?  Totalmente inserito nella nostra quotidianità, potrebbe essere il veicolo ideale di una infenzione di cui ti dichiari dipendente…<br />
<em>SA: Assolutamente, il cellulare è sicuramente il mezzo di comunicazione che usiamo di più e anche quello con cui abbiamo un rapporto più emotivo. Ma niente spot tv trasposti su cellulare: sfruttiamo bene le caratteristiche del mezzo.</em></p>
<p>D: Cioè?<br />
<em>SA: Il fatto di non essere un rumore di sottofondo come la tv, ma un mezzo che controlliamo, che nasconde tantissimo di noi: i numeri dei nostri amici, i contatti di lavoro, i messaggi ricevuti e inviati, insomma, un mondo al quale la tv non si avvicina nemmeno lontanamente.</em></p>
<p>D: Ok, Flavia, ti ringraziamo e ci auguriamo che non ti venga mai in mente di iniziare un rehab.<br />
<em>SA: <img src='http://blog.nokiaplay.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  Grazie a te Daniela! E in bocca al lupo per <strong>Nstreet</strong>, mi sembra fantastica.</em></p>
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		<title>Pino Scotto sarà Memoria</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 11:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SammyJenkins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi decide cosa è rilevante e cosa no per essere condiviso? Chi sceglie gli argomenti e le voci della Wikipedia? Se cercate me, ci sono, eppure sono un personaggio di un film. Perché non c’è il cricetino “Dawn”, personaggio inventato in un fumetto da un mio amico? Cosa è questa ipocrisia antidemocratica della condivisione? Qualcosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi decide cosa è <strong>rilevante </strong>e cosa no per essere <strong>condiviso</strong>?</p>
<p>Chi sceglie gli <strong>argomenti </strong>e le voci della <strong>Wikipedia</strong>?<br />
Se cercate me, ci sono, eppure sono un personaggio di un film.</p>
<p>Perché non c’è il cricetino “<strong>Dawn</strong>”, personaggio inventato in un fumetto da un mio amico?</p>
<p>Cosa è questa ipocrisia antidemocratica della condivisione? Qualcosa da abbattere, da distruggere. L’officina e il nostro lavoro è qui per questo… perché un giorno il nostro progetto di condivisione delle esperienze sarà la wikipedia del futuro. <strong>Non dimenticatevelo</strong>! Speriamo non lo dimentichi io stesso.</p>
<p>Anche perché non è vero che si devono condividere esperienze solo se sono enciclopediche, solo se sono famose. Anzi, alcune lo diventano dopo essere state <strong>condivise</strong>. Questo è ciò che amo del <strong>Web</strong>, questo è ciò che deve rimanere impresso in tutti voi: <em>noi siamo i trend</em>, noi possiamo decidere cosa va e cosa non va… semplicemente condividendo le esperienze.</p>
<p><strong>Pino Scotto</strong> non è di certo un famoso cantante. La sue band Heavy Metal non sono mai state famose. Conoscete i <strong>Vanadium</strong>? I Fire Trails? Dubito. Invece i <strong>Tokyo Hotel </strong>li conoscete vero? Ed è proprio questo il punto.</p>
<p>Perché i primi dovrebbero finire nel dimenticatoio mentre i secondi dovrebbero passare alla storia? In un’<strong>intervista </strong>a <strong>Rock TV</strong> <strong>Pino </strong>non è stato assolutamente d’accordo col definire i <strong>Tokyo Hotel </strong>una bella band. No no.. assolutamente no. Li ha criticati, aspramente e anche usando volgarità un po’ immotivate.</p>
<p>Questo poteva essere normale, fino a quando qualcuno, nel web, non ha deciso di rispondergli.</p>
<p>Si tratta di due ragazze, due fan incallite dei<strong> Tokyo Hotel</strong> che hanno voluto invertire la tendenza (in verità, nel loro caso, hanno voluta riportarla alla normalità). La loro invettiva contro il <strong>Scotto </strong>ha fatto il giro del web ed ha dato luogo ad un’infinità di risposte. Un’<strong>infinità</strong>.</p>
<p>Ecco un <strong>meme </strong>tutto italiano, una condivisione di un’esperienza collettiva da cui è nato un trend. Tutto scaturito da qualche parolaccia di un cantante metal fuori moda (non me ne vogliano i fan).</p>
<p>Questo meritava di essere condiviso? E’ giusto che &#8220;<strong>Pino Scotto Tokyo Hotel</strong>&#8221; diventi un fenomeno? E’ normale che escano centinaia di video su <strong>Youtube </strong>su questo argomento visti migliaia di volte?</p>
<p>Probabilmente no ma voi avete deciso di si. Voi e noi. Tutti.</p>
<p>Se seguirete<strong> Officina Project</strong>, vi saranno dati degli strumenti per fare di tutte le vostre esperienze un trend. Sempre che “tutti”, vi seguano.</p>
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