<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nokia Play Blog – Condividiamo Esperienze &#187; technoholic</title>
	<atom:link href="http://blog.nokiaplay.it/tag/technoholic/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.nokiaplay.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 16 Jan 2012 13:50:16 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Qui si gioca, non scherziamo</title>
		<link>http://blog.nokiaplay.it/qui-si-gioca-non-scherziamo.html</link>
		<comments>http://blog.nokiaplay.it/qui-si-gioca-non-scherziamo.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 09:28:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[avatar]]></category>
		<category><![CDATA[boomers]]></category>
		<category><![CDATA[Brain Training]]></category>
		<category><![CDATA[Commodore 64]]></category>
		<category><![CDATA[INVIO]]></category>
		<category><![CDATA[LOAD]]></category>
		<category><![CDATA[Millennial]]></category>
		<category><![CDATA[multitasking]]></category>
		<category><![CDATA[Nintendo]]></category>
		<category><![CDATA[ocha-no-ma]]></category>
		<category><![CDATA[Playstation]]></category>
		<category><![CDATA[realtà virtuale]]></category>
		<category><![CDATA[tab]]></category>
		<category><![CDATA[technoholic]]></category>
		<category><![CDATA[tecno-addicted]]></category>
		<category><![CDATA[vertigine]]></category>
		<category><![CDATA[Wii-noma]]></category>
		<category><![CDATA[workaholic]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.nokiaplay.it/?p=460</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;è stato un passaggio fondamentale nella mia vita: quando, finalmente lasciata sola davanti al Commodore 64, temporaneamente trascurato da fratelli e cugini più grandi, ho inventato Internet. Mentre gli altri giocavano fuori, tentavo di caricare una esperienza nel tempo che passava tra lo scrivere LOAD e il premere INVIO. Sapevo che c&#8217;era qualcosa lì dentro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è stato un passaggio fondamentale nella mia vita: quando, finalmente lasciata sola davanti al <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Commodore_64" target="_blank">Commodore 64</a></strong>, temporaneamente trascurato da fratelli e cugini più grandi, ho inventato Internet. Mentre gli altri giocavano fuori, tentavo di caricare una esperienza nel tempo che passava tra lo scrivere <strong>LOAD</strong> e il premere <strong>INVIO</strong>. Sapevo che c&#8217;era qualcosa lì dentro, non tanto una macchina intelligente (ero anche io infarcita di film anni &#8217;80 come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Navigator" target="_blank">Navigator</a>), quanto un dispositivo, un cuore di silicio (che per me era solo metallo) che poteva permettermi di parlare con qualcun altro, posto come me in ascolto davanti allo schermo.</p>
<p>Mi era ben chiara la natura di terminale della mia postazione: la mia stanza era solo un polo di una catena immateriale. L&#8217;altro era costituito da una intelligenza altra che cercavo di evocare, provando a tirare fuori quella dimensione di <strong>realtà arricchita</strong> (pochi anni più tardi si cominciò a parlare di <strong>realtà virtuale</strong>) che oggi caratterizza la mia vita. Solo in parte il mio era un gioco: sapevo che la posta in gioco era alta, e riguardava la comunicazione: la possibilità, cioè, di condividere aspetti della vita che non potevo trattare con le persone della mia quotidianità. Insieme a questo, tutto ciò contribuiva a darmi un senso di <strong>vertigine</strong>: lo sconosciuto poteva finalmente aprirsi sotto i miei occhi e i miei polpastrelli poco allenati, ed emergere da un mondo di caratteri e codici misteriosi e secchi, fatto di <strong>SAVE &#8220;PROGRAM(shift+space),8,1:&#8221;,8,1</strong>, e farmi volare altrove.</p>
<p>Più dell&#8217;altalena, più della palla avvelenata. Poi, davanti al palpitare monotono del cursore e delusa dal freddo silenzio che proveniva dall&#8217;altra parte, mi limitavo a caricare un floppy e a giocare. Nel suo libro <em>I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine</em>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roger_Caillois">Roger Caillois</a> parla del significato culturale e antropologico del gioco. Caillois propone una suddivisione dei giochi in quattro macro categorie:<br />
<strong>l&#8217;agon</strong> -  caratterizzato dalla competizione<br />
<strong>l&#8217;alea</strong> -  caratterizzato dal caso, la fortuna, l&#8217;azzardo<br />
<strong>la mimicry</strong> &#8211; caratterizzato dalle ricerca della simulazione, della finzione, come nel teatro, nel gioco con la bambola, nel travestimento ecc.<br />
<strong>l&#8217;ilinx</strong> &#8211; caratterizzato dalla ricerca del rischio, del brivido come nel dondolare con l&#8217;altalena, girare sulla giostra, andare sulle montagne russe ecc.</p>
<p>Non so dove si collocasse la mia ricerca: ho dovuto aspettare molti anni prima di vederla soddisfatta (e ancora non lo è del tutto). Certo è che le mie successive frequentazioni dei <strong>videogame</strong>  e degli ambienti ludici hanno fornito narrazioni che non hanno mai raggiunto quelle decisamente più esaltanti date dai miei usi di tecnologie digitali e di rete e dall&#8217;utilizzo della comunicazione sociale.<br />
Tutti sanno quanto l&#8217;introduzione della <a href="http://www.nintendo.it/NOE/it_IT/wii_54.html" target="_blank">Wii</a> abbia rappresentato una rivoluzione nel mondo del digitale ludico. Se i videogame sono sempre stati accusati di isolare l&#8217;individuo (l&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Otaku" target="_blank">Otaku</a> è in Giappone il <strong>Millennial</strong> che vive recluso e passa il suo tempo a chattare e a videogiocare), la <a href="http://www.nintendo.it/NOE/it_IT/wii_54.html" target="_blank">Wii</a> reintroduce la socialità reale (cioè fisica) e tecnologicamente mediata del giocare.</p>
<p>Non a caso <a href="http://www.nintendo-europe.com/NOE/it/IT/home/index.do" target="_blank">Nintendo</a> sta per lanciare una nuova Web-tv che unisce play e tv on demand: la <strong>Wii-noma</strong>, crasi tra il nome della console e il termine <strong>ocha-no-ma</strong>, soggiorno, in giapponese, a dimostrazione che lo spazio domestico, e le relazioni tra coloro che lo abitano, si riformula in base a dinamiche immateriali, e le narrazioni parentali sono costruite in un ambiente e secondo dinamiche di gioco che articolano ex novo i rapporti familiari. I giovani non si chiudono più nella propria stanza per giocare alla <strong>Playstation</strong>, ma escono in soggiorno, dove anche i genitori stressati dal lavoro, invece di immergersi nella visione passiva della tv, attivano il proprio corpo-mente tra schermo e console. Non più <em>Io e il mio videogioco</em>, ma <strong><em>Noi, We</em></strong>.<br />
Tutto questo rende l&#8217;attività del gioco molto più che un gioco. Forse manca la vertigine (di quella propriamente fisiologica se ne produce veramente poca, specie nel <strong>Brain Training</strong>), ma tutte le altre (specie quella della mimicry, data dalla simulazione dall&#8217;immersione, e quella della maschera, data dall&#8217;indossare un <strong>avatar</strong>) fanno pensare che siamo davvero di fronte ad una ricerca di piacere transgenerazionale  in grado di plasmare ex novo le relazioni sociali, i ruoli, gli spazi domestici, la natura della tecnologia non solo come strumento, ma come elemento fondamentale del vivere quotidiano.</p>
<p>Tutto questo ha a che fare naturalmente con il cambiamento tra le categorie e i confini che dettano il tempo del lavoro, quello del gioco, quello dell&#8217;intrattenimento, del tempo da dedicare alla famiglia. Internet è necessario, non è un capriccio (il bello è che può essere anche quello e non minacciare nessuna delle altre zone vitali), è un gioco indispensabile, è una vertigine utile. Ci chiediamo se le aziende siano pronte non solo a confezionare prodotti per i <strong>Millennials</strong> (crediamo di sì, anche se il focus è ambiguo da rincorrere e anticipare) ma, ancora di più, se siano pronte ad accogliere i millennials tra le file dei propri dipendenti. Insomma, se le aziende siano pronte a sostituire gli ex <strong>boomers</strong>, che nel frattempo e grazie ai ritmi imposti dalle forme lavorative degli anni &#8217;90 sono diventati <strong>workaholic</strong>, con dei technoholic cresciuti a pane, pixel, Internet e console.</p>
<p>Se abbiano la prontezza di passare dalla desolazione del luogo d&#8217;ufficio modellato sul modello ministeriale alla creazione di spazi non solo cablati ma anche tecnologicamente organizzati. Se le aziende (soprattutto Italiane, per limitarci all&#8217;Occidente) se la sentano di saltare la costruzione di palestre e campi da tennis e possano cominciare a pensare a spazi <strong>Wii </strong>per far sgranchire la gambe ai propri dipendenti <strong>tecno-addicted</strong>. Se siano pronte a mettere tra le proprie risorse persone che sono abituate al <strong>multitasking</strong> al punto da non poter restare davanti a uno schermo per più di 5 secondi senza aprire più <strong>tab</strong> contemporaneamente. Persone che per concentrarsi si concedono pause ludiche, astrazioni di space invaders, umanizzazioni di pacman, per far saltellare un po&#8217; i neuroni con gli occhi e riprendere, dopo la rappresentazione del gioco, la rappresentazione del dovere. <strong>Google</strong> l&#8217;ha fatto, con il <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=3736&amp;ID_sezione=&amp;sezione=" target="_blank">Googleplex</a>.<br />
L&#8217;alternativa c&#8217;è, ed è l&#8217;oscuramento della rete. In quel caso si potrebbe sempre andare a recuperare un vecchio <strong>Commodore</strong>, portarlo al lavoro e costringerlo a parlare. Nel frattempo, noi inventiamo <strong>Nstreet</strong>, e vi facciamo giocare come volete, ovunque.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.nokiaplay.it/qui-si-gioca-non-scherziamo.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>15</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

