<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nokia Play Blog – Condividiamo Esperienze &#187; Ricerca</title>
	<atom:link href="http://blog.nokiaplay.it/tag/ricerca/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.nokiaplay.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 16 Jan 2012 13:50:16 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Quanto è sexy il sottodominio</title>
		<link>http://blog.nokiaplay.it/quanto-e-sexy-il-sottodominio.html</link>
		<comments>http://blog.nokiaplay.it/quanto-e-sexy-il-sottodominio.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 07:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[coundown]]></category>
		<category><![CDATA[cybersquatting]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[facebook connect]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[indicizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[millenium bug]]></category>
		<category><![CDATA[Nstreet]]></category>
		<category><![CDATA[pc]]></category>
		<category><![CDATA[random]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Sabato 13 giugno]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[sottodominio]]></category>
		<category><![CDATA[subdomains]]></category>
		<category><![CDATA[username]]></category>
		<category><![CDATA[utenti registrati]]></category>
		<category><![CDATA[vanity url]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.nokiaplay.it/?p=981</guid>
		<description><![CDATA[In questo emisfero è stata dura svegliarsi alle 6.01 del mattino di Sabato 13 giugno per scegliere il proprio vanity Url su Facebook. Questo piccolo millenium bug era stato annunciato con un countdown fin dai giorni scorsi: un cartello di testo in tutte le home page degli account, e una mail se l’utente la richiedeva, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo emisfero è stata dura svegliarsi alle 6.01 del mattino di<strong> Sabato 13 giugno</strong> per scegliere il proprio <strong>vanity Url</strong> su <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a>.</p>
<p>Questo piccolo <strong>millenium bug</strong> era stato annunciato con un <a href="http://www.trackback.it/articolo/facebook-allarme-url-personalizzato/11659/" target="_blank">countdown</a> fin dai giorni scorsi: un cartello di testo in tutte le home page degli account, e una mail se l’utente la richiedeva, annunciavano la novità a<strong> 200 milioni di utenti registrati</strong>.</p>
<p><a href="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/06/count_down.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-983" title="count_down" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/06/count_down.jpg" alt="count_down" width="450" height="136" /></a></p>
<p>Così <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a> spiegava questa novità:<br />
<em>&#8220;From the beginning of <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a>, people have used their real names to share and connect with the people they know. This authenticity helps to create a trusted environment because you know the identity of the people and things on Facebook. The one place, though, where your identity wasn’t reflected was in the Web address for your profile or the <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a> Pages you administer. The URL was just a randomly assigned number like “id=592952074.” That soon will change.</em></p>
<p><em>We’re planning to offer <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a> usernames to make it easier for people to find and connect with you. When your friends, family members or co-workers visit your profile or Pages on <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a>, they will be able to enter your username as part of the URL in their browser. This way people will have an easy-to-remember way to find you. We expect to offer even more ways to use your Facebook username in the future.”</em></p>
<p>Come dire: oggi che dire <strong>Facebook</strong> è come dire <strong>PC</strong> o <strong>telefono</strong> per gli ostinati dell’off line, possiamo anche permetterci di fornirvi gratis uno dei servizi tradizionalmente destinati ai marchi o agli affari: possiamo offrirvi un brand. Anzi, facciamo di più: vi diamo il nostro <strong>brand </strong>come garanzia, e insieme, dopo un semplice slash, vi diamo l’opportunità di personalizzarci, di personalizzare <strong>Facebook</strong>.</p>
<p>Infatti, lì dove prima il nostor profilo era identificato attraverso una stringa di caratteri alfanumerici generati in modo <strong>random</strong> dal software del <strong>social network,</strong> ora siamo proprio noi a scegliere il nostro indirizzo, che coincide col nostro nome. Solo su Internet, finalmente, la mia identità è anche dove puoi trovarmi.</p>
<p>Sì certo, in questo modo sarà anche più facile, per chi ci cerca, rintracciarci: il sistema è fatto in modo che il proprio nome venga indicizzato e quindi sia più facile raccogliere pezzi di noi in giro per il web (<strong>Facebook</strong> è una bola e un paracadute per l’<em>horror vacui</em> dei pixel).</p>
<p>Ma come fa a sfuggirci che questa è l’ultima delle possibilità contemplate e delle opportunità che si aprono a chi, scattando alle 6 del mattino (a mezzanotte negli Stati Uniti, orario che rende la corsa molto più competitiva), può decidere di occupare PER SEMPRE un sottodominio col nome che gli pare?</p>
<p>Parliamoci chiaro: chi ha pensato, con l’eccezione di chi scrive, di scegliere il <strong>proprio nome</strong> come vanity url? Il <strong>cybersquatting</strong>, spauracchio dei grandi marchi e delle personalità politiche e dello spettacolo (i vip), viene in questo modo incoraggiato, direte voi.<br />
Ma no, non si tratta neanche di questo.</p>
<p>Una volta i <strong>sottodomini</strong> erano i cugini sfigati dei domini in rete, specie nella prima fase di sviluppo del web, quando un  provider di servizi forniva un sottodominio ai propri clienti.</p>
<p>Ora non sono pià chiamati <strong>subdomains</strong>, ma <strong>vanity url</strong>, e riguardano <strong>Facebook</strong>, il luogo immateriale dove le persone convogliano un flusso ininterrotto di contatti e comunicazioni, dove il <strong>marketing</strong> intreccia  continue relazioni tra <strong>brand</strong> e tra <strong>brand </strong>e consumatori.</p>
<p>Nella macchina distributrice di parole più grande del mondo, il proprio nome, o l’identità che si è scelta, si stagliano come una porzione significativa del mondo <strong>Facebook</strong>, cioè del mondo della rete, cioè del mondo.</p>
<p>E voi che <strong>vanity url</strong> avete scelto? A chi lo avete rubato? E quanto il vostro<strong> vanity url</strong> si avvicina allo username che avete scelto per entrare dentro la Community di <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a>?</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it/profile/90/viralavatar" target="_blank">Viralavatar</a> avrà scelto &#8220;viralavatar&#8221;? E <a href="http://www.nstreet.it/profile/372/ziguline" target="_blank">ziguline</a>? E <a href="http://www.nstreet.it/profile/255/SATOBOY" target="_blank">SATOBOY</a>?</p>
<p>Infatti, questa è fatta di persone. Col<strong> Facebook connect</strong>, chi siete su<strong> Facebook</strong> siete su <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a>. È quello che fate, è come usate la rete e i suoi spazi, che fa di voi dei vanitosi o dei dominati.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.nokiaplay.it/quanto-e-sexy-il-sottodominio.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Metamondi: come butta in Second Life</title>
		<link>http://blog.nokiaplay.it/metamondi-come-butta-in-second-life.html</link>
		<comments>http://blog.nokiaplay.it/metamondi-come-butta-in-second-life.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 May 2009 09:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[avatar]]></category>
		<category><![CDATA[brain2brain]]></category>
		<category><![CDATA[convegni]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[cyber]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Linden dollars]]></category>
		<category><![CDATA[metamondi]]></category>
		<category><![CDATA[Reuters]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[second life]]></category>
		<category><![CDATA[SL]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[Zygmunt Ballinger]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.nokiaplay.it/?p=857</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;In a flaming crash / Like a falling star / Heading straight for the dive / Gonna make some cash / With the avatar&#8230;&#8221; -Duran Duran, Zoom In Sono entrata in Second Life 4 volte. Ammetto che avevo qualche pregiudizio che si trattasse di una specie di Worlds Away del nuovo millennio, ma anche che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>&#8220;In a flaming crash / Like a falling star / Heading straight for the dive / Gonna make some cash / With the avatar&#8230;&#8221; -</em>Duran Duran,<em> Zoom In</em></p>
<p>Sono entrata in <a href="www.secondlife.com" target="_blank">Second Life</a> 4 volte. Ammetto che avevo qualche pregiudizio che si trattasse di una specie di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/WorldsAway" target="_blank">Worlds Away</a> del nuovo millennio, ma anche che ne ero affascinata: l’idea di avere una seconda possibilità su cui costruire una virtualità vitale diversa e più soddisfacente mi intrigava.</p>
<p>Solo col tempo ho scoperto che questa premessa è la condizione della sconfitta della mia esperienza (o meglio, di quella del mio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Avatar_(realt%C3%A0_virtuale)" target="_blank"><strong>Avatar</strong></a>) dentro <a href="www.secondlife.com/" target="_blank">SL</a>.</p>
<p>Perché non è questo quello che di più bello può offrire, oggi, il mondo di SL. Cosa me ne faccio di una replica degli stereotipi della mia quotidianità? Che interesse riveste per la ricerca una riconferma, nella copiatura, della distinzione tra virtuale e reale?</p>
<p>E, soprattutto, perché chiamarla <a href="www.secondlife.com/" target="_blank">Second Life</a> quando dentro non c’è niente di vivo, ma riproduzioni, copie, illusioni e ombre? Perché, parliamoci chiaro, il mondo in 3D in cui faccio muovere la mia riproduzione pixellata, è per me, rispetto alla mia fisicità e allo spazio che abito, un mondo in 2D, impenetrabile,  soggetto alle leggi dell’ON e dell’OFF e a quelle dell’<a href="http://economyofsecondlife.blogspot.com/" target="_blank">economia</a>, questa sì, reale.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-863" title="second-life460" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/05/second-life460.jpg" alt="second-life460" width="460" height="276" /></p>
<p>Lancio queste domande, sperando che qualcuno voglia rispondere dal proprio punto di vista.</p>
<p>Da più parti è stato avanzato il sospetto che in fondo in fondo<strong> SL</strong>, popolata di<strong> avatar</strong> di grandi marchi, enti, università, agenzie e aziende, fosse solo una vetrina per l’off line.</p>
<p>Le news e le statistiche danno ragione a questo scontento, se anche la <strong>Reuters</strong> ha abbadonato SL (leggi <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2008/nov/23/reuters-quits-secondlife " target="_blank">qui</a> e <a href="http://secondlife.reuters.com/stories/2009/03/02/the-reuters-second-life-bureau-is-now-closed/index.html" target="_blank">qui</a>)</p>
<p>In Italia gli utenti attivi in SL sono <a href="http://www.lapaweb.com/statistiche-second-life-in-italia.html" target="_blank">22 mila</a>, tutti abitanti stanziali. <a href="http://www.comscore.com/Press_Events/Press_Releases/2007/05/Second_Life_Growth_Worldwide" target="_blank">Qui alcuni dati</a>.</p>
<p>In realtà, qualcosa di interessante, che non sia la riproduzione delle dinamiche della vita comune, con soldi (i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dollaro_Linden" target="_blank">linden dollars</a>), macchine, fidanzamenti, shopping e <a href="http://slurl.com/secondlife/Post%20Utopia/185/186/47" target="_blank">mappe stradali</a> ci deve pur essere, e indubbiamente c’è.</p>
<p>Io ho capito uscendone di cosa si tratta, nel momento in cui ho smesso di nutrire aspettative in termini di compensazione o riscatto, e ho cominciato ad apprezzarne il valore di fenomeno di produzione culturale. Uno degli esempi più riusciti è in Italia quello ideato e curato da <strong>Zygmunt Ballinger</strong> con <a href="http://brain2brain.ning.com/" target="_blank">brain2brain</a>, “il primo cluster elettronico delle idee”.</p>
<p>Periodicamente, si alternano convegni, presentazioni, serate a tema. Ottima ad esempio quella sul <a href="http://brain2brain.ning.com/profiles/blogs/il-corpo-20-2-incontro-la" target="_blank">corpo 2.0</a> in cui l’immaginario (mentale e fisico) all’interno del virtuale viene presentato come &#8220;liquido immaginale&#8221; che prende  momentaneamente forma.</p>
<p>Nell’incontro emerge un concetto che è fondamentale: nelle <strong>Virtual World Platforms</strong> come <strong>SL</strong>, a differenza dei mass media, l&#8217;immaginario è vissuto e creato in prima persona e non meramente osservato da spettatore.</p>
<p>Possiamo sempre farci una passeggiata, come <a href="http://www.nstreet.it/experience/626/1264/Una%20passeggiata%20in%20Second%20Life" target="_blank">Lola86</a>, e poi chiudere. Ma si sarà pur fatta un&#8217;esperienza <em>reale</em>, e su <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a> si condividono esperienze.</p>
<p>È questo protagonismo dell’azione a fare di <strong>Second Life</strong> un successo? È questa promessa fallita ad averne fatto un flop rispetto ai <strong>social network</strong>, a<strong> Facebook</strong> in particolare, dove la vita virtuale è la vita reale, e  viceversa? Insomma, il <strong>cyber</strong> ha perso e ha vinto il social?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.nokiaplay.it/metamondi-come-butta-in-second-life.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il senso di Nstreet per la mappa</title>
		<link>http://blog.nokiaplay.it/il-senso-di-nstreet-per-la-mappa.html</link>
		<comments>http://blog.nokiaplay.it/il-senso-di-nstreet-per-la-mappa.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 May 2009 08:32:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Amsterdam]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia industriale]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[bookmarks]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Cina del Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Dubai]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[festival delle lanterne]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Ibiza]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[madrid]]></category>
		<category><![CDATA[mappa]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[Nstreet]]></category>
		<category><![CDATA[on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Praga]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[Seoul]]></category>
		<category><![CDATA[strada]]></category>
		<category><![CDATA[Taipei]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.nokiaplay.it/?p=844</guid>
		<description><![CDATA[Quei segnalibri, o bookmarks, o puntine da disegno, che vedete sulla mappa accessibile dalla home page di Nstreet, sono i segni del vostro passaggio. Ogni punto è un’esperienza, definita da un grappolo di schede che la descrivono, da immagini che la approfondiscono e da informazioni che sono messe in condivisione affinché quel punto, quel luogo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quei segnalibri, o <strong>bookmarks</strong>, o puntine da disegno, che vedete sulla <a href="http://www.nstreet.it/map/esperienze  " target="_blank">mappa</a> accessibile dalla home page di <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a>, sono i segni del vostro passaggio. Ogni punto è un’<strong>esperienza</strong>, definita da un grappolo di schede che la descrivono, da immagini che la approfondiscono e da informazioni che sono messe in condivisione affinché quel punto, quel luogo, quello spazio, prendano vita.</p>
<p>È impossibile resistere alla tentazione statistica (o estetica?) di vedere quali sono le zone del mondo dove si concentrano le esperienze. E poiché <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a> è un progetto per la condivisione delle tendenze contemporanee, non sfugge l’importanza di tracciare una relazione tra intensità di punti e frequenza di cose notevoli da scovare.</p>
<p>I vostri spostamenti, i vostri scatti in movimento, sono la narrazione della mappa di un Paese e dei suoi costumi.<br />
Lo faccio io per voi: il centro d’Italia è il più battuto, specialmente per le esperienze relative ad uscite con gli amici, tempo libero, aperitivi, concerti, musei. Consumi culturali variegati, che trovano il loro nucleo a Roma.</p>
<p>Ma non crediate che Roma su <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a> sia solo quella <a href="http://www.nstreet.it/experience/274/413" target="_blank">pittoresca</a> o quella di <a href="http://www.nstreet.it/experience/496/938" target="_blank">Villa Borghese</a> dove si va a perdere una intera giornata ruotando solo leggermente il busto.</p>
<p>C’è chi ne ha colto lo spirito attuale e la faccia nascosta, lo stile internazionale dei suoi graffiti, la sacralità delle sue statue mischiata alla profanità degli assalti turistici, il fatto di essere luogo elettivo per i <a href="http://www.nstreet.it/experience/586/1191/Flash%20Mob:%20in%20giro%20per%20la%20città%20in%20costume" target="_blank">flashmob</a> di tutta Italia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-852" title="italia_2" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/05/italia_2.jpg" alt="italia_2" width="634" height="567" /></p>
<p>Andando verso Nord, ci si aspetterebbe di vedere una concentrazione di eventi “cool”, di colazioni al sushi e hammam dove insieme allo yoga fai anche lezioni di russo antico. C’è invece l’esplosione dei racconti delle città: <a href="http://www.nstreet.it/experience/578/1163" target="_blank">Torino multietnica</a>, metamorfizzata dalle <a href="http://www.nstreet.it/experience/321/515" target="_blank">Olimpiadi</a> e dal recupero degli <a href="http://www.nstreet.it/experience/402/702 " target="_blank">spazi industriali</a>, colta negli aspetti più moderni della sua natura mutante, come le fantasmagorie del <a href="http://www.nstreet.it/experience/137/198" target="_blank">Museo del Cinema</a>, di quello <a href="http://www.nstreet.it/experience/608/1221" target="_blank">egizio</a>, delle sue <a href="http://www.nstreet.it/experience/545/1065" target="_blank">luci d’artista</a>.</p>
<p>C&#8217;è <strong>Milano</strong> spogliata dalla sua veste di città da bere e presa nei suoi momenti di <a href="http://www.nstreet.it/experience/291/449" target="_blank">bellezza e di debolezza</a><br />
Vicenza città tracciata dagli appassionati del <a href="http://www.nstreet.it/experience/111/161" target="_blank">parkour</a>.<br />
<strong><br />
</strong>E c&#8217;è<strong> Venezia</strong> nella sua versione <a href="http://www.nstreet.it/experience/442/773" target="_blank">cartolina impazzita</a> e sovraesposta.</p>
<p>Il Sud Italia, dalla provincia ai capoluoghi, brilla su Nstreet nella sua multiformità affascinante: dagli esperimenti di marketing non convenzionale messi in scena per le strade di<a href="http://www.nstreet.it/experience/399/695" target="_blank"> Cava de’ Tirreni</a>, dalle processioni dei <a href="http://www.nstreet.it/experience/613/1240/I%20Misteri%20di%20Campobasso" target="_blank">Misteri di Campobasso</a>, ai pizzichi della <a href="http://www.nstreet.it/experience/446/795/Notte%20della%20taranta" target="_blank">Taranta di Melpignano</a>.</p>
<p>Fuori dall’Italia, brilla <strong>Amsterdam</strong>, città stereotipo dell’Eldorado europeo, densa di esperienze eleganti e kitsch, piena di <a href="http://www.nstreet.it/experience/398/694  " target="_blank">buskers</a> e di <a href="http://www.nstreet.it/experience/479/903" target="_blank">italiani. </a><br />
<strong>Bruxelles</strong> è stata colta da<a href="http://www.nstreet.it/profile/90/viralavatar" target="_blank"> viralavatar</a> nella sua sobria e pulita <a href="http://www.nstreet.it/experience/390/682" target="_blank">veste istituzionale</a>, ma anche nelle sue <a href="http://www.nstreet.it/experience/405/705" target="_blank">contraddizioni</a> .</p>
<p>Avete scovato lo <a href="http://www.nstreet.it/experience/400/700/Stickering%20a%20Praga" target="_blank">stickering di Praga</a>, e l’<a href="http://www.nstreet.it/experience/469/886/Chelsea%20Market" target="_blank">archeologia industriale a New York</a>.</p>
<p>Da <strong>Berlino</strong> ci avete comunicato il senso della <a href="http://www.nstreet.it/experience/478/902/Abbattendo+il+Muro+di+Berlino" target="_blank">caduta del muro</a>, e l’avanzare di una <a href="http://www.nstreet.it/experience/412/905/Da%20tutto%20il%20mondo%20per%20abbattere%20il%20Muro" target="_blank">controcultura giovanile</a> che ha fatto scuola nel mondo.</p>
<p>C’è <strong>Istanbul</strong>, con le sue <a href="http://www.nstreet.it/experience/353/584/Pubblicità! " target="_blank">gigantografie pubblicitarie </a>, la <a href="http://www.nstreet.it/experience/552/1081/JOY%20KITIKONTI%20IBIZA%20PRIVILEGE%202008" target="_blank">movida di <strong>Ibiza</strong></a>,  le &#8220;<a href="http://www.nstreet.it/experience/549/1069/Luci%20della%20città:%20Barcellona" target="_blank">fontane magiche</a>&#8221; di Plaza de Espana a Barcellona, le<a href="http://www.nstreet.it/experience/197/287/Madrid%20-%20le%20scale%20più%20belle%20d" target="_blank"> scale del palazzo &#8220;Funacion La Caixa&#8221;</a> a <strong>Madrid</strong>.</p>
<p>Poi c’è il <a href="http://www.nstreet.it/experience/434/757" target="_blank">cammino di Santiago di Compostela</a> fatto però in bicicletta, e le incursioni nei <a href="http://www.nstreet.it/experience/130/188/Dubai,%20un%20altro%20pianeta" target="_blank">paradisi naturali-artificiali di <strong>Dubai</strong></a><strong>.</strong></p>
<p>Andando più lontano, in Oriente, ci avete fatto vedere il <a href="http://www.nstreet.it/experience/505/952/Festival%20delle%20Lanterne_1" target="_blank">festival delle lanterne</a> a <strong>Taipei </strong>alla fine del capodanno cinese, come si fa il thé <a href="http://www.nstreet.it/experience/310/490 " target="_blank">nella Cina del Sud</a>, a <a href="http://www.nstreet.it/experience/451/819 " target="_blank">Seoul</a> e in <a href="http://www.nstreet.it/experience/460/863/Rito+del+The+in+Giappone" target="_blank">Giappone</a>.</p>
<p>In mezzo a questi addensamenti di storie, esperienze <strong>on the road</strong>: un passaggio continuo di treni (vedi la scheda <a href="http://www.nstreet.it/experience/229/333" target="_blank">pendolarism</a>), aerei automobili,  biciclette, sopra i quali avete deciso di fissare il momento e di caricarlo insieme a quelli degli altri (chissà se avremo mai modo di vedere due foto scattate nello stesso punto della pianura padana dal finestrino di un freccia rossa in movimento).</p>
<p>Fili che a volte si intersecano a volte si sovrappongono, fatte di <strong>ricerca</strong>, di intuizione e fortuna, di gusto per la <strong>strada </strong>e per quello che sopra vi accade o può essere fatto accadere: un rete di tempi e di sguardi che si rincorrono e che state tessendo con noi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.nokiaplay.it/il-senso-di-nstreet-per-la-mappa.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cassetta degli attrezzi: perché siamo tutti Wiki</title>
		<link>http://blog.nokiaplay.it/cassetta-degli-attrezzi-perche-siamo-tutti-wiki.html</link>
		<comments>http://blog.nokiaplay.it/cassetta-degli-attrezzi-perche-siamo-tutti-wiki.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 10:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[millennials]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[wiki]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.officina-project.com/?p=110</guid>
		<description><![CDATA[Generazione Y e Generazione 2.0 sono legate, lo sanno tutti. Ci chiediamo anche noi come molti viaggiatori e con i  numerosi passanti del nostro Blog di chi e di cosa stiamo parlando. Gli oggetti più sfavillanti sfuggono all&#8217;individuazione, è vero, quindi lungi da noi arrivare a definire una volta per tutte un fenomeno così costantemente mutante come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Generazione Y e Generazione 2.0 sono legate, lo sanno tutti. Ci chiediamo anche noi come molti viaggiatori e con i  numerosi passanti del nostro Blog di chi e di cosa stiamo parlando. Gli oggetti più sfavillanti sfuggono all&#8217;individuazione, è vero, quindi lungi da noi arrivare a definire una volta per tutte un fenomeno così costantemente mutante come la rete e il suo popolo. Ma per capire questa generazione e le tendenze che le sue scelte producono, anche a livello economico e politico,preferiamo avvalerci di strumenti, raccolti per le strade del web, suggeriti dai cacciatori di novità che ci fanno visita, che ci diano via via un senso più ampio della nostra impresa. Qui di seguito riportiamo una <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_seconda_generazione_di_internet" target="_blank">ricerca fatta dall&#8217;Università di Udine </a> sul successo della modalità Wiki nel Web 2.0. Cosa ha determinato la  fortuna della condivisione per la generazione 2.0 di Internet?</p>
<p>Per comprendere come si giunga ad una evoluzione dell’ambiente si adotterà un’ottica generazionale in modo da evidenziare il ruolo svolto dai diversi soggetti in questo fenomeno.</p>
<p>Le vari fasi dell’evoluzione del Web (v. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web" target="_blank">cap. 3</a>) hanno visto protagoniste principalmente tre generazioni:</p>
<ol>
<li>la “generazione del boom” (nati 1943-1960);</li>
<li>la “generazione X” (nati 1961-1981);</li>
<li>la “generazione del millennio” (1982-2005).</li>
</ol>
<p>Ognuna è stata influenzata dagli eventi in modo differente a seconda della fase della vita in cui si trovavano i propri membri.</p>
<p>La generazione del boom è costituita dai figli del secondo dopoguerra che rientrano nell’archetipo dei <em>profeti</em><sup id="cite_ref-0" class="reference">[1]</sup>: bambini cresciuti in un clima di ottimismo e di grandi speranze per il futuro che da giovani adulti hanno contestato con forza i modelli dei genitori alla ricerca di valori alternativi. La ribellione al sistema tradizionale li ha visti attivi partecipi in eventi collettivi molti dei quali di protesta<sup id="cite_ref-1" class="reference">[2]</sup>. Da adulti si son fatti crociati narcisisti di un risveglio spirituale che li ha portati a difendere strenuamente i valori perseguiti in gioventù.</p>
<p>I <em>boomer</em> erano adulti durante le prime fasi di vita del Web (fase sperimentale e prima generazione [v. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_fase_sperimentale" target="_blank">par. 3.1</a>-<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_prima_generazione_di_internet" target="_blank">2</a>]) e sono stati proprio loro ad aver teorizzato ed infine resa concreta la nuova tecnologia. I creatori del Web (Tim Berners-Lee e Robert Cailliau), l’inventore del primo wiki (Ward Cunningham) finanche i profeti del movimento Open Source (Richard Stallman, Bruce Perens e Eric Steven Raymond) fanno tutti parte della generazione del boom e ne rappresentano a pieno titolo i valori (sovvertimento dello <em>status quo</em>, perseguimento di vantaggi collettivi e non individuali, attenzione alla dimensione sociale dei fenomeni, etc.). Non a caso ciò che hanno teorizzato, ed il modo stesso in cui l’hanno portato a compimento, ha insito in sé qualcosa di fortemente rivoluzionario ed alternativo. Si pensi soltanto all’attivismo di Richard Stallman nella sua battaglia a favore del movimento del software libero o alle teorie di Eric Steven Raymond sul diritto di proprietà del software open source<sup id="cite_ref-2" class="reference">[3]</sup>. Nel momento in cui il Web iniziò a diffondersi, i primi utilizzatori delle nuove tecnologie digitali erano i giovani adulti della generazione X.</p>
<p>Questa generazione di <em>nomadi</em>, nata in un periodo di rinnovamento culturale e di ideali sociali è figlia della ribellione dei padri contro l’ordine stabilito. Da bambini non protetti e trascurati dai propri genitori, occupati nelle attività lavorative, maturano come giovani adulti alienati in un mondo in continuo mutamento. Evidenziano un indole individualista e poco propensa alla dimensione comunitaria dimostrata da una elevata propensione al rischio e dal fatto di preferire, nel lavoro, la libera professione al lavoro dipendente<sup id="cite_ref-3" class="reference">[4]</sup>.</p>
<p>Questi caratteri trovano conferma nel modo in cui si è trasformato il Web sul finire del XX secolo (v. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_transizione,_ovvero_il_risveglio_dal_sogno" target="_blank">par. 3.3</a>). I fondatori delle principali dotcom sono membri della generazione X: Jeff Bezos di Amazon, Sabeer Bhatia di Hotmail, Michael Burrows di Altavista e Pierre Omidyar di eBay<sup id="cite_ref-4" class="reference">[5]</sup> solo per citare alcuni degli infiniti esempi possibili. I diversi valori di cui sono portatori ha permesso loro di considerare ciò che era stato creato dai boomer in modo completamente diverso. Come conseguenza il Web mutò da puro strumento per la condivisione della conoscenza a mezzo per ottenere vantaggi personali, anche a costo di sostenere attività estremamente rischiose. Così come hanno vissuto attivamente la fase espansiva del Web, essi sono stati i primi a sopportare il peso dell’esplosione della bolla speculativa che portò al fallimento non solo di molte imprese, ma soprattutto di un modello economico che avevano contribuito a creare e sul quale avevano investito la propria vita. Da ciò deriva un senso di alienazione che li porta a guardare con distacco e pragmatismo il mondo che li circonda. Ed è in questo contesto che si affacciano i giovani della generazione del millennio.</p>
<p>I <em>millennial</em> sono una generazione di <em>eroi</em> nati in un’epoca di pragmatismo individuale e crescono come bambini iperprotetti in un ambiente creato su misura per loro. Più pratici dei <em>boomer</em> e meno individualisti dei membri della generazione X, da giovani adulti si affacciano al mondo ricercando il lavoro di squadra, la protezione dal rischio ed un equilibrio tra la vita professionale e la vita privata. Le loro doti principali hanno a che fare con il senso di collettività e la tecnologia. A questo proposito non sfugga il fatto che la generazione del millennio è la prima nata e cresciuta successivamente alla diffusione dell’informatica di consumo. Ciò porta i suoi membri a considerare la tecnologia come un dato di fatto, un elemento con il quale hanno avuto a che fare fin dalla nascita e non, come per le due generazioni precedenti, il risultato di un lungo cammino di ricerca e sperimentazioni. La conseguenza diretta è un diverso approccio agli strumenti informatici che vengono usati in modi alternativi ed inaspettati fino a creare un continuum tra il mondo reale e quello virtuale. Per i <em>millennial</em> non esiste, infatti, distinzione tra i due mondi, uno è complementare all’altro.</p>
<p>Si consideri l’ultima evoluzione del Web (v. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_seconda_generazione_di_internet" target="_blank">par. 3.4)</a> nella quale lo strumento si è trasformato in piattaforma globale su cui coesistono dimensioni diverse. A quella più “tradizionale” della condivisione della conoscenza si sono aggiunte la dimensione ludica, quella sociale e numerose altre, tutte fra di loro interconnesse tanto da rendere oggettivamente complessa la definizione di cosa sia il Web 2.0. Esso è al contempo più cose: uno strumento per giocare, per lavorare, per conoscere persone a sé affini, per stringere con loro relazioni, per superare le barriere spazio-temporali tra gli individui (<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#DEMATT.C3.89_1997" target="_blank">DEMATTÉ 1997</a>) ed altro ancora. Tutto questo avviene senza soluzione di continuità con il mondo reale, ovvero lo strumento è a lui complementare e non ne è un sostituto.</p>
<p>Solo considerando i <em>millennial</em> inseriti in questo processo continuo virtuale-reale si riesce a comprendere perché i valori diffusi sul Web si trasferiscano con estrema facilità nell’ambiente transazionale fino a trasformarlo.</p>
<p> </p>
<p><span class="mw-headline">Note</span></p>
<div class="references-small">
<ol class="references">
<li id="cite_note-0">Gli archetipi profeta, nomade ed eroe, così come le caratteristiche delle diverse generazioni, derivano dal lavoro di <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#HOWE_2007" target="_blank">NEIL HOWE</a> e <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#HOWE_2007" target="_blank">WILLIAM STRAUSS </a>(<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#HOWE_2007" target="_blank">2007</a>).</li>
<li id="cite_note-1">Si pensi alla “rivoluzione hippie” della Summer of Love (San Francisco, 1967), ai festival di Monterey (1967), di Woodstock (1969) e dell&#8217;isola di Wight (1970) o all’occupazione della facoltà di Sociologia dell’università di Trento (1966) ed al “Maggio parigino” (1968).</li>
<li id="cite_note-2">Cfr. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#RAYMOND_1999" target="_blank">RAYMOND, E. S.</a> (<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#RAYMOND_1999" target="_blank">1999</a>).</li>
<li id="cite_note-3">Tre soggetti su cinque di questo gruppo dichiarano di voler divenire “il capo di se stessi” e rappresentano la maggior generazione di imprenditori della storia americana (<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/Bibliografia#HOWE_2007" target="_blank">HOWE, STRAUSS 2007</a>, p. 25)</li>
<li id="cite_note-4"> V. <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_prima_generazione_di_internet#cite_note-9" target="_blank">note 14</a>-<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_prima_generazione_di_internet#cite_note-10" target="_blank">15</a> <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Economia_collaborativa:_origine_ed_evoluzione_dell%27approccio_wiki_e_sua_adozione_nelle_imprese/La_nascita_e_l%E2%80%99evoluzione_del_Web/La_prima_generazione_di_internet" target="_blank">cap. 3</a>.</li>
</ol>
</div>
<p><span id="more-110"></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.nokiaplay.it/cassetta-degli-attrezzi-perche-siamo-tutti-wiki.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

