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	<title>Nokia Play Blog – Condividiamo Esperienze &#187; off line</title>
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		<title>Come ti salvo un vino con Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 08:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blognpit</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Riccio]]></category>
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		<description><![CDATA[Viralavatar non  sa resistere:  partecipa a tutti gli eventi a cui viene invitato su Facebook, intreccia conoscenze coi blogger di casa sua e di tutta Italia e organizza con loro serate e happening. La sera del 13 Maggio ha deciso di andare in un locale di San Lorenzo, a Roma, per partecipare ad un evento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nstreet.it/profile/90/viralavatar" target="_blank">Viralavatar</a> non  sa resistere:  partecipa a tutti gli eventi a cui viene invitato su <strong>Facebook</strong>, intreccia conoscenze coi <strong>blogger</strong> di casa sua e di tutta Italia e organizza con loro serate e happening. La sera del 13 Maggio ha deciso di andare in un locale di San Lorenzo, a<strong> Roma</strong>, per partecipare ad un evento un po’ insolito, per uno che vive di schermi e realtà aumentata.</p>
<p>Si trattava di un evento promosso su <strong>Facebook</strong> dal <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1504893263&amp;ref=name#/group.php?sid=33756d0197e822c23a4de885f56cab8c&amp;gid=62018413266&amp;ref=search" target="_blank">gruppo Vernaccia</a>.<br />
<a href="http://www.nstreet.it/profile/90/viralavatar" target="_blank">Viralavatar</a> non ha resistito, e tirata fuori la telecamera ha chiesto ad <a href="http://www.nstreet.it/profile/313/Andrea" target="_blank"><strong>Andrea Riccio</strong></a>, fondatore del gruppo, di raccontare la sua storia.</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it/profile/313/Andrea" target="_blank">Andrea</a>, prima docente freelance nei corsi di <strong>Marketing</strong> di tanti istituti sardi, decide a un certo punto di mettersi in proprio ed organizzarli da sé: nasce &#8220;Marketing e formazione&#8221;, una specie di &#8220;centro benessere per le imprese piccole&#8221;.</p>
<p>Un giorno, discutendo con un amico produttore della Vernaccia, antichissimo vino di <strong>Oristano</strong> la ciu storia è visibile in <a href="http://www.nstreet.it/experience/704/1400" target="_blank">questo video</a> su <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a>, apprende dispiaciuto che per motivi economici la sua storica cantina è costretta ad abbandonare la produzione di questo tesoro.</p>
<p>Abbiamo raggiunto <a href="http://www.nstreet.it/profile/313/Andrea" target="_blank">Andrea</a>, che fuori dal video ci ha raccontato la sua impresa ai limiti del <strong>marketing</strong>:</p>
<p>Come è nato il <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1504893263&amp;ref=name#/group.php?sid=33756d0197e822c23a4de885f56cab8c&amp;gid=62018413266&amp;ref=search" target="_blank">gruppo Vernaccia</a>?<br />
<em>Sinceramente preoccupato, dopo il colloquio con il mio amico produttore, leggo un articolo su un blog e comincio a commentare.<br />
Reagisco a colpi di tastiera, scrivo un pezzo ma, da marketer, dovendo ragionare con la testa della gente e non con la mia, creo un gruppo su <strong>FB</strong> per tastare il polso della situazione. Ed il polso batte, eccome! Ad oggi, 1300 iscritti.</em></p>
<p>Dopo aver tastato il polso al popolo<em> on line</em>, come ti muovi per mobilitare e sensibilizzare il gusto delle persone verso questo prodotto antico, uno dei più analogici, legati alla convivialità, come il vino?<br />
<em>Dell&#8217;evento “aRoma di Vernaccia” sai bene, adesso, per complicarmi la vita, sto organizzando un Cavatappi d&#8217;idee: per rendere la Vernaccina più attraente e far sì che nei bar oristanesi e non si trovi finalmente quella buona, bisogna partire dal basso: far sì che la gente la chieda. Come? affiancandola all&#8217;arte, di tutti i sensi.</em></p>
<p>Chi vi segue?<br />
<em>Io cerco di coinvolgere artisti di tutti i tipi, dai fotografi ai cuochi, dai musicisti ai webmaster, perchè, per fine luglio, realizzino un&#8217;opera ispirata alla Vernaccia, ed in quei giorni le si esponga per le strade o nelle vetrine dei negozi, per spingere la gente a chiederla, quindi ai baristi a rifornirsene, quindi i produttori a rimboccarsi le maniche.</em></p>
<p>Funziona questo connubio tra artisti, produttori, esperti di marketing, intenditori e appassionati, tutti legati dalle reti sociali dell&#8217;era digitale?<br />
<em>La risposta è senza dubbio molto incoraggiante. A parte un sacco di gente sto coinvolgendo anche Comune, Provincia e CCIAA, oltre alla collaborazione con un festival musicale molto apprezzato che, per pura coincidenza, doveva terminare in quei giorni proprio in una Cantina di Vernaccia di un paesino attorno. Vedremo come fare.</em></p>
<p>È  per questo amore della contaminazione che i seminari che organizzi, al posto del programma delle giornate e della successione degli interventi, ha un menù?<br />
<em>Sì! Hai visto la nuova <a href="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/06/semi-nario.pdf" target="_blank">locandina di Semi-nario</a>, scometto. Si tratta di un seminario che si terrà il 20 Giugno e che ho preparato insieme ad altre persone sui modi innovativi di fare Marketing nel Web 2.0.</em> Non è più pensabile regolare la propria attività senza tenere conto dell&#8217;importanza dei social network.</p>
<p>Grazie Andrea, e in bocca al lupo.<br />
<em>Grazie a te, e salute a tutti.</em></p>
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		<title>L&#8217;anno di Facebook, anzi no: di Twitter</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 10:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio]]></category>
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		<category><![CDATA[cultura universale]]></category>
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		<description><![CDATA[Non capisco perché la gente mi segua su Twitter: non lo aggiorno quasi mai, ho una foto ambigua (forse per questo?), sono follower per lo più di persone a caso, che non contatto mai attraverso il messaggio istantaneo fornito dalla piattaforma, ma preferibilmente via mail o su Facebook. Ogni volta che mi trovo davanti alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non capisco perché la gente mi segua su <a href="http://twitter.com/" target="_blank"><strong>Twitter</strong></a>: non lo aggiorno quasi mai, ho una foto ambigua (forse per questo?), sono<strong> follower</strong> per lo più di persone a caso, che non contatto mai attraverso il messaggio istantaneo fornito dalla piattaforma, ma preferibilmente via mail o su <strong><a href="www.facebook.com/" target="_blank">Facebook</a></strong>. Ogni volta che mi trovo davanti alla striscia bianca di <strong>Twitter</strong> non mi viene in mente nulla, ma proprio nulla, da scrivere, e continuo a guardare lo sfondo fucsia (scelto nel mio unico sforzo di personalizzazione) in cerca di ispirazione. Il fatto che non possa mettere mie <strong>foto </strong>(anche se mi sembra di aver letto che è attiva la nuova funzione <strong>Twit.pic</strong>), o preferire dei <strong>video</strong>, o commentare elementi multimediali altrui (il fatto in definitiva che non mi permetta di esprimere una personalità, né autentica né <strong>fake</strong>), non incoraggia nessun mio desiderio tecnomediato.</p>
<p>Per me Twitter non ha niente di <strong>social</strong>. È come un telefonino tenuto <strong>off line</strong>, senza scheda, da cui mando <strong>sms</strong> che nessuno leggerà mai. Questo almeno fino a un minuto fa, quando ho saputo che <strong><a href="http://www.hindu.com/thehindu/holnus/009200903271612.htm" target="_blank">Madonna</a></strong> ha usato <strong>Twitter</strong> per comunicare al mondo che aveva smesso di ferquentare un tizio di nome <strong>Jesus </strong>che poteva essere suo figlio. Ma a colpirmi maggiormente è stata la rivelazione fatta dal <a href="http://www.guardian.co.uk/education/2009/mar/25/primary-schools-twitter-curriculum" target="_blank">Guardian</a>, di cui abbiamo già parlato <a href="http://www.officina-project.com/lost-in-traslation-inghilterra-italia-0-1-su-scuola-e-internet.html" target="_blank">qui</a> su Officina, che al Parlamento Inglese sarà presentato un disegno di legge che prevede l&#8217;insegnamento nelle scuole elementari del <strong>Regno Unito</strong> dei fondamenti di Twitter, come strumento di espressione universale, democratica, trasversale, istantanea.</p>
<p>Allora comincio a rivalutarlo, se non altro ex post: se uno strumento di comunicazione inizia ad essere pensato (in uno dei Paesi a fondamento democratico più tecnologicamente consapevole del pianeta, mica in Italia) addirittura come materia scolastica, passando per tutti i quotidiani off e on line del mondo senza bisogno dei clamori che spesso riguardano <strong>Facebook</strong>, allora la cosa merita una riflessione.<br />
Mi convince poco l&#8217;ipotesi che esista davvero qualcosa come la <strong>coscienza collettiva</strong>, e che si possa parlare di <strong>cultura universale</strong> semplicemente tenendo conto dei tratti emergenti di contesti socioculturali investiti da logiche mainstream, ma insomma, se <strong>Twitter</strong> cresce (lo dimostrano le statistiche e ne parla  lo stesso <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2009/mar/27/twitter-popularity" target="_blank">Guardian</a> chiedendosi se la sua diffusione annunci addirittura il sorgere di una “<strong><a href="http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2009/mar/27/twitter-popularity" target="_blank">coscienza del pianeta</a></strong>” ), vale la pena considerarlo nella sua autonomia e non solo come versione monomediale di <strong>Facebook</strong>, come ho fatto fino ad oggi.</p>
<p>È indubbio che <strong>Twitter</strong> introduce e detta una forma di testualità epsressiva del tutto nuova: nei suoi 140 caratteri, impone la comunicazione rapida, istantanea, riferita all&#8217;attimo e quindi contestualizzata, precisa, breve, aggiornata. Il suo essere diventato famoso come strumento di <strong>microblogging</strong>, e il suo successo presso redazioni ed organi politici (<strong><a href="http://twitter.com/BarackObama" target="_blank">Obama</a></strong>, oltre a quelli resi celebri dall&#8217;uso in campagna elettorale di <strong><a href="http://www.youtube.com" target="_blank">YouTube</a></strong> e <strong><a href="www.myspace.com/ " target="_blank">MySpace</a></strong>, ha un <a href="http://twitter.com/BarackObama" target="_blank">profilo Twitter</a> che viene quotidianamente aggiornato con micronotizie e domande agli elettori, specie su come risolvere la crisi economica). Ad incoraggiarne un uso che i Millennial, come dimostrano diverse <a href="(http://millennialmarketing.blogspot.com/search/label/Twitter" target="_blank">ricerche</a>, hanno ormai decretato come perfettamente inserito nelle logiche della loro quotidianità, c&#8217;è il fatto inappuntabile che Twitter è la migliore piattaforma per chi usa il <strong>telefonino</strong> per navigare: invece di mandare un sms all&#8217;amico o al collega di college, parlo col mondo che si è preso la briga di seguirmi, e contemporaneamente posso importare questa informazione sul mio wall di <strong>Facebook</strong>, più denso e complesso da gestire, senza spendere troppi soldi in connessione.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-402" title="twitter-obama" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/03/twitter-obama.png" alt="twitter-obama" width="450" height="279" /></p>
<p>Che <strong>Obama </strong>e il suo staff abbiano interesse a seguire i miei aggiornamenti o no mi sembra poco importante. Quello che mi interessa è che questo strumento, e il linguaggio che impone e inventa, siano diventati strumento di informazione e comunicazione politica mondiale, universale direi, vista la pervasività non solo mediale delle tecnologie di rete. Appare sempre più chiaro che <strong>Facebook </strong>è per gli amici (vuoi ritrovare i tuoi compagni di scuola?) e poco si presta a iniziative di <strong>advertising</strong> o a comunicazioni reedazionali o  collettive (se non attraverso lo strumento dei gruppi e delle  pagine fan), <strong>Twitter</strong> è per gli estranei. L&#8217;uno è personale e nominativo, l&#8217;altro si presta alle necessità dell&#8217;anonimato senza essere molesto e senza incoraggiare il fake-being, cioè è in sostanza più impersonale, pur essendo meno sistematico e quindi più emotivo. Non mette in contatto col prossimo, ma con il remoto.</p>
<p>Insomma, sia che venga usata a scopi elettorali, pubblicitari o personali, sia che divenga ambiente di sviluppo di un esperimento didattico, e se la stringa testuale di Twitter (in inglese o in <strong>Googlish</strong>) fosse una delle forme espressive più indicative della contemporaneità come il sonetto lo era dell&#8217;epoca vittoriana In Inghilterra o nel Rinascimento in Italia? Se fosse lo strumento attraverso il quale le culture possono entrare in relazione tra loro utilizzando un linguaggio comune, semplice, dove semplice non è da intendere in senso riduttivo ma in quello di valorizzazione ed elevazione delle differenze in comunanza? Ci pensiamo insieme? <a href="http://twitter.com/danielaranieri" target="_blank">Seguitemi</a>, magari su <strong>Twitter.</strong></p>
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