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	<title>Nokia Play Blog – Condividiamo Esperienze &#187; mercatini</title>
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		<title>Hot spots: perché vado sempre negli stessi posti</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 08:05:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle<strong> esperienze</strong> più agghiaccianti che si possono fare in una<strong> metropoli</strong> come<strong> Roma</strong> il sabato sera è andare in giro per locali. Orde di automobili gonfie di umanità si riversano nei dintorni delle zone calde di quella che negli anni ’80 si chiamava <em>movida</em> romana, e svuotandosi rilasciano nell’ambiente quote irreversibili (almeno per tutto il week end) di inquinamento organico, acustico, atmosferico.</p>
<p>Tutto questo, compresso, lo si ritrova anche all&#8217;interno dei<strong> locali</strong>. Che poi sono sempre gli stessi, i soliti sette-otto, intorno ai quali brulicano avventori di passaggio. È tutto troppo subdolamente perfetto perché non ci sia un motivo, che non sia la bellezza dei luoghi o la qualità della musica o del cibo, che spinge centinaia di persone a varcare soglie di stanzoni già pieni e grondanti di sudore e rumori alcolici.</p>
<p>Questo tipo di frequentazione non ha quasi mai forme di fidelizzazione: l’itinerario serale prevede toccate e fughe da un posto all’altro, in una specie di maratona a ostacoli per trovare il luogo meno (o più?) affollato.<br />
Si potrebbe comporre facilmente una<strong> mappa </strong>dei <strong>luoghi sensibili</strong>. Addirittura, digitalizzando la mappa e trasformando i luoghi in siti, è possibile comporre una statistica: i più visitati, le entrate singole, le consumazioni random, le visite di rimbalzo, i <strong>passaggi</strong> multipli.</p>
<p>Il triangolo <strong>Testaccio</strong>-<strong>San Lorenzo</strong>-<strong>Trastevere</strong> (non a caso soggetto spesso a politiche i limitazioni del taffico notturno) si conferma come il più ricco di eventi e il più denso dei resoconti del <strong>nightlife</strong>. È una specie di mappa dei chackra della capitale, stimolando i quali però non si ha un sollievo dal mal di testa ma un suo considerevole aumento.</p>
<p>Ne abbiamo avuto conferma dai vostri <strong>video</strong> su<a href="http://www.nstreet.it" target="_blank"> Nstreet</a>: molti provengono da locali dove si suona la musica del momento, altri  da dove si vedono le tendenze della contemporaneità in fatto di<strong> stile </strong>e <strong>dress code</strong>.</p>
<p>Ma ultimamente stiamo assistendo a un cambiamento che è già realtà in città come <strong>Milano</strong> e <strong>Torino</strong>. Alcuni video, ed è stata qui la nostra sorpresa, vengono da posti del tutto eterogenei, fequentati da una clientela più attenta, paziente, di nicchia. Locali che non vengono presi d’assalto, ma frequentati con costanza e interesse da sempre più persone. Selettivi, esigenti, i clienti dei nuovi locali chiedono, in cambio dell’ingresso e della consumazione, di poter fare un’esperienza.</p>
<p>Il <a href="http://www.circoloartisti.it/index.htm" target="_blank">Circolo degli Artisti</a>, risorto sul limite del Pigneto (quartiere caro a <strong>Pasolini</strong>) nel 1999 dopo la chiusura della sede storica di <strong>Piazza Vittorio</strong>, è uno di questi. Cos’ha di particolare il Circolo?</p>
<p>Risponde Christian Briziobello, responsabile dell’Ufficio Stampa, il Circolo: &#8220;Avanguardia, sperimentazione, rock&#8217;n roll, musica italiana e straniera, emergente e originale, sostegno alle scene musicali in difficoltà, qualità e novità come obiettivi nella scelta della programmazione, impegno a non chiudere fuori nessun genere musicale e soprattutto, negli ultimi anni ed in prospettiva, ad ospitare le altre arti&#8221;.</p>
<p>Oltre alla musica, quindi, si sta rivelando vincente una formula esclusiva: ambientazione all’aperto, stile <strong>giardino giapponese-romano</strong>, con piscina nel periodo estivo, tesseramento da socio del circolo, aperture domenicali con aperitivo, allestimenti artistici, <strong>mercatini</strong>, presentazioni di libri e mostre, serate <strong>Wi-fi</strong>.</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it/experience/316/508/mercatino%20giapponese%20@Circolo%20degli%20Artisti"><img class="alignnone size-full wp-image-668" title="upy7axyha7u2" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/05/upy7axyha7u2.jpg" alt="upy7axyha7u2" width="400" height="301" /></a></p>
<p>Alcuni segnali che il consumo culturale nella frequentazioni di luoghi “<strong>di tendenza</strong>” stia profondamente cambiando vengono, se non dal traffico urbano, dalla produzione di resoconti, di report video, di post sui blog più “cool” da parte di clienti e aficionados, dopo che hanno fatto l’esperienza.</p>
<p><strong>Il loop aperitivo-pizza-cinema-discoteca-cornetto è messo profondamente in crisi da nuove originali vie di fuga.</strong></p>
<p>La<strong> condivisione </strong>permessa dai nuovi mezzi di tecnologie di <strong>rete</strong> rende possibile la messa in comune di un sapere legato all’intrattenimento e al divertimento nemmeno pensabile ai tempi della pubblicità comune e delle gazzette della notte. Non a caso questo tipo di locali, che ormai è riduttivo chiamare così in vista della loro riformulazione in termini di ambienti esperienziali e ibridi, non si avvalgono più delle forme tradizionali di <strong>marketing</strong>, ma utilizzano le nuove tecnologie, il passaparola (ora si chiama <strong>word-of-mouth</strong>), il <strong>buzz</strong>.</p>
<p>Anche le critiche all’<strong>effimero </strong>della <em>movida </em>devono essere riviste: le esperienze che si ricavano da serate di questo tipo si protraggono nel tempo, nei video e nelle foto, vengono commentati e condivisi, replicati e criticati dai componenti delle <strong>community</strong> di cui si fa parte. La <strong>experience-wiki</strong> di <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a> parla di questa esperienza.</p>
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		<title>La fine della moda, il trionfo del Vintage</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 07:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che senso ha fare 2000 kilometri, inquinando e consumando combustibile, per andare a comprare un vestito usato? In un’ottica ecomica, ed ecologica, nessuno. Ma ha un senso per la moda del vintage. Così mi spiega una mia amica che una volta ogni due mesi va a Londra per tornare con la valigia piena di cinafrusaglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che senso ha fare 2000 kilometri, inquinando e consumando combustibile, per andare a comprare un vestito usato? In un’ottica ecomica, ed ecologica, nessuno. Ma ha un senso per la moda del <strong>vintage</strong>. Così mi spiega una mia amica che una volta ogni due mesi va a <strong>Londra </strong>per tornare con la valigia piena di cinafrusaglie che sembrano uscite dalla cantina di una nonna e vestiti costosissimi ma in alcuni punti leggermente lisi. Usati, appunto. Da quando usato è diventato sinonimo di <strong>cool</strong>? C’entra il vintage.<br />
La Definizione di Vintage, da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale" target="_blank">Wikipedia</a>, l&#8217;enciclopedia libera on line, è questa:</p>
<p>“Si definisce come vintage un oggetto prodotto nel ventennio precedente o prima, il quale per vari motivi è diventato oggetto cult per le sue qualità superiori, se confrontate ad altre produzioni precedenti o successive dello stesso oggetto. Anche se pronunciato impropriamente all&#8217;inglese /vinteig/, il vocabolo Vintage deriva assolutamente dal francese &#8220;l&#8217;age du vin&#8221; (l&#8217;annata del vino) e, per estensione, da &#8220;vendange&#8221; (vendemmia). La pronuncia più corretta é /véntadg/. Il termine coniato inizialmente per i vini vendemmiati e prodotti nelle annate migliori, è poi diventato sinonimo della espressione d&#8217;annata.</p>
<p>Vintage è <strong>cross gender</strong>. Piace a uomini e donne e si estende agli oggetti della vita quotiodiana, agli strumenti musicali, ai complementi d’arredo, agli accessori, alle automobili, alle illustrazioni grafiche e pubblicitarie, al <strong>look</strong>. È, cioè, più che un genere, uno stile di vita. Ha iniziato a diffondersi in virtù della spinta, data principalmente dai creativi e dai designer, al riciclo e al risparmio. L’<em>understatement</em> – cioè l’atteggiamento di chi evita di palesare il proprio status sociale attraverso oggetti costosi o appariscenti &#8211; promosso dal vintage è quello di uno stile che rifiuta di entrare nel circuito della moda e che invece di subire i <em>trend</em> li recupera dal passato, riattualizzandoli.</p>
<p>In fondo, come diceva <strong>Coco Chanel</strong>, la moda passa, lo stile resta. Vintage non è semplicemente retrò, e non è antiquariato, anche se sono dimensioni contigue: ciò che rende d’annata un oggetto è il suo appartenere all’epoca della produzione industriale, che nei decenni ’60 ’70 ha cominciato a sfornare oggetti di uso quotidiano, decretando contemporaneamente la <strong>fine dell’aura</strong> dell’opera d’arte non riproducibile.</p>
<p>Vintage non è semplice rivisitazione: al contrario dei cicli delle mode che si susseguono (hippy, folk, fifties, ecc) è genere a se stante che resiste alle mode. Il fatto che sia trasversale ne conferma la sua natura di “atmosfera”. Quindi a parte l’usato (“usato da chi?” è una domanda che raramente viene posta), vintage può essere anche un oggetto prodotto in questi anni, che “cita” il vintage. In questo è il contrario della moda, dove questa è il trionfo del nuovo.</p>
<p>Da fenomeno per intenditori e di nicchia, sta diventando fenomeno commerciale di massa. Entrato nel circuito della moda grazie alle modelle che, come dice <a href="http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/2006/apr/07/fashion" target="_blank">Hadley Freeman</a>, giornalista del <a href="http://www.theguardian.co.uk">Guardian</a>, “sono le uniche persone alle quali sta bene proprio tutto e soprattutto le uniche ad avere abbastanza tempo per andare a spulciare tra il vestiario di <strong>gente morta</strong>”, il vintage da stile è divenuto <em>trend</em>.</p>
<p>I <strong>mercatini vintage</strong> hanno avuto in questi ultimi anni un successo formidabile non nei piccoli centri storici, dove sarebbe stato più facile recuperare materiali d’annata da saccheggiare dal vecchio armadio della zia, ma proprio nelle grandi metropoli. Tra le mecche del vintage <strong>New York</strong>,  <strong>Parigi</strong>, <strong>Londra</strong>, <strong>Los Angeles</strong>.</p>
<p>Ma Anche <strong>Roma</strong> e <strong>Milano</strong> sono invase da questa tendenza: su <a href="http://www.nstreet.it">Nstreet</a>, la nostra esperta di vintage ed <strong>Nseeker</strong> <a href="http://www.nstreet.it/profile/103/annabaiocco" target="_blank">annabaiocco</a> ha caricato i suoi video dei <strong>Mercatini vintage</strong> della capitale, tra pizzi, merletti, tacchi a rocchetto, occhialoni sixties, pantaloni a zampa, spille decò, bigiotteria vera e falsa, paralumi damascati, frange charleston, glitter anni ’80, pomelli di armadio a forma di cigno, brocche, vinili introvabili, telefoni bianchi, biancheria da boidoir, oggettistica d’interni stile 2001 Odissea nello Spazio e tutti gli oggetti di una discreta archeologia del futuro.</p>
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