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	<title>Nokia Play Blog – Condividiamo Esperienze &#187; esperienza</title>
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		<title>L&#8217;Io ibrido dell&#8217;interaction design: Nstreet state of MAInD</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 08:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su Nstreet hanno creato una delle schede più interessanti della stagione: Hybrid Ego Exhibition Ars. Loro si chiamano MAInD, e il video mostra l’esisbizione dei progetti di studenti dell’Institute of Technology of the University of Tokyo nell’ambito dell’Ars Electronica Festival 2008. Arte ibrida, arte tecnologica, arte di altissimo livello interattivo, teneri durissimi robottini e fiumi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a> hanno creato una delle schede più interessanti della stagione: <a href="http://www.nstreet.it/experience/1104/2202/Hybrid%20Ego%20Exhibition%20Ars%20Electronica%20Festival" target="_blank"><strong>Hybrid Ego Exhibition Ars</strong></a>. Loro si chiamano <a href="http://www.nstreet.it/profile/500/MAInD" target="_blank">MAInD</a>, e il <a href="http://www.nstreet.it/experience/1100/2192/Hybrid+Ego+Exhibition" target="_blank">video</a> mostra l’esisbizione dei progetti di studenti dell’<strong>Institute of Technology</strong> of the<strong> University of Tokyo</strong> nell’ambito dell’<strong>Ars Electronica Festival 2008</strong>.</p>
<p>Arte ibrida, arte tecnologica, arte di altissimo livello interattivo, teneri durissimi robottini e fiumi di cristalli liquidi popolati da pesci evanescenti, non per ribadire la differenza tra reale e virtuale, ma per favorire attraverso, anzi dentro la <strong>tecnologia</strong>, una consapevolezza dell’interdipendenza tra individuo e <strong>ambiente</strong>.</p>
<p>In questo desiderio di aumentare la realtà, nasce il <strong><a href="http://www.maind.supsi.ch/" target="_blank">MAInD</a>:</strong> il <strong>Master in Interaction design</strong> del <a href="http://www.supsi.ch/" target="_blank">SUPSI</a>, la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana, propone un curriculum di studi molto diverso dai Master classici, in cui gli studenti potranno avere una &#8220;<strong>esperienza</strong>&#8221; di progettazione di reali prototipi di artefatti, ambienti e servizi avanzati.</p>
<p><a href="http://www.maind.supsi.ch/?cat=1" target="_blank">MAInDzine</a> – Plotting interaction design knowledge, è la la nostra<strong> blogzine </strong>tematica, in cui si affronta il tema del rapporto tra interaction design e  sostenibilità.</p>
<p>Dice Serena Cangiano, Assistant of MAS In Interaction Design del <strong>Laboratorio Cultura Visiva</strong> del SUPSI:<br />
I<em>l primo obiettivo di MAInD è presentare e favorire una selezione di progetti legati al mondo della tecnologia, del design, dell’art e della sostenibilità. Lo scopo finale di questa selezione è capire cosa potrebbe significare un interaction design sostenibile  e se possibile definire meglio le sue teorie, i suoi metodi e e le sue pratiche.</em></p>
<p><em>Il punto è: dobbiamo parlare di <strong>interaction design</strong> e <strong>sostenibilità</strong> come un’applicazione dell’interaction design al tema della consapevolezza ecologica e dell’attenzione all’ambiente, oppure di  “<strong>interaction design  sostenibile</strong>”, inteso come una nuova branca della disciplina piuù generale dell’interaction design?</em></p>
<p>E&#8217; proprio su questo secondo versante che si colloca <strong>MAInD</strong>: un esempio di questo cambio di prospettiva è il nuovo visionario concetto di design è il case study <a href="http://www.maind.supsi.ch/?p=1959" target="_blank">Nokia&#8217;s Eco sensor</a>:  si tratta dell’innovativo progetto sviluppato da <a href="http://www.nokia.it/" target="_blank">Nokia</a> per favorire le relazioni non solo tra le persone ma anche tra le persone e l’ambiente, favorendo la condivisione di dati sullo stato di salute dell’ambiente circostante captati attraverso un dispositivo sensibile.</p>
<p>Il meccanismo consiste di un un <strong>sensore</strong> indossabile, collegato a un <strong>telefono mobile</strong>, capace di captare e analizzare l’ambiente, il grado di salubrità, le condizioni climatiche di un luogo. Questa unità fatta di sensore e telefono essere indossato su una cinghia al collo o al polso, ed è dotata inoltre di una cella solare che provvede a dare energia al sensore stesso.</p>
<p>L’utente sarà in grado di scegliere quale sensore avere dentro il dispositivo sensibile, trasformando la propria unità percettiva in un “<strong>personal trainer ambientale</strong>”come una specie di contapassi che contemporaneamente mappa lo stato di salute dell’ambiente in cui si cammina.</p>
<p>E&#8217; questa l&#8217;era dell&#8217;<strong>Io ibrido</strong>, non più solo &#8220;connesso&#8221; alla tecnologia per affrontare e modificare l&#8217;ambiente, ma contaminato dalla tecnologia per essere parte di un tessuto ambientale, nutrito della stessa linfa e sano della stessa salute dell&#8217;ambiente in cui vive.</p>
<p><a href="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/07/nokiaecosensor11.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1297" title="nokiaecosensor11" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/07/nokiaecosensor11.jpg" alt="nokiaecosensor11" width="570" height="330" /></a></p>
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		<title>BIF: nuove immagini e gustosi concentrati di esperienze</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 07:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà che ci piace la puzza di vernice, il suono digitale dei clip sulla timeline, l’odore acrilico della stampa appena uscita dai plotter, ma insieme a esperienze consolidate come quella di Italia Wave, ci piace dare risalto anche alle prime edizioni. Il BOVA IMAGES FESTIVAL 1st Edition, Festival Internazionale delle Nuove Immagini è un nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà che ci piace la puzza di vernice, il suono digitale dei clip sulla timeline, l’odore acrilico della stampa appena uscita dai plotter, ma insieme a esperienze consolidate come quella di <a href="http://www.nstreet.it/profile/471/Italia%20Wave" target="_blank">Italia Wave</a>, ci piace dare risalto anche alle<strong> prime edizioni</strong>.</p>
<p>Il <a href="www.bovaimagesfestival.net " target="_blank">BOVA IMAGES FESTIVAL 1st Edition</a>, <strong>Festival Internazionale delle Nuove Immagini</strong> è un nuovo progetto organizzato dall&#8217;Associazione Culturale “<a href="www.associazionealtrementi.org" target="_blank"><strong>ALTREMENTI</strong></a>”  di Reggio Calabria dal 24 al 26 Luglio.</p>
<p>Il festival nasce dalla volontà di ricercare e presentare a livello internazionale i linguaggi artistici digitali più innovativi all&#8217;interno del panorama dei formati visivi <strong>underground</strong>: <strong>fotografia</strong>, elaborazioni digitali, <strong>animazione</strong>,<strong> videoarte</strong>, <strong>cortometraggi</strong>, video musicali e tutte le opere che fanno parte del nuovo &#8220;<strong>dominio digitale</strong>&#8220;.</p>
<p>Il <a href="http://www.nstreet.it/experience/766/1494/Bova%20Image%20Festival,%20Festival%20Internazionale%20delle%20Nuove%20Immagin" target="_blank">trailer</a> che vedete oggi in<strong> Primo Piano</strong> su <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a> ve l’abbiamo anticipato qualche giorno fa, facendolo comparire in sordina e per pochi minuti sul playerone centrale o in evidenza, tanto per rompere il segnale monotono delle alternanze video.</p>
<p>La descrizione di quei mattacchioni di <a href="http://www.nstreet.it/profile/372/ziguline" target="_blank">Ziguline</a> suonava sibillina: <em>E’ inutile che vi affannate, il futuro passa dalla provincia, magari dai vicoli diroccati di piccoli borghi del meridione d’Italia, dove nessuno mai si aspetterebbe di trovare un festival come il <strong>BIF </strong>(<strong>BOVA IMAGES FESTIVAL</strong>, o Festival Internazionale delle nuove immagini).<br />
</em></p>
<p><a href="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/07/banner_bif.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1134" title="banner_bif" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/07/banner_bif.jpg" alt="banner_bif" width="491" height="369" /></a></p>
<p>La difficoltà di segnale all’inizio del filmato è dunque da intendersi come un espediente estetico per creare della suspence? Anche, ma soprattutto è il codice che indica la volontà di una sintonizzazione, sulle onde del nuovo in questo caso, ed ora ci siamo.</p>
<p>Il video è di quelli di <a href="http://www.ziguline.com/" target="_blank">Ziguline</a>, come noi “gustoso concentrato di esperienze” e media partner dell’evento, e dà un’idea di una mappa aggiornata e fresca delle nuove tendenze e delle attività artistiche indipendenti, marginali e sperimentali.</p>
<p>Il <strong>programma</strong>, spiegato (anzi spremuto) da Giacomo Triglia, direttore artistico del <strong>Bova Image Festival</strong>, in un’<a href="http://www.ziguline.com/06/07/2009/prossimamente-al-bova-images-festival/" target="_blank">intervista</a> rilasciata a Ziguline, si articola in questo modo: inaugurazione il <strong>24 luglio</strong> alle ore 21.00, discorso di presentazione al pubblico alla presenza di autorità e artisti, super-mega-rinfresco-calabrese e primo live concert + djset nel cortile interno del Palazzo: Shirt vs T-Shirt (Partyzan Prod). Apertura Festival giorni 25 e 26 dalle ore 18.00 alle ore “ad oltranza”; live concert seconda serata: John Merrick + djset Shirt vs T-Shirt; live concerts serata finale: Kyle + Appleyard College + djset Shirt vs T-Shirt.</p>
<p><strong>BOVA IMAGES FESTIVAL</strong> si terrrà dentro il borgo di BOVA (<em>Chora tu Vua</em> in Grecanico), in provincia di Reggio Calabria, definito tra “I Borghi più Belli d&#8217;Itali”&#8217; all&#8217;interno del Libro Rosso Unesco.</p>
<p>La scelta della location per un evento che accoglie il meglio delle emergenze culturali nel campo del digitale non è di certo casuale: l’antico e lo sconosciuto producono accostandosi uno spostamento, una scintilla semantica, sicuramente affascinante, ma anche ironica (almeno nel senso artistico del termine).</p>
<p>Tutto è così specchio e interfaccia dell’<strong>esperienza culturale-digitale</strong>.</p>
<p>Chissà come appariranno le<strong> nuove immagin</strong>i, nude e innocenti nella loro spregiudicata bellezza e offerte all&#8217;occhio che le succhia. Non resta che andare a vedere.</p>
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		<title>Il profumo dei luoghi: il Pigneto e il corpo</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 08:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il Pigneto è la corona di spine che cinge la città di Dio&#8221; (Pier Paolo Pasolini) Fabrizio Boni, già autore del prezioso Savorengo Ker, la casa di tutti, ci ha regalato Almadromestica: il corpo. Si tratta di &#8220;una esplorazione sonora del quartiere Pigneto di Roma sulle orme di Almadromestica, intervento artistico psicogeografico in 7 atti: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Il Pigneto è la corona di spine che cinge la città di Dio</em>&#8221;<br />
(Pier Paolo Pasolini)</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it/profile/447/fabrizioboni" target="_blank">Fabrizio Boni</a>, già autore del prezioso <a href="http://www.nstreet.it/experience/747/1465" target="_blank">Savorengo Ker, la casa di tutti</a>, ci ha regalato <a href="http://www.nstreet.it/experience/870/1730/Almadromestica%3A+il+corpo" target="_blank">Almadromestica: il corpo</a>. Si tratta di &#8220;una esplorazione sonora del quartiere<strong> Pigneto </strong>di<strong> Roma</strong> sulle orme di <em>Almadromestica</em>, intervento artistico psicogeografico in 7 atti: 7 eventi artistico-tematici in 7 case private&#8221;.</p>
<p>Nel video, un corpo attraversa il <strong>quartiere </strong>alla ricerca di uno spazio che sappia riconoscerlo e testimoniare della sua esistenza. La risonanza come indice di presenza e veicolo di astrazione del corpo nel luogo che lo contiene. Un viaggio alla ricerca della casa-grembo, tra ciò che accade dentro e ciò che accade fuori.</p>
<p>Sarà perché da sempre il <strong>Pigneto</strong> è quartiere che vive tra il dentro e il fuori: da <em>topos</em> letterario frequentato dai <strong>ragazzi di vita</strong>, dagli accattoni, dagli straccioni e poi dai nuovi ricchi, a <strong>set cinematografico</strong> a cielo aperto, da luogo simbolo del recupero artistico delle zone del disagio e della povertà di una città cartolina, a location preferita dei fighetti da bar, dai patiti dei loft e degli atelier, ma anche dall&#8217;arte emergente e dal nuovo <strong>Cinema</strong>.</p>
<p>E&#8217; proprio questo suo essere zona fluida di un <strong>confine </strong>a renderla alternativamente <strong>ghetto</strong>, isola pedonale, città straniera, oppure una Roma distillata, con tutte le qualità, buone e cattive, della capitale di cui è parte ma da cui si distanzia per scelte culturali e politiche.</p>
<p>Ed è questo suo carattere <em>in between</em> e poetico a farne il luogo delle emergenze culturali più importanti del momento.</p>
<p>Domani, Mercoledì 24 giugno dalle 18.30 si svolgerà l&#8217; inaugurazione della biblioteca dello <a href="http://www.ied.it/Network/Roma/" target="_blank">IED</a>, dove, a partire dalle 20.00, si terrà la puntata <em>Toglimi tutto ma non il mio Facebook!</em> nell&#8217;ambito della <a href="http://www.codiceinternet.it/profiles/blogs/settimana-internet-roma-1" target="_blank">SETTIMANA INTERNET@ROMA </a>a cura della Provincia di Roma, a cui <strong>Nstreet </strong>parteciperà con vivo interesse.</p>
<p>Domani è anche l&#8217;ultimo giorno per visitare la mostra <a href="http://www.pigneto.it/news.asp?id=717" target="_blank"><em>Dimensione massima 10&#215;12 cm</em></a>, che fa parte dell&#8217;ottava edizione di FotoGrafia &#8211; <a href="http://www.fotografiafestival.it/eventi.asp" target="_blank">Festival Internazionale di Roma</a> ed è organizzata da<a href="http://www.cameraoscura.org/" target="_blank"> CameraOscura</a>.</p>
<p>Grazie  a<a href="http://www.nstreet.it/profile/447/fabrizioboni" target="_blank"> Federico Boni</a> per averci mostrato attraverso il suo viaggio nel Pigneto come si possa fare <strong>esperienza </strong>di un luogo partendo dai luoghi fisici, e riempendoli della loro biografia tornare al loro spirito, al loro profumo, che è anche il senso del compiersi del nostro corpo nello spazio.</p>
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		<title>Slow way of leaves</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 08:25:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[« Il cuore della Cerimonia del tè consiste nel preparare una deliziosa tazza di tè; disporre il carbone in modo che riscaldi l&#8217;acqua; sistemare i fiori come fossero nel giardino; in estate proporre il freddo; in inverno il caldo; fare tutto prima del tempo; preparare per la pioggia; e dare a coloro con cui ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">« Il cuore della Cerimonia del tè consiste nel preparare una deliziosa tazza di tè; disporre il carbone in modo che riscaldi l&#8217;acqua; sistemare i fiori come fossero nel giardino; in estate proporre il freddo; in inverno il caldo; fare tutto prima del tempo; preparare per la pioggia; e dare a coloro con cui ti trovi ogni considerazione »<br />
(Sen no Rikyū)</p>
<p>Nessuno ormai pensa più al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/T%C3%A8" target="_blank">tè</a> come rimedio nei lunghi pomeriggi di febbre o compagno di rapidi risvegli. Dal fascino austero delle ore 5 p.m. dell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Inghilterra_vittoriana" target="_blank">Inghilterra Vittoriana</a>, questa bevanda è tornata ad essere legata nell&#8217;immaginario ai suoi luoghi di origine, e ha rifatto il giro del mondo.</p>
<p>Nell’epoca della rivalutazione della<strong> lentezza</strong>, del trionfo del gusto orientaleggiante, della rivalutazione di lussi semplici legati al benessere, il <strong>rito del tè</strong> detiene una delle posizioni più alte nell’orizzonte della quotidianità del consumatore consapevole.</p>
<p>La reputazione che circonda le foglie di<strong> tè</strong> è nota a tutti: il desiderio di un momento di tranquillità da dedicare a se stessi è divenuto sempre più una consapevole operazione antiossidante, e da bisogno individuale è divenuta febbre collettiva, da consumarsi lentamente nelle rarefatte atmosfere minimali dei locali più &#8220;<strong>cool</strong>&#8221; del Pianeta.</p>
<p>Introdotto in forma di polvere in <strong>Giappone</strong> 800 anni fa dai <strong>monaci Zen </strong>che ne avevano studiato le foglie in Cina, questo è uno dei pochi prodotti la cui consumazione richiede una <strong>Way of tea,</strong> conosciuta in Occidente come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cha_no_yu" target="_blank"><strong>Cerimonia del tè</strong></a>.</p>
<p>Tutta la complessa serie di regole che prescrivono tempi di <strong>infusione</strong>, materiali, uso e manualità di utensili, tipo di acqua usata, fa di questa cerimonia un’<strong>esperienza</strong> estetica e spirituale e non solo del palato.</p>
<p>La stessa procedura di preparazione sembra suggerire qualcosa che ha a che vedere con la disciplina e il raggiungimento della serenità interiore, legata anche alla consapevolezza di farsi del bene. Tutto questo è <strong>slow</strong>, almeno quanto il <strong>junk food</strong> è<strong> fast</strong>, alleato del consumismo, delle multinazionali, dell’inquinamento e delle malattie dell’occidente industrializzato.</p>
<p>Chi ama il<strong> tè</strong> sa che non è quella cosa insipida fatta infondere nell’acqua tiepida e da insaporire con latte (come gli inglesi, che evidentemente ingorano che i grassi del latte annullano l’effetto benefico dei <strong>polifenoli</strong>), ma una polvere preziosissima e raccolta in luoghi remoti e incontaminati (la migliore, più pastosa, è il <strong>the verde matcha</strong>), che si lascia attraversare dalla setosità del liquido caldo e lo infonde del suo gusto e del suo colore, regalando un momento di benessere che sembra aver contagiato, per osmosi, il <strong>design</strong> dei luoghi dove si consuma, l’abbigliamento di chi lo serve, la gestualità di chi lo beve.</p>
<p>Intorno al rito del tè si organizzano addirittura pacchetti vacanze, non tanto per andarlo a raccogliere nei luoghi dove nasce (per una tazza di pregiatissimo <strong>Pu-erh</strong> bisogna spingersi fino al mercato di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Xuanwu_District,_Beijing" target="_blank">Xuanwu</a> in Cina), quanto per concedersi delle pause in <strong>Hotel</strong> costosissimi e patinati (come il <a href="http://www.cameronhighlandsresort.com/index.htm" target="_blank">Cameron Higlands Resort</a> in <strong>Malaysia</strong>, o il <a href="http://www.glenburnteaestate.com/" target="_blank">Glenburn Tea Estate</a>, in <strong>India</strong>) che promettono trattamenti tutti a base di the.</p>
<p>Ma anche senza eccedere nel <strong>lusso</strong> e nell’ostentazione conssumistica (che è esattamente il contrario dello spirito del <strong>tè</strong>), e senza spingersi fino allo stiramento dei tempi che vediamo nel <a href="http://www.nstreet.it/experience/310/490" target="_blank">video</a> di <a href="http://www.nstreet.it/profile/222/Black+Box" target="_blank">The Black Box</a> su <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a>, anche nelle realtà locali si assiste a una riscoperta di questo antichissimo rito, che forse è una moda, ma forse è anche qualcosa in più, in grado di suggerire nuovi (antichi?) ritmi di vita e di lavoro.</p>
<p>Forse, addirittura, di riconfigurare anche i tempi e i modi della produzione, se anche il <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/" target="_blank">Times </a> di <strong>Londra</strong> ha messo a disposizione dei suoi collaboratori delle sale per la lenta consumazione di ottimo tea <strong>post-coloniale</strong>.</p>
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		<title>Abbasso la creatività</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 07:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se si guarda l&#8217;etichetta di una bottiglia di una nota bibita, ci si rende conto di quanto sia vero l’adagio “un brutto logo è un buon logo”. Per rappresentare la seconda parola più pronunciata al mondo dopo “okay” si è scelto un insieme tipograficamente, esteticamente e coloristicamente sbagliato. La scritta non si capisce (c’è scritto Loca Gola? Lola lola? Loca Loca?), i contorni sono sfocati, il giallo “sbatte” con il grigio e il rosso, ci sono sovraimpressioni di rosso per dare l’immagine di uno smile appena sotto la scritta, ma l’insieme è disordinato, casuale, raffazzonato. Eppure, vince. Perché?</p>
<p>Quali sono i criteri per cui un logo e una campagna publicitaria vengono accettati e funzionano, oppure vengono accettati e non funzionano affatto, mentre al contrario alcune invenzioni dei creativi vengono rifiutate?<br />
Siamo andati alla Mostra <a href="http://blog.creativesarebad.com/" target="_blank">Creatives are bad</a>, che si è svolta da giovedì 2 a domenica 5 aprile presso il Complesso Monumentale di Santa Maria del Rifugio, a <strong>Cava de&#8217;Tirreni</strong> (Sa), seconda tappa della III edizione della mostra sulla comunicazione rifiutata, ideata dall&#8217;agenzia di comunicazione <a href="www.mtncompany.it/" target="_blank">MTN Company</a> in collaborazione con <a href="http://www.comunitazione.it/" target="_blank">Comunitàzione.it</a>.</p>
<p>Esposti, esempi di comunicazione rifiutata. Grafiche, loghi, claim, illustrazioni e animazioni che per qualche motivo non sono diventati parte fondante dell’identità di un brand. Già, ma cos’è l’identità per un  brand? I prodotti che incarnano il brand, ma questo lo sanno tutti, non limitano la loro identità nella funzione. Non dissetano e non sfamano semplicemente (ammesso che lo facciano del tutto). Fanno parte di quello che comunemente si chiama (derivandolo dai classici della sociologia come <strong>Benjamin</strong>, <strong>Adorno</strong>, <strong>Foucault</strong>, <strong>Baudrillard</strong>, <strong>Lévy</strong>, <strong>De Certeau</strong>) &#8220;<strong>immaginario collettivo</strong>&#8220;.</p>
<p>Partecipano della vita quotidiana delle persone intese come consumatori, dove vita quotidiana è da intendere come risultato dell’impasto di azioni, gesti, relazioni fisiche e immaginazione, desiderio, rappresentazione. Suggeriscono mondi, e anche laddove vendono venduti e consumati in luoghi squallidi, non urbani, non postmoderni, aumentano il valore esperienziale del luogo. Naturalmente, tutto questo lo sono diventati. Non esiste un’ontologia del brand, per cui alcuni marchi appartengono ad un empireo che si manifesta. È la loro natura evolutiva, la loro filogenesi si potrebbe dire, a decretarne il successo.</p>
<p>Ecco, un buon <strong>logo</strong> e una buona <strong>campagna pubblicitaria</strong> sono quelli che sono in grado di costruire esperienza attorno al loro consumo. L’identità del brand, allora, smette di essere l’uso o la qualità del modo in cui viene rappresentato: l’identità del brand è definita dalla sua<strong> interfaccia</strong>. La superficie di un hamburger è riconoscibile e standardizzata. So che addentandolo non avrò sorprese. La sua superficie si offre alla mia esperienza che sarà diversa a seconda del contesto in cui la metto in scena, ma miracolosamente uguale a se stessa sempre e ovunque perché incarna la logica del brand, che vuole che ad ogni morso sia ribadita la sua potenza universale. Non c’è creazione, intesa come misto di ispirazione e traspirazione, che tenga: è l’esperienza che il brand mette in moto e costringe a condividere a farne un successo.</p>
<p>Chissà quanti fra quelli esposti a <strong>Creatives are bad</strong>, erano capolavori di creazione di un’interfaccia esperienziale.<br />
Il <strong>touch screen</strong> è una delle più ruiscite interfacce della contemporaneità tecnologica: la sua superficie definisce l’identità del marchio perché crea, nel momento in cui si entra in contatto con essa, l’esperienza del brand. Tutto quello che circonda la pubblicità del sentire del marchio (notorietà, diffusione, popolarità) fa parte di un approccio convenzionale al marketing, che numerose ricerche vedono ormai in declino specie nell’epoca dei social network e negli ambienti digitali in genere.</p>
<p>Non è più l’usabilità del prodotto (come la caninità del cane) a farne un feticcio: l’esperienza del consumatore <strong>E’ </strong>l’identità del brand. Ogni cattivo creativo lo sa bene: il tocco, che si esprime come massimo dell’evidenza del consumo più ancora della possibilità di mandare <strong>sms </strong>o di connettersi in <strong>WiFi</strong>, definisce, al di là di ogni idea di creatività, la maggiore consonanza tra interfaccia tecnologica e desiderio del consumatore.</p>
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		<title>Il mosaico animato</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 13:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SammyJenkins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi piace questa definizione: Nstreet come un mosaico, dove tutte le tessere hanno un posto preciso, come in un puzzle. Avete presente quei video fatti in compositing (con After Effect) dove si incastonano tanti piccoli video in un muro che piano piano si allontana e mostra un disegno completo? Oppure le icone di Bob Marley [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piace questa definizione: <strong>Nstreet </strong>come un <strong>mosaico</strong>, dove tutte le tessere hanno un posto preciso, come in un puzzle.</p>
<p>Avete presente quei video fatti in compositing (con <strong>After Effect</strong>) dove si incastonano tanti piccoli video in un muro che piano piano si allontana e mostra un disegno completo? Oppure le icone di <strong>Bob Marley </strong>composte da microscopiche foto di Bob Marley?</p>
<p>Tutti i video che sto vedendo su <a title="Nstreet" href="http://beta.nstreet.it" target="_blank">http://beta.nstreet.it</a> in questi giorni mi sembrano avere lo stesso senso di fondo, la stessa visione di insieme. <strong>Antoine de Saint-Exupéry</strong> disse che &#8220;<em>Amore non è guardarci l&#8217;un l&#8217;altro, ma guardare insieme nella stessa direzione</em>&#8220;. E allora i primi utenti di <strong>Nstreet </strong>si amano. I nostri pionieri stanno addirittura facendo di più che guardare insieme nella stessa direzione.<em> La stanno tracciando</em>, questa direzione.</p>
<p>Prendiamo Il video di <strong>Pierluigi Darino </strong>sul <strong>Dr Why </strong>(<a title="Video sul Dr Why" href="http://beta.nstreet.it/experience/193/280" target="_self">http://beta.nstreet.it/experience/193/280</a>) fa da contraltare a quella di <strong>Daniele Montemale </strong>al palazzo delle esposizioni su <strong>Darwin</strong> (<a title="Video su mostra Darwin" href="http://beta.nstreet.it/experience/100/140" target="_blank">http://beta.nstreet.it/experience/100/140</a>). Eventi, cultura, divertimento. In un modo faceto o in maniera seria&#8230; mi sembra guardare nella stessa direzione.</p>
<p>Che dire poi del &#8220;caso&#8221; (sarà un caso?) dei due video, praticamente correllati, sul <strong>Cosplay</strong>? <a title="Eventi e condivisione" href="http://blog.nokiaplay.it/gli-eventi-sono-gia-condivisione-perche-serve-altro.html" target="_blank">Dopo quello di cui ho parlato anche in questo post</a>, è apparso quello di <strong>Satyr </strong>(<a title="Il video di Satyr per Cosplay" href="http://beta.nstreet.it/experience/195/285I" target="_blank">http://beta.nstreet.it/experience/195/285I</a>), simile e diverso allo stesso tempo, ma anche lui sembra guardare nella stessa direzione.</p>
<p>E poi le esperienze meno pensate, più extemporanee, come le &#8220;scale più belle de&#8217;Europa  (http://beta.nstreet.it/experience/197/287) o il cubo di Rubik risolto in meno di un minuto (<a title="Video sul Cubo di Rubik" href="http://beta.nstreet.it/experience/192/279" target="_blank">http://beta.nstreet.it/experience/192/279</a>). Collegate non per senso ma per occasione. E l&#8217;occasione fa l&#8217;uomo videomaker <img src='http://blog.nokiaplay.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Tutto questo mi sembra un cammino, appunto, verso la ricerca condivisa dell&#8217;esperienza giusta da consigliare. Che sia una mostra, un pub, una fiera o un evento, il modo giusto per esprimerla in video lo troveremo strada facendo. Così come quando invece è l&#8217;esperienza che viene da noi e ciò che facciamo è semplicemente filmarla per poi condividerla gridando &#8220;e voi, cosa avete visto di interessante?&#8221;.</p>
<p>Guardando quindi dalla distanza tutti questi tasselli mi sembra di vedere uno stivale, l&#8217;Italia, e i suoi mille sapori, odori, sensazione.</p>
<p>Una fotografia collettiva gigante di ciò che merita un&#8217;ora del vostro tempo.</p>
<p>E anche di più&#8230;</p>
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		<title>Un viaggio in camper è un viaggio condiviso</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 09:15:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SammyJenkins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su youtube ci sono un sacco di video di vacanze o viaggi. C’è addirittura una categoria “Viaggi ed eventi”: il villaggio globale online ha portato le serate a base di diapositive dell’ultima vacanza su internet, alla portata di tutti. Mi chiedo questo: è meglio informarsi sui luoghi di villeggiatura tramite una guida oppure vedere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <strong>youtube </strong>ci sono un sacco di video di vacanze o viaggi. C’è addirittura una categoria “<strong>Viaggi ed eventi</strong>”: il villaggio globale online ha portato le serate a base di diapositive dell’ultima vacanza su internet, alla portata di tutti.</p>
<p>Mi chiedo questo: è meglio informarsi sui luoghi di villeggiatura tramite una guida oppure vedere il video di un utente su internet? Il vecchio mondo avrebbe sicuramente risposto la guida. Il nuovo mondo, i millenial, rispondono ovviamente &#8220;la seconda che hai detto&#8221;, così come me.</p>
<p>Mentre sui siti più istituzionali si parla di vacanze in maniera convenzionale, i video dei viaggi degli utenti ti fanno scoprire molto sulla personalità di un luogo e sulla personalità dei viaggiatori. E ritorna il discorso, ormai abusato almeno dal sottoscritto, della <strong>condivisione di un’esperienza</strong>.</p>
<p>Ok, <strong>Cuba </strong>ha queste caratteristiche, questi luoghi interessanti e queste spiagge incantevoli… o almeno così dice la guida. Ma il posto giusto per me, c’è, a Cuba? Solo guardando in faccia (o sentendo la voce) di un viaggiatore potrei accorgermene. Se c’è dell’affinità, se condivido con lui qualcosa, probabilmente il suo consiglio è migliore di quello della guida, della pubblicità o dell’agenzia di viaggio.</p>
<p>La volete quindi un’idea per <strong>Nstreet</strong>? Per qualche nuovo video da girare? Il video di una vostra vacanza, va benissimo. Spiegateci che esperienza avete provato, per quale motivo siete lì. Volete salvare il mondo? Volete salvare gli animali come i protagonisti del secondo video? O semplicemente siete nello svago più totale che si possa immaginare?</p>
<p>A parlare di vacanze anche il buon vecchio <strong>Sammy </strong>si è fatto venire l’acquolina in bocca però… oggi c’è un bel sole, l’aria è pulita.</p>
<p>Quasi quasi butto i miei aggeggi tecnologici e me ne vado al mare…</p>
<p>&#8230;non ce la faccio, sono ancora qui. Il mio computerino al mare soffrirebbe troppo il caldo <img src='http://blog.nokiaplay.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>La beta pubblica di Nstreet è finalmente online</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 14:45:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente ci siamo. E non è un Pesce d’Aprile. All’indirizzo http://beta.nstreet.it troverete la piattaforma voluta da Nokia che vi permetterà di condividere la vita di tutti i giorni, dagli aperitivi ai fatti di cronaca. Dopo mesi di duro lavoro, testing interno e tante promesse, siamo finalmente arrivati al momento di scoprire le nostre carte. Nstreet [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente ci siamo. E non è un<strong> Pesce d’Aprile</strong>.</p>
<p>All’indirizzo<a title="Nstreet" href="http://beta.nstreet.it" target="_blank"> http://beta.nstreet.it</a> troverete la piattaforma voluta da <strong>Nokia </strong>che vi permetterà di condividere la vita di tutti i giorni, dagli aperitivi ai fatti di cronaca.</p>
<p>Dopo mesi di duro lavoro, testing interno e tante promesse, siamo finalmente arrivati al momento di scoprire le nostre carte. <strong>Nstreet </strong>è arrivato ed è pronto ad uscire dalla solitudine della beta privata, per accogliere tutti voi in un abbraccio virtuale fatto di esperienze condivise. Virtuale fino ad un certo punto, perchè la voglia di ripetere le esperienze più <strong>emozionanti</strong>, <strong>trendy </strong>o semplicemente quotidiane che saranno esposte sulla piattaforma vi porterà in posti molto reali a contatto con persone altrettanto reali.</p>
<p>L’abbiamo descritto in lungo e in largo: <strong>Nstreet </strong>è la <strong>wikipedia delle esperienze</strong>. Un progetto ambizioso, solare, dove ognuno possa far scoprire al prossimo un locale, una festa, un’abitudine, un modo di essere, filmandolo o fotografandolo. Oppure commentando e aggiungendo materiale alle esperienze altrui per una visione più nitida della <strong>fotografia </strong>della vita, per una ripresa con più angolazioni da cui guardare.</p>
<p>Ovviamente <strong>Nstreet </strong>è ancora un prodotto ben lontano dall&#8217;aver raggiunto la sua maturità (sarà in beta fino a quando non piacerà a tutti: noi dell’Officina, voi utenti!). Per questo vogliamo continuare a raccogliere i vostri commenti, i suggerimenti e le opinioni essenziali per farlo crescere e migliorare. C’è un indirizzo di posta, creato ad hoc, al quale potete scriverci per segnalarci qualunque bug o disservizio ed è <a title="Feedback @ Nstreet" href="mailto:feedback@nstreet.it" target="_blank">feedback@nstreet.it</a>.</p>
<p>Con l’occasione abbiamo pensato di uscire dalla fase di “beta-blog” che era propria di <strong>Officina Project</strong> e di entrare nella seconda fase del lavoro su questo spazio e cioè quella di diventare il blog ufficiale di Nstreet. E poi un restyling grafico era quello che ci voleva… <em>a chi non piace cambiarsi d’abito una volta ogni tanto</em>?</p>
<p>Speriamo siate a vostro agio nelle pagine di <strong>Nstreet</strong>. Ovviamente siamo a disposizione per ogni chiarimento sul funzionamento della piattaforma. La cosa importante al momento comunque è iscriversi, cliccare su “<strong>il mio profilo</strong>” e poi su “<strong>nuova esperienza</strong>”. Entrerete così a far parte di quel primo gruppo di <strong>pionieri </strong>a cui speriamo segua una community intera di “<strong>trend setter</strong>” e “<strong>cool hunter</strong>” da cui tutti potranno imparare a giocare in un campo molto particolare&#8230;<br />
&#8230;quello della vita di tutti i giorni.</p>
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