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	<title>Nokia Play Blog – Condividiamo Esperienze &#187; buzz</title>
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		<title>Il brusio di Google</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 11:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Bianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E' arrivato Buzz, la nuova funzionalità di Gmail che rende la mail ancora più social. Quanto fa paura agli altri network?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6795" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2010/02/gmailbuzzPost.jpg"><img class="size-full wp-image-6795" title="gmailbuzzPost" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2010/02/gmailbuzzPost.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">www.google.com/buzz</p></div>
<p>Se Facebook può fornire un servizio di posta, perché Google non dovrebbe diventare un po&#8217; più social? Parliamo di <a href="http://www.google.com/buzz" target="_blank"><strong>Buzz</strong></a>, appena lanciato dal colosso di Mountain View, che promette di dare filo  da torcere alla &#8220;concorrenza&#8221;.</p>
<p>Buzz non si limita a riproporre delle features già conosciute dagli utenti, e a cui sono ormai abituati. Va oltre, facendo una selezione delle funzionalità più utili e meglio riuscite di siti come <strong>Twitter, Facebook, MySpace</strong> e le fa proprie, per potenziare il servizio di posta di Gmail.</p>
<p>I social user superano i <strong>300 milioni</strong>, contro i  circa <strong>280 milioni</strong> di utilizzatori della posta elettronica. Ciononostante l&#8217;universo social appare spesso più che ricco, confuso. Tantissime possibilità, male organizzate, a cui è complicato accedere. Ecco, quindi, la risposta di Google.</p>
<p>Facciamo un giro tra le potenzialità di <a href="http://www.google.com/buzz" target="_blank">Buzz</a>. Prima di tutto potete <strong>selezionare tra i contatti</strong> della vostra rubrica quelli con cui volete rimanere in contatto in modo costante.</p>
<p>Poi, c&#8217;è l&#8217;<strong>auto-following</strong>, per interagire rapidamente con le persone che sentite più spesso. Buzz visualizza in tempo reale gli aggiornamenti di stato degli amici e permette di caricare <strong>contenuti audio e video</strong>: la modalità è nota, si apre uno spazio rispondere ai messaggi, inserire l&#8217;indirizzo di un sito o l&#8217;url di un video.</p>
<p>C&#8217;è la possibilità di <strong>rendere pubblica una discussione</strong>, e non relegarla ai confini di Gmail. Sempre in tema di privacy, si può creare un nuovo<strong> album fotografico o video</strong>, gestendo singolarmente ogni cartella per renderla accessibile a tutti o solo ad alcuni.</p>
<p>Avevate in mente una normalissima casella di posta elettronica?  Dimenticatela. Bisbigliate un po&#8217; su Buzz,<br />
e se è di vostro gradimento, cliccate virtualmente su <strong>&#8220;Mi piace&#8221;</strong>.</p>
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		<title>Hot spots: perché vado sempre negli stessi posti</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2009 08:05:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle esperienze più agghiaccianti che si possono fare in una metropoli come Roma il sabato sera è andare in giro per locali. Orde di automobili gonfie di umanità si riversano nei dintorni delle zone calde di quella che negli anni ’80 si chiamava movida romana, e svuotandosi rilasciano nell’ambiente quote irreversibili (almeno per tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle<strong> esperienze</strong> più agghiaccianti che si possono fare in una<strong> metropoli</strong> come<strong> Roma</strong> il sabato sera è andare in giro per locali. Orde di automobili gonfie di umanità si riversano nei dintorni delle zone calde di quella che negli anni ’80 si chiamava <em>movida</em> romana, e svuotandosi rilasciano nell’ambiente quote irreversibili (almeno per tutto il week end) di inquinamento organico, acustico, atmosferico.</p>
<p>Tutto questo, compresso, lo si ritrova anche all&#8217;interno dei<strong> locali</strong>. Che poi sono sempre gli stessi, i soliti sette-otto, intorno ai quali brulicano avventori di passaggio. È tutto troppo subdolamente perfetto perché non ci sia un motivo, che non sia la bellezza dei luoghi o la qualità della musica o del cibo, che spinge centinaia di persone a varcare soglie di stanzoni già pieni e grondanti di sudore e rumori alcolici.</p>
<p>Questo tipo di frequentazione non ha quasi mai forme di fidelizzazione: l’itinerario serale prevede toccate e fughe da un posto all’altro, in una specie di maratona a ostacoli per trovare il luogo meno (o più?) affollato.<br />
Si potrebbe comporre facilmente una<strong> mappa </strong>dei <strong>luoghi sensibili</strong>. Addirittura, digitalizzando la mappa e trasformando i luoghi in siti, è possibile comporre una statistica: i più visitati, le entrate singole, le consumazioni random, le visite di rimbalzo, i <strong>passaggi</strong> multipli.</p>
<p>Il triangolo <strong>Testaccio</strong>-<strong>San Lorenzo</strong>-<strong>Trastevere</strong> (non a caso soggetto spesso a politiche i limitazioni del taffico notturno) si conferma come il più ricco di eventi e il più denso dei resoconti del <strong>nightlife</strong>. È una specie di mappa dei chackra della capitale, stimolando i quali però non si ha un sollievo dal mal di testa ma un suo considerevole aumento.</p>
<p>Ne abbiamo avuto conferma dai vostri <strong>video</strong> su<a href="http://www.nstreet.it" target="_blank"> Nstreet</a>: molti provengono da locali dove si suona la musica del momento, altri  da dove si vedono le tendenze della contemporaneità in fatto di<strong> stile </strong>e <strong>dress code</strong>.</p>
<p>Ma ultimamente stiamo assistendo a un cambiamento che è già realtà in città come <strong>Milano</strong> e <strong>Torino</strong>. Alcuni video, ed è stata qui la nostra sorpresa, vengono da posti del tutto eterogenei, fequentati da una clientela più attenta, paziente, di nicchia. Locali che non vengono presi d’assalto, ma frequentati con costanza e interesse da sempre più persone. Selettivi, esigenti, i clienti dei nuovi locali chiedono, in cambio dell’ingresso e della consumazione, di poter fare un’esperienza.</p>
<p>Il <a href="http://www.circoloartisti.it/index.htm" target="_blank">Circolo degli Artisti</a>, risorto sul limite del Pigneto (quartiere caro a <strong>Pasolini</strong>) nel 1999 dopo la chiusura della sede storica di <strong>Piazza Vittorio</strong>, è uno di questi. Cos’ha di particolare il Circolo?</p>
<p>Risponde Christian Briziobello, responsabile dell’Ufficio Stampa, il Circolo: &#8220;Avanguardia, sperimentazione, rock&#8217;n roll, musica italiana e straniera, emergente e originale, sostegno alle scene musicali in difficoltà, qualità e novità come obiettivi nella scelta della programmazione, impegno a non chiudere fuori nessun genere musicale e soprattutto, negli ultimi anni ed in prospettiva, ad ospitare le altre arti&#8221;.</p>
<p>Oltre alla musica, quindi, si sta rivelando vincente una formula esclusiva: ambientazione all’aperto, stile <strong>giardino giapponese-romano</strong>, con piscina nel periodo estivo, tesseramento da socio del circolo, aperture domenicali con aperitivo, allestimenti artistici, <strong>mercatini</strong>, presentazioni di libri e mostre, serate <strong>Wi-fi</strong>.</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it/experience/316/508/mercatino%20giapponese%20@Circolo%20degli%20Artisti"><img class="alignnone size-full wp-image-668" title="upy7axyha7u2" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/05/upy7axyha7u2.jpg" alt="upy7axyha7u2" width="400" height="301" /></a></p>
<p>Alcuni segnali che il consumo culturale nella frequentazioni di luoghi “<strong>di tendenza</strong>” stia profondamente cambiando vengono, se non dal traffico urbano, dalla produzione di resoconti, di report video, di post sui blog più “cool” da parte di clienti e aficionados, dopo che hanno fatto l’esperienza.</p>
<p><strong>Il loop aperitivo-pizza-cinema-discoteca-cornetto è messo profondamente in crisi da nuove originali vie di fuga.</strong></p>
<p>La<strong> condivisione </strong>permessa dai nuovi mezzi di tecnologie di <strong>rete</strong> rende possibile la messa in comune di un sapere legato all’intrattenimento e al divertimento nemmeno pensabile ai tempi della pubblicità comune e delle gazzette della notte. Non a caso questo tipo di locali, che ormai è riduttivo chiamare così in vista della loro riformulazione in termini di ambienti esperienziali e ibridi, non si avvalgono più delle forme tradizionali di <strong>marketing</strong>, ma utilizzano le nuove tecnologie, il passaparola (ora si chiama <strong>word-of-mouth</strong>), il <strong>buzz</strong>.</p>
<p>Anche le critiche all’<strong>effimero </strong>della <em>movida </em>devono essere riviste: le esperienze che si ricavano da serate di questo tipo si protraggono nel tempo, nei video e nelle foto, vengono commentati e condivisi, replicati e criticati dai componenti delle <strong>community</strong> di cui si fa parte. La <strong>experience-wiki</strong> di <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a> parla di questa esperienza.</p>
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		<title>Cose che il web (non) avrebbe (mai) voluto vedere</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 12:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due blogger, sete di verità, nuda e cruda. Attraverso lo strumento della satira, e forse anche di un po&#8217; di arte della furbizia linguistica, due perfetti sconosciuti si stanno conquistando gli onori della cronaca Web. Cosa c&#8217;è di nuovo ni blog italiani? Che tipo di comunicazione veicolano? Assuefatti ai contenuti della tv generalista e alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due blogger, sete di verità, nuda e cruda. Attraverso lo strumento della satira, e forse anche di un po&#8217; di arte della furbizia linguistica, due perfetti sconosciuti si stanno conquistando gli onori della cronaca Web. Cosa c&#8217;è di nuovo ni blog italiani? Che tipo di <strong>comunicazione</strong> veicolano? Assuefatti ai contenuti della <strong>tv generalista</strong> e alle solite chiacchiere, molti utenti migrano verso il <strong>web</strong> in cerca di novità. E&#8217; questa la nuova frontiera del <strong>citizen journalism</strong>? Forse sì. Conosciamoli meglio.</p>
<p><strong>Daniela</strong>: Ciao. Chi siete, quanti siete, da dove venite.<br />
<strong>Giorgio</strong><em>: Mi chiamo <strong>Giorgio Magri</strong>, sono il giornalista in studio ed uno degli autori, vengo da Paperopoli e di lavoro faccio il tecnico luci, ho pensato di fare il tgng ed ho chiamato il povero Di Giorgio perché per commentare le notizie italiane le mie cazzate non bastavano.. ci voleva qualcuno che le sparasse grosse grosse…<br />
</em><strong>Silvio</strong><em>: <strong>Silvio Di Giorgio</strong>, scrivo le notizie e dall&#8217;ultimo tg mi occupo anche del montaggio (in senso tecnico, non sessuale visto che lo conosco da poco). Sono di Benevento ed essere cresciuto nel feudo di Mastella mi portava a due possibili conclusioni: la droga o la satira. Ho scelto la via più dolorosa.<br />
</em><strong><br />
D</strong>: Che vuol dire <a href="http://www.realitytv.it/kazinger/" target="_blank">TgNG </a>?<br />
<em><strong>G</strong>: &#8220;Telegiornale noi Giorgi&#8221;<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: <strong><a href="http://www.realitytv.it/kazinger/" target="_blank">Kazinger</a></strong> suona familiare. Citazione di un cartone giapponese o sberleffo alle alte sfere della cristianità?<br />
<strong>G</strong><em>: E&#8217; prima di tutto un soprannome che mi accompagna da tempo immemore, in secondo luogo uno sberleffo alle alte sfere della cristianità.</em></p>
<p><strong>D</strong>: Vi sentite di affermare che siete nel solco della satira oppure siete in una zona che siete i primi a  battere?<br />
<strong>G</strong><em>: Siamo i primi a battere in questa zona? Speriamo che non arrivino ordinanze strane…<br />
</em><strong>S</strong><em>: Satira e nulla più. Poi ci basta sapere che non abbiamo nulla a che fare con il <strong>Saturday Night Live</strong> di Italia1.<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Il politicamente scorretto funziona di più in rete allora.<br />
<strong>G</strong>:<em> Si credo che Lippi sia un ottimo allenatore…<br />
</em><strong>S</strong>:  <em>Funziona in rete perchè è permesso solo in rete. Ma solo perchè non sono ancora riusciti ad imbrigliarla. Questione di tempo. Ma dopo troveremo un altro sistema: Pasquino non muore mai&#8230;</em></p>
<p><strong>D</strong>: A proposito, perché le vostre cose girano su internet, sui blog, nelle <strong>Community</strong>? è una scelta suppongo.<br />
<strong>G</strong>:<em> Mah, non credo esistano televisioni pronte a mandare in onda tgng… tu che dici?<br />
</em><strong>S</strong>: <em>E&#8217; una scelta obbligata ed un punto di partenza. Io miro a scrivere i testi per Radio Maria.<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Avete avuto casi di censura da parte di siti che ospitavano le vostre cose?<br />
<strong>G</strong>: <em>Per ora no.<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Solo autocensura. Kazinger è un vero animale quando scrive: a volte devo bruciargli le sigarette sotto i piedi per convincerlo ad andarci più soft con le battute. Una volta voleva accostare Berlusconi alla mafia&#8230;Con tutti i sacrifici che ho dovuto fare per entrare in Cosa Nostra!</em></p>
<p><strong>D</strong>: A parte tutto, cosa c’è di salvabile nei mass media tradizionali per chi come voi si rivolge ad un pubblico definitivamente smaliziato?<br />
<strong>G</strong>: <em>Niente</em>.<br />
<strong>S</strong>:<em> I bravi giornalisti ci sono ma hanno la stessa visibilità dei titoli di coda di un film porno.<br />
</em><strong><br />
D</strong>: E cosa c’è di sicuramente marcio o di poco chiaro nei meccanismi che si attivano in rete? Non sarà mica davvero il paese di Bengodi in cui si può dire tutto?<br />
<strong>G</strong>: <em>Per ora lo si può fare se coperti dall’anonimato, e noi non lo siamo, inoltre soppesiamo attentamente le nostre battutacce, soprattutto quelle sporche, certo non è tutto oro ciò che luccica… però l’aria che si respira in rete e decisamente meno oppressa… la televisione è una pagliacciata, sembra di vedere i cinegiornali luce del ventennio… ridicolo…<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Della rete non mi piace chi si nasconde dietro un nick. Anche io uso un nick quando rimorchio le suore in calore su <strong>Facebook</strong>, ma quando parlo di politica, soprattutto quando lo faccio negativamente, cioè sempre, mi firmo con nome e cognome. A volte il mio.<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Molti comici o intellettuali che fanno anche satira sono emigrati nella rete proprio per i limiti imposti dai media tradizionali. Voi siete partiti dalla rete: intendente amministrarvi al mainstream, prima o poi, o pensate di diventare famosi ed esportare i vostri codici altrove?<br />
<strong>G</strong>:<em> Uhm… ti ripeto, la natura stessa del tgng ci preclude a priori la “grande distribuzione”, se qualcuno sarà disposto  a farlo… boh… peggio per lui…<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Internet la considero una palestra dove provare i testi, mi riferisco anche al mio blog, dove sto raggranellando un sorprendente numero di “adepti”. Ho scritto un libro satirico ma vista la situazione generale italiana ho più probabilità di essere pubblicato se scrivessi il seguito del Mein Kampf. Ho intenzione di provare anche su altri canali: qualcosa già si è messo in moto ma non ne parlo per scaramanzia.<br />
</em><strong><br />
D</strong>: Il vostro linguaggio è parodistico, nel senso che utilizza i codici tradizionali per produrre effetti destabilizzanti. Quali sono secondo voi le nuove frontiere linguistiche della satira? Non è stato già detto tutto in tutti i modi possibili.<br />
<strong>G</strong>:<em> Sicuramente il” format” tgng non è niente di nuovo… ( <strong>Luttazzi,</strong> <strong>Rocco Tanica</strong> etc.) lavorando sull’attualità comunque si ha una miniera inesauribile, magari son già stati utilizzati tutti i linguaggi ma nessuno può ridere di cose che non sono ancora successe…<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Le parole hanno milioni di combinazioni possibili; il tg è un format inflazionato, ma se il contenuto è originale lo spettatore si dimentica del contenitore e si concentra sul contenuto.</em></p>
<p><strong>D</strong>: Quali sono i vostri modelli?<br />
<strong>G</strong>: <em>I grandi buffoni dissacranti in genere Dario Fo, Paolo Rossi, Sabina Guzzanti, Emilio Fede… io inoltre sono cresciuto a pane ed Elio e questo sicuramente ha influito…<br />
</em><strong>S</strong>:<em> Groucho Marx e Woody Allen innaffiati da una spruzzatina di Daniele Luttazzi.<br />
</em> </p>
<p><strong>D</strong>: Per fare quello che fate che tipo di competenze avete? Avete seguito dei corsi? È proprio fondamentale conoscere gli strumenti del mestiere per pubblicare contenuti in rete, oppure va bene anche l’artigianale per cavalcare il passaparola, i meccanismi del <strong>viral</strong>, il <strong>buzz</strong>?<br />
<strong>G</strong>:<em> Il mio lavoro non ha nulla a che vedere con tgng  e non ho frequentato nessun corso né scuola particolare, per il viral ed il buzz io non ho studiato il francese non ti posso aiutare..<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Se non esistessero i forum di internet a quest&#8217;ora starei ancora cercando di capire come si accende il tostapane.<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Per far girare i vostri lavori fate parte di diverse Community. Insomma la condivisione è la chiave per il futuro dell’innovazione anche linguistica in rete?<br />
<strong>G</strong>: <em>Sì devo dire che lo <strong>sharing </strong>è importante per noi della new generation che cerchiamo un slot nella community del web che ci dia visibilità nel week end al brunch col welcome drink…<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Stai cercando di rimorchiarmi?<br />
</em><strong><br />
D</strong>: Secondo voi quel è il vostro tg più riuscito? Ce lo raccontate?<br />
<strong>G</strong>: <em>Sarebbe come se mi chiedessi qual è il figlio che preferisci… tecnicamente la terza puntata è sicuramente la più efficace, per i testi è un evoluzione continua, non ho un preferito<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Ad ogni tg introduciamo una qualche miglioria quindi direi che il più riuscito è sempre l&#8217;ultimo. Considera poi che lo scriviamo sentendoci al tel o via mail&#8230;<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Che pensate dei giovani di oggi?<br />
<strong>G</strong>: <em>Sono incolpevolissimi ignoranti…<br />
</em><strong>S</strong>:  <em>I giovani d&#8217;oggi sono la classe dirigente e politica che veglierà domani sulla mia vecchiaia. Quando ci penso mi conforta sapere di avere una pistola nel comodino.<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Ci fate la playlist delle cose migliori della rete secondo voi?<br />
<strong>G</strong>: <em>Questi sono i siti che guardo più spesso:</em><br />
<em>1-sabinaguzzanti.it<br />
2-italiadallestero.info (traduzioni di articoli stranieri)<br />
3-voglioscendere.it<br />
4-istruzioni generiche per la costruzione di ordigni esplosivi<br />
5-giovani donne in abiti succinti e/o senza abito alcuno.<br />
6-il blog di Silvio Di Giorgio<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Oltre al sito dove ti spogli in webcam?<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Simpaticissimi. Avete lo spazio di due righe per dire quello che volete su internet e libertà. Avanti.<br />
<strong>G</strong>: <em>I pazzi non siamo noi, in un mondo normale si vedrebbero i veri giornalisti in televisione e quelli di studio aperto che scrivono sul muro con la bomboletta, ridiamoci sopra, se ci scoraggiamo è finita; SARA’ UNA RISATA CHE LI SEPPELIRA’!<br />
</em><strong>S</strong>:<em> Io non c&#8217;entro niente con questa storia! L&#8217;anno scorso Kazinger ha rapito mia nonna e da allora sono costretto a scrivere questa porcheria di Tg. Aiutatemi!<br />
</em></p>
<p><strong>D</strong>: Grazie. Intendo grazie comunque…<br />
<strong>G</strong>: <em>Grazie? E de che? sò 180 euri&#8230;&#8221;<br />
</em><strong>S</strong>: <em>Grazie a te, è stato un onore: le tue domande denotano una spiccata intelligenza e cultura. (Ora che ho ripetuto tutto quello che volevi tu me lo dai o no l&#8217;antidoto?). Grazie dell&#8217;attenzione che ci stai concedendo, un abbraccio Silvio p.s. Ti amo</em></p>
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		<title>Tendenze disruptive</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 10:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le abitudini di consumo cambiano sempre più rapidamente. I target sfuggono alle aziende, che per farsi conoscere devono inventare nuove strade e utilizzare tutti gli strumenti della comunicazione contemporanea. Pensiero laterale, tendenze da inventare o deviare, flusso di feedback reciproci tra producer e consumer: il <strong>Brand</strong>, soprattuto attraverso i media non tradizionali, inventa strategie linguistiche innovative e diventa <strong>Virus</strong>. Esiste un marketing non convenzionale? O esiste solo un marketing che funziona? Lo chiediamo a un&#8217;ospite speciale.</p>
<p>Daniela: Markettara, blogger. Anni?<br />
<em>Markettara: Pressappoco un quarto di secolo, poco più poco meno <img src='http://blog.nokiaplay.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </em></p>
<p>D: Hai uno dei blog più visitati della blogosfera, <a href="http://disruption.splinder.com/" target="_blank">Disruption</a>. Di che parla?<br />
<em>M: Disruption parla, così come dichiara, di creatività che rompe le convenzioni. Cioè di quella che sembra essere ancora oggi la tendenza principale nel marketing: il marketing non convenzionale. Pubblica campagne ad alto contenuto creativo provenienti da tutto il mondo.</em></p>
<p>D: Allora si potrebbe partire subito da una considerazione  molto precisa e cioè: ci sono spazi di non convenzionalità &#8211; intesa come autonomia e libertà espressive -  nel marketing?<br />
<em>M: Mah, io credo che la creatività pura sia il pensiero laterale, senza limiti. e penso all&#8217;arte, soprattutto a quella di strada. Fatta questa premessa, ci sono ampi spazi di non convenzionalità: i consumatori sono da tempo smaliziati, captano la pubblicità e sfuggono ad essa con elevata autonomia decisionale. Ma quando i messaggi e i media sono nuovi, non tradizionali, ad alto impatto creativo, i pubblici cui si comunica non solo diventano più ricettivi alla comuncazione, ma spesso diventano anche i suoi più grandi amplificatori, generando il tanto desiderato passaparola spontaneo.</em></p>
<p>D: Spiegami: cosa fa in concreto il marketing non convenzionale rispetto a quello tradizionale? Non serve a vendere prodotti?<br />
<em>M: Il marketing non convenzionale, rispetto a quello tradizionale, vende sì i prodotti, ma con un&#8217;altra logica: cerca a tutti i costi l&#8217;attenzione, il coinvolgimento, a volte stimola il dialogo (proprio loro, le conversazioni), altre volte sfrutta al massimo l&#8217;effetto sorpresa con l&#8217;obiettivo di generare un passaparola legato ad un&#8217;idea innovativa. Il marketing non convenzionale trae insegnamento dalla voglia di comunicare delle persone (gli esempi più grandi sono in primis blog e social network), e dà loro delle occasioni in più per farlo. Tutto questo con dei budget decisamente più piccoli rispetto a quelli richiesti dai media tradizionali.<br />
</em></p>
<p>D: Visto che hai parlato di creatività, quanto e come pesa la considerazione che la creatività non può riguardare indistamente tutti i prodotti o le campagne pubblicitarie, visto che che solitamente viene applicata alla comunicazione di oggetti o eventi che in fin dei conti sono fatti per essere venduti, e  quindi nell&#8217;opinione comune devono essere semplici, interpretabili, e stimolare bisogni preconfezionati?<br />
<em>M: Naturalmente ci sono prodotti che </em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Seth_Godin" target="_blank"><em>Godin</em></a><em> dipingerebbe di viola, ovvero quelli che si distinguono nella massa, ci sono quelli che stimolano maggiormente la creatività e quelli apprezzati dalle persone per diversi aspetti, che siano lovemark o semplici servizi dall&#8217;elevata utilità. Però personalmente credo che in e per ogni cosa possa essere applicata la creatività. Forse la differenza sta proprio negli insight, nella strategia, nel posizionamento. E poi nell&#8217;applicare il pensiero laterale, partendo dal sovvertimento dei luoghi comuni.</em></p>
<p>D: Qual è la tua specifica esperienza a riguardo? Hai seguito campagne o sei &#8221; solo&#8221; un&#8217;appassionata?<br />
<em>M: Seguo da sempre le campagne e mi danno tanti stimoli per il mio lavoro. infatti mi occupo di non convenzionale dal mio ingresso nel mondo della pubblicità. In ogni agenzia sia stata, partendo dalla strategia di comunicazione, passando dalla creatività e finendo con il planning del buzz connaturato nelle campagne non convenzionali.</em></p>
<p>D: Secondo te per quale motivo Internet e non conventional marketing, guerrillia, word of mouth, sono così legati? Insomma perché usi un blog? Cosa racconta, da che punto di vista, di questa sfera che lega insieme comunicazione, mercato, pubblicità, desiderio, creatività?<br />
<em>M: Ti direi banalmente perché le persone stanno sempre più progressivamente traslocando dalla tv al web, quindi passano più tempo online e parlano di più online. Di conseguenza ,sollecitare dialoghi in Internet &#8211; e quindi amplificare la comunicazione di una campagna grazie al web &#8211; è decisamente più strategico oltre che più semplice. Il blog racconta forse proprio la creatività come link tra tutto questo: società, tendenze, web, marketing. È intrattenimento, è il blog stesso uno strumento per condividere le idee che avvicinano le marche alle persone.</em></p>
<p>D: Immagino che sia questo il motivo per cui le molte persone che ti seguono sono tutte persone alfabetizzate sia con le nuove tecnologie di condivisione che con la comunicazione alternativa&#8230;<br />
<em>M: Sì, ho un pubblico abbastanza mirato: aziende, agenzie e studenti che amano già questo mondo. ma ce ne sono anche tanti semplicemente &#8220;curiosi&#8221;</em></p>
<p>D: Il tuo blog si chiama Disruption: fa venire in mente le strategie choccanti del primo surrealismo. Credi sia possibile dire ancora qualcosa di nuovo? E se sì, credi che la pubblicità sia in grado di realizzare questo sogno?      <em>             <br />
</em><em>M: Credo sia sempre possibile dire qualcosa di nuovo. Basta averne il coraggio e poi farlo con intelligenza.<br />
</em></p>
<p>D: Quali sono le tendenze contemporanee in fatto di non conventional marketing?<br />
<em>M: Le tendenze &#8211; intese come le mode di cui le agenzie spesso amano farsi vanto di conoscere davanti al cliente &#8211; sono sicuramente il viral, Facebook, il buzz e le blog relation. Mi sembra, invece, sia sempre meno di moda il guerrilla marketing. Forse perché in questo momento il re supremo è Facebook.</em></p>
<p>D: Cioè le aziende che utilizzano Facebook per le proprie campagne? Ci spieghi questa tendenza attuale a presentarsi come &#8220;amiche&#8221; del consumatore e non più come Life providers, fornitori di stili di vita?<br />
<em>M: Vero, le aziende &#8220;provano&#8221; a presentarsi come amiche&#8230; ma in realtà sono gli utenti a stabilire le aziende/marche/prodotti di cui vogliono diventare amici, perché ne sono fan.</em></p>
<p>D: Una sorta di postproduzione da parte del consumatore… vuol dire questo <strong>prosumer</strong>, no?<br />
<em>M: Esatto. Paradossalmente, le aziende hanno sempre meno potere, perché sono le persone a gestire le marche e i prodotti, a creare gruppi, pagine, applicazioni pro o contro di esse. È difficile ottenere l&#8217;amicizia, ma se non ci si prova si rimane soli.<br />
</em></p>
<p>D: Molto interessante, sarebbe da approfondire con i lettori di Officina-project e sapere che ne pensano. Sarebbe interessante sapere anche se ci sono persone che hanno trovato lavoro proprio grazie a Facebook o ai blog, proprio diventando amiche delle aziende&#8230;<br />
<em>M: Ti riporto il mio caso personale: il mio lavoro nella mia attuale agenzia, così come in quella precedente, li ho trovati grazie al mio blog</em></p>
<p>D: Davvero? Raccontaci<br />
<em>M: A dire il vero, è il lavoro ad aver trovato me. In questi anni, sono stata contattata da diverse agenzie direttamente tramite il blog, agenzie in cui lavoravano persone che seguivano disruption e che erano incuriosite da markettara. in due di queste agenzie ci sono finita, fortunatamente <img src='http://blog.nokiaplay.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </em></p>
<p>D: Ho letto uno dei tuoi ultimi post che parla di un tormentone advertising-web su un particolare phone-reality…<br />
<em>M: Si tratta di una campagna realizzata in Norvegia per il lancio di un reality show dal nome &#8220;The Phone&#8221;. L&#8217;agenzia che ha ideato il progetto ha pensato di sfruttare il tormentone dello squillo del telefono per creare un effetto sorpresa, nascondendo un telefono che suonasse in diretta nelle principali trasmissioni televisive norvegesi. Tutto finalizzato a incuriosire, attirare l&#8217;attenzione e generare passaparola.</em></p>
<p>D: Ah, in virtù del fatto che il telefono è e resta un veicolo di informazione del tutto integrato nella nostra vita, nella quotidianità, addirittura nel nostro corpo, e che quando squilla o vibra attiva un allarme molto sensibilizzato..<br />
<em>M: Sì, la strategia viene definita guerrilla stunt (ma scommetto che le trasmissioni siano state pagate, è per questo che ho parlato di product placement). Non so se hai visto la campagna fatta da Burger King</em></p>
<p>D: <a href="http://www.huffingtonpost.com/2009/01/08/burger-kings-facebook-pro_n_156320.html" target="_blank">Quella su Facebook</a>? Cancella dieci amici?<br />
<em>M: Sì sì! </em><a href="http://www.whoppersacrifice.com/"><em>http://www.whoppersacrifice.com/</em></a><em>. La trovo geniale</em></p>
<p>D: Vero. Secondo quali dinamiche funziona?<br />
<em>M: Il concept alla base è l&#8217;amore verso il prodotto: quindi bk ha chiesto alle persone &#8220;se mi amate davvero, cancellate 10 amici da facebook e vi dò un vostro amato panino gratis&#8221;. in questo modo le ha divertite, intrattenute e nonostante facebook abbia cancellato dopo poco l&#8217;applicazione (perché contro la propria policy), la campagna ha generato un fortissimo passaparola. la stessa idea alla base della campagna era stata sviscerata lo scroso anno con un&#8217;altra campagna, che ha anche vinto a cannes: da alcuni putni vendita burger king è stato cancellato per un giorno il whopper e delle telecamere nascoste hanno ripreso le reazioni &#8211; giuro scioccate &#8211; delle persone. Dopodiché i video sono diventati delle pubblicità tradizionali che comunicavano il prodotto attraverso l&#8217;elevato amore dei consumatori che non potevano vivere senza.</em></p>
<p>D: Fantastico. Grazie Markettara, speriamo di averti presto ancora come nostra special guest<br />
<em>M: Grazie a te, è un piacere. In bocca al lupo per questo grande progetto!</em></p>
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