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	<title>Nokia Play Blog – Condividiamo Esperienze &#187; brand</title>
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		<title>Spremuta di web al 100%: EventLab ha trovato Nstreet</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 08:29:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se metti la Mentos nella Coca Cola esplode e muori. Nei tunnel della metropolitana si annidano creature pulsanti attaccate ai muri che sembrano villi intestinali. Facciamo un uso intelligente del web? Chiaramente, la risposta è sì. Ma alla domanda se ne facciamo un uso al 100% intelligente le cose cambiano radicalmente. Tagliando tutto con l&#8217;accetta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/07/adv_truck.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1324" title="adv_truck" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/07/adv_truck.jpg" alt="adv_truck" width="500" height="361" /></a></p>
<p>Se metti la <strong>Mentos </strong>nella <strong>Coca Cola</strong> esplode e muori. Nei tunnel della <strong>metropolitana</strong> si annidano creature pulsanti attaccate ai muri che sembrano villi intestinali.</p>
<p>Facciamo un uso intelligente del web? Chiaramente, la risposta è sì. Ma alla domanda se ne facciamo un uso al 100% intelligente le cose cambiano radicalmente.</p>
<p>Tagliando tutto con l&#8217;accetta, possiamo ben concordare che: gli utenti finali cercano informazioni relazioni emozioni e un altro po’ infinito di cose; la politica cerca consenso, anche se il caso <strong>Obama </strong>ha dimostrato che si può attingere forza dal web in modo spontaneo, mobilitando eserciti di volontari tecnologici deterritorializzati; le aziende cercano semplicemente il massimo dell’utilità, e qui non ci piove.</p>
<p>Il fatto che lo facciano ricorrendo a strategie che ricalcano poco o niente le forme esteriori dell’utile è un fatto altrettanto chiaro. Il <strong>marketing</strong> si serve di linguaggi emotivi, della sensazione come categoria che accomuna le persone e le lega a brand portatori di particolari valori.</p>
<p>Non c’è differenza sostanziale tra le strategie messe in atto on line e quelle che si svolgono nella vita quotidiana delle persone, fatta di passi fisici e pareti: l’evento è parte integrante delle strategie del <strong>marketing</strong> più avanzato.</p>
<p>Ce lo conferma Simona Solinas che ha curato personalmente l’iscrizione a <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a> di <em><a href="http://www.nstreet.it/profile/518/EVENTLAB" target="_blank">Eventlab</a>, un&#8217;alternativa alla formazione</em>, una delle realtà più affermate nell’ambito della <strong>formazione</strong> per la costruzione di <strong>eventi</strong>.</p>
<p>“<em>Negli ultimi 10 anni gli eventi si sono affermati come uno strumento sempre più indispensabile all&#8217;interno delle strategie di marketing integrato, per la caratteristica di amplificare emozioni e valori del proprio mondo di riferimento (il prodotto, il brand, l&#8217;azienda), attraverso un contatto immediato e memorabile con i target coinvolti (consumatori, manager, dipendenti, dealer, opinion maker, ecc.)</em>”.</p>
<p>È per questo che l’entrata di <a href="http://www.nstreet.it/profile/518/EVENTLAB" target="_blank">Eventlab</a> dentro <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a> appare un evento nell’evento: dal<strong> 30 ottobre</strong>, infatti, a <strong>Roma</strong> e per 4 settimane in formula <strong>weekend</strong>, prenderà il via un <a href="http://www.eventlab.eu/it/formazione/la-musica-elettronica-dai-festival-al-clubbing" target="_blank">workshop</a> sull’organizzazione di eventi musicali, di cui abbiamo visto alcuni assaggi nelle loro <a href="http://www.nstreet.it/profile/518/EVENTLAB" target="_blank">schede Nstreet</a>.</p>
<p>Docenti saranno gli organizzatori di alcuni fra i più prestigiosi eventi di musica elettronica (<strong>DISSONANZE,</strong> <strong>CLUB TO CLUB</strong>,<strong> LPM</strong>,<strong> DANCITY FESTIVAL</strong>,<strong> PLUG’N’PLAY!</strong>), che spiegheranno tutti i passi della filiera dell’evento, partendo da un’analisi sull’esplosione degli ultimi anni del nuovo movimento <strong>musicale</strong> e le nuove figure professionali che esso ha generato, si attraverseranno tutte le fasi di sviluppo:  dall’ideazione alla produzione, dalla sicurezza al ticketing fino alla comunicazione.</p>
<p>La chiusura del cerchio sarà la presenza costante di <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a> per tutta la durata del corso, in una media partnership non tradizionale, che leghi la preziosità dell’<strong>evento off line</strong> bastato sul laboratorio e il <em>learning by doing</em>,  alla costruzione di una narrazione parallela che valorizzi una formazione sfaccettata, attenta alle tendenze di questi tempi.</p>
<p>Non a caso <a href="http://www.nstreet.it/profile/518/EVENTLAB" target="_blank">Eventlab</a> è arrivata ad <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a> attraverso la sua costante caccia al nuovo, che porta avanti anche attraverso una <a href="http://www.eventlab.eu/it/webzine" target="_blank">webzine</a> attenta “ai progetti e dai casi studio più all&#8217;avanguardia alle trasformazioni tecnologiche che stanno cambiando il modo di produrre e di fruire i contenuti e i messaggi del mondo contemporaneo”.</p>
<p>Attraverso il lancio di un <strong>project work</strong>, i partecipanti saranno “sfidati”all’ideazione dell’evento; i più originali avranno l’opportunità di fare degli stage all’interno delle organizzazioni presenti. La combinazione di lezioni frontali ed esercitazioni culminerà nel lancio di un brief.</p>
<p>Lo staff dei docenti coinvolgerà i discenti nella progettazione di un evento corporate, dall&#8217;ideazione alla produzione, fino alla presentazione del <strong>project work</strong> di fronte al board accademico.</p>
<p>È il risultato di questo progetto che aspettiamo ad ottobre su <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a>, sperando di coinvolgere oltre ai partecipanti al corso tutti gli appassionati che usano il web per spremerne il 100% del buono.</p>
<p><a href="http://search.creativecommons.org/?q=juice&amp;sourceid=Mozilla-search#"><img class="alignnone size-full wp-image-1323" title="523376364_b70d61a5b51" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/07/523376364_b70d61a5b51.jpg" alt="523376364_b70d61a5b51" width="375" height="500" /></a></p>
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		<title>Quanto è sexy il sottodominio</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 07:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo emisfero è stata dura svegliarsi alle 6.01 del mattino di Sabato 13 giugno per scegliere il proprio vanity Url su Facebook. Questo piccolo millenium bug era stato annunciato con un countdown fin dai giorni scorsi: un cartello di testo in tutte le home page degli account, e una mail se l’utente la richiedeva, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo emisfero è stata dura svegliarsi alle 6.01 del mattino di<strong> Sabato 13 giugno</strong> per scegliere il proprio <strong>vanity Url</strong> su <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a>.</p>
<p>Questo piccolo <strong>millenium bug</strong> era stato annunciato con un <a href="http://www.trackback.it/articolo/facebook-allarme-url-personalizzato/11659/" target="_blank">countdown</a> fin dai giorni scorsi: un cartello di testo in tutte le home page degli account, e una mail se l’utente la richiedeva, annunciavano la novità a<strong> 200 milioni di utenti registrati</strong>.</p>
<p><a href="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/06/count_down.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-983" title="count_down" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/06/count_down.jpg" alt="count_down" width="450" height="136" /></a></p>
<p>Così <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a> spiegava questa novità:<br />
<em>&#8220;From the beginning of <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a>, people have used their real names to share and connect with the people they know. This authenticity helps to create a trusted environment because you know the identity of the people and things on Facebook. The one place, though, where your identity wasn’t reflected was in the Web address for your profile or the <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a> Pages you administer. The URL was just a randomly assigned number like “id=592952074.” That soon will change.</em></p>
<p><em>We’re planning to offer <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a> usernames to make it easier for people to find and connect with you. When your friends, family members or co-workers visit your profile or Pages on <a href="http://www.facebook.com" target="_blank">Facebook</a>, they will be able to enter your username as part of the URL in their browser. This way people will have an easy-to-remember way to find you. We expect to offer even more ways to use your Facebook username in the future.”</em></p>
<p>Come dire: oggi che dire <strong>Facebook</strong> è come dire <strong>PC</strong> o <strong>telefono</strong> per gli ostinati dell’off line, possiamo anche permetterci di fornirvi gratis uno dei servizi tradizionalmente destinati ai marchi o agli affari: possiamo offrirvi un brand. Anzi, facciamo di più: vi diamo il nostro <strong>brand </strong>come garanzia, e insieme, dopo un semplice slash, vi diamo l’opportunità di personalizzarci, di personalizzare <strong>Facebook</strong>.</p>
<p>Infatti, lì dove prima il nostor profilo era identificato attraverso una stringa di caratteri alfanumerici generati in modo <strong>random</strong> dal software del <strong>social network,</strong> ora siamo proprio noi a scegliere il nostro indirizzo, che coincide col nostro nome. Solo su Internet, finalmente, la mia identità è anche dove puoi trovarmi.</p>
<p>Sì certo, in questo modo sarà anche più facile, per chi ci cerca, rintracciarci: il sistema è fatto in modo che il proprio nome venga indicizzato e quindi sia più facile raccogliere pezzi di noi in giro per il web (<strong>Facebook</strong> è una bola e un paracadute per l’<em>horror vacui</em> dei pixel).</p>
<p>Ma come fa a sfuggirci che questa è l’ultima delle possibilità contemplate e delle opportunità che si aprono a chi, scattando alle 6 del mattino (a mezzanotte negli Stati Uniti, orario che rende la corsa molto più competitiva), può decidere di occupare PER SEMPRE un sottodominio col nome che gli pare?</p>
<p>Parliamoci chiaro: chi ha pensato, con l’eccezione di chi scrive, di scegliere il <strong>proprio nome</strong> come vanity url? Il <strong>cybersquatting</strong>, spauracchio dei grandi marchi e delle personalità politiche e dello spettacolo (i vip), viene in questo modo incoraggiato, direte voi.<br />
Ma no, non si tratta neanche di questo.</p>
<p>Una volta i <strong>sottodomini</strong> erano i cugini sfigati dei domini in rete, specie nella prima fase di sviluppo del web, quando un  provider di servizi forniva un sottodominio ai propri clienti.</p>
<p>Ora non sono pià chiamati <strong>subdomains</strong>, ma <strong>vanity url</strong>, e riguardano <strong>Facebook</strong>, il luogo immateriale dove le persone convogliano un flusso ininterrotto di contatti e comunicazioni, dove il <strong>marketing</strong> intreccia  continue relazioni tra <strong>brand</strong> e tra <strong>brand </strong>e consumatori.</p>
<p>Nella macchina distributrice di parole più grande del mondo, il proprio nome, o l’identità che si è scelta, si stagliano come una porzione significativa del mondo <strong>Facebook</strong>, cioè del mondo della rete, cioè del mondo.</p>
<p>E voi che <strong>vanity url</strong> avete scelto? A chi lo avete rubato? E quanto il vostro<strong> vanity url</strong> si avvicina allo username che avete scelto per entrare dentro la Community di <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a>?</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it/profile/90/viralavatar" target="_blank">Viralavatar</a> avrà scelto &#8220;viralavatar&#8221;? E <a href="http://www.nstreet.it/profile/372/ziguline" target="_blank">ziguline</a>? E <a href="http://www.nstreet.it/profile/255/SATOBOY" target="_blank">SATOBOY</a>?</p>
<p>Infatti, questa è fatta di persone. Col<strong> Facebook connect</strong>, chi siete su<strong> Facebook</strong> siete su <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a>. È quello che fate, è come usate la rete e i suoi spazi, che fa di voi dei vanitosi o dei dominati.</p>
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		<title>Pubblicità=verità</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 07:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guardate questo cartellone pubblicitario: non vuol dire niente. Mi ha fatto perdere ore, e quando rinuncio a capirlo mi sale la rabbia. Eppure, questa pubblicità è la più onesta possibile. Dichiara la sua disonestà, cioè la menzogna di ogni campagna pubblicitaria, che consiste nel creare una realtà illusoria fondata sul nulla semantico. Per Nstreet, questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guardate questo <a href="http://www.nstreet.it/experience/365/600" target="_blank">cartellone</a> pubblicitario: non vuol dire niente. Mi ha fatto perdere ore, e quando rinuncio a capirlo mi sale la rabbia. Eppure, questa <strong>pubblicità</strong> è la più onesta possibile. Dichiara la sua disonestà, cioè la menzogna di ogni campagna pubblicitaria, che consiste nel creare una realtà illusoria fondata sul nulla semantico.</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it/experience/365/600"><img class="alignnone size-full wp-image-805" title="gyduraqeza4u" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/05/gyduraqeza4u.jpg" alt="gyduraqeza4u" width="400" height="301" /></a></p>
<p>Per <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a>, questo è davvero un esempio di <strong>marketing non convenzionale</strong>: il <strong>brand</strong> abdica al suo potere per decretare il potere del <strong>nonsense</strong>.</p>
<p>Certo, paragonata alle altre campagne banalmente geniali, in cui il meccanismo semantico è ben oliato e perfettamente combaciante con l’effetto voluto, si rischia di svalutarla.<br />
Se le pubblicità rifiutate finiscono <a href="http://www.nstreet.it/experience/194/284" target="_blank">qua</a>, tra quelle che hanno passato il filtro dell’efficacia comunicativa ci sono esempi di cui, grazie a voi, andiamo fieri su <a href="http://www.nstreet.it" target="_blank">Nstreet</a>.</p>
<p>C’è il<a href="http://www.nstreet.it/experience/559/1091/Colosseo%20a%20Termini!!!!" target="_blank"> Colosseo ricostruito</a> all’interno della Stazione Termini con bottigliette di birra: perfetta.<br />
Roma, stilizzata nel suo monumento simbolo, riprodotto in scala, utilizzando il <strong>packaging</strong> riconoscibilissimo di un prodotto straniero, dentro un ambiente di passaggio, dentro Roma per chi arriva a Roma.</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it/experience/559/1091"><img class="alignnone size-full wp-image-804" title="abezulenuzu5" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/05/abezulenuzu5.jpg" alt="abezulenuzu5" width="400" height="301" /></a></p>
<p>Cosa si vede prima arrivando in una metropoli? La stazione, certamente. Invece no, il Colosseo, ma rivisitato in chiave contemporanea: un transito accanto all’eterno, o quasi (non è venuto in mente a nessun ragazzino di farlo franare con un pallone? Io la trovo una tentazione irresistibile).</p>
<p>C’è quella, immediata, nella quale si indica in due parole accostate, <a href="http://www.nstreet.it/experience/424/735" target="_blank">Ingresso Piadina</a>, senza alcuna relazione tra loro, dove recarsi per ottenere soddisfazione:</p>
<p>C’è il<strong> marketing politico</strong> della <a href="http://www.nstreet.it/experience/467/884" target="_blank">propaganda a Cuba</a>, una sorta di <strong>American Dream</strong> in chiave rivoluzionaria.</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it/experience/467/884/Propaganda"><img class="alignnone size-full wp-image-803" title="ezeleqawurub" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/05/ezeleqawurub.jpg" alt="ezeleqawurub" width="400" height="276" /></a></p>
<p>C’è <a href="http://www.nstreet.it/experience/353/584" target="_blank">quella che merita il primo posto</a>, per l’abilità di <a href="http://www.nstreet.it/profile/264/cris@ns" target="_blank">cris@ns</a> che ha saputo cogliere l’attimo più combaciante, e quindi più straniante, capace di provocare un’ironia davvero non convenzionale: questa esperienza è una di quelle in cui si mischiano poesia e cinismo.</p>
<p>Non si può restare neutri di fronte ad uno scatto del genere, se si ama (o odia, fa lo stesso) la pubblicità, la comunicazione, la semiotica.</p>
<p>Questa &#8220;messa in abisso&#8221; chiama in causa parti profondamente radicate nel pubblico dei consumatori più smaliziati: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ironia#Ironia_romantica" target="_blank">ironia romantica</a>? Piacere casuale della <strong>decodifica</strong>? Senso di rivalsa verso il potere delle multinazionali?</p>
<p>Oppure, nel caso si preferisse il <strong>meanstream</strong>, la soddisfazione della conferma del potere mobile ed eterno del <strong>brand</strong>? L’informazione riuscita è quel messaggio a cui il ricevente, o il consumatore, è il <strong>consumattore</strong>, attribuisce valore.</p>
<p><a href="http://www.nstreet.it/experience/353/584"><img class="alignnone size-full wp-image-806" title="qygehazahy5e" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/05/qygehazahy5e.jpg" alt="qygehazahy5e" width="408" height="600" /></a></p>
<p>Il valore della pubblicità di una <strong>Cola turca</strong> è amplificato, anziché diminuito, dal passaggio casuale dei camion della <strong>Cola internazionale</strong>. Il potere del messaggio nel cartellone è tanto più forte quanto più è potente quello del mondo fisico, che sta passando per caso.</p>
<p>Fuori e dentro il <strong>cartellone</strong>, sei preso nel messaggio e nello slittamento di quelli che in semiotica si chiamano tempi di enunciazione. Wow.</p>
<p>Fateci sapere cosa vi suscita, fateci vedere le pubblicità che vi hanno stregato o fatto arrabbiare: ne siamo assetati.</p>
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		<title>Abbasso la creatività</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 07:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se si guarda l&#8217;etichetta di una bottiglia di una nota bibita, ci si rende conto di quanto sia vero l’adagio “un brutto logo è un buon logo”. Per rappresentare la seconda parola più pronunciata al mondo dopo “okay” si è scelto un insieme tipograficamente, esteticamente e coloristicamente sbagliato. La scritta non si capisce (c’è scritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se si guarda l&#8217;etichetta di una bottiglia di una nota bibita, ci si rende conto di quanto sia vero l’adagio “un brutto logo è un buon logo”. Per rappresentare la seconda parola più pronunciata al mondo dopo “okay” si è scelto un insieme tipograficamente, esteticamente e coloristicamente sbagliato. La scritta non si capisce (c’è scritto Loca Gola? Lola lola? Loca Loca?), i contorni sono sfocati, il giallo “sbatte” con il grigio e il rosso, ci sono sovraimpressioni di rosso per dare l’immagine di uno smile appena sotto la scritta, ma l’insieme è disordinato, casuale, raffazzonato. Eppure, vince. Perché?</p>
<p>Quali sono i criteri per cui un logo e una campagna publicitaria vengono accettati e funzionano, oppure vengono accettati e non funzionano affatto, mentre al contrario alcune invenzioni dei creativi vengono rifiutate?<br />
Siamo andati alla Mostra <a href="http://blog.creativesarebad.com/" target="_blank">Creatives are bad</a>, che si è svolta da giovedì 2 a domenica 5 aprile presso il Complesso Monumentale di Santa Maria del Rifugio, a <strong>Cava de&#8217;Tirreni</strong> (Sa), seconda tappa della III edizione della mostra sulla comunicazione rifiutata, ideata dall&#8217;agenzia di comunicazione <a href="www.mtncompany.it/" target="_blank">MTN Company</a> in collaborazione con <a href="http://www.comunitazione.it/" target="_blank">Comunitàzione.it</a>.</p>
<p>Esposti, esempi di comunicazione rifiutata. Grafiche, loghi, claim, illustrazioni e animazioni che per qualche motivo non sono diventati parte fondante dell’identità di un brand. Già, ma cos’è l’identità per un  brand? I prodotti che incarnano il brand, ma questo lo sanno tutti, non limitano la loro identità nella funzione. Non dissetano e non sfamano semplicemente (ammesso che lo facciano del tutto). Fanno parte di quello che comunemente si chiama (derivandolo dai classici della sociologia come <strong>Benjamin</strong>, <strong>Adorno</strong>, <strong>Foucault</strong>, <strong>Baudrillard</strong>, <strong>Lévy</strong>, <strong>De Certeau</strong>) &#8220;<strong>immaginario collettivo</strong>&#8220;.</p>
<p>Partecipano della vita quotidiana delle persone intese come consumatori, dove vita quotidiana è da intendere come risultato dell’impasto di azioni, gesti, relazioni fisiche e immaginazione, desiderio, rappresentazione. Suggeriscono mondi, e anche laddove vendono venduti e consumati in luoghi squallidi, non urbani, non postmoderni, aumentano il valore esperienziale del luogo. Naturalmente, tutto questo lo sono diventati. Non esiste un’ontologia del brand, per cui alcuni marchi appartengono ad un empireo che si manifesta. È la loro natura evolutiva, la loro filogenesi si potrebbe dire, a decretarne il successo.</p>
<p>Ecco, un buon <strong>logo</strong> e una buona <strong>campagna pubblicitaria</strong> sono quelli che sono in grado di costruire esperienza attorno al loro consumo. L’identità del brand, allora, smette di essere l’uso o la qualità del modo in cui viene rappresentato: l’identità del brand è definita dalla sua<strong> interfaccia</strong>. La superficie di un hamburger è riconoscibile e standardizzata. So che addentandolo non avrò sorprese. La sua superficie si offre alla mia esperienza che sarà diversa a seconda del contesto in cui la metto in scena, ma miracolosamente uguale a se stessa sempre e ovunque perché incarna la logica del brand, che vuole che ad ogni morso sia ribadita la sua potenza universale. Non c’è creazione, intesa come misto di ispirazione e traspirazione, che tenga: è l’esperienza che il brand mette in moto e costringe a condividere a farne un successo.</p>
<p>Chissà quanti fra quelli esposti a <strong>Creatives are bad</strong>, erano capolavori di creazione di un’interfaccia esperienziale.<br />
Il <strong>touch screen</strong> è una delle più ruiscite interfacce della contemporaneità tecnologica: la sua superficie definisce l’identità del marchio perché crea, nel momento in cui si entra in contatto con essa, l’esperienza del brand. Tutto quello che circonda la pubblicità del sentire del marchio (notorietà, diffusione, popolarità) fa parte di un approccio convenzionale al marketing, che numerose ricerche vedono ormai in declino specie nell’epoca dei social network e negli ambienti digitali in genere.</p>
<p>Non è più l’usabilità del prodotto (come la caninità del cane) a farne un feticcio: l’esperienza del consumatore <strong>E’ </strong>l’identità del brand. Ogni cattivo creativo lo sa bene: il tocco, che si esprime come massimo dell’evidenza del consumo più ancora della possibilità di mandare <strong>sms </strong>o di connettersi in <strong>WiFi</strong>, definisce, al di là di ogni idea di creatività, la maggiore consonanza tra interfaccia tecnologica e desiderio del consumatore.</p>
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		<title>Emo techno: Alice attraverso lo schermo</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 14:11:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono seduta su una poltroncina abbastanza comoda davanti alla mia uscita. Di fronte all’ennesimo ritardo del mio volo, con accanto una mole di carte abbandonate dagli altri viaggiatori, comincio a riflettere sul  tempo. Certo, il ritardo me ne fa perdere parecchio, di quello materiale: sarò costretta a rivedere i miei programmi, le porzioni della mia giornata da dedicare ai moduli del mio <em>to do</em> si riducono proporzionalmente. Poi però mi rendo conto che, rispetto al passato, anche rispetto al mio passato biografico, ne sto guadagando, in proporzione, molto di più. Il tempo che sto recuperando non è quantitativo (quello, lo ripeto, deve essere riformulato, imponendo una limitazione al numero di cose che possono essere fatte materialmente): si tratta di un tempo incancolabile perché immateriale, qualitativo, immersivo e concentrato, dentro il quale posso spostarmi continuamente e in “tempo reale” tra zone eterogenee della mia percezione del mondo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-309" title="barcode" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/03/barcode.jpg" alt="barcode" /></p>
<p>Ho un dispositivo<strong> mobile</strong> di connessione, oltre a portatile, chiavetta, tutto. Mi chiedo: con cosa mi sto connettendo? È impreciso e poco soddisfacente dire semplicemente con una rete. Siamo connessi  con i nodi della <strong>rete</strong>, con i suoi incroci composti da soggetti (persone, enti, istituzioni, ecc) a loro volta connesse con i nodi della propria rete. Ma siamo connessi anche alle sfere esterne dei nostri vissuti esperienziali (lavoro, hobbies, apprendimento, informazione, intrattenimento, impegni) e a quelle interne della nostra emotività, dei nostri pensieri, desideri, bisogni. Siamo completamente immersi in un magma multimediato e ipervideato, in cui ogni immagine e ogni stringa di informazione ne richiama un’altra, sollecitando sempre nuove connessioni, come quando si mettono due specchi l’uno di fronte all’altro. La rete ci coinvolge in ambienti via via sempre più complessi che hanno come effetto quello di complicarci e risolverci nello stesso tempo.</p>
<p>La tecnologia, perfezionandosi nella complessità, ci mette in contatto con le nostre attitudini comportamentali, sollecitando continuamente e in modi sempre più sofisticati le relazioni tra emisferi cerebrali, attivazioni corporee, contatti sociali. Le aziende cercano di cavalcare questo fenomeno e di contribuire a implementarlo, mediante il ricorso a una comunicazione particolarmente coinvolgente, che fa seguito a una fase attuale, particolarmente ricca, di ricerche mirate sulla persona e sulla sua sfera emozionale e ludica. Siamo, e in questo istante sono, in zone diverse dello specchio, dentro e fuori, al di qua e oltre.</p>
<p>Mi ricordo che in questi giorni si è appena chiusa una <strong><a href="http://www.promotionexpo.it/nuovo/IT/index/index.php" target="_blank">fiera </a></strong>che faceva emergere in modo brillante questo legame tra emozionalità e tecnologia. Mi sembra che ci fosse di mezzo anche uno specchio, dei <strong>displays</strong> interattivi. Scrivo a un mio amico che ci è andato sicuramente. <strong>Dario Finardi</strong>, socio di <a href="http://www.gear.it/Mobitkc.htm" target="_blank">GEAR.it</a>,  e responsabile commerciale e nuovi prodotti. Mi risponde immediatamente.</p>
<p><a href="http://www.magicmirror.thebigspace.com"><img class="alignnone size-full wp-image-311" title="200707-space" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/03/200707-space.jpg" alt="200707-space" /></a></p>
<p><em>Specchi? Stai scrivendo di specchi e nuove tecnologie? Pensa che proprio uno specchio era al centro dell&#8217;attenzione al </em><a href="http://www.promotionexpo.it/nuovo/IT/index/index.php" target="_blank"><em>Promotion Expo</em></a><em>, nello stand presso cui eravamo ospiti.<br />
Noi di <a href="http://www.gear.it/Mobitkc.htm" target="_blank">G</a></em><em><a href="http://www.gear.it/Mobitkc.htm" target="_blank">ear.it</a></em><em> presentavamo soluzioni per “agganciare” i clienti, quelli fidelizzati e non, attraverso il loro telefonino. Il telefonino é la cartina tornasole di questo momento storico: tutti connessi, tutti raggiungibili, tutti di corsa.<br />
Quindi: agguantiamo i clienti mentre corrono! Invitiamoli a fruire di servizi mirati, customizzati, in mobilitá.<br />
Come dicevo, in stand, a fianco, avevamo uno <strong>specchio</strong> vero, sembrava quello della strega cattiva di Biancaneve. Uno specchio maestoso, a figura intera. </em></p>
<p><em>Mi avvicinavo, non con il telefono, con dei jeans a braccio. Li volevo vedere. Dallo specchio emergevano informazioni, luci, suoni. Dallo <strong>specchio</strong> arrivavano suggerimenti, abbinamenti con oggetti, gadget, accessori. Lo specchio, nell&#8217;intimitá del camerino, mi suggerisce, mi coccola, mi guida. Avresti dovuto vedere&#8230;<br />
Siamo agli antipodi dell&#8217;<strong>infomobilitá</strong>. L&#8217;esperienza personale in camerino diventa pervasiva, colorata, anche musicale. Sempre in questo parallelo di tecnologie, hai presente i codici a barre, di quelli &#8220;innovativi&#8221;  <strong>DATAMATRix</strong> a 2 dimensioni, li mandiamo via <strong>Bluetooth ®,</strong> via mms ed <strong>sms</strong>. Li usiamo come buoni-sconto, come accesso ai servizi. Cerchiamo di catturare l&#8217;attenzione dell&#8217;utente mentre si sposta, mentre pensa ad altro.<br />
<strong>Magicmirror <sup>TM</sup></strong> é il nome dello specchio di Biancaneve, porta l&#8217;utente altrove. Ma se vuoi leggerci Alice&#8230;</em></p>
<p><em>L&#8217;utente é li per acquistare la propria camicina bianca e lo specchio lo porta su occhiali, pantaloni, cinture. Tutto rigorosamente coordinato. Tutto rigorosamente pianificato dal marketing dello store. Tutto, quando possibile, profilato.</em></p>
<p><em><a href="http://www.fashiontimes.it/News,file-article,sid-1390.html"><img class="alignnone size-full wp-image-313" title="200707-space2" src="http://blog.nokiaplay.it/wp-content/uploads/2009/03/200707-space2.jpg" alt="200707-space2" /></a><br />
</em><em></em></p>
<p><em>L&#8217;esperienza davanti allo specchio mi porta altrove. Mi porta anche dagli amici, quelli di cui convidivo i gusti estetici e modaioli&#8230;prima di fare qualunque acquisto è meglio chiedere a loro. Ci pensa sempre Magicmirror: manda un mms a Silvia, la mia responsabile marketing e business developer, e poi un messaggio su <strong>Facebook</strong>. Riceveró qualche suggerimento in merito? Per tempo? Prima di acquistare un capo? Ci pensa la rete, gli amici sono interconnessi e sempre raggiungibili.<br />
Silvia risponde, prendo la camicia, lo store ringrazia me e lei&#8230;il caro codice a barre con il suo 20% di sconto é partito e le sta giá arrivando via mms.</em></p>
<p><em>In pratica il camerino diventa contemporaneamente:<br />
- una sorta di consierge che consiglia e suggerisce capi;<br />
- uno strumento che permette di dialogare con lo <strong>store</strong>, per esempio per chiedere una taglia differente di un capo;<br />
-  uno strumento che permette di intrattenere e comunicare: con <strong>audio</strong> e <strong>video</strong> sul <strong>brand</strong>.<br />
In questo modo l&#8217;esperienza del camerino che, come sai, è per me atroce, e che tendo a far durare il meno possibile, diventa una sorta di intrattenimento multimediale che ispira l&#8217;acquisto, e la sua esperienza virtuale porta al di là di una concezione lineare del tempo.</em></p>
<p>Bene. Bella lettura. Nel frattempo, aspetto il mio volo.</p>
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		<title>Tendenze disruptive</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 10:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Ranieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le abitudini di consumo cambiano sempre più rapidamente. I target sfuggono alle aziende, che per farsi conoscere devono inventare nuove strade e utilizzare tutti gli strumenti della comunicazione contemporanea. Pensiero laterale, tendenze da inventare o deviare, flusso di feedback reciproci tra producer e consumer: il Brand, soprattuto attraverso i media non tradizionali, inventa strategie linguistiche innovative [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le abitudini di consumo cambiano sempre più rapidamente. I target sfuggono alle aziende, che per farsi conoscere devono inventare nuove strade e utilizzare tutti gli strumenti della comunicazione contemporanea. Pensiero laterale, tendenze da inventare o deviare, flusso di feedback reciproci tra producer e consumer: il <strong>Brand</strong>, soprattuto attraverso i media non tradizionali, inventa strategie linguistiche innovative e diventa <strong>Virus</strong>. Esiste un marketing non convenzionale? O esiste solo un marketing che funziona? Lo chiediamo a un&#8217;ospite speciale.</p>
<p>Daniela: Markettara, blogger. Anni?<br />
<em>Markettara: Pressappoco un quarto di secolo, poco più poco meno <img src='http://blog.nokiaplay.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </em></p>
<p>D: Hai uno dei blog più visitati della blogosfera, <a href="http://disruption.splinder.com/" target="_blank">Disruption</a>. Di che parla?<br />
<em>M: Disruption parla, così come dichiara, di creatività che rompe le convenzioni. Cioè di quella che sembra essere ancora oggi la tendenza principale nel marketing: il marketing non convenzionale. Pubblica campagne ad alto contenuto creativo provenienti da tutto il mondo.</em></p>
<p>D: Allora si potrebbe partire subito da una considerazione  molto precisa e cioè: ci sono spazi di non convenzionalità &#8211; intesa come autonomia e libertà espressive -  nel marketing?<br />
<em>M: Mah, io credo che la creatività pura sia il pensiero laterale, senza limiti. e penso all&#8217;arte, soprattutto a quella di strada. Fatta questa premessa, ci sono ampi spazi di non convenzionalità: i consumatori sono da tempo smaliziati, captano la pubblicità e sfuggono ad essa con elevata autonomia decisionale. Ma quando i messaggi e i media sono nuovi, non tradizionali, ad alto impatto creativo, i pubblici cui si comunica non solo diventano più ricettivi alla comuncazione, ma spesso diventano anche i suoi più grandi amplificatori, generando il tanto desiderato passaparola spontaneo.</em></p>
<p>D: Spiegami: cosa fa in concreto il marketing non convenzionale rispetto a quello tradizionale? Non serve a vendere prodotti?<br />
<em>M: Il marketing non convenzionale, rispetto a quello tradizionale, vende sì i prodotti, ma con un&#8217;altra logica: cerca a tutti i costi l&#8217;attenzione, il coinvolgimento, a volte stimola il dialogo (proprio loro, le conversazioni), altre volte sfrutta al massimo l&#8217;effetto sorpresa con l&#8217;obiettivo di generare un passaparola legato ad un&#8217;idea innovativa. Il marketing non convenzionale trae insegnamento dalla voglia di comunicare delle persone (gli esempi più grandi sono in primis blog e social network), e dà loro delle occasioni in più per farlo. Tutto questo con dei budget decisamente più piccoli rispetto a quelli richiesti dai media tradizionali.<br />
</em></p>
<p>D: Visto che hai parlato di creatività, quanto e come pesa la considerazione che la creatività non può riguardare indistamente tutti i prodotti o le campagne pubblicitarie, visto che che solitamente viene applicata alla comunicazione di oggetti o eventi che in fin dei conti sono fatti per essere venduti, e  quindi nell&#8217;opinione comune devono essere semplici, interpretabili, e stimolare bisogni preconfezionati?<br />
<em>M: Naturalmente ci sono prodotti che </em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Seth_Godin" target="_blank"><em>Godin</em></a><em> dipingerebbe di viola, ovvero quelli che si distinguono nella massa, ci sono quelli che stimolano maggiormente la creatività e quelli apprezzati dalle persone per diversi aspetti, che siano lovemark o semplici servizi dall&#8217;elevata utilità. Però personalmente credo che in e per ogni cosa possa essere applicata la creatività. Forse la differenza sta proprio negli insight, nella strategia, nel posizionamento. E poi nell&#8217;applicare il pensiero laterale, partendo dal sovvertimento dei luoghi comuni.</em></p>
<p>D: Qual è la tua specifica esperienza a riguardo? Hai seguito campagne o sei &#8221; solo&#8221; un&#8217;appassionata?<br />
<em>M: Seguo da sempre le campagne e mi danno tanti stimoli per il mio lavoro. infatti mi occupo di non convenzionale dal mio ingresso nel mondo della pubblicità. In ogni agenzia sia stata, partendo dalla strategia di comunicazione, passando dalla creatività e finendo con il planning del buzz connaturato nelle campagne non convenzionali.</em></p>
<p>D: Secondo te per quale motivo Internet e non conventional marketing, guerrillia, word of mouth, sono così legati? Insomma perché usi un blog? Cosa racconta, da che punto di vista, di questa sfera che lega insieme comunicazione, mercato, pubblicità, desiderio, creatività?<br />
<em>M: Ti direi banalmente perché le persone stanno sempre più progressivamente traslocando dalla tv al web, quindi passano più tempo online e parlano di più online. Di conseguenza ,sollecitare dialoghi in Internet &#8211; e quindi amplificare la comunicazione di una campagna grazie al web &#8211; è decisamente più strategico oltre che più semplice. Il blog racconta forse proprio la creatività come link tra tutto questo: società, tendenze, web, marketing. È intrattenimento, è il blog stesso uno strumento per condividere le idee che avvicinano le marche alle persone.</em></p>
<p>D: Immagino che sia questo il motivo per cui le molte persone che ti seguono sono tutte persone alfabetizzate sia con le nuove tecnologie di condivisione che con la comunicazione alternativa&#8230;<br />
<em>M: Sì, ho un pubblico abbastanza mirato: aziende, agenzie e studenti che amano già questo mondo. ma ce ne sono anche tanti semplicemente &#8220;curiosi&#8221;</em></p>
<p>D: Il tuo blog si chiama Disruption: fa venire in mente le strategie choccanti del primo surrealismo. Credi sia possibile dire ancora qualcosa di nuovo? E se sì, credi che la pubblicità sia in grado di realizzare questo sogno?      <em>             <br />
</em><em>M: Credo sia sempre possibile dire qualcosa di nuovo. Basta averne il coraggio e poi farlo con intelligenza.<br />
</em></p>
<p>D: Quali sono le tendenze contemporanee in fatto di non conventional marketing?<br />
<em>M: Le tendenze &#8211; intese come le mode di cui le agenzie spesso amano farsi vanto di conoscere davanti al cliente &#8211; sono sicuramente il viral, Facebook, il buzz e le blog relation. Mi sembra, invece, sia sempre meno di moda il guerrilla marketing. Forse perché in questo momento il re supremo è Facebook.</em></p>
<p>D: Cioè le aziende che utilizzano Facebook per le proprie campagne? Ci spieghi questa tendenza attuale a presentarsi come &#8220;amiche&#8221; del consumatore e non più come Life providers, fornitori di stili di vita?<br />
<em>M: Vero, le aziende &#8220;provano&#8221; a presentarsi come amiche&#8230; ma in realtà sono gli utenti a stabilire le aziende/marche/prodotti di cui vogliono diventare amici, perché ne sono fan.</em></p>
<p>D: Una sorta di postproduzione da parte del consumatore… vuol dire questo <strong>prosumer</strong>, no?<br />
<em>M: Esatto. Paradossalmente, le aziende hanno sempre meno potere, perché sono le persone a gestire le marche e i prodotti, a creare gruppi, pagine, applicazioni pro o contro di esse. È difficile ottenere l&#8217;amicizia, ma se non ci si prova si rimane soli.<br />
</em></p>
<p>D: Molto interessante, sarebbe da approfondire con i lettori di Officina-project e sapere che ne pensano. Sarebbe interessante sapere anche se ci sono persone che hanno trovato lavoro proprio grazie a Facebook o ai blog, proprio diventando amiche delle aziende&#8230;<br />
<em>M: Ti riporto il mio caso personale: il mio lavoro nella mia attuale agenzia, così come in quella precedente, li ho trovati grazie al mio blog</em></p>
<p>D: Davvero? Raccontaci<br />
<em>M: A dire il vero, è il lavoro ad aver trovato me. In questi anni, sono stata contattata da diverse agenzie direttamente tramite il blog, agenzie in cui lavoravano persone che seguivano disruption e che erano incuriosite da markettara. in due di queste agenzie ci sono finita, fortunatamente <img src='http://blog.nokiaplay.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </em></p>
<p>D: Ho letto uno dei tuoi ultimi post che parla di un tormentone advertising-web su un particolare phone-reality…<br />
<em>M: Si tratta di una campagna realizzata in Norvegia per il lancio di un reality show dal nome &#8220;The Phone&#8221;. L&#8217;agenzia che ha ideato il progetto ha pensato di sfruttare il tormentone dello squillo del telefono per creare un effetto sorpresa, nascondendo un telefono che suonasse in diretta nelle principali trasmissioni televisive norvegesi. Tutto finalizzato a incuriosire, attirare l&#8217;attenzione e generare passaparola.</em></p>
<p>D: Ah, in virtù del fatto che il telefono è e resta un veicolo di informazione del tutto integrato nella nostra vita, nella quotidianità, addirittura nel nostro corpo, e che quando squilla o vibra attiva un allarme molto sensibilizzato..<br />
<em>M: Sì, la strategia viene definita guerrilla stunt (ma scommetto che le trasmissioni siano state pagate, è per questo che ho parlato di product placement). Non so se hai visto la campagna fatta da Burger King</em></p>
<p>D: <a href="http://www.huffingtonpost.com/2009/01/08/burger-kings-facebook-pro_n_156320.html" target="_blank">Quella su Facebook</a>? Cancella dieci amici?<br />
<em>M: Sì sì! </em><a href="http://www.whoppersacrifice.com/"><em>http://www.whoppersacrifice.com/</em></a><em>. La trovo geniale</em></p>
<p>D: Vero. Secondo quali dinamiche funziona?<br />
<em>M: Il concept alla base è l&#8217;amore verso il prodotto: quindi bk ha chiesto alle persone &#8220;se mi amate davvero, cancellate 10 amici da facebook e vi dò un vostro amato panino gratis&#8221;. in questo modo le ha divertite, intrattenute e nonostante facebook abbia cancellato dopo poco l&#8217;applicazione (perché contro la propria policy), la campagna ha generato un fortissimo passaparola. la stessa idea alla base della campagna era stata sviscerata lo scroso anno con un&#8217;altra campagna, che ha anche vinto a cannes: da alcuni putni vendita burger king è stato cancellato per un giorno il whopper e delle telecamere nascoste hanno ripreso le reazioni &#8211; giuro scioccate &#8211; delle persone. Dopodiché i video sono diventati delle pubblicità tradizionali che comunicavano il prodotto attraverso l&#8217;elevato amore dei consumatori che non potevano vivere senza.</em></p>
<p>D: Fantastico. Grazie Markettara, speriamo di averti presto ancora come nostra special guest<br />
<em>M: Grazie a te, è un piacere. In bocca al lupo per questo grande progetto!</em></p>
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