Proliferano, stanno invadendo la pelle di Nstreet come macchie di colori impazziti e evanescenti. Schermi nello schermo, musica che dal panorama fisico dell’Ex Mattatoio a Roma si liquefa nello spazio immateriale del web, e palpita nei bpm concessi dalla connessione.
Sono le videoesperienze di Social Art, collettivo di artisti il collettivo di artisti senza limiti di età e di etnia che interagiscono tra di loro apliando gli spazi e popolando le città senza confini di nessun tipo. Questo collettivo nasce da un progetto di artisti che producono video per web<tv<festival< //documentari//Back Stage//videoclip//live//. Il nome del progetto è //MADE IN CROSSROADS//.
Abbiamo incontrato Tiziana Di Troila, ideatrice del progetto.
E’ molto bella l’idea di una via comune per l’arte, di un progetto di arte liquida che si dirama in diverse perfomance e poi trova forme compiute di fruizione. Come nasce Social Art?
Social Art nasce dalla necessità di fare Arte in modo libero.
Io e mia sorella Pamela abbiamo una casa di produzione indipendente, da poco più di 3 anni, che unisce diverse realtà con alla base la filosofia dell’ incrocio di vite, di strade, di persone e la nascita di nuovi progetti da quell’incontro, una delle altre filosofie di made in crossroads è quella del “Nomadismo”, del viaggio inteso come scoperta e come voglia di raccontare e di far raccontare con il fine di arricchire, scoprire e capire.
Quale è il desiderio che vi guida?
Raccontare la realtà così come la si vede, la forza della realtà, lo sguardo gettato sul reale diviene, congiuntamente, sguardo su se stessi, facendo lavorare i sensi ed espandendo la ricettività e traendone ispirazioni e motivo di vita.
Ci racconti la vostra nascita?
Ufficialmente Social Art nasce o si presenta al Mondo con il suo primo intervento/evento >23 Maggio Roma>EX MATTATOIO <con il primo tema Social Art >Live and Let live>.
Cosa fate ora?
Adesso stiamo lavorando per popolare nuove location con artisti e persone che hanno la necessità di comunicare e di esprimersi, cercando di creare possibilità di incontro tra di loro e tra i diversi modi di fare arte.
Social Art alla base ha sempre Made in Crossroads, sia come supporto video che come filosofia di vita e di esistenza del collettivo.
Quali sono i vostri progetti più recenti e i prossimi?
Uno degli ultimi documentari fatti da Made in Crossroads e “vietato ai minori” Realtà dell’infanzia reclusa che vivono i bambini figli di donne detenute (in Italia); “Wall to Gaza” su i muri che dividono popoli (Gaza); Back Stage “zero” documentario sull’11 settempre; “Popolo Rom”, e “Free tibet”.
Il mio preferito è Safari Urbano: armi da fuoco che si trasformano in macchine fotografiche, luci obiettivi, spray, tele, proiettori, schermi, colori, performance, istallazioni, video arte, magie, street art. Ce lo racconti?
Safari urbano è stato girato per entrare nel safari della città, dove in modo particolare in questo periodo si trovano muri ricoperti da volti, promesse e buoni propositi (manifesti elettorali). L’obiettivo si trasforma in occhio e scopre quello che poi è vita reale, come se qualcuno fosse venuto a vedere cosa accade in una città come Roma e abbia evidenziato anche dettagli di vita quotidiana che spesso sembrano accettati e inglobati in quello che poi i nostri occhi vedono ogni giorno!
Lo sguardo è puntato molto su quello che la realtà offre a persone che vengono in italia scappando da guerre e spesso dalla morte, quindi il sorriso di una persona che lava i vetri, che fa benzina, che vuole vivere senza danneggiare nessuno, e che si accontenta di poco e quel poco riesce a trovare la forza di ridere e di vivere.
Si chiama così perché la natura ha cessato di essere ciò che era da sempre: una cosa dalla quale l’uomo aveva bisogno di proteggersi. Oggi la natura, domata e in pericolo mortale, deve essere protetta. Abbiamo cercato di dare corpo a questo sogno-incubo. Sono contenta che ti piaccia!
Scritto da Daniela Ranieri


Guardando i video di Social Art (molto interessanti) mi viene in mente il lavoro dell’artista francese JR http://jr-art.net/... inoltre le sue gigantografie di volti, del progetto Face2Face, compaiono sul muro nel video “Wall to Gaza”