La Serendipity continua a colpire: nello stesso momento in cui su Nstreet faceva il suo ingresso un nuovo utente dal misterioso nome di Dulevànd, leggevamo che nell’ambito del festival che si sta svolgendo in questi giorni in uno dei quartieri di Roma che amiamo di più, il Pigneto, si esibirà un gruppo musicale che si chiama proprio Dulevànd.
Non può essere un caso, anzi, lo è, ed è perfetto. Così ieri siamo andati alla prima serata del Festival Pigneto di Teatro Popolare. Il nome rimanda ai riti di passaggio delle stagioni di carattere profano, il luogo all’aperto, nella stessa Villa Gordiani in cui si svolge il Capodanno bengalese che abbiamo seguito, alimenta un senso di comunità e di festa che ribalta e rinnova il senso di un tempo, quello estivo, scandito da ritmi giocosi, ludici, di rappresentazione.
Nei fatti il Festival non delude queste aspettative di evento popolare: la seconda edizione, organizzata dall’associazione Sapere Aude – Roma, è iniziata con una serata di performance totale: il parco è il primo teatro dei cittadini, la scena di una rappresentazione quotidiana che si svolge ai margini dell aiuole, nelle strade nelle case negli edifici di questo quartiere che è un Paese nel Paese e che ha cotruito tanta lettura della disperazione e della crescita.
È sembrato che la gente che di giorno veste i panni del dovere e di quelli impegni quotidiani e fastidiosi che a Roma si chiamano “pensieri” potesse riappropriarsi di una dimensione artistica del vivere insieme. Il teatro si è mescolato con la musica e la letteratura, quando Alessandro Haber in El tango ha raccontato con testi di Louis Borges e Horacio Ferrer l’arte di Astor Piazzolla.
Stasera Davide Tassi in “Squame” accompagnato dalle musiche di Luciano Bevilacqua e Paolo Pallante darà vita ad una riflessione a più tinte sul tema della diversità, attraverso storie brevi legate dal sottile filo dell’ironia.
Domenica 19 in “Canti di miniere. Amore, vino e anarchia” Simone Cristicchi con il coro dei minatori di Santa Fiora creeranno quelle atmosfere che soltanto la musica popolare è in grado di creare, qualcosa di magico, che trasporta nel passato, che rende manifesto e nitido il legame profondo con un patrimonio che è dentro di noi, nascosto nella “miniera” dell’ anima”, ma che è fatto per essere messo in comune e attualizzato.
Affrontando temi attuali come il precariato e le morti bianche, ci si immergerà nelle gallerie del passato e si scaverà nella memoria, riportando alla luce preziosi minerali sepolti: le storie e le meravigliose canzoni di una tradizione reinventata.
E qui entra in gioco la serendipità: a chiusura del festival, come in un cerchio magico che rimanda alle tradizioni popolari, si esibiranno i Dulevànd.
Sorpresi e incuriositi, abbiamo scoperto che il nome deriva al dialetto pugliese e vuol dire “del levante”. I Dulevànd suonano pezzi in cui risuonano note jazz e un’ispirazione che viene dai ritmi e dai sentimenti della cultura popolare. I testi (“Alla controra” “Fuggo la solitudine”, “Astarbene”, “Valzer metropolitano”) parlano delle lacerazioni e delle contraddizioni dei nostri tempi.
Per questo siamo dopiamente contenti che i Dulevànd, che nel loro sito si dichirano esponenti del Melodramatic Popular Folk, si siano iscritti a Nstreet. Tradizione e innovazione, senso della comunità e proiezione verso il differente, il nuovo che arriva, il cambiamento, la festa, la strada e il bosco, in versione digitale.
Tutto questo, siamo onorati di portarlo avanti con gli strumenti Wiki del nostro presente digitale, per costruire insieme a tutti questi voi, legati dal rispetto e dalla passione delle differenze, il tessuto urbano e nstreetiano che speriamo possa costituire la carta vincente per affrontare il futuro.
Scritto da Daniela Ranieri



dove sono gli altri 5? immagino a provare
Grazie anche a nome del sesto Dulevànd.