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Savorengo Ker & Nstreet

La zona è forse un sistema molto complesso di insidie… non so cosa succede qui in assenza dell’uomo, ma non appena arriva qualcuno tutto comincia a muoversi… la zona in ogni momento è proprio come l’abbiamo creata noi, come il nostro stato d’animo… ma quello che succede, non dipende dalla zona, dipende da noi” (Stalker di A. Tarkovskij, 1979)

Ci auguravamo che qualcuno, prima o poi, caricasse su Nstreet una delle esperienze più prodigiose della vita romana degli ultimi anni. Un esperimento che unisce architettura, antropologia, lifestyle, cultura dell’abitare, scienze sociali: un esempio materialmente riuscito di cross cultural communication.

Si tratta del video caricato da Max Intrisano Savorengo Ker” (in lingua Romanés “la casa di tutti”), progetto di autoscostruzione abitativa all’interno del “Casilino 900”, il campo nomadi più grande e vecchio di Roma.
Il progetto, presentato nell’estate scorsa, ha visto in prima linea Stalker, collettivo-laboratorio di arte urbana, e il Dipartimento di Studi Urbani dell’Università di Roma Tre, che hanno studiato insieme ai 4 gruppi etnici che popolano il campo una soluzione abitativa alternativa ai container per gli ospiti del campo.

In particolare l’osservatorio nomade monitorato dal collettivo Stalker ha fornito delle chiavi interpretative del rapporto tra territorio ed emergenze abitative tanto alla popolazione nomade che si è impegnata nella costruzione e nella formazione nei confronti dei più giovani, quanto ai soggetti che hanno affiancato il progetto, mettendo in campo strumenti teorici e pratici.

All’interno delle polemiche che ne sono seguite, in una delle realtà più problematiche in termini di integrazione, spunti di riflessione estetica e sociale li offre ora, fino al 15 giugno, la mostra Campus Rom.

Ospitata nell’ambito del festival FotoGrafia, la mostra ripercorre attraverso lo sguardo di 4 fotografi (Simona Caleo, Giorgio de Finis, Max Intrisano e Massimo Percossi) il progetto di ricerca transdisciplinare “Campus Rom, oltre i campi nomadi”.

Come si legge nel bell’articolo che Romaeuropa Webfactory ha dedicato alla mostra,  Savorengo Ker si afferma come il primo esperimento di architettura autorappresentativa, e come il tentativo di unire sguardi multidiciplinari al fine di rendere più armonico il rapporto tra individuo, ambiente materiale e sociale e considerazione del proprio posizionamento culturale.

Come si legge sul sito di Reterom, Savorengo Ker “non è una casa per i Rom, ma è una casa per tutti. È un’idea abitativa che i Rom propongono per chi oggi in Italia cerca casa, mettendo a disposizione le loro strategie ecologiche ed economiche: i bassi livelli di consumo, il recupero e riciclaggio dei materiali costruttivi, l’autocostruzione, la flessibilità e implementabilità della casa, tutti elementi che insieme alla concezione solidale della famiglia allargata, rappresentano una risorsa importante da riconsiderare per rispondere alla crisi abitativa italiana”.

In virtù della politica ibridativa e transdisciplinare del progetto, le foto di Campus Roma saranno accompagnate dai due film documentari, Rome to Roma, diaro nomade di Giorgio de Finis e Savorengo Ker, la casa di tutti di Fabrizio Boni, che ha voluto regalarceli entrambi per far crescere dentro Nstreet zone di contaminazione, sincretismi culturali, pratiche sociali ed ecologiche, nello stesso spirito della condivisione innovativa che ha guidato questo esperimento unico.

La casa di tutti è stata incendiata nel Dicembre 2008.

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Scritto da Daniela Ranieri

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