La strada, spazio aperto e delimitato dove ogni cosa può succedere, dove le cose accadono, fluiscono e finiscono in un attimo breve è, tra le altre cose, il luogo ideale per l’arte.
Lo sanno bene i buskers, gli artisti di strada, che hanno rinunciato alla regolamentazione, alle etichette, agli spazi tradizionalmente deputati alla loro attività, per liberarla davanti a chiunque sia di passaggio.
La musica che accompagna il passo inizia e finisce ed è sempre diversa. Può svolgersi all’aperto, e perdersi nella fretta, oppure incanalarsi nei corridoi della metropolitana, e durare, per il fuitore, solo per i pochi attimi che precedono la discesa e la salita, o l’arrivo del treno.
L’abilità fisica, espressa nelle forme artistiche del genere circense o nei giochi di prestigio, viene esibita in repliche continue, che non prevedono applausi, ma una ripetizione che fa di ogni copia un originale.
È per questo che avete riempito Nstreet , la nostra strada virtuale, di video sui buskers?
Quando abbiamo iniziato a comporre il mosaico dicendo che doveva essere composto di esperienze metropolitane, molti di voi hanno subito pensato all’arte di strada.
L’arte nelle strade è un linguaggio che irrompe nella quotidianità, e non ha bisogno di traduzione: le culture popolari dei paesi del mondo rivivono, nella loro differenza, in contesti “altri”, producendo quello che l’arte dovrebbe produrre, cioè scoperta del nuovo, piacere, sorpresa.
In alcune città italiane ci sono stati casi di insofferenza nei confronti di questi intrattenitori estemporanei. Sono sorte diverse associazioni per tutelare questi artisti e per promuovere e diffondere eventi musicali legati all’arte di strada.
E pensare che una delle caratteristiche più importanti dell’arte di strada è il fatto che è totalmente gratuita. È indicativo che in molti paesi europei le autorità concedono ai buskers perfino vere e proprie licenze che consentono loro di esibirsi in tutta tranquillità, come si legge nel saggio di Federico Del Sordo Sociologia della musica urbana. Artisti di strada a Roma.
D’altra parte, nel nostro Paese si organizzano anche dei Festival (famoso il Buskers Festival di Ferrara), e siamo senza dubbio in presenza di una riscoperta e di una tendenza in crescita.
Eppure, niente di nuovo: l’irruzione estemporanea del vagabondo che è in grado di strappare un sorriso a chi insegue i propri impegni ed orari è la forma contemporanea della tradizione antica dei saltimbanchi e del teatro popolare.
L’arte urbana è mobile (“busker” vuol dire girovago, vagabondo), connessa (basta un cellulare per essere contattati), ed è un’esperienza geolocalizzata che si può replicare. Poteva non interessare Nstreet, progetto in cui le esperienze si condividono e rivivono in nuove forme?
Performer del fuoco, trampolieri, giocolieri, statue viventi, mimi, scultori di palloncini, violoncellisti o banjisti: la cultura dell’arte di strada è diffusa e multiforme.
Anche il writing è arte di strada? O la denominazione inglese, street art, si riferisce più al mondo del guerrilla marketing e allo stickering mentre quella italiana alle performance musicali e artistiche in senso stretto?
Per questo al prossimo giro di post e video!
Scritto da Daniela Ranieri


Nonostante abbia spesso assistito e talvolta preso parte a quest’arte funambolica e particolare ancora non ho capito se davvero ne subisco il fascino.
Sicuramente genera in me anche emozioni tristi e malinconiche, come quando da bambina mi portavano al circo…
Forse ho solo bisogno di più fantasmagoria…