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Quasi quasi mi laureo in cultura libera

Se pensi che la cultura abbia a che vedere con l’idea di partecipazione e condivisione e non semplicemente con l’apprendimento e il consumo, la nascita di Freeculture.orgOpen University è una di quelle notizie che ti farà brillare gli occhi.  Questa multi-università digitale, che non ha niente della pesantezza burocratica delle strutture accademiche tradizionali, sorge per decretare la fine del feudalesimo digitale, la nascita di una cultura salutare, partecipativa, condivisibile.

Si parla da tempo, quotidianamente, di cultura libera, di condivisione dei contenuti e dei materiali, di dominio pubblico, di estensione delle libertà e di riformulazione del semplice copyright in forme diverse di tutela dei diritti più vicine alla sensibilità della condivisione.

“Tutte le opere che sono frutto della creatività personale – libri, filmati, foto, software, ecc. – sono un compromesso tra ciò che può essere immaginato e ciò che è possibile, tecnologicamente e legalmente”, si legge sul blog che parla del libro di Lawrence Lessig “Free culture”. È proprio in quella zona di possibilità che si situa il nuovo sapere mediato dalle tecnologie di condivisione di web 2.0: non più gerarchicamente strutturato, non più limitato nella sua accessibilità e nelle sue modalità di pubblicazione, ma aperto, permeabile, diffondibile, ricombinabile secondo i gusti, le disposizioni di ognuno.

Per espandere le possibilità che la nostra opera assomigli quanto più possibile all’immaginazione da cui deriva, si può cercare di implementarla con la citazione, il mash-up, il montaggio. Mentre le leggi dei singoli stati – comprese quelle che regolano l’accesso al sapere e i finanziamenti alla ricerca – si adeguano, spesso con fatica e macchinosità, ai nuovi scenari, il cosiddetto popolo della rete ha già dimostrato di sapersi autoregolare: le licenze Creative Commons ne sono un esempio luminoso. Grazie ad esse, oggi, pubblicando qualsiasi contenuto in rete, si può decidere dall’inizio come può essere usato.

Su freeculture.org, atttraverso il pacchetto MediaWiki, si può accedere a contenuti diversi senza violare nessun diritto d’autore, ricombinare i propri utilizzando software liberi e gratuiti, partecipare a piani di pubblica conoscenza insieme al proprio network di amici, prendere parte a progetti (come etichette musicali appena nate o programmi di sviluppo dell’economia locale) del tutto regolati sotto licenze CC e aperti a chiunque voglia imparare e crescere. Le singole università o gruppi di ricerca possono rivolgersi a freeculture.org per iniziare un proprio programma e conquistare un proprio spazio web gratuito per pubblicare e condividere i testi delle proprie biblioteche, per esempio, o per mettere in comune con altri soggetti  risorse, competenze, professionalità.
Il futuro dei saperi e della ricerca, cioè, in definitiva, della libertà è nelle nostre mani, anzi proprio sotto i polpastrelli.

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Scritto da Daniela Ranieri

2 commenti a “Quasi quasi mi laureo in cultura libera”

  1. Zazie scrive:

    notizie come questa liberano la speranza e le idee…
    il “mondo come dovrebbe essere” quindi esiste?

    (in Internet we Trust!)

  2. SammyJenkins scrive:

    Libertè, Egalitè, Fraternitè (che ovviamente non si scrivono così)!


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