C’è gente che va a fare Pilates pensando che sia la versione meno faticosa delle sedute di tonificazione o quella meno spirituale dello yoga. Il Pilates, invece, come moti sanno, è una disciplina che coniuga intensità a resistenza a senso dello spazio e dell’equilibrio, cioè quella che i neurobiologi chiamano propriocettività.
C’è chi alla classica corsa nel parco, preferisce il Tai Chi nel parco al centro di Roma, nella location bellissima dell’Orto Botanico.
Per stagioni intere abbiamo preso in giro il curling, accusandolo di essere una versione più raffinata del gioco delle bocce, e abbiamo alla fine deciso che si trattava dunque di un gioco, e non di uno sport.
Senza arrivare al rafting con bambola gonfiabile, è innegabile che tra le esperienze da condividere nelle culture emergenti ci sono quelle relative agli sport particolari.
In cosa sono particolari? Intanto c’è a dire che la “rivoluzione sportiva” che ha condotto all’affermarsi sulla scena di nuove pratiche sportive e che è iniziata verso la metà del secolo scorso non è affatto terminata, ma anzi si arricchisce quotidianamente ad opera dell’inserimento di nuovi codici (per lo più dettatti dalle logiche dei videogame) e da nuovi canali di diffusione.
Se alcune di queste pratiche (dal base jumping al bouldering, passando per l’ormai comunissimo fitness) sono nate in un clima controculturale, in contrapposizione rispetto alla società borghese e alla concezione tradizionale dello sport come pratica di squadra, o come strumento di propaganda e diciplina politica e sono state ben presto riconosciute a livello istituzionale (si pensi all’inserimento dello snowboard tra le discipline olimpiche), e commerciale (si veda il proliferare di eventi e di competizioni no limits).
Ma accanto a questi processi, i nuovi sport continuano ad essere espressione di stili di vita innovativi e alternativi che riflettono dinamiche sociali e culturali più ampie. Abbiamo capito che uno dei preferiti dalla cricca di Nstreet è il frisbee. Poche regole, dettate dall’aria e dai principi che ne regolano i rapporti con gli oggetti (aerodinamicità, balistica, portanza ecc), come nell’Ultimate, gioco di squadra col frisbee.
Non perché non siano degni di costituire un’esperienza contemporanea i tornei di sport più tradizionali, fatti di sudore, contatto fisico e magliette fradice, benché a livello dilettantistico, come il pugilato di Aledino.
Già un po’ più strano è trovare una sessione di kite bugging nei prati.
Alcuni dei nostri orgoglii è il Bike trial di marcoangeletti, vero virtuoso delle due ruote, e il classico, ma rivistato in chiave Nstreetiana, calcio balilla.
Del Parkour abbiamo già parlato, ma è a tutti gli effetti un nuovo gioco, che coinvolge percezioni molto articolate del rapporto tra sé, propri limiti e ambiente circostante, con un’attenzione tutta particolare, che non poteva lasciarci indifferenti, alla conoscenza della città come mappa di nodi sensibili in cui sperimentare la propria performanza.
Sono nextgames, né sport né gioco, o entrambi, qualcosa che coinvolge l’apparato corpomentale del giocatore, che si relaziona allo spazio. È stata scritta persino una guida, che spiega il successo sociale del golf su ghiaccio, del boomerang, del rugby subacqueo (secondo alcuni faticosissimo, secondo altri facilissimo: basta sfliare il costume agli avversari fino alla porta), del ciclismo artistico. Sì.
Facciamo un gioco: chi carica un’esperienza di ciclismo artistico vince la possibilità di decidere il palinsesto di un giorno di Nstreet.
Scritto da Daniela Ranieri



Vorrei aggiungere qualche sport che non si pratica da soli, ma con un amico a 4 zampe. Da poco più di un anno infatti, con il mio labrador “Filippo”, ci divertiamo e sudiamo con l’agility dog, uno sport che crea un forte legame tra il conduttore ed il cane e diventa per entrambi un gran divertimento. E’ chiaro che sia nella parte di avviamento a questo sport sia poi nella pratica agonistica, tutto viene svolto come un gioco, dove il nostro amico “peloso” si diverte a correre con il suo conduttore, ricevendo gratificazioni comunque vada la prestazione, in fondo chissà se comprende di eaver fatto bene o meno, fatto stà che, quando arriviamo a qualche premiazione, si comporta sempre allo stesso modo.. cerca di afferrare lui la coppa. Questo sport comunque diventa sempre un’occasione di una giornata all’aria aperta con gli amici, a due o quattro zampe tra risate, birre (dopo la gara) e biscottini per loro. Accanto a questa disciplina ce ne sono altre che coinvoglono i nostri amici, dal dog-dance, al free-style, al frisbee-dog, tutte discipline, non conosciutissime che però hanno un loro giro di appassionati.