Quanto è sexy il sottodominio

Tags

, , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Twitterando...

Posting tweet...

Powered by Twitter Tools

In questo emisfero è stata dura svegliarsi alle 6.01 del mattino di Sabato 13 giugno per scegliere il proprio vanity Url su Facebook.

Questo piccolo millenium bug era stato annunciato con un countdown fin dai giorni scorsi: un cartello di testo in tutte le home page degli account, e una mail se l’utente la richiedeva, annunciavano la novità a 200 milioni di utenti registrati.

count_down

Così Facebook spiegava questa novità:
“From the beginning of Facebook, people have used their real names to share and connect with the people they know. This authenticity helps to create a trusted environment because you know the identity of the people and things on Facebook. The one place, though, where your identity wasn’t reflected was in the Web address for your profile or the Facebook Pages you administer. The URL was just a randomly assigned number like “id=592952074.” That soon will change.

We’re planning to offer Facebook usernames to make it easier for people to find and connect with you. When your friends, family members or co-workers visit your profile or Pages on Facebook, they will be able to enter your username as part of the URL in their browser. This way people will have an easy-to-remember way to find you. We expect to offer even more ways to use your Facebook username in the future.”

Come dire: oggi che dire Facebook è come dire PC o telefono per gli ostinati dell’off line, possiamo anche permetterci di fornirvi gratis uno dei servizi tradizionalmente destinati ai marchi o agli affari: possiamo offrirvi un brand. Anzi, facciamo di più: vi diamo il nostro brand come garanzia, e insieme, dopo un semplice slash, vi diamo l’opportunità di personalizzarci, di personalizzare Facebook.

Infatti, lì dove prima il nostor profilo era identificato attraverso una stringa di caratteri alfanumerici generati in modo random dal software del social network, ora siamo proprio noi a scegliere il nostro indirizzo, che coincide col nostro nome. Solo su Internet, finalmente, la mia identità è anche dove puoi trovarmi.

Sì certo, in questo modo sarà anche più facile, per chi ci cerca, rintracciarci: il sistema è fatto in modo che il proprio nome venga indicizzato e quindi sia più facile raccogliere pezzi di noi in giro per il web (Facebook è una bola e un paracadute per l’horror vacui dei pixel).

Ma come fa a sfuggirci che questa è l’ultima delle possibilità contemplate e delle opportunità che si aprono a chi, scattando alle 6 del mattino (a mezzanotte negli Stati Uniti, orario che rende la corsa molto più competitiva), può decidere di occupare PER SEMPRE un sottodominio col nome che gli pare?

Parliamoci chiaro: chi ha pensato, con l’eccezione di chi scrive, di scegliere il proprio nome come vanity url? Il cybersquatting, spauracchio dei grandi marchi e delle personalità politiche e dello spettacolo (i vip), viene in questo modo incoraggiato, direte voi.
Ma no, non si tratta neanche di questo.

Una volta i sottodomini erano i cugini sfigati dei domini in rete, specie nella prima fase di sviluppo del web, quando un  provider di servizi forniva un sottodominio ai propri clienti.

Ora non sono pià chiamati subdomains, ma vanity url, e riguardano Facebook, il luogo immateriale dove le persone convogliano un flusso ininterrotto di contatti e comunicazioni, dove il marketing intreccia  continue relazioni tra brand e tra brand e consumatori.

Nella macchina distributrice di parole più grande del mondo, il proprio nome, o l’identità che si è scelta, si stagliano come una porzione significativa del mondo Facebook, cioè del mondo della rete, cioè del mondo.

E voi che vanity url avete scelto? A chi lo avete rubato? E quanto il vostro vanity url si avvicina allo username che avete scelto per entrare dentro la Community di Nstreet?

Viralavatar avrà scelto “viralavatar”? E ziguline? E SATOBOY?

Infatti, questa è fatta di persone. Col Facebook connect, chi siete su Facebook siete su Nstreet. È quello che fate, è come usate la rete e i suoi spazi, che fa di voi dei vanitosi o dei dominati.

Condividi:
  • email
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • BarraPunto
  • laaik.it
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Segnalo
  • Slashdot
  • Socialogs
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Wikio
  • Wikio IT
  • YahooMyWeb
  • Twitter

Scritto da Daniela Ranieri

6 commenti a “Quanto è sexy il sottodominio”

  1. Giuseppe scrive:

    Bell’articolo! In effetti non c’è nulla da eccepire. Ricordo quando, a cavallo tra i ‘90 e i 2000, iniziai ad usare la Rete ed imperversavano le compagnie che fornivano 5 MB di hosting gratuito identificati da un nickname. Community come Geocities (per citare una delle più famose nel mondo, che, tra l’altro, chiuderà i battenti entro fine anno) e Digilander (probabilmente la più famosa in Italia) assegnavano il famoso nick dopo lo slash, che adesso, all’epoca di FB, è stato rinominato in ‘vanity url’.

  2. certo che ho scelto viralavatar… e me lo sono preso subito..

  3. Daniela Ranieri scrive:

    Grazie Giuseppe, per i complimenti e l’approfondimento

  4. Satoboy Clt scrive:

    satoboy fatto!

    adesso tocca aspettare il countdown per le pagine dedicate!
    ce la posso fare!

    anzi ce la farò!

  5. ziguline scrive:

    ci attrezzeremo statene certi :D

  6. Mariano Minolfo scrive:

    E io che non l’ho ancora scelto? Ora di default mi propongono dei suggerimenti. Mah !!


Lascia un commento

Copyright © 2010 Nokia Play Blog – Condividiamo Esperienze.