Ciò che si produce entrando dentro il Museo del Cinema di Torino è uno spostamento: non solo dal dentro al fuori, non solo dalla luce al buio, e non solo uno spostamento fisico. Chiunque c’è stato lo ha avvertito: l’entrata è fatta di attesa, come ad una biglietteria. Si viene poi messi su un ascensore di cristallo, che attraversa in lungo la Mole Antonelliana e fende il buio che la riempie. Nei 59 secondi che servono a raggiungere la cima, si viene circondati da immagini che sfilano dall’alto verso il basso, come risucchiate, appese alle pareti intorno. Tutto si muove, tutto brilla, si accende e spegne. Poi, una volta sopra, si viene di nuovo esposti alla luce, e il panorama della città dall’alto riempie gli occhi ancora leggermente impressionati e incuriositi dallo sfarfallio delle icone e degli schermi che li hanno appena toccati nella salita.
Poi si scende di nuovo, e si percorre a piedi, di nuovo salendo, una spirale che traccia idealmente la storia dell’arte cinematografica, dalle origini ai giorni nostri. Si è dentro un ambiente immersivo, che attira su di sé non solo lo sguardo, ma coinvolge tutto il corpo dello spettatore. Il quale, ormai, chiaramente, non è più solo uno che guarda. Il Museo non è una raccolta di immagini e reperti, un’esposizione di pezzi, macchine, dispositivi, cimeli, abiti, locandine. È una location multipla, dove si svolgono infiniti plot. È un film srotolato fatto di architettura e citazioni, di pellicole che lasciano entrare l’occhio dello spettatore dentro la loro pelle. C’è Matrix che esonda da uno schermo, e ci sono Neo e Trinity che avanzano muniti di armi, tu puoi entrare nel frame, muoverti con loro, divenire schermo, personaggio, trama. È “La rosa purpurea del Cairo” ma al contrario: sei tu che entri nel cinema, nei suoi prodotti, negli immaginari che ha creato, e lo modifichi e ne esci modificato. È il wereable cinema, il cinema indossabile, la pellicola sensibile. Il contrario di un museo, dove gli oggetti restano immobili, fermi nella storia e nel tempo che non li consuma, in attesa dello sguardo opaco del visitatore. Qui tutto è location, ambientazione di film.
Ne ho fatto questo video con l’ N79 perché mi sembrava il modo migliore per elevare all’ennesima potenza tutto quel sincretismo, e digitalizzare la mia esperienza che altrimenti non avrei potuto comunicare in tutta la sua forza tridimensionale. Chi di voi c’è stato può correlare il suo video al mio col Me-Too: ingigantire la scheda sui luoghi del cinema, sui musei concepiti con questa sensibilità, sarebbe davvero fantastico.
Ci piacerebbe sapere se qualcuno di voi è stato a Les Halles, a Parigi, dove è stato appena inaugurato il grande complesso della Rue du Cinéma tutto dedicato alle immagini con multisala, mediateca Truffaut con 17 mila libri, 11 mila dvd e 2500 OST, il Forum des Images con sale dedicate a proiezioni individuali dei 6 mila film in archivio, festival di corti fatti col telefonino e rassegne d’essay.
Come dice il direttore David Kessler a D di Repubblica, “viviamo in un’epoca dove la tv, i dvd, Internet tendono a trasformare anche il cinema in un’esperienza individuale. La filosofia alla base della Rue du Cinèma va invece nella direzione opposta. Promuove e difende un’idea di cinema come esperienza collettiva, da vivere insieme agli altri”.
La chiave di tutto è ancora una volta l’esperienza: individuale e condivisa, collettiva e digitalizzata perché possa rivivere, mixata e rimessa nel ciclo delle immagini che vivono e si muovono, tutto cinema, tutto museo vivente, tutto pelle di pixel che trasluce da piccoli e grandi schermi.
Scritto da Daniela Ranieri


interessante davvero…bel video e bel link
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Invito tutti a farci un giro, è davvero esaltante vedere come abbiate formulato l’ipertestualità in termini di ipermedialità, e di come l’immagine anche in questo caso non costituisca un’informazione ma un’esperienza!
bello
http://museonazionaledelcinema.org/it/pag.php?catid=25
Ciao Daniela, è roba di 8 anni fa. Devo cercare qualche mini dv, la prima scelta è ancora sul sito ufficiale nella sezione hypermuseo/hyperfilm
GRAZIE infinite Max! Quando correli i tuoi materiali al mio video?
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Post e video emozionanti. Soprattutto per me, che immaginavo quel viaggio in ascensore, su e giù per 12 volte consecutive per il video, le foto fatte, i progetti scritti e i pezzi di multimedia (si chiamava ancora così) del sito web ufficiale, realizzato con i colleghi nel 2001. Emozionante il video, girato con una tecnologia moderna ma in pieno stile super 8, con una colonna sonora sospesa nel vuoto, proprio come l’ascensore della Mole.