Nstreet @ Frontiers of Interaction: dentro l’ecosistema digitale

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E’ uno di quegli eventi che non si possono perdere, non solo per dire “ci sono stato”, ma per poter goderne nella contemporaneità. Lo streaming continuo attraverso i social network, la possibilità di testimoniare la propria presenza attraverso un codice da anteporre allo status, il vedersi e il farsi vedere sul maxischermo in sala e sugli schermi dei followers dell’evento via Twitter.

Essere nel presente e saper costruire da quello un’esperienza è il succo della ricerca dell’interaction design. Ormai da 5 anni, Frontiers of Interaction , ideato e prodotto da Leandro Agrò & Matteo Penzo e nato dalla community di idearium.org attorno ai temi dell’interaction design, si è affermato come uno degli appuntamenti più rappresentativi per toccare da vicino alcuni tra i più alti esempi di come le nuove tecnologie ridisegnigno la nostra vita.

È indubbio che siamo di fronte a un radicale cambiamento antropologico relativo ai nostri usi delle tecnologie: tutto quello che abbiamo a disposizione determina i nostri approcci col mondo, non solo con la sua materia, ma con tutto quello che la riempie, comprese la relazioni tra gli oggetti, le persone, le mappe mentali che guidano l’agire e il progettare.

Come ci ha spiegato Carlo Infante nella bella intervista che ci ha rilasciato nei giardini dell’Acquario, la scommessa antropologica del momento riguarda l’interazione tra uomo e macchina, che non è più una lotta o una pura azione strumentale, ma si riconfigura in termini di permormatività, di intelligenze comunicanti e diffuse, veicolate e alimentate all’interno di un’ecosistema digitale.

Ieri Nstreet è stata all’evento, ma ha preferito l’approccio ludico, di chi assaggia tutti i sapori degli angoli, più che quello di chi compila un trattato sui singoli temi affrontati (ed alcuni erano davvero di alto livello, come quello a cura di Luca Simeone e Salvatore Iaconesi sui legami tra interaction design e il rito brasiliano del funerale Bororo).

Abbiamo preferito diffonderci come redazione, allungarci come occhio, moltiplicarci come mano. Lo si può vedere dai video dell’Nstreet Team oggi in primo piano.
Ci siamo messi nel flusso dello streaming affidando alla tastiera nota dei nostri personal computer (ottimo il servizio wireless e le postazioni dedicate per l’alimentazioni ai lati della sala) gli aggiornamenti sullo stato mentale e materiale che ci pervadeva, e la molteplicità degli interessi che ci catturavano.

La location dell’Acquario Romano, dalla struttura simile a quella di un Panopticon, ha contribuito a suggerire link mentali: lo sguardo è forse la più innocente e insieme la più sapiente delle tecnologie. Non a caso, le nuove frontiere dell’interazione danno su un orizzonte di interfacce senzienti, capaci di sentire lo sguardo umano e quindi di modificare la materia a partire da questo riconoscimento.

Anche il panorama sonico si offre al tocco sensibile della mano e dell’occhio: in questo video l’istallazione TANGerINE  Cities (TANGible Interactive Natural Environment), mostrataci da Nicola Torpei dell’Università di Firenze, si proclama come “mezzo di creazione sonora collettiva, uno spiraglio sul mondo sonoro della città del futuro”.

Il suo aspetto geniale, che ci ha conquistato, non riguarda soltanto la sua capacità “intelligente” di prelevare la materia sonora dal mondo e di farne mondo, ma la sua sensibilità, il fatto di essere sollecitabile dallo sfioramento di un cubo che, manovrato dall’utente, “cattura” il suono sulla superficie (o la pelle?) della piattaforma e poi lo rilascia nello spazio creando delle musiche.

Ogni suono può essere sommato ad un altro, e comporre così delle sinfonie che non sono solo acustiche, ma ambientali, materiali, superficiali, random.

È questo il cambiamento antropologico di fronte al quale ci troviamo: la realtà è senz’altro arricchita da tutto questo, la realtà è aumentata.


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Scritto da Daniela Ranieri

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