E’ quello che promette, e mantiene, Matteo Peretti. Artista, classe 1975, a metà tra Arcimboldo e Duchamp. La generazione che va dai 30 ai 40 può capire: puffi, robot, mickey mouse di varie forme e dimensioni, supereroi, automobiline. Chi l’ha detto che dopo una certa età finiscono in soffitta?
Matteo ha recuperato, elaborato e dato una nuova vita agli oggetti, combinando materiali e forme, dando a tutto una mano di colore. Emergono così dalla plastica una serie di opere come Sinthetic Brain, Cinque, Point of View… per un totale di 40 opere esposte a Roma. Una personale dedicata a un’umanità bambina, impreparata di fronte alle insidie della tecnologia. Torniamo allora a una materia che non fa paura, che si presenta per quella che è senza sorprese. La sorpresa è nell’insieme, e il risultato è curioso, come lo spettatore che si confronta con queste opere. Ingresso libero, di scontato non c’è proprio nulla.
“Stories”, Emmeotto, Via Margutta 8, Roma fino al 21 novembre.
Scritto da Federica Bianchi

