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Lost in traslation: Italia-Inghilterra 0-1 su Scuola e Internet

Giusto un anno fa in Italia si parlava delle “3 I” come soluzione per implementare il settore Scuola e Università: Impresa, Internet, Inglese. Secondo l’allora candidato premier Berlusconi, erano queste le chiavi per accedere al futuro. Oggi, sempre in Italia, imperversa il dibattito su come spendere i soldi destinati alla cultura, aperto dall’articolo di Baricco secondo il quale non varrebbe più la pena investire in cultura “alta” (teatro, mostre, musei), ma converrebbe piuttosto concentrarsi sulla tv per ottenere risultati didattici competitivi.

In quell’articolo, e nei successivi che lo hanno criticato o appoggiato, ci si dimenticava completamente di Internet, come ricorda Mantellini, in un momento in cui il nostro Paese soffre di una lentezza preoccupante rispetto agli altri paesi europei e del mondo in tema di alfabetizzazione digitale. Essendo, invece, Internet un “luogo moderno ed attuale della crescita culturale del paese” (sempre per usare le parole di Mantellini), nel Regno Unito se ne sono accorti, e in maniera decisamente più articolata rispetto sia alla già Ministra della Pubblica Istruzione Letizia Moratti sia alle decisioni dell’attuale Governo di Centro-Destra, che ha infatti pensato bene di tagliare i fondi a Scuola e Università e Ricerca, dimostrando che le 3 I erano solo una vuota promessa elettorale fatta senza nessuna coscienza del loro valore di strumenti e ambiti di crescita culturale e non solo di tecnicismi regressivi.

La buona notizia è che nel Regno Unito hanno preso alla lettera le direttive della Comunità Europea che qui da noi sono spesso interpretate fantasiosamente o che finiscono lost in traslation (a dispetto dell’intento di studiare meglio l’inglese). L’Europa ci chiede di puntare sull’Informatica. Nel 2000 il Consiglio europeo di Lisbona fissò l’ambizioso obiettivo di trasformare quella del Vecchio continente “nell’economia più dinamica e competitiva del mondo”.

La notizia la riporta il Guardian di oggi: la Riforma scolastica che verrà proposta in Parlamento il mese prossimo da Sir Jim Rose – già Direttore dell’Ufficio Standard scolastici di Sua Maestà – prevede l’impiego crescente delle tecnologie informatiche a fini didattici insieme all’ampliamento dell’autonomia degli insegnanti in merito soprattutto al modo di trasmettere agli studenti le nozioni della didattica tradizionale. Già alle elementari, i bambini dovranno essere in grado, pena la compromissione del loro curriculum, di usare una casella e-mail, di consultare Wikipedia per le loro ricerche, di utilizzare Twitter e Facebook per essere in contatto con la propria rete di amicizie e aprirsi così gradualmente al mondo connesso. Blogging, podcasts, e-book, saranno ambiti e strumenti di apprendimento al pari della Storia, della Letteratura inglese, della Comunicazione, della Comprensione Sociale e Ambientale. Le fonti di informazione e gli strumenti di comunicazione saranno in questo modo implementati e arricchiti a favore della multimedialità, della crossculturalità e del multitasking, non ridotti a favore di una perdita dell’attitudine alla scrittura o delle modalità di apprendimento consolidate, come paventano i tecnofobici, e come si rischia di pensare alla tecnologia fossilizzandola nell’imperativo arido e aziendalista delle 3 I.

I piccoli studenti inglesi sembrano entusiasti. Lo siamo anche noi per loro, lo saremmo anche noi per quelli del nostro Paese, e speriamo che potremo esserlo presto.

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Scritto da Daniela Ranieri

2 commenti a “Lost in traslation: Italia-Inghilterra 0-1 su Scuola e Internet”

  1. Daniela Ranieri scrive:

    Per chi oggi è a Milano, segnaliamo la presenza di Lawrence Lessig al Meet the Media Guru!
    http://www.visionpost.it/epolis/lawrence-lessig-la-rivoluzione-di-velluto-arriva-al-congresso.htm


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