Pensavate fosse finita? Pensavate che il 2000 avesse portato via ogni voglia revisionista e ogni elogio archeologico del post industriale?
Su Nstreet ci sono due video di eventi tekno: uno è sul tour in Colombia di Joy Kitikonti, dj di fama internazionale. Mirko Rispoli ha fatto un video report delle serate nelle città di Medellin, Pereira, Cali, Bogotà. Poi c’è roba di casa nostra: alice23, la nostra Nseeker più giovane e più appassionata di rave e serate a tema, preferisce un tipo di evento tekno diversa: lo Strike, l’evento Stakanovismo e quello Shockraver’s Decade.
Se guardate e ascoltate bene, Mirko e alice23 sono agli antipodi dell’esperienza tekno: la musica che esce fuori dalla console di Joy è house, a tratti techhouse, ma sempre sui 120 bpm, quella dello Strike è jungle e Dnb, ma soprattutto lo Strike è un posto occupato dove si paga poco (2-3 euro), mentre gente come Joy suona in locali di un certo tipo, con le cubiste, le drag queen, il privè, le liste, oppure in occasione di “rave commerciali”.
Serate di questo tipo in Italia sono quelle del ciclo Diabolika, del tutto inserite nella cosiddetta industria del divertimento. Mentre in contesti urbani postindustriali, o in posti occupati e autogestiti come lo Strike queste sono feste con al centro la musica. Si tratta di divertimento e autofinzanziamento. Forse qui sta la differenza tra evasione e impegno, anche se nel mondo della tekno si evita la politica.
Ma chiediamolo alla nostra esperta, alice23:
Forse più che di serate tekno, sarebbe più corretto parlare di free party, o tekno underground culture, poichè la tekno è un genere musicale, ma nella scena underground e del free party non esiste solo la tekno.
Certo è che la tekno resta particolarmente legata al mondo underground del free party poichè nasce da lì e vive quasi esclusivamente lì, tanto da diventarne impropriamente sinonimo, e in questa accezione più ampia possiamo definirla come movimento culturale undergound, che abbraccia diverse aeree dalla musica, alla scultura, all’arte in generale.
Questo nasce in parte dalla evoluzione della cultura traveller e dei festival degli anni ‘60 e ‘70, dalla cultura punk.
In queste zone si creò una sorta di anarchia temporanea, il principio del d.i.y. (do it yourself), dove vigeva il principio dell’autoproduzione, dell’auto-organizzazione e della partecipazione, in un certo senso un principio fortemente anticapitalistico, e collegato all’idea che il divertimento non si possa comprare e che parlare di “industria del divertimento” è una sciocchezza (per essere teneri).
In questo minestrone di underground culture trovano spazio diversi generi musicali e correnti artistiche, tra cui appunto la tekno, la goa trance (o psy trance come la chiamano a Londra), la DnB, e la tekno industrial, la dark trance, il tek noise, quello di Stakanovismo per capirci.
Come in ormai tutti gli aspetti dell’agire contemporaneo, la rete gioca un ruolo fondamentale nella costruzione degli eventi rave associati a questi generi musicali: la partecipazione e la condivisione vengono canalizzate dalle fanzine on line, persino negli ambiti più conflittuali di autogestione e autoproduzione culturale.
La sequenza ininterrotta e ossessiva dei bpm solo raramente rimane nuda e cruda: il più delle volte, è arricchita da ciò che circonda e fa l’evento: sound systems, installazioni, proiezioni video, performances.
Non solo delirio: miscela di cultura underground, punk, psichedelia, circuiti di rete, alta definizione, rumore, contaminazione, incubo.
Stakanovismo, in particolare, è stato un evento che ha catturato la nostra attenzione: organizzato al al kollatino underground, spazio abbandonato, festa, tempo rubato alla fabbrica, dopolavoro. Noise, rumore sì, ma non quello della macchina che produce alienazione. Di più: rumore della macchina reinterpretato, reiterato, ritualizzato.
In una parola, con quella k di traverso (si scrive stacanovismo), si racchiude un secolo di lotta, e il conflitto viene liberato, e quindi elaborato, in un evento collettivo quasi catartico. Una coazione, come direbbe Freud, cioè un loop, ma finalizzato alla liberazione. Sarà così? O è solo maledettamente assordante, desocializzante e quindi alienante?
Scritto da Daniela Ranieri


apparenza arroganza ed abuso c’entrano poco…è il business di droghe che sta uccidendo i freeparty.
e dato che non tutta la gente è cosi stupida troverai sempre persone giuste e spazi dove esprimerti, basta cercarli, basta lottare e crearli. Il movimento underground se n’è accorto e qualcosa sta cambiando in meglio.
Conquistati i tuoi spazi non aspettare che piovano dal cielo, soprattutto in Italia
Il prossimo WEBTEK (Worldwide Streaming Teknival) si terrà il 22.23.24 ottobre 2010.
Partecipa, difendi e diffondi cultura libera underground.
http://webtek.live23.org/
FreeTekno iS ALiVE!
Keep23..
i free party stanno morendo o meglio rischiano di morire se la gente non riacquisisce all’interno del delirio un briciolo di razionalità:il fatto che sono “feste libere”non significa che bisogna trasformarle in latrine con ombre umane;il fatto che la tekno si sposa bene con le droghe non significa che non si possa partecipare anche senza(non diciamo stupidaggini purtroppo pochi lo fanno!);il fatto che sono frequentate da traveller non significa che chiunque partecipi si debba atteggiare da gente di strada.
i free party moriranno perchè perderanno la spontaneità,perchè saranno invasi dai miti dell’apparenza,dell’arroganza e dell’abuso.
La gente cresce e se ia giovani d’oggi va bene farsi mettere i piedi in testa in tutti i sensi nessuno può farci niente!! a mio parere il movimento Underground nella maggior parte dei paesi occidentali è morto poichè non ha saputo adattarsi, non saranno certo una soluzione questi localetti da stronzetti alternativi….
Grazie Alice per l’ottimo feedback e complimenti per l’articolo, mi riconosco in molte considerazioni. Solo una precisazione per Fabio: Stakanovismo è un progetto di cultura underground in cui l’ingresso a sottoscrizione serve a ripagare le spese sostenute durante la serata, pagare i voli e i viaggi degli artisti stranieri, affittare le luci, la strumentazione, le deco, autofinanziarci per i volantini e la promozione. Siamo tanti ragazzi e ragazze che ci diamo da fare, senza vedere il becco di un quattrino, anzi. Lavoriamo tutta la settimana per poter finanziarci questo progetto di musica elettronica underground, e non abbiamo alcuna velleità di far parte dell’industria del divertimento, ci mancherebbe altro.
Agli illegali, invece, ci siamo andati tutti quanti e sinceramente di passione non se ne vede più da parecchio tempo. La nuova strada sono i club underground, in cui riescano a convivere qualità della proposta e zero compromessi, libertà di espressione, emanciparsi dall’incubo delle rime zoppe tekno/droga, rave/sballo. Il Kollatino in questo è uno dei posti su Roma che hanno l’approccio migliore: senza velleità da club, ma con il sound di qualità, le luci che spaccano, l’ambiente friendly, il bar con prezzi stracciati.
Bravi bravissimi Nstreet, ci piace tanto il format di questo blog!
“Tekno o Tekno music o Free Tekno è la musica Techno (nei suoi vari ambiti e derivazioni, tutt’ora in evoluzione continua) suonata nei party e rave illegali, ad entrata gratuita. I due termini sono spesso sovrapposti ed usati come sinonimo. La differenza terminologica è piuttosto funzionale ad operare una distinzione tra musica mainstream (Techno) eseguita in locali privati con ingresso a pagamento, ed underground(Tekno)”
http://it.wikipedia.org/wiki/Tekno
Ma una volta l’esatta grafia di questo genere musicale non era forse “Techno”?
http://it.wikipedia.org/wiki/Techno
Concordo con alcune delle cose dette da fabio che evidentemente conosce bene l’argomento. In realtà avevo specificato in una parte dell’intervento che è stata taglaitia per motivi di spazio che staknovismo non è un party illegale ma comunque un party legato ad un progetto musicale di un genere che non trova spazio se non lì, comunque non si colloca tra le serate organizzate dall’industria del divertimento. Tuttavia, anche se all’infuori di stkanovismo, e mi vergogno pure un pò ad ammetterlo non sono mai stata al kollatino, che io sappia è comunque un posto occupato dai ragazzi di quel quartiere per restituirlo alla città e credo organizzino diverse attività specie per il teatro.
Probabilmente dopo la street tu sarai stato alla festa alla città morta (c’era qualcosa,no?) io sono stata all’ex fabbrica della fiorucci dove montavano i kernel panik , in nuova occupazione, si pagava 5 euro, e si pagavano dopo una fila che non si muoveva di un passo, 5 e non un euro di meno, e al bar dovevi pure passare prima dalla cassa (???!!!!!?!), ma la cosa veramente inumana è stata quella fila.
Va bhe, diamogli il beneficio della nuova occupazione e della folla del dopostreet.
Quando si fanno questi discorsi si dice sempre che a Londra, patria del free party, le feste si pagano, e neanche poco aggiungerei io, il punto secondo me non è pagare o non pagare, ma il perchè e il modo in cui si chiedono soldi, se volto all’autofinanziamento o al lucro, come il bar e tutte le altre attività, e a questo proposito mi ritorna in mente lo strike, che ne ha fatte di cose, dove non è che se tu avevi un euro in meno non ti facevano entrare, o se non avevano resto da darti non ti facevano bere.
Certo un illegale è un illegale, e bene chiarirela differenza anche perchè si è un pò persa questa consapevolezza (da anni ormai), molti non sanno dove stanno andando, li frequentano esclusivamente per la facilitàcon laquale si reperisconole droghe, spesso non rispettano nè se stessi, nè il luogo, nè il sound system che li fa divertire, che ricordiamolo, ogni volta che fa un party rischia il sequestro del sound, ma questo è un discorso ampio e non bisogna generalizzare.
Detto ciò ti ringrazio dei complimenti e ti dico che ho caricato dei video di shockraver’s decade,forse ti possono interessare, purtroppo questo è un periodaccio e non so se avrò la possibilità di andare a qualche bel party, mi è dispiaciuto molto non essera stata all’area ingovernabile specie quando ci sono stati due dei desert storm ad aprile, ti ripasso la palla e spero che qualche bel report lo farai tu magari alla città morta dove purtroppo non mi è mai capitato di andare
Vorrei dire la mia…
I free party sono l’emblema di un mondo ricco di personaggi strani, molti dei quali vivono la loro vita proprio attorno al concetto di d.i.y.
Creativi, esasperati, relitti umani, artisti e artistoidi, professionisti, video makers, tecnici audio, meccanici, ingegneri, pirati informatici, gente con le più svariate passioni, dalla musica alla realizzazione di performance artistiche, video contaminazioni, fanzine, fumetti e racconti post e cyber-punk.
Quelle che si vivono nei locali italiani, Kollatino in primis, ne sono solo un’accezione.
Il rave nasce nelle fabbriche abbandonate, nelle campagne sperdute.
Per toccare con mano questa realtà bisogna andare in posti come l’Area ingovernabile o la “città morta” (Roma, ndr), ad esempio.
Balli sui sassi, ti riposi sotto un albero, spegni canne e sigarette sotto i piedi.
Al Kollatino paghi 5 euro di ingresso, 4 euro una birra, 5 euro un cocktail.
E alle 7 devi tornare a casa, altrimenti lo fai in una volante.
Ai free party non paghi l’ingresso, e se metti sti prezzi alle bevande in poche ore ti incendiano il furgone.
Gli sbirri arrivano, parcheggiano, guardano, sputano per terra e tornano alla centrale. Sono inermi e impotenti dinanzi a cotanta esplosione di creatività alternativa.
Chi gestisce un sound e giustamente deve coprirne le spese, recupera il danaro dai bar o dalla vendita di oggettistica e/o droghe.
Ho visto ragazzi fabbricare pasticche di ecstasy nei camper in poche decine di minuti e bellissime ragazze cimentarsi in performance “giullaresche” per arrotondare le proprie entrate.
Complimenti ad Alice23 perchè come nseeker ci sa fare davvero, mi piacerebbe vedere qualcosa circa le situazioni da me sopracitate, sono sicuro potranno emergere nuovi interessanti spunti di discussione.
F.
complimenti per l’articolo…c’è un sacco di gente che definisce techno qualsiasi brano di musica elettronica che ecceda in velocità o sia troppo rumoroso…niente di + sbagliato…
Magari leggere qsto articolo li aiutira a capirci qualcosa in +.
La tekno non è morta ma continua ancora ad influenzare gli altri generi musicali aggiungendo ad essi la potenza della ritmica e la sperimentazione di nuove sonorità, caratteristiche che hanno reso da sempre la Detroit Techno e i suoi derivati una delle correnti + estreme della cultura underground.
bella coincidenza l’ultimo pezzo su cui sto lavorando si chiama proprio “La Teknò”e partendo da un parlato campionato da un documentario sulla musica tecno ne sta venendo fuori un brano con la tipica velocità house ma cn sonorità tecno contaminate da incalzanti chitarre elettriche…VIVA LA TEKNO!!!
Scusate volevo precisare un passaggio,forse sintetizzato in maniera non chiara.
Non è che si creò una sorta di anarchia temporanea, anarchia temporanea è un termine usato da me per spiegare il concetto di T.A.Z. di Hakim Bey, (temporary autonome zone), la zona temporaneameante autonoma, concetto fondamentale, che è alla base del free party, poichè è nel freeparty che si crea una T.A.Z. Per approfondire c’è il testo omonimo, “TAZ”, di Hakim Bey
Segnaliamo a proposito di tekno un link dal blog Roma Europa Web Factory
http://eguidemusic.myblog.it/archive/2008/12/04/la-techno-di-detroit-da-juan-atkins-a-carl-craig.html