Su Nstreet hanno creato una delle schede più interessanti della stagione: Hybrid Ego Exhibition Ars. Loro si chiamano MAInD, e il video mostra l’esisbizione dei progetti di studenti dell’Institute of Technology of the University of Tokyo nell’ambito dell’Ars Electronica Festival 2008.
Arte ibrida, arte tecnologica, arte di altissimo livello interattivo, teneri durissimi robottini e fiumi di cristalli liquidi popolati da pesci evanescenti, non per ribadire la differenza tra reale e virtuale, ma per favorire attraverso, anzi dentro la tecnologia, una consapevolezza dell’interdipendenza tra individuo e ambiente.
In questo desiderio di aumentare la realtà, nasce il MAInD: il Master in Interaction design del SUPSI, la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana, propone un curriculum di studi molto diverso dai Master classici, in cui gli studenti potranno avere una “esperienza” di progettazione di reali prototipi di artefatti, ambienti e servizi avanzati.
MAInDzine – Plotting interaction design knowledge, è la la nostra blogzine tematica, in cui si affronta il tema del rapporto tra interaction design e sostenibilità.
Dice Serena Cangiano, Assistant of MAS In Interaction Design del Laboratorio Cultura Visiva del SUPSI:
Il primo obiettivo di MAInD è presentare e favorire una selezione di progetti legati al mondo della tecnologia, del design, dell’art e della sostenibilità. Lo scopo finale di questa selezione è capire cosa potrebbe significare un interaction design sostenibile e se possibile definire meglio le sue teorie, i suoi metodi e e le sue pratiche.
Il punto è: dobbiamo parlare di interaction design e sostenibilità come un’applicazione dell’interaction design al tema della consapevolezza ecologica e dell’attenzione all’ambiente, oppure di “interaction design sostenibile”, inteso come una nuova branca della disciplina piuù generale dell’interaction design?
E’ proprio su questo secondo versante che si colloca MAInD: un esempio di questo cambio di prospettiva è il nuovo visionario concetto di design è il case study Nokia’s Eco sensor: si tratta dell’innovativo progetto sviluppato da Nokia per favorire le relazioni non solo tra le persone ma anche tra le persone e l’ambiente, favorendo la condivisione di dati sullo stato di salute dell’ambiente circostante captati attraverso un dispositivo sensibile.
Il meccanismo consiste di un un sensore indossabile, collegato a un telefono mobile, capace di captare e analizzare l’ambiente, il grado di salubrità, le condizioni climatiche di un luogo. Questa unità fatta di sensore e telefono essere indossato su una cinghia al collo o al polso, ed è dotata inoltre di una cella solare che provvede a dare energia al sensore stesso.
L’utente sarà in grado di scegliere quale sensore avere dentro il dispositivo sensibile, trasformando la propria unità percettiva in un “personal trainer ambientale”come una specie di contapassi che contemporaneamente mappa lo stato di salute dell’ambiente in cui si cammina.
E’ questa l’era dell’Io ibrido, non più solo “connesso” alla tecnologia per affrontare e modificare l’ambiente, ma contaminato dalla tecnologia per essere parte di un tessuto ambientale, nutrito della stessa linfa e sano della stessa salute dell’ambiente in cui vive.
Scritto da Daniela Ranieri


