Siamo quelli che sanno fare la pizza, anche se in Italia ormai a farla ci sono più egiziani che napoletani (d’altronde sono loro ad avere inventato il forno). Sarà perché siamo un popolo di precari, e i ragazzi italiani di oggi, che non hanno idea di come si impasti una base, la pizza al massimo la consegnano a domicilio col motorino.
Siamo “i più maleducati del pianeta”, che non lasciano scendere in metropolitana e spingono fino a che non sono sul treno, come ci descrive Matthew Parris sul Times, consumisti, tv dipendenti, mangiatori di cibo spazzatura (ma non erano gli Americani?), che portano i figli a scuola coi SUV, “creativi ma caotici“.
Il “popolo più triste del mondo”, come ci aveva etichettato il New York Times un anno e mezzo fa, però poi siamo anche quelli che mangiano slow, e quelli de la dolce vita.
Su Nstreet, andiamo in giro nei sexy shops di Amsterdam, facciamo a gara di foto con i turisti tedeschi (ma non ci mettiamo a competere con i giapponesi), apriamo pittoreschi negozi con nomi suggestivi.

Poi, ancora, ci stupiamo della puntualità e della silenziosità dei treni svizzeri, regaliamo abbracci per le strade di Madrid, e il junk food lo accettiamo solo come esperienza ai limiti della sopravvivenza in terra straniera.
Continuate a dirci come siamo, come ci vedono e come ci sentiamo fuori dai confini nazionali. Magari ci è sfuggito che, oltre che di santi poeti navigatori e pizzettari, siamo un popolo di migranti.
Scritto da Daniela Ranieri



A proposito di Italiani all’estero, la pizza italiana di oggi sull’occhio urbano del NYT:
http://www.nytimes.com/indexes/2009/05/27/urbaneye/index.html?8ur&emc=ur
Sono tornata solo ieri sera dalla Germania, viaggio di piacere dove ho potuto scoprire usi e costumi dei tedeschi sì, ma anche degli italiani all’estero. Incontrando una mia amica che ormai vive là da un paio di anni mi ha detto una grandissima verità su come vediamo noi i tedeschi e su come ci vedono loro, mi ha detto:
I tedeschi ci amano ma non ci ammirano, noi li ammiriamo ma non li amiamo
Comunque alla fine è difficile dire che tutto il mondo è paese, molti luoghi comuni sono ben radicati in noi…ma i luoghi comuni li fanno le persone…ci sarà mica un fondo di verità in tutto questo?
Vivo a Dublino ormai da un anno e mezzo, e qui gli Italians non sono visti così male come in altri paesi in cui ho vissuto o soggiornato.
I luoghi comuni sono duri a morire, soprattutto se ci si ferma ad una conoscenza superficiale.
E poi ogni volta che torno in Italia i miei connazionali non è che facciano molto per dare un’idea diversa, migliore.
D’altra parte anche noi Italiani all’estero abbiamo parecchi pregiudizi su usi e costumi dei popoli ospitanti.
Parecchi li ho sfatati, ma tanti altri hanno trovato conferma.
Avrei quasi voglio di esserci
Ho vissuto per vari anni all’estero, sia in Spagna che in centro-sud America. Erano gli anni ’90 e, certo trovavi in giro quelle caratteristiche, quei luoghi comuni che distinguono gli italiani. Le pizzerie, i locali che cercano di riprodurre un pezzo d’Italia, che spesso però, in Italia, non c’è più, quell’italia del mandolino e degli spaghetti. Ma forse la cosa che mi colpiva maggiormente era che, il turista italiano “standard”, di base, non accettava di essere fuori dall’ Italia, in pratica ricercava la lingua, i sapori i gusti, le abitudini di casa sua, non provando neanche minimamente a cercare di scoprire, non dico vivere, le tradizioni del posto. Una cosa che invece “colpiva” noi italiani residenti all’estero, era la triste associazione, fatta dagli abitanti dei vari paesi, purtroppo era una cosa generalizzata non legata ad un paese in particolare di “italiano? Ah… mafioso” !! Una associazione triste, drammatica, ma che rende purtroppo l’idea di come è cambiata negli anni, l’immagine dell’ Italia all’estero. Fortunatamente, dopo i primi tempi, in cui la cosa mi dava molto fastidio trovai il modo per sdrammatizzare ed esorcizzare, a quella affermazione rispondevo con ” si, allora?” , dopo un attimo di smarrimento dell’ interlocutore, nasceva l’opportunità di conoscersi e spiegare che il nostro Paese è ben altro. Comunque, l’italiano è un popolo migrante, ci troviamo ovunque, al centro del deserto australiano, ad esempio, c’è un bar gestito da un italiano. Ed ora ci meravigliamo di quanti “migranti” arrivano da noi. Forse un popolo di santi, navigatori, migranti e…. egocentrici.
Il migrante è ben altra cosa dal navigatore… purtroppo spesso ha un’accezione drammatica, navigatore è una parola tutto sommato romantica!!
per dirla alla Troisi, “ma un napoletano non può viaggiare? deve essere per forza emigrante?”
Gran bel post, complimenti a Daniela.
Tutto molto figo, questo blog spakka..
Già, anche se tendenzialmente i migranti non sono soliti dare il loro nome alle coste che toccano… ;
Ma navigatori è già migranti…