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Hot spots: perché vado sempre negli stessi posti

Una delle esperienze più agghiaccianti che si possono fare in una metropoli come Roma il sabato sera è andare in giro per locali. Orde di automobili gonfie di umanità si riversano nei dintorni delle zone calde di quella che negli anni ’80 si chiamava movida romana, e svuotandosi rilasciano nell’ambiente quote irreversibili (almeno per tutto il week end) di inquinamento organico, acustico, atmosferico.

Tutto questo, compresso, lo si ritrova anche all’interno dei locali. Che poi sono sempre gli stessi, i soliti sette-otto, intorno ai quali brulicano avventori di passaggio. È tutto troppo subdolamente perfetto perché non ci sia un motivo, che non sia la bellezza dei luoghi o la qualità della musica o del cibo, che spinge centinaia di persone a varcare soglie di stanzoni già pieni e grondanti di sudore e rumori alcolici.

Questo tipo di frequentazione non ha quasi mai forme di fidelizzazione: l’itinerario serale prevede toccate e fughe da un posto all’altro, in una specie di maratona a ostacoli per trovare il luogo meno (o più?) affollato.
Si potrebbe comporre facilmente una mappa dei luoghi sensibili. Addirittura, digitalizzando la mappa e trasformando i luoghi in siti, è possibile comporre una statistica: i più visitati, le entrate singole, le consumazioni random, le visite di rimbalzo, i passaggi multipli.

Il triangolo Testaccio-San Lorenzo-Trastevere (non a caso soggetto spesso a politiche i limitazioni del taffico notturno) si conferma come il più ricco di eventi e il più denso dei resoconti del nightlife. È una specie di mappa dei chackra della capitale, stimolando i quali però non si ha un sollievo dal mal di testa ma un suo considerevole aumento.

Ne abbiamo avuto conferma dai vostri video su Nstreet: molti provengono da locali dove si suona la musica del momento, altri  da dove si vedono le tendenze della contemporaneità in fatto di stile e dress code.

Ma ultimamente stiamo assistendo a un cambiamento che è già realtà in città come Milano e Torino. Alcuni video, ed è stata qui la nostra sorpresa, vengono da posti del tutto eterogenei, fequentati da una clientela più attenta, paziente, di nicchia. Locali che non vengono presi d’assalto, ma frequentati con costanza e interesse da sempre più persone. Selettivi, esigenti, i clienti dei nuovi locali chiedono, in cambio dell’ingresso e della consumazione, di poter fare un’esperienza.

Il Circolo degli Artisti, risorto sul limite del Pigneto (quartiere caro a Pasolini) nel 1999 dopo la chiusura della sede storica di Piazza Vittorio, è uno di questi. Cos’ha di particolare il Circolo?

Risponde Christian Briziobello, responsabile dell’Ufficio Stampa, il Circolo: “Avanguardia, sperimentazione, rock’n roll, musica italiana e straniera, emergente e originale, sostegno alle scene musicali in difficoltà, qualità e novità come obiettivi nella scelta della programmazione, impegno a non chiudere fuori nessun genere musicale e soprattutto, negli ultimi anni ed in prospettiva, ad ospitare le altre arti”.

Oltre alla musica, quindi, si sta rivelando vincente una formula esclusiva: ambientazione all’aperto, stile giardino giapponese-romano, con piscina nel periodo estivo, tesseramento da socio del circolo, aperture domenicali con aperitivo, allestimenti artistici, mercatini, presentazioni di libri e mostre, serate Wi-fi.

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Alcuni segnali che il consumo culturale nella frequentazioni di luoghi “di tendenza” stia profondamente cambiando vengono, se non dal traffico urbano, dalla produzione di resoconti, di report video, di post sui blog più “cool” da parte di clienti e aficionados, dopo che hanno fatto l’esperienza.

Il loop aperitivo-pizza-cinema-discoteca-cornetto è messo profondamente in crisi da nuove originali vie di fuga.

La condivisione permessa dai nuovi mezzi di tecnologie di rete rende possibile la messa in comune di un sapere legato all’intrattenimento e al divertimento nemmeno pensabile ai tempi della pubblicità comune e delle gazzette della notte. Non a caso questo tipo di locali, che ormai è riduttivo chiamare così in vista della loro riformulazione in termini di ambienti esperienziali e ibridi, non si avvalgono più delle forme tradizionali di marketing, ma utilizzano le nuove tecnologie, il passaparola (ora si chiama word-of-mouth), il buzz.

Anche le critiche all’effimero della movida devono essere riviste: le esperienze che si ricavano da serate di questo tipo si protraggono nel tempo, nei video e nelle foto, vengono commentati e condivisi, replicati e criticati dai componenti delle community di cui si fa parte. La experience-wiki di Nstreet parla di questa esperienza.

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Scritto da Daniela Ranieri

Un commento a “Hot spots: perché vado sempre negli stessi posti”

  1. Spesso si sente dire che Roma non è Berlino o Londra in quanto a club culture o musica underground….E forse è vero. Però anche a Roma accanto ai club “mainstream”, sono nati, o meglio vanno sempre di più quei locali in grado di diversificare la loro offerta musicale e culturale e di creare eventi cult unici ma allo stesso tempo ripetibili (ogni settimana o ogni mese, poco importa) da tutti.


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