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Geek is sexy

C’era una volta il nerd: intelligente, superintelligente, intelligentissimo. Eppure, negletto, timido, pallido, emarginato, preso in giro da colleghi e compagni di studio. Nell’immaginario collettivo dell’era personal computing, l’abilità da smanettone è stata sempre contrapposta alla socialità, all’apertura mentale e alla capacità di seguire le tendenze e le mode. Ma da qualche anno a questa parte, prendere in giro il nerd è passato di moda: segno che è passato di moda essere nerd. E’ in questo momento che entra in scena un nuovo soggetto, molto più affascinante e sofisticato: il geek. Il geek (si pronuncia “ghik”), che nasce in contemporanea all’Otaku giapponese (letteralmente, “persona che sta in casa”, “recluso”)  e spesso  con quello  confuso, è altamente alfabetizzato con le nuove tecnologie, ama la fantasia, i film di fantascienza e di animazione, i chip e la puzza di elettronica più di qualsiasi altra cosa al mondo. Se per  l’informatico Eric Raymond, che ne parla in “Jargon File“,  il geek incarna tutti i peggiori stereotipi dell’hacker, ”asociale, maleodorante, un monomaniaco pallido in viso con una personalità giusta, forse, per grattare il formaggio”, forse in web 2.0 è una figura decisamente meno radicale e più “sociale”: il geek lavora e studia nel settore delle nuove tecnologie, è esperto di quasi tutto quello che conta (anche se potrebbe capitare che vada in giro col portachiavi di Miss Droni); partecipa a tutti gli eventi, le fiere, le manifestazioni dove ci siano di mezzo fumetti, videogiochi, manga, anime, giochi di ruolo, è sempre connesso e reattivo. Secchione sì, sfigato no. Il fascino del geek, anche qualora fosse composto di forfora e sudore post Wii training, cresce a dismisura, e le aziende lo rincorrono. Techradar ne ha stilato una lista di inconfessati piaceri: da quello di sapere e in tempo reale le statistiche dei blog altrui, a quello di appoggiare delicatamente la puntina sui solchi di un vinile e ascoltarne il fruscìo. Per non parlare del gusto di ignorare le indicazioni del navigatore satellitare e perdersi nella metropoli cablata, magari facendo precipitare liquidi caratteri dell’IPhone dalla posizione orizzontale a quella verticale. O, ancora del piacere liquido che sprigiona il suono di avvio di un Apple (il cosiddetto “Machintosh bong”), fino alla perversione sottile, sofisticata e forse anche un po’ snob, di preferire il mainstream di Microsoft a qualsiasi altra scelta alternativa. Mix di sapere, pellicola, pixel, competenze covate in lunghi pomeriggi di studio e Commodore 64, il geek accarezza lo screen e immagina nuove location per abitare il futuro. Insomma, non sarà che oggi il geek esprime il sex appeal dell’inorganico applicato alla tecnologia?

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Scritto da Daniela Ranieri

5 commenti a “Geek is sexy”

  1. Patrizia scrive:

    ovviamente grande project


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