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Futurism reloaded

I temi della cultura e dell’arte si intrecciano sempre più spesso con gli aspetti del vissuto e della quotidianità, e per fortuna. Il processo è senza dubbio amplificato dalle possibilità offerte dalle tecnologie di rete, che esaltano e diffondono l’off line come mai prima d’ora. Cento anni dopo la pubblicazione del Manifesto Futurista di Filippo Tommaso Marinetti su Le Figaro, la comunicazione, uno degli ambiti di gioco delle Avanguardie (insieme al movimento, alla luce, alle intensità, alla velocità, all’esaltazione della macchina e del rapporto individuo-tecnologie), ha visto esplodere tutte le sue possibilità.

Gli eventi che riguardano la rassegna di manifestazioni culturali FutuRoma hanno passato tutti gli stati della materia comunicativa: da fenomeni annunciati via web, a eventi segnalati via Facebook, a vere e proprie performance con soggetti non umani, ma architettonici e tecnologici, al cospetto della storia monumentale di Roma e dei suoi attraversamenti contemporanei, in un vero e proprio trionfo dell’ibrido.futurismo_manifesti

Tra le polemiche di carattere politico e quelle di carattere estetico ( da “Non è morta l’avanguardia?” a ”Cosa c’entra la grafica della locandina con il Futurismo?”), la notte del 20 febbraio (data di pubblicazione del Manifesto)  ha avuto però un suo momento sospeso e magico. All’inaugurazione degli eventi, una rete di laser ha circondato lo spazio tra Piazza Venezia e Piazza del Popolo, 1 km e 800 metri, che sono stati percorsi e ridisegnati da fasci di luce tesi e musicati che tracciavano nuove, aeree architetture. Gli undici sistemi laser erano sincronizzati tra loro mediante una rete wireless. L’installazione, dal titolo Nuove iridiscenze, è stata  ideata dal regista Giancarlo Cauteruccio con l’assistenza dell’architetto Paolo Calafiore e realizzata dalla Laser Entertainment di Milano.

La nostra redazione, nella persona di Francesco G. Caolo, ci è andata, e lancia questa scheda, invitando tutti quelli che hanno vissuto quella notte a farla diventare sempre più grande e luminosa. Il movimento punk decretò la morte del futuro: e se fosse questo di adesso, cablato, ipermediato, multivideale, ma anche fratturato e caotico, il futuro che sognavano Marinetti e gli altri?

Diteci anche qui cosa ne pensate, se FutuRoma è l’ennesima celebrazione ad elogio di qualcosa che ormai è morto e sepolto, oppure se davvero siamo al cospetto di qualcosa di nuovo, che è stato in grado di far rivivere il Futurismo nei suoi elementi di vitalità, di ricaricarlo nella contemporaneità con il plusvalore del presente.

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Scritto da Daniela Ranieri

Un commento a “Futurism reloaded”


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