Sovvertire, convertire, riutilizzare, abbellire, imbrattare, sfumare, ricontestualizzare, semantizzare. Tutti verbi che sono stati applicati alla Street Art, denominazione piuttosto vaga di diversi generi di azioni urbane tese a dare un significato artistico a scenari ed oggetti del panorama spesso spento o fatiscente delle città.
Nstreet ha seguito le vicende italiane di questi giorni, affrontando insieme alle persone della Community gli aspetti per lo più artistici, sociali e comunicazionali della questione.
Oggi vorremmo indagare un po’ meglio sull’aspetto legislativo e, per così dire, di conferimento di status (artistico o teppistico?) del Writing, soprattutto dopo che Geographe ha dato testimonianza dello spettacolare murale di Sten and Lex ad Ancona.
Ci avvaliamo del parere di BOL23, appassionato ed esperto di Street Art, collaboratore del progetto artistico multidisciplinare indipendente Margine Operativo, che risponde qui alle domande di Francesco.
Tra i partecipanti di Attraversamenti Multipli, di cui parleremo presto, BOL23 ha contribuito ad accendere una discussione molto interessante a cui hanno partecipato anche il collettivo serpentoide e mutante dei SATOBOY, Graffiti Hunter, e utenti appassionati.
Il reato di «imbrattamento», una fattispecie del danneggiamento, è stato recentemente inasprito dalle nuove norme del Ddl sicurezza e prevede un procedimento per direttissima, e non davanti al Giudice di pace, con una pena fino a 6 mesi e fino a 10 mila euro di multa. Qual è il tuo punto di vista su questo disegno di legge?
Credo che un inasprimento delle pene, come si deduce dal D.D.L., sia dal mio punto di vista apprezzabile per quanto riguarda il danneggiamento su beni di “interesse storico o artistico”.
Per quanto riguarda i beni pubblici non sono d’accordo. Per me un bene pubblico e’ un bene che “appartiene” anche a chi ha commesso il reato, dunque l’eventuale pena dovrebbe essere minore rispetto al danneggiamento di un bene privato e in questo D.D.L. non si coglie questo aspetto.
Il danneggiamento di cose non è come il danno a spese di una persona. Quest’ultimo giustificherebbe la reclusione anche in funzione di messa in sicurezza di un pericolo sociale. Ma qui si parla di danni alle cose, alle proprietà e sembra esagerato il ricorso alla pena detentiva.
La proibizione di vendita di qualsiasi prodotto di uso comune (come sono gli spray, ma anche alcool e farmaci da banco) a soggetti “minori di 18 anni” e’ qualcosa di storicamente inefficace.
Basti pensare al proibizionismo americano o semplicemente al fatto che una tale legge è facilmente aggirabile dai negozianti vendendo a minoriattraverso maggiorenni compiacenti o con dei distributori automatici (di cui qui non si parla).
Non credi che legislatori e opinione pubblica si lascino traviare da chi effettivamente imbratta monumenti?
No, penso che sia chiara a tutti la differenza. Dall’inizio di questo movimento, il writing ha scatenato nei vari osservatori, una ricerca di conoscenza tale che ormai la maggior parte dei suoi codici sono alla portata di tutti. Gli stessi appartenenti alle forze dell’ordine (che di solito sono gli ultimi a capire cosa succede) ormai distinguono benissimo tra un “laura ti amo” ed una tag, tra un murales e un pezzo-graffito. L’ opinione pubblica sa benissimo la differenza tra imbrattare un monumento e fare writing.
Sa che non appartiene alla cultura del writing danneggiare un altra opera artistica. Come del resto sa che il writing opera sui mezzi pubblici (da qui il riferimento ad essi del legislatore). Sa che spesso e’ accompagnato da ignoranza sociale (intesa come difficoltà a percepire e rapportarsi col resto della società secondo regole prestabilite) e cerca dunque di “recuperare” il soggetto con lavori socialmente utili.
Tu hai lavorato anche con le istituzioni. Può esserci davvero dialogo tra due mondi apparentemente così lontani?
Sono arrivato al mio lavoro con le istituzioni, dopo anni di attività illegale su diversi fronti tra cui quello del writing. Due mondi sono lontani finché non scopri una scorciatoia per avvicinarli. Questa strada più breve è sicuramente più impervia di quella che li tiene lontani e prevede in questo caso delle assunzioni di responsabilità e dei compromessi.
Il dialogo può nascere solamente se le due o più parti si pongono allo stesso livello. Quando è stato il mio turno, ho dovuto rinunciare alla mia libertà per fare spazio a quella della mia comunità ed è stato molto duro, ma in cambio ho ricevuto riconoscimento e apprezzamento a diversi livelli. Quando e’ stato il turno delle istituzioni e’ stato altrettanto duro.
Hanno dovuto conoscere e comprendere (anche nel senso di annettere, fare parte), dei soggetti che fino al giorno prima consideravano “border line“, reietti, disadattati ecc. Le discussioni e le esperienze di circa 15 anni, in cerca di basi sul dialogo, hanno portato a diversi risultati. Da una parte diversi writers hanno compreso il messaggio “Make your mark IN Society, not ON Society.” (lascia il tuo segno nella società,non sulla società) suggerito da una istituzione americana negli anni ‘80 proprio rispetto al writing.
Hanno capito che la società che combattono è la stessa di cui fanno parte, da qui la possibilità di cambiare le cose da dentro e non rimanendo fuori dalle discussioni che generano i modi di vivere e le relative legislazioni.
Nelle città di quasi tutto il mondo abbiamo (noi writers) trovato spazi fisici messi a disposizione dalle autorità che li gestiscono e che ci rappresentano, ma soprattutto comprensione e riconoscimento del nostro bisogno artistico e dunque espressivo.
Penso che il dialogo ci sia già e questo D.L.L. (per quanto da me ritenuto ingiusto, inefficace e poco comunicativo) è una dimostrazione di questo tentativo di comunicare, è una dimostrazione di forza destinata ad accendere la discussione, è una provocazione ad alzare i toni del discorso, a far fallire i tentativi di comunicazione tra pari.
Le tag sono street art?
Le tag sono le firme dei writers, la base della ricerca del writers, rappresentano chi le fa al 100%. La street art, come dice il premio nobel Dario Fo (nell’introduzione al catalogo della mostra di Marina Alessi 44+1 Auto Ritratti a cui ho partecipato nel 2009), ha origini lontane. Se dapprima era il teatro il fulcro dell’arte di strada oggi è lo è quella figurativa.
Quando sento dire “street art” penso a tutta l’arte creata PER la strada. Creata per essere applicata in strada. Non necessariamente dovrà stare in strada, può anche rimanere in casa o in galleria, ma sarà comunque creata rispettando quei codici essenziali per essere comunicativa in strada. Alcuni codici sono di facile comprensione.
La ripetitività delle tag serve ad aumentarne la visibilità come la grandezza delle stesse ed il loro posizionamento in punti stategici (tra cui i mezzi pubblici). Spesso sono gli stessi codici che usano i candidati alle elezioni per deturpare i palazzi storici delle nostre grandi città, per poi essere eletti e non pagare dunque le multe che sono state emesse per attacchinaggio abusivo.
Ultima domanda. La street art è davvero arte?
Lo dice la parola stessa, lo dicono i libri di storia, lo dice la nostra cultura, i nostri musei, i collezionisti e tutto il cosiddetto mondo dell’arte.
Potrebbe non essere così, ma allora mi chiederei piuttosto cos’è l’arte, chi decide cosa lo è e cosa non lo è ?!?!?!?
Scritto da Daniela Ranieri


All’inizio mi sono chiesto che cosa accumunasse le foto del bellisimo lavoro di Sten e Lex al testo su cui avevo lavorato senza trovare nessuna risposta soddisfacente. L’abitudine porta a pensare che chi e’ intervistato abbia riservato per le sue opere uno spazio visivo accanto alle sue parole. Poi ho interpretato la scelta redazionale leggendo il testo e l’ho trovata coerente con quello che ho scritto. La street art e’ un modo di pensare l’arte che prescinde dalle tecniche che si usano per realizzarla. Le abitudini spesso ingannano e la novita’ stupisce.
io sinceramente ci vedo ben poco in comune..BOL nasce come writer non come street artist..BOL è un writer e forse per il fatto che dipingo anche io ho sempre guardato sin da piccolo le cose di una delle crew più forti d’italia..la 23R o un altra crew di BOL..la PDB..nn riesco proprio a vederlo come street artist..per me è un writer..che vive grazie alle sue cose..
nulla togliendo agli street artist..
effettiamente sono molto lontani come stili ma hanno 2 piccole cose in comune ….la strada ….il fatto d usare la strada come museo aperto a tutti afiinche tutti lo possano vedere …il fatto d trasformare il grigiore della strada un mezzo d comunicazione…ok il writing e l origine ed e lo studio della lettera e viene fatto sopratutto si train o subwai e con bombole ..mentre la street art viene fatta esclusivamente su strada e parla d argomenti attuali … come ad esempio obey giant k io ho avuto la fortuna e l occasione d conoscere per esempio lui fva lavori riguardanti la guerra la violenza sulle donne i bambini soldato ecc .,. e riesce benissmo in quello k fa …………
Grazie BOL23, sia per le tue risposte che per questa riflessione. In effetti, chissà se la destabilizzazione del senso (compresa la reazione delle “borghesie”) che avevano pensato le avanguardie possa essere aver trovato realizzazione nelle opere effimere della strada
A proposito di Nstreet, provate a digitare le parole chiave nel campo ricerche. abbiamo trovato questo capolavoro testimoniato da viralavatar
http://www.nstreet.it/experience/407/710/Street+art+a+Bruxelles+%28cartoni+animati%29
senza graffiti niente street art e senza bombing niente differenza tra writters e quindi niente mercato attuale de arte contemporanea…la arrivo al mercato di qualsiasi arte e tendenza o cultura significa la morte della stessa e la consecuente nascita di nuovi modi di pensare vivere sprimersi..
serieta aparte i muratori del mondo dovrevero ringraziare chi imbratta un muro lasciato morire dagli stessi porpietari mancanti di buon gusto che lasciano palazi bellisimi deteriorarsi…noi generiamo lavoro…con l’arte!!
sten è un toy fà cagare non dice niente
ottime le risposte del maestro Bol (e sinceramente non poteva essere altrimenti)
Mi piacerebbe che qualcuno più esperto di me parlasse della normale evoluzione tecnologica che la street sta attraversando, che si parlasse della ricerca che i veri artisti conducono per eliminare la componente danneggiamento.
La “street” non può oggi essere rappresentata come lo strumento della controcultura dei tempi che fu, o un linguaggio tra gang per delimitare zone di territorio (vedi america latina).
C’è una componente nuova ancora non visibile che sottolinea la vera valenza artistica del movimento street.
Naturalmente quando il parere viene dato da chi lavora in questo ambito da anni, come il caso di Bol23, non c’è molto da dire, ma secondo me va sottolineato che, certo, tutte le arti derivano da altre come il caso del writing, dell’aerosolart e della street art, dunque la famosa domanda c’e’ rottura o continuità può essere risolta. Di morte dell’arte se ne parla da anni,studiosi e critici hanno detto la loro, e comunque non basta giustaficare la ” metaforica scomparsa dell’arte” per dirla alla Baudrillard, con la commercializzazione della stessa, perchè non sarebbe una soluzione plausibile. Attualmente questi fenomeni son diventati parte di tutto ciò che ci circonda, infatti non per nulla, io da storica dell’arte cerco di valorizzare artisti che lavorano in questi ambiti! Lo faccio perchè sono loro, l’unica risposta ad un’arte che deve liberarsi delle vecchie concezioni, che ancora la ghettizzano, e connotarsi in uno scenario nuovo e ricco di stimoli in continua evoluzione e cambiamento.
Quando è un’artista del settore a dare la sua opinione, come il caso di Bol23, c’e’ poco da dire! Sicuramente tutte le arti derivano da altre, come il caso del writing, dell’aerosol art e della street art, dunque la famosa domanda “c’e’ rottura o continuita” puo aver una degna risposta. Certo è che tsono anni che si parla di ” morte dell’arte”, storici e critici hanno detto la loro, ma non è possibile considerare ” il processo metaforico della sparizione dell’arte” per dirla alla Baudrillard solo con la commercializzazione della stessa. Và considerato che, molti fenomeni nell’arte hanno destato interesse ” particolare” se cosi si può dire, e la steet art è uno di questi. Io da storica dell’arte, e curatrice, non per nulla, cerco di valorizzare questi artisti, ma sopratutto credo che siano loro, l’unica possibilità di dare all’arte, una connotazione nuova ricca di stimoli e innovazioni in continua evoluzione.
ricevo e pubblico da parte di Emma Caterina Simone (il testo qui sotto e’ suo)
Quando è un’artista del settore a dare la sua opinione, come il caso di Bol23, c’e’ poco da dire! Sicuramente tutte le arti derivano da altre, come il caso del writing, dell’aerosol art e della street art, dunque la famosa domanda “c’e’ rottura o continuita” puo aver una degna risposta. Certo è che sono anni che si parla di ” morte dell’arte”, storici e critici hanno detto la loro, ma non è possibile considerare ” il processo metaforico della sparizione dell’arte” per dirla alla Baudrillard, solo con la commercializzazione della stessa. Và considerato che, molti fenomeni nell’arte hanno destato interesse ” particolare” se cosi si può dire, e la steet art è uno di questi. Io, da storica dell’arte, e curatrice, non per nulla, cerco di valorizzare questi artisti, ma sopratutto credo che siano loro, l’unica possibilità di dare all’arte, una connotazione nuova ricca di stimoli e innovazioni in continua evoluzione.
Personalmente sono d’accordo con quello che ti scrive Emma Caterina.
Rilancio la discussione, sui cui toni garbati prego tutti di restare, linkando questo bell’articolo di Exibart sul graffito pulito e il medium, relazione su cui riflettere…
http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=28468&IDCategoria=203
SONO D’ACCORDO CON IL GRANDE BOL 23 SU TUTTO,PERO’SONO CERTO CHE NON TUTTI CONOSCONO LA DIFFERENZA TRA ARTE “PER” LA STRADA (WRITING E STREET ART) E SEMPLICI STUPIDE SCRITTE….NON E’ ASSOLUTAMENTE COSI’.COME HO GIA’ AVUTO OCCASIONE DI SPIEGARE,HO CONTATTATO TRA MYSPACE,FACEBOOK, VARI BLOG ECC.ECC. CIRCA 25.000 PERSONE ( SOLO PER IL MOMENTO…
)E HO CONSTATATO ( HO TUTTI I MESSAGGI BEN CONSERVATI )CHE LA MAGGIOR PARTE DI QUELLI CHE DOVREBBERO ESSERE I DESTINATARI,CIOE’LA GENTE CHE PASSA IN STRADA,SENZA DISTINZIONE DI ETA’ E CETO SOCIALE,IGNORA TOTALMENTE IL FENOMENO E PARLA DI IMBRATTAMENTO.SONO ANCHE CERTO CHE AL DI LA’ DEI “POTERI” CHE SI AVVICENDANO ALLO STATO,SIA IMPORTANTE INSEGNARE AD AMARE QUEST’ARTE….FARLA CONOSCERE. E’IL TEMPO CHE DARA’RAGIONE.
CONCLUDO CON UNA FRASE DI Giorgio De Chirico”UN’OPERA D’ARTE PER DIVENIRE IMMORTALE DEVE SEMPRE SUPERARE I LIMITI DELL’UMANO SENZA PREOCCUPARSI NÉ DEL BUON SENSO NÉ DELLA LOGICA.”—THE HUNTER
street – writing – aerosol
non analizzerei le differenze e gli approcci ma piuttosto mi interrogherei su ciò che a soggetto può essere più o meno definibile arte.
Tenderei ad escludere che tutti gli addetti a queste discipline siano artisti, anche solo per il fatto che molti si discostano spontaneamente da questa definizione.
Non tutto ciò che viene visibilmente espresso su superficie è concepito come evoluzione stilistica o creazione artistica, spesso invece è qualcosa di molto scostante e primordiale, cosa che purtroppo spesso tende a deturpare più che ad arricchire il paesaggio urbano.
Date queste premesse che sono sotto gli occhi di tutti, non ci si deve stupire se molti fanno un gran calderone di tutto e ci mettono sopra un bel bollino rosso.
Detto questo sono comunque daccordo con l’amico Bol che un processo penale per “danneggiamento” a superfici pubbliche è quantomeno scandaloso, soprattutto se pensiamo a quanti crimini gravissimi in Italia vengono puniti parzialmente quando va bene, d’altronde perchè non distogliere l’opinione pubblica sui veri problemi del paese quando ci sono i writers da cogliere nel mirino dei media? Siamo solo uno strumento politico.
– sLY -
CERTAMENTE,INFATTI NON TUTTI I PERFORMER,I DISEGNATORI, I PITTORI,GLI ATTORI,GLI SCULTORI, I BALLERINI, ECC.ECC…SONO ARTISTI.QUINDI NON TUTTI GLI ADDETTI A TUTTE LE DISCIPLINE SONO NECESSARIAMENTE ARTISTI.PERO’SOLO CON IL WRITING E LA STREET ART VIENE FATTA “DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO”,A DISCAPITO DI CIO’CHE E’BUONO,VALIDO E SERIO.SE MOLTI FANNO UN GRAN CALDERONE DI TUTTO E’ PERCHE’ …C’E'UNA GRANDE IGNORANZA IN MERITO.SONO D’ACCORDISSIMO SUL FATTO CHE E’SICURAMENTE ANCHE UN FATTO STRUMENTALE, MA CREDO CHE AL DI LA DELLE “MODE”POLITICHE,E’ SULLA GENTE CHE BISOGNA “LAVORARE”,SENSIBILIZZANDO,EDUCANDO,
PROPONENDO……NON E’ FACILE.LA VIOLENZA VA COMBATTUTA CON L’INTELLIGENZA,CHE SICURAMENTE E’SORELLA DELLA CREATIVITA’.
-ERRATA CORRIGE-
NEL CASO MI FOSSI ESPRESSO MALE NELLO SCRITTO SOPRA….CHE NON TUTTI I PERFORMER,I DISEGNATORI,I PITTORI ECC.ECC SONO ARTISTI…..INTENDEVO DIRE CHE NON SEMPRE PRODUCONO ARTE.POSSONO ANCHE ESSERE LA SCHIFEZZA DEI PERFORMER,DISEGNATORI,PITTORI ECC.ECC.
penso che nn si possa limitare il processo creativo facendo distinzioni tra writing ,street art ,tra bello e brutto ogniuno di noi ha cominciato in qualche modo facendo prove e tentativi a discapito di muri,treni ecc…sebbene una tag,un flop o un graffito fatto di corsa possano risultare brutti e incomprensibili sono pur sempre segni lasciati da qualcuno e quindi sintomi del nostro tempo,hanno in qualche modo un valore storico che ancora nn viene percepito dai contemporanei. Penso si possa fare, di questo dibattito,un parallelo con l’architettura: molti edifici o quartieri vengono demoliti per far spazio al nuovo (vedi ad esempio gran parte della Roma medioevale toltaci dal caro Mussolini per farci la macchina da scrivere) è un problema insolvibile!le cose vecchie continueranno ad essere sostituite dal nuovo,così come i graffiti continueranno ad esser fatti e cancellati,qualcuno sarà contento e qualcuno si lamenterà.L’importante è avere memoria e conoscere ciò che è stato fatto ,a prescindere se ci piace o no.
Adesso sono a new york,che è una città estremamente smaliziata,abituata,ormai quasi annoiata da ogni forma d’ arte/streetarte, mi sarebbe piaciuto vedere qualche pezzo sui vagoni della metropolitana…e invece mi ci specchio!
approposito!sfogliando un libro di graffiti:”action painting bringing art to the trains”nellla libreria del contemporary museum of art di shoo, indovina chi ti trovo???
JON,PARADISO,KAF,FONT e molti altri.Il libro purtroppo nn l’ho preso costava 40 $ e devo campà però son molto contento! ::)
QUANDO QUEL LIBRO CHE HAI VISTO A SHOO SARA’ ANCHE IN ITALIA E IN ITALIANO….VORRA’ DIRE CHE QUEST’ARTE COMINCIA A FARSI CONOSCERE ANCHE QUI.
questo e’ il link dove comprare il libro di cui parlava 4ditaincrociate a.k.a. fratello #
http://www.amazon.com/Action-Painting-Bringing-Art-Trains/dp/393956625X
qui sotto altri link a libri da comprare in italia in italiano in euro che parlano dell’argomento:
“GRAFFITI WRITING”
Consiglio vivamente, parla della “scena italiana” ( http://www.bol.it/libri/Graffiti-writing.-Origini/Alessandro-Mininno/ea978883705330 )
“Writing from the underground”
E’ considerata la bibbia del writing scritto da un italiano, traduzioni in italiano di originali interviste in NY slang ( http://www.bol.it/libri/Writing-from-the-underground/na/ea978887226318 )
“Hip hop. Sangue e oro. Vent’anni di cultura rap a Roma”
La storia dell’ hiphop a Roma (tutte e quattro le “discipline compreso il writing) raccontata dai protagonisti e da chi ne ha iniziato la storia.
http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-patane_garsia_vincenzo/sku-1920830/hip_hop_sangue_e_oro_vent_anni_di_cultura_rap_a_roma_.htm
“Autoritratti 44+1. Fotografia e street art gioco a due”
Catalogo della mostra che ho citato. Rappresenta una faccia della trasformazione di alcuni writers e street artists in Italia. Notevole il commento di Dario Fo. Testo interamente in italiano lo trovate da Feltrinelli o su:
http://www.bol.it/libri/Autoritratti-44+1.-Fotografia/Marina-Alessi/ea978888427145
“SUBWAY ART. 25TH ANNIVERSARY EDITION” Scritto e fotografie di COOPER MARTHA e CHALFANT HENRY e’ considerato il primo libro catalogo interessante di foto di metropolitane dipinte. Edizione per il 25esimo anniversario della prima pubblicazione. Testi pochissimi ed in inglese. http://libreriarizzoli.corriere.it/libro/cooper_martha_chalfant_henry-subway_art_25th_anniversary_edition.aspx?ean=9788895363400
questi sono solo alcuni, ma se ne trovano a decine sui siti di vendita libri online e nelle librerie italiane
Visto che l’argomento continua ad appassionare, guardate un po’ chi c’è ora in primo piano su Nstreet?
OK BOL …allora visto che ci sono tanti libri e TUTTI conoscono cosi’ bene il WRITING e la STREET ART….che ci preoccupiamo a fare ?
Basta inviarli a BERLUSCONI e a quei pochi che la ignorarano o la disprezzano.
Caro Augusto sono sicuro che chi si collega a QUESTO blog HA VOGLIA di conoscere il fenomeno e PER QUESTO ho messo in evidenza i link ai libri (fonte di conoscenza), ma non mi sono mai preoccupato per qualcosa che mi piace e mi viene spontanea. Le culture si evolvono, basta stargli dietro. La cultura e’ strumento di conoscenza, e amo da sempre dotare-donare-condividere conoscenza ed esperienza con chi vuole sapere.
Alcune persone presumono di conoscere tutto cio’ che le circonda, malgrado non si siano abbastanza documentate o rimaste appese a stereotipi ormai superati, tra queste c’e’ probabilmente il nostro presidente del consiglio. Di solito non mi piace giudicare gli altri, ma sono in grado di farlo, anche se poi mi rendo conto che non serve a nulla.
Continuo con le esperienze conoscenze.
Questa qui sotto e’ un genere di esperienza che mi ha sconvolto. Un libro da leggere gratuitamente sul web su questo argomento. E’ la storia o le storie, dei writers – del writing a Venezia. Sulla stessa piattaforma di condivisione troverete altre pubblicazioni gratuite in italiano.
buona lettura
(consiglio di visualizzare la pagina web al 150% in modo da poter leggere i testi)
“Headlines – in evidenza dal basso”
http://headlines.urban-code.it/?p=178
Caro Bol, il tema di questo BLOG è “….SUBLIME e PUNIZIONI”, quindi un poco di preoccupazione c’è. ORMAI siete tutti saturi e conoscete bene le mie teorie sulla NON CONOSCENZA del fenomeno causa di disagi agli artisti “DI STRADA”.
Mi sbatto tanto perche’ AMO tutta l’ARTE e poi, ormai so’ vecchiariello e non ho niente da fare, percio’ ho abbracciato questa causa
Quindi, che ben vengano blog, libri, discussioni e quant’altro puo’ servire….non solo agli appassionati e agli addetti ai lavori. Un saluto piu’ che affettuoso, MOSE’
http://www.subvertising.it/index.php?option=com_docman&task=doc_details&gid=18&Itemid=29
Mi stiracchio, sbadiglio, alzo gli occhi al cielo e allego altri link a libri sull’argomento
Daniela Lucchetti varie citta’ si raccontano:
http://www.ibs.it/code/9788882101220/lucchetti-daniela/writing-storia-linguaggi
Graffiti Shop Online qui trovate una buona raccolta in italiano/inglese
http://www.graffitishop.it/Graffiti/Book.htm?pageid_4
I graffiti del Leoncavallo di Milano
http://www.lafeltrinelli.it/products/9788861300217/I_graffiti_del_Leoncavallo/.html?cur=167106&cat1=1
Writing metropolitano-Just push the button. Descrive una parte della scena romana
http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-monfeli_stefano/sku-1957112/writing_metropolitano_just_push_the_button_ediz_italiana_e_inglese_.htm
Daniela Lucchetti è una mia collega di ricerche, e il suo libro è stato uno studio pionere sul Writing
a proposito di bellezza…
http://www.makemymood.com/2009/05/05/hidden-beauties/
Daniela, belli questi murales sui palazzi, fa piacere vederli e viene anche voglia di farli !!!!
Bèh,.. l’arte di strada è arte di strada (e scusate se non uso “americanismi”),come si dice.. “sò de roma e me ne vanto”, un’ opera d’arte, non è forse kuella ke suscita un emozione in ki la vede? esistono opere di artisti,..ke kuando te ne stacchi ti lasciano in uno stato kuasi alterato di coscenza,opere per strada ke spezzano la routine visuale, rompono skemi e spazi, ai kuali apparteniamo. Rendono di conseguenza piu vivibile il nostro umore in città, ci strappano un sorriso o un’ osservazione. La street art può essere allegra o oscura a mio parere, puo essere trash o elegante… a seconda di ki la elabora e produce e a seconda delle capacità di adattamento e impostazione dell’ “artista”, ke poi esistano tanti falsiArtisti è ovvio e deducibile, ma anke una “sbranda”(pezzo enorme),un muro pieno di tag, o anke solo un bel tag su “l’altare della patria” ad esempio, è arte di strada,o street art se preferite.
Noe, scusa, non usi americanismi e parli kon le kappa?
Un po’ strano… vabbè…
Comunque non concordo con te, un tag sull’altare della patria è solo uno scarabocchio, non ci vedo nulla di artistico. L’arte non copre l’arte.
L’arte valorizza: si valorizza un palazzaccio di periferia, non ciò che ha un’anima ben definita.
E poi, diciamocelo, molte tag sono orribili! Non hanno nulla di artistico. Una firma su un muro cosa comunica? il tuo nome? Ecchissenefrega!
P.S.
amo la street art!
le “k” bella le uso per komodità,..non c’è niente di amerikano,ok? evitate di prendeverla sul personale non serve a nessuno se si deve discutere è bene ke si diskuta su kose serie. L’altare della patria è stato costruito in onore di Vittorio Emanuele II di Savoia Basta ko ’sta storia del rispetto a priori delle opere ke sono state teatro di inni patriottici e nazionalisti nel periodo fascista, è patetika.
Era comunkue un’esempio per ki sa e puo kapire ma a te consiglio di leggere kome e per kuale motivo è stata costruita:
http://it.wikipedia.org/wiki/Vittoriano#Statue_delle_Regioni
L’arte è spontaneità, intima esuberanza ed egocentismo, i lavori su commissione possono essere grandi opere e non opere d’arte. Poi se sei una a cui piace l’arte a fiorellini e boccioli di rosa peggio per te,… e proprio kuesto tipo di gente ke rovina la reputazione di ki fa arte di strada. Tu konsideri vandalismo ciò ke per preconcetto non riesci a vedere e capire. Siamo alle soglie del 2010 esci dall’italia ogni tanto,..il mondo è kambiato.
Caro Noe etc etc., qual è la comodità ad usare le k quando scrivi “kose” me lo spiegherai con calma… non è una priorità in questo momento.
Mi spieghi cosa cavolo significa che l’altare della patria è stato eretto in favore di Vittorio Emanuele? Allora imbrattiamo anche il Colosseo perché è stato teatro di massacri di cristiani e schiavi… Un’opera d’arte è tale a prescindere da chi l’ha fatta costruire e da chi l’ha adoperata.
In ogni caso non mi sembra questo il posto dove fare polemiche sterili.
Quello che non comprende mi sembri tu. Forse sei solo un ragazzino che si diverte a fare delle scritte sui muri sentendosi per questo un artista affermato, un cittadino del mondo, un contestatore, un incompreso…
senti a me, giralo tu il mondo!
E per favore, rileggi quello che ho scritto (ma lentamente, così capisci). Io non ho parlato di vandalismo. Anzi, difendo strenuamente la street art!
Ma RIPETO, l’arte non copre l’arte… così come girerebbero i cosidetti (se li avessi) se qualcuno facesse dei graffiti su altri graffiti.
Sono stata chiara adesso?
La discussione è interessantissima e accesissima. Invitiamo sempre tutte le persone che ci leggono e commentano ad usare toni gentili ed evitare attacchi personali. Cerchiamo di estrapolare da tutto questo un dialogo costruttivo
mmammamia…
http://www.myspace.com/noenero
..tornando alla discussione,..
Kuello ke akkomuna Bol, STAN e Lex è semplicemente la strada e “l’arte di strada”;Bol nasce kresce e spakka nel mondo del writing, esprimendosi poi soprattutto kon poderosi puppets,..STAN non penso si sia mai cimentato kon throw-up, tag ..puppets o flop in generale, si è sempre cimentato con la stancil art. kuindi forse è bene kominciare a distinguere le varie korrenti, ke rakkiudono kuel fenomeno urbano ke è la street art. Spero ke oltre a kuesto un giorno si rieska a parlare liberamente di “THROW UP” e soprattutto “LETTERING”, ke sono a
mmammamia…
http://www.myspace.com/noenero
..tornando alla discussione,..
Kuello ke akkomuna Bol, STAN e Lex è semplicemente la strada e “l’arte di strada”;Bol nasce kresce e spakka nel mondo del writing, esprimendosi poi soprattutto kon poderosi puppets,..STAN non penso si sia mai cimentato kon throw-up, tag ..puppets o flop in generale, si è sempre cimentato con la stancil art. kuindi forse è bene kominciare a distinguere le varie korrenti, ke rakkiudono kuel fenomeno urbano ke è la street art.
Per kuello ke riguarda il “coprire un graffito”,…ci sono molti motivi per i kuali può succedere, bimbi ke si divertono.., skazzi fra writers,..skazzi fra krew,..kondomini ke mmm… proprio non lo vogliono sul loro muro.. il brutto è kuando arrivano le “sirene in blu”, ti bekkano e devi mettere mano al portafogli e koprirlo,.. proprio tu ke lo hai fatto.
Kuesto fino a kualke tempo fa,..perke oggi ci sono 4 ragazzi ke oltre la multa, riskiano 6 mesi di karcere per aver dipinto la metropolitana di Milano.. a prescindere dagli “stili” e dalla “fama” ke kuesti ragazzi possano avere è assurdo ke si parli di karcere
Rilassiamoci, siamo interessanti anche perche’ la pensiamo in maniera differente
Vorrei precisare, STEN non STAN, attenzione i nomi sono MOLTO importanti cosi’ come e’ importante e’ il modo di comunicare per sperare di esser capiti.
Sono d’accordo con Maddalena Luperini quando afferma che il brutto altare della patria (minucolo) si potrebbe accumunare al bel Colosseo, e che sono tutti e due monumenti importanti e non vanno imbrattati neanche con altri tipi di arte che si ritengono migliori. La storia ci appartiene, anche quella piu’ tragica, ed e’ sempre spiacevole quando viene deturpata, cancellata, revisionata. Penso ai campi di sterminio oggi musei della memoria dell’olocausto e a altri posti tragicamente famosi. Penso al graffito-murales in ricordo di Carlo Giuliani ad Ostiense Roma (alla cui realizzazione ho contribuito), coperto da graffiti autoreferenziali. Sara’ che quando ho iniziato a dipingere gia’ conoscevo l’arte nelle strade (piu’ o meno tutta l’arte), le sue dinamiche, i suoi protagonisti, ma ho sempre cercato di praticare e trasmettere rispetto per tutti. Anche per chi fa le famigerate tag sui palazzi malandati, ma non sui monumenti di qualsiasi periodo storico. La tag comunica PER ME molte cose, in primis la mia presenza in quel luogo, poi funge da riferimento alle opere che puoi trovare in posti dove ho avuto a disposizione piu’ tempo per dipingere, la uso anche come ricerca per migliorare il lettering (studio delle lettere che ancora disegno) in accompagnamento ai miei pappagalli ed e’ in generale la base di partenza del gettin’up (cosa che per fortuna non ho dovuto fare) e dello studio del writer, cosi’ chiamato appunto perche’ scrive il proprio nome-tag.
E’ questo il “codice della fame” (dal titolo dell’articolo), che ci piaccia o no (sublimi punizioni?) i writer fondamentalmente scrivono il proprio nome, per strada.
!è,sì STEN, giusto
Sono daccordo sul discorso del non “deturpare” o “imbrattare” le grandi opere o monumenti,… ma a forza di pensarci mi sa ke stasera vado. Un bel tag sotto la “Dea Roma” o sulle kolonnine…
^_^
MA no,no..skerzo non lo farei mai..e poi ti sparano, sempre ke kuei due soldatini siano veri:)
Era, ripeto, solo un’esempio ma sono felice ke abbia sollevato kuantomeno la kuestione.
Riguardo i tag,..penso ci siano tag belli e brutti e personalmente ho sempre cercato nuovi tipi di “ghirigori” per per il tag ,…affidandomi poi all’istinto del momento; lo considero una forma altamente espressiva e d’impatto.
Io uso e ho usato il tag per “bombare di tag” kome uso i miei flop per “bombare di flop”",..poi se c’è tempo, vicino un flop ci sarà un tag..e magari anke kualke e altra kosa skritta.
Il lettering lo konsidero un diskorso a parte la ricerka di nuove linnee, forme e riempimenti per un throwUp, va molto oltre il semplice tag. Ke ci sia ki usa il tag kome studio per le proprie lettere benvenga,.ma penso ke il throwUp nell’ elaborazione e nella realizzazione segua poi, una logika tutta sua.
Il tag è una firma, + o meno bella..+ o meno vandalika ma pur sempre una firma:)
Io ho iniziato nei kuartieri, 10 anni fa kon un pennarello in taska e kon un’idea ben precisa in mente, poi la mia passione è subito kresciuta. Ho stretto rapporti kon membri di altre crew attive sul territorio, pur preferendo di gran lunga, il dipingere in solitaria. Kreo i miei pupazzi (konigli, kani e kuant’altro mi dice il cervello..), fondamentalmente per “farvela prendere bene”, per strappare un sorriso a ki sta sbrokkando ad un semaforo, a ki è di passaggio o a ki komunkue vive la città.