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Emo techno: Alice attraverso lo schermo

Sono seduta su una poltroncina abbastanza comoda davanti alla mia uscita. Di fronte all’ennesimo ritardo del mio volo, con accanto una mole di carte abbandonate dagli altri viaggiatori, comincio a riflettere sul  tempo. Certo, il ritardo me ne fa perdere parecchio, di quello materiale: sarò costretta a rivedere i miei programmi, le porzioni della mia giornata da dedicare ai moduli del mio to do si riducono proporzionalmente. Poi però mi rendo conto che, rispetto al passato, anche rispetto al mio passato biografico, ne sto guadagando, in proporzione, molto di più. Il tempo che sto recuperando non è quantitativo (quello, lo ripeto, deve essere riformulato, imponendo una limitazione al numero di cose che possono essere fatte materialmente): si tratta di un tempo incancolabile perché immateriale, qualitativo, immersivo e concentrato, dentro il quale posso spostarmi continuamente e in “tempo reale” tra zone eterogenee della mia percezione del mondo.

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Ho un dispositivo mobile di connessione, oltre a portatile, chiavetta, tutto. Mi chiedo: con cosa mi sto connettendo? È impreciso e poco soddisfacente dire semplicemente con una rete. Siamo connessi  con i nodi della rete, con i suoi incroci composti da soggetti (persone, enti, istituzioni, ecc) a loro volta connesse con i nodi della propria rete. Ma siamo connessi anche alle sfere esterne dei nostri vissuti esperienziali (lavoro, hobbies, apprendimento, informazione, intrattenimento, impegni) e a quelle interne della nostra emotività, dei nostri pensieri, desideri, bisogni. Siamo completamente immersi in un magma multimediato e ipervideato, in cui ogni immagine e ogni stringa di informazione ne richiama un’altra, sollecitando sempre nuove connessioni, come quando si mettono due specchi l’uno di fronte all’altro. La rete ci coinvolge in ambienti via via sempre più complessi che hanno come effetto quello di complicarci e risolverci nello stesso tempo.

La tecnologia, perfezionandosi nella complessità, ci mette in contatto con le nostre attitudini comportamentali, sollecitando continuamente e in modi sempre più sofisticati le relazioni tra emisferi cerebrali, attivazioni corporee, contatti sociali. Le aziende cercano di cavalcare questo fenomeno e di contribuire a implementarlo, mediante il ricorso a una comunicazione particolarmente coinvolgente, che fa seguito a una fase attuale, particolarmente ricca, di ricerche mirate sulla persona e sulla sua sfera emozionale e ludica. Siamo, e in questo istante sono, in zone diverse dello specchio, dentro e fuori, al di qua e oltre.

Mi ricordo che in questi giorni si è appena chiusa una fiera che faceva emergere in modo brillante questo legame tra emozionalità e tecnologia. Mi sembra che ci fosse di mezzo anche uno specchio, dei displays interattivi. Scrivo a un mio amico che ci è andato sicuramente. Dario Finardi, socio di GEAR.it,  e responsabile commerciale e nuovi prodotti. Mi risponde immediatamente.

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Specchi? Stai scrivendo di specchi e nuove tecnologie? Pensa che proprio uno specchio era al centro dell’attenzione al Promotion Expo, nello stand presso cui eravamo ospiti.
Noi di G
ear.it presentavamo soluzioni per “agganciare” i clienti, quelli fidelizzati e non, attraverso il loro telefonino. Il telefonino é la cartina tornasole di questo momento storico: tutti connessi, tutti raggiungibili, tutti di corsa.
Quindi: agguantiamo i clienti mentre corrono! Invitiamoli a fruire di servizi mirati, customizzati, in mobilitá.
Come dicevo, in stand, a fianco, avevamo uno specchio vero, sembrava quello della strega cattiva di Biancaneve. Uno specchio maestoso, a figura intera.

Mi avvicinavo, non con il telefono, con dei jeans a braccio. Li volevo vedere. Dallo specchio emergevano informazioni, luci, suoni. Dallo specchio arrivavano suggerimenti, abbinamenti con oggetti, gadget, accessori. Lo specchio, nell’intimitá del camerino, mi suggerisce, mi coccola, mi guida. Avresti dovuto vedere…
Siamo agli antipodi dell’infomobilitá. L’esperienza personale in camerino diventa pervasiva, colorata, anche musicale. Sempre in questo parallelo di tecnologie, hai presente i codici a barre, di quelli “innovativi”  DATAMATRix a 2 dimensioni, li mandiamo via Bluetooth ®, via mms ed sms. Li usiamo come buoni-sconto, come accesso ai servizi. Cerchiamo di catturare l’attenzione dell’utente mentre si sposta, mentre pensa ad altro.
Magicmirror TM é il nome dello specchio di Biancaneve, porta l’utente altrove. Ma se vuoi leggerci Alice…

L’utente é li per acquistare la propria camicina bianca e lo specchio lo porta su occhiali, pantaloni, cinture. Tutto rigorosamente coordinato. Tutto rigorosamente pianificato dal marketing dello store. Tutto, quando possibile, profilato.

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L’esperienza davanti allo specchio mi porta altrove. Mi porta anche dagli amici, quelli di cui convidivo i gusti estetici e modaioli…prima di fare qualunque acquisto è meglio chiedere a loro. Ci pensa sempre Magicmirror: manda un mms a Silvia, la mia responsabile marketing e business developer, e poi un messaggio su Facebook. Riceveró qualche suggerimento in merito? Per tempo? Prima di acquistare un capo? Ci pensa la rete, gli amici sono interconnessi e sempre raggiungibili.
Silvia risponde, prendo la camicia, lo store ringrazia me e lei…il caro codice a barre con il suo 20% di sconto é partito e le sta giá arrivando via mms.

In pratica il camerino diventa contemporaneamente:
- una sorta di consierge che consiglia e suggerisce capi;
- uno strumento che permette di dialogare con lo store, per esempio per chiedere una taglia differente di un capo;
-  uno strumento che permette di intrattenere e comunicare: con audio e video sul brand.
In questo modo l’esperienza del camerino che, come sai, è per me atroce, e che tendo a far durare il meno possibile, diventa una sorta di intrattenimento multimediale che ispira l’acquisto, e la sua esperienza virtuale porta al di là di una concezione lineare del tempo.

Bene. Bella lettura. Nel frattempo, aspetto il mio volo.

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Scritto da Daniela Ranieri

Un commento a “Emo techno: Alice attraverso lo schermo”

  1. Fico sto post Daniela. Complimenti :)

    Devo dire che lo specchio “interattivo” mi fa molto Windows Surface… diciamo che non la vedo come una novità che sconvolgerà la mia vita tecnologica (nonostante io mi compri qualunque cosa tecnologica nuova esca… azz ho le mani bucate).


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