Nel 1961, in un articolo sul New York Times, Harold Schoenberg scriveva che, assistendo ad un concerto di musica elettronica al McMillin Theatre, aveva realizzato di trovarsi di fronte a qualcosa che rompeva definitivamente col passato musicale, e a una “importante forma d’arte del futuro”.
Oggi, la musica elettronica ha cambiato corpo e anima, si è riformulata lasciandosi attraversare dalle nuove tecnologie di sintesi. Ma il suo istinto di rottura e di spinta verso qualcosa che ancora non è stato detto, o suonato, rimane e anzi è stato amplificato.
Dissonanze, oltre ad essere, e non a caso, il titolo di un saggio di Adorno che parla anche di Schoenberg, è il nome con cui si indica “la tendenza contraria a quella dei suoni a risolversi in consonanze”, ed è anche il titolo del Festival di Musica elettronica più famoso d’Italia.
Quest’anno alla sua nona edizione, il Festival ha coperto di un tappeto sonoro due delle location più suggestive di Roma, creando un filo immaterialeche ha unito due punti sensibili della metropoli.
Suono fluido e i sobbalzi spigolosi e “laser” dell’elettronica sono stati la colonna delle due serate romane: chi ci è andato?
Chi ne parla bene ne ha evidenziato il successo in termini di pubblico, l’amore per il difficile, il gusto dell’aspetto contestuale di questo tipo di performance (è legata al contemporaneo, all’immagine, alla metropoli, al mondo delle nuove tecnologie e agli strumenti di sintesi); chi la odia, ne critica l’aspetto massificato e la non originalità del suono, cioè prorpio il fatto che anche a livelli altissimi utilizzi la campionatura e non goda dell’aura della non riproducibilità che ancora si pensa connaturata al mondo dell’arte.
Senza arrivare alla dodecafonia, il suono elettronico è diventato parte del panorama metropolitano contemporaneo: abita le città, riveste le immagini del cinema più riuscito, scandisce i ritmi eterogenei della vita sociale di una certa fascia della popolazione, quella notturna.
Gli esperti e i veri appassionati lo sanno: l’elettronica non è un genere, ma un metodo: tekno, house, drum’n'bass, jazz, sperimentazione e addirittura rock possono essere elettronica. Dipende da come viene trattata la materia sonora, di come la si fa diventare concreta e immateriale al tempo stesso.
La sua forza è l’aver saputo trasformarsi nella versione visionaria del post industriale.
Il sintetizzatore è uno strumento musicale di pari dignità artistica rispetto al violino e al piano, ma di scala diversa per quanto riguarda la capacità di mediare tra il sentimento e il prodotto sonoro finale: dall’imediatezza della sinfonia, alla ipermediazione del sound designing.
Dalle vostre esperienze, come ce le avete raccontate, fotografate e filmate, traspare quale senso deve avere la musica dopo che le è stata tolta la sua vernice sonora, dopo che dai giri melodici come li conosciamo e abbiamo imparato ad apprezzarli si sia giunti a qualcosa del tutto nuovo, straniante, un suono nativo, inaspettato.
Per questo la scelta delle location ci sembra quest’anno particolarmente azzeccata: la terrazza dell’Ara Pacis, parte del progetto Meier, e il palazzo dei Congressi dell’Eur, oggi al centro di rivalutazioni estetiche, si sposano perfettamente alle architetture sonore disegnate da Laurent Garnier, Telepathe, François Kevorkian, Timo Maas, Lindstrøm, Actress, stelle di questa edizione.
Che dite, è possibile (o è del tutto folle) che la presa ipnotica di questa musica che sembra provenire dallo spazio o da un tempo futuro abbia qualcosa in comune con i ritmi ossessivi della Taranta o della Pizzica, che sono le progenitrici dell’ebbrezza?
Sarà la sua levigatezza simile alla luce di un proiettore artificiale di immagini sintetiche a fare della musica elettronica la tendenza culturale più attuale. Certo è che la dissonanza ci appare come lo specchio acustico più aderente alla realtà frammentata di questi tempi.
Scritto da Francesco G. Caolo


C’è un vero synth analogico allegato a una rivista di elettronica giapponese! http://www.hobbymedia.it/1977/modellismo-e-giocattoli-educativi-gakken-super-8-sx150-synth
…il mio l’ho ordinato con successo tramite ebay. Esiste persino un software digitale Korg per Nintendo DS. Io ho avuto la fortuna di cominciare con un vero analogico Korg anni fa: lo rimpiango ancora! Ma per praticità, oggi, mi porto dietro il piccoletto digitale in emulazione analogica Microkorg… divertimento assicurato con tutti questi oppure con i synth virtuali freeware per pc reperibili a dozzine in rete
Molto interessante!
A proposito di sintetizzatori, forse non tutti sanno che oggi non sono più strumenti ingombranti e costosi come i primi “synth” analogici, ma nella loro versione digitale più recente sono praticamente incorporati in ogni PC… o comunque alcuni tipi di synth fanno parte ormai delle risorse gratuite disponibili in rete… Persino io, che non sono un musicista, ho potuto fare qualche esperienza con questi software, come si può ad esempio vedere in questo video: http://www.youtube.com/watch?v=hG6Weav-PIE
Alla Reggia di Venaria Reale è attualmente in corso la rassegna “Musica a Corte. Ambienti digitali” http://www.lavenaria.it/mostre/ita/eventi/2009/musica_corte_digitale.shtml organizzata da Musica90 http://www.musica90.net/ una realtà che, esplorando tra le nuove tendenze della musica mondiale, ha più volte proposto esempi “alti” della musica elettronica.