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Cassetta degli attrezzi: perché siamo tutti Wiki

Generazione Y e Generazione 2.0 sono legate, lo sanno tutti. Ci chiediamo anche noi come molti viaggiatori e con i  numerosi passanti del nostro Blog di chi e di cosa stiamo parlando. Gli oggetti più sfavillanti sfuggono all’individuazione, è vero, quindi lungi da noi arrivare a definire una volta per tutte un fenomeno così costantemente mutante come la rete e il suo popolo. Ma per capire questa generazione e le tendenze che le sue scelte producono, anche a livello economico e politico,preferiamo avvalerci di strumenti, raccolti per le strade del web, suggeriti dai cacciatori di novità che ci fanno visita, che ci diano via via un senso più ampio della nostra impresa. Qui di seguito riportiamo una ricerca fatta dall’Università di Udine  sul successo della modalità Wiki nel Web 2.0. Cosa ha determinato la  fortuna della condivisione per la generazione 2.0 di Internet?

Per comprendere come si giunga ad una evoluzione dell’ambiente si adotterà un’ottica generazionale in modo da evidenziare il ruolo svolto dai diversi soggetti in questo fenomeno.

Le vari fasi dell’evoluzione del Web (v. cap. 3) hanno visto protagoniste principalmente tre generazioni:

  1. la “generazione del boom” (nati 1943-1960);
  2. la “generazione X” (nati 1961-1981);
  3. la “generazione del millennio” (1982-2005).

Ognuna è stata influenzata dagli eventi in modo differente a seconda della fase della vita in cui si trovavano i propri membri.

La generazione del boom è costituita dai figli del secondo dopoguerra che rientrano nell’archetipo dei profeti[1]: bambini cresciuti in un clima di ottimismo e di grandi speranze per il futuro che da giovani adulti hanno contestato con forza i modelli dei genitori alla ricerca di valori alternativi. La ribellione al sistema tradizionale li ha visti attivi partecipi in eventi collettivi molti dei quali di protesta[2]. Da adulti si son fatti crociati narcisisti di un risveglio spirituale che li ha portati a difendere strenuamente i valori perseguiti in gioventù.

I boomer erano adulti durante le prime fasi di vita del Web (fase sperimentale e prima generazione [v. par. 3.1-2]) e sono stati proprio loro ad aver teorizzato ed infine resa concreta la nuova tecnologia. I creatori del Web (Tim Berners-Lee e Robert Cailliau), l’inventore del primo wiki (Ward Cunningham) finanche i profeti del movimento Open Source (Richard Stallman, Bruce Perens e Eric Steven Raymond) fanno tutti parte della generazione del boom e ne rappresentano a pieno titolo i valori (sovvertimento dello status quo, perseguimento di vantaggi collettivi e non individuali, attenzione alla dimensione sociale dei fenomeni, etc.). Non a caso ciò che hanno teorizzato, ed il modo stesso in cui l’hanno portato a compimento, ha insito in sé qualcosa di fortemente rivoluzionario ed alternativo. Si pensi soltanto all’attivismo di Richard Stallman nella sua battaglia a favore del movimento del software libero o alle teorie di Eric Steven Raymond sul diritto di proprietà del software open source[3]. Nel momento in cui il Web iniziò a diffondersi, i primi utilizzatori delle nuove tecnologie digitali erano i giovani adulti della generazione X.

Questa generazione di nomadi, nata in un periodo di rinnovamento culturale e di ideali sociali è figlia della ribellione dei padri contro l’ordine stabilito. Da bambini non protetti e trascurati dai propri genitori, occupati nelle attività lavorative, maturano come giovani adulti alienati in un mondo in continuo mutamento. Evidenziano un indole individualista e poco propensa alla dimensione comunitaria dimostrata da una elevata propensione al rischio e dal fatto di preferire, nel lavoro, la libera professione al lavoro dipendente[4].

Questi caratteri trovano conferma nel modo in cui si è trasformato il Web sul finire del XX secolo (v. par. 3.3). I fondatori delle principali dotcom sono membri della generazione X: Jeff Bezos di Amazon, Sabeer Bhatia di Hotmail, Michael Burrows di Altavista e Pierre Omidyar di eBay[5] solo per citare alcuni degli infiniti esempi possibili. I diversi valori di cui sono portatori ha permesso loro di considerare ciò che era stato creato dai boomer in modo completamente diverso. Come conseguenza il Web mutò da puro strumento per la condivisione della conoscenza a mezzo per ottenere vantaggi personali, anche a costo di sostenere attività estremamente rischiose. Così come hanno vissuto attivamente la fase espansiva del Web, essi sono stati i primi a sopportare il peso dell’esplosione della bolla speculativa che portò al fallimento non solo di molte imprese, ma soprattutto di un modello economico che avevano contribuito a creare e sul quale avevano investito la propria vita. Da ciò deriva un senso di alienazione che li porta a guardare con distacco e pragmatismo il mondo che li circonda. Ed è in questo contesto che si affacciano i giovani della generazione del millennio.

I millennial sono una generazione di eroi nati in un’epoca di pragmatismo individuale e crescono come bambini iperprotetti in un ambiente creato su misura per loro. Più pratici dei boomer e meno individualisti dei membri della generazione X, da giovani adulti si affacciano al mondo ricercando il lavoro di squadra, la protezione dal rischio ed un equilibrio tra la vita professionale e la vita privata. Le loro doti principali hanno a che fare con il senso di collettività e la tecnologia. A questo proposito non sfugga il fatto che la generazione del millennio è la prima nata e cresciuta successivamente alla diffusione dell’informatica di consumo. Ciò porta i suoi membri a considerare la tecnologia come un dato di fatto, un elemento con il quale hanno avuto a che fare fin dalla nascita e non, come per le due generazioni precedenti, il risultato di un lungo cammino di ricerca e sperimentazioni. La conseguenza diretta è un diverso approccio agli strumenti informatici che vengono usati in modi alternativi ed inaspettati fino a creare un continuum tra il mondo reale e quello virtuale. Per i millennial non esiste, infatti, distinzione tra i due mondi, uno è complementare all’altro.

Si consideri l’ultima evoluzione del Web (v. par. 3.4) nella quale lo strumento si è trasformato in piattaforma globale su cui coesistono dimensioni diverse. A quella più “tradizionale” della condivisione della conoscenza si sono aggiunte la dimensione ludica, quella sociale e numerose altre, tutte fra di loro interconnesse tanto da rendere oggettivamente complessa la definizione di cosa sia il Web 2.0. Esso è al contempo più cose: uno strumento per giocare, per lavorare, per conoscere persone a sé affini, per stringere con loro relazioni, per superare le barriere spazio-temporali tra gli individui (DEMATTÉ 1997) ed altro ancora. Tutto questo avviene senza soluzione di continuità con il mondo reale, ovvero lo strumento è a lui complementare e non ne è un sostituto.

Solo considerando i millennial inseriti in questo processo continuo virtuale-reale si riesce a comprendere perché i valori diffusi sul Web si trasferiscano con estrema facilità nell’ambiente transazionale fino a trasformarlo.

 

Note

  1. Gli archetipi profeta, nomade ed eroe, così come le caratteristiche delle diverse generazioni, derivano dal lavoro di NEIL HOWE e WILLIAM STRAUSS (2007).
  2. Si pensi alla “rivoluzione hippie” della Summer of Love (San Francisco, 1967), ai festival di Monterey (1967), di Woodstock (1969) e dell’isola di Wight (1970) o all’occupazione della facoltà di Sociologia dell’università di Trento (1966) ed al “Maggio parigino” (1968).
  3. Cfr. RAYMOND, E. S. (1999).
  4. Tre soggetti su cinque di questo gruppo dichiarano di voler divenire “il capo di se stessi” e rappresentano la maggior generazione di imprenditori della storia americana (HOWE, STRAUSS 2007, p. 25)
  5.  V. note 14-15 cap. 3.

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Scritto da Daniela Ranieri

6 commenti a “Cassetta degli attrezzi: perché siamo tutti Wiki”

  1. Davvero utile questa concettualizzazione proposta dall’Università di Udine, un modello semplice e coerente, l’unica pecca mi pare la semplificazione della fase che va dal 1982 al 2005, troppo lunga e complessa per riferirla ad un unica generazione, la generazione del millennio: meritebbe una trattazione a sè il periodo a cavallo del 1995, in cui gli utenti di internet passano dai 6 milioni ai 21 milioni del 1996, un vero cambio di paradigma sociale! io, nato nel 1980, sono figlio di quella ondata .. poi vorrei segnalare .. ehmm… un errore madornale: se gli vai a dire Open Source a Richard Stallman e soprattutto se lo accomuni a Eric Raymond sotto la stessa insegna, lui ti prende letteralmente a pedate :-D i’m sure! For the difference between the Open Source movement and the Free Software movement, see Chapter 6, Free Software, Free Society: Selected Essays of Richard M. Stallman.

  2. zazie scrive:

    La cosa che più stupisce è il riproporsi delle stesse critiche e delle stesse perplessità ogni volta che un nuovo media o una nuova tecnologia sociale entra a scompaginare le regole stagnanti della comunicazione.
    La storia della comunicazione ci dice che è sempre stato così, per il cinema, per la televisione e per tutto ciò che è venuto dopo. I media non si cannibalizzano tra loro, si riequilibrano e si riposizionano in un sistema complesso e io direi anche molto ricco.
    La ricchezza culturale si nutre proprio di questa complessità.
    Ora…è decisamente più interessante interrogarsi sugli effetti sociali(o semmai sui bisogni nascosti) prodotti da queste nuove possibilità del comunicare.
    Speriamo che officina-project ci dia una mano a mappare queste direzioni…

  3. Daniela Ranieri scrive:

    è la vecchia questione tra apocalittici e integrati! le frasi di Alberoni lasciano perplessi, il contenuto è veramente debole, forse anche pericoloso. E pensare che la flanerie si nutre proprio dell’intossicazione! lo choc, la fascinazione della vetrina, la superficie riflettente: il web ha davvero realizzato il sogno di Walter Benjamin di una capitale (per lui era Parigi, oggi le capitali della contemporaneià sono diffuse, cablate, digitali) in cui sia possibile insieme perdersi, giocare, lasciarsi sedurre e insieme costruire esperienze sorprendenti! Limitare queste possibilità, o peggio censurarle e amputarle, è senza nessun dubbio la scelta più sbagliata che oggi si possa fare.

  4. A volte mi domando se a questi adolescenti non farebbe bene un periodo di moratoria, in cui si chiudano loro YouTube, le chat, le discoteche, si limiti l’uso di Internet e dei cellulari per consentire loro di ricominciare a parlare, di riprendere contatto con le altre generazioni, con i giornali e i libri. Una moratoria periodica di due mesi l’anno, una cura disintossicante.

    questo scriveva oggi Alberoni sul corriere. leggerlo mi ha fatto venire in mente cosa scrisse invece qualcun’altro, di livello decisamente diverso, edgar morin:

    Importa inoltre che l’osservatore partecipi all’oggetto della sua osservazione; occorre in certo senso amare il cinema, aver piacere a introdurre una moneta in un juke-box, divertirsi con le macchine a gettone, seguire gli incontri sportivi alla radio e alla televisione, canticchiare l’ultima canzonetta (…). Occorre conoscere il mondo senza sentirvisi estranei: divertirsi a vagabondare {flâner) sui grandi boulevard della cultura di massa…

    due opinioni diverse..

  5. Daniela Ranieri scrive:

    Forse una zona che si deve ancora creare? Ne stiamo parlando qui in Officina, anche noi siamo poco convinti delle classificazioni per generazione. D’altra parte, anche la No generation ci convince poco. Certo è che le modalità ricombinanti del web estese alle esperienze suggeriscono scenari interessanti tutti da scoprire, e le modalità wiki applicate anche ad altri ambiti del vissuto anche digitale eccitano i nostri pixel neuroni. Vogliamo pensarci insieme a voi. Vogliamo realizzare questo sogno costruendolo immagine su immagine, immaginazione su immaginazione, esperienza su esperienza, e farlo crescere

  6. zazie scrive:

    una bella analisi…soprattutto la parte in cui si parla delle personalità che hanno segnato la direzione del web di fine secolo (scorso).
    A questo punto però io non so ancora bene dove potrei collocarmi…
    e voi?

    ^_^


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