Scopri Symbian

Attenzione: il cool non è più cool

“Ma non hai l’aria condizionata?”
“No. E poi non è più cool
“Guarda che è più cool averla e non accenderla”

Questo dialogo si è svolto tra me e la ragazzina di 16 anni a cui do ripetizioni di latino. Oltre ad avermi fatto sentire improvvisamente anziana, ciò mi ha dato anche il motivo per intraprendere un percorso di aggiornamento sui cambiamenti che hanno investito, negli ultimi anni, il concetto di cool.

Non che non ci siano cose più importanti su cui aggiornarsi, e non che sfugga a nessuno che quella di “cool” è (anche) una categoria inventata dal marketing per giustificare l’esistenza dei cool hunter, ma è in ogni caso preferibile non essere colti impreperati durante la prossima apericena (…) o la prossima versione di Cicerone.

Ho anche chiesto all’Nstreeter che più di ogni altro conosce la materia cosa volesse dire oggi vivere cool: emanueledangelo, curatore e ideatore del sito linvin cool, dice:

Tentare di interpretare il nostro blog è alquanto impegnativo poichè non esiste una definizione precisa del termine “cool” nell’uso comune italiano. Vivere Cool, appunto è un concetto del tutto astratto che tende ad esprimere a nostro giudizio l’attitudine a vivere al passo coi tempi o in alcuni casi la ricerca spasmodica di anticipare e di vincere il tempo stesso.

L’esprimersi in arti come la moda, il design, la musica, la fotografia e quant’altro possa risultare arte, ci aiuta a mostrare noi stessi nella vita di ogni giorno, ed è proprio uno degli obiettivi del nostro sito quello di divulgare le nostri passioni in queste materie cosicchè tutti i lettori possano giornalmente aggiornarsi su tutte le novità che proporremo. Tutto il lavoro è frutto delle nostre passioni, del nostro tempo e della nostra ricerca nel tentativo di informare tutti coloro che amano come noi vivere cool.

Voglio capire meglio. Dai miei studi, schematizzando, emerge questo:

Anni ’90: cool = giusto, che detta legge.
Erano cool: la Britannia, ascoltare il jazz con il walkman, leggere in metropolitana, fare l’aperitivo alle 19, comprare Wired, Ibiza, prendere in giro i nerd, No logo, entrare nei locali costosi perché si conosce il pr, partecipare ai concerti dei gruppi grunge vestiti bene, il Pc, Pulp Fiction, disprezzare il trash, andare ai vernissage, il finger food, La Rinascente, i ristoranti biologici, farsi oscurare i vetri dell’auto, avere l’aria condizionata e accenderla.

Anni ’00: cool= fico.
Era cool: leggere il Financial Times, No global, entrare nei locali snobbando i pr, comparire su Wired, global, essere Nerd, Sex in the City, Be cool, i Build-it-yourself custom software, i notebooks, il sushi, le enoteche-cioccolaterie, gli outlet e discount, il Messico, il trash, non avere l’aria condizionata.

2009: cool = sprezzatura e coscienza (leggi “What is sprezzatura?”).
È cool: essere Geek, Star Wars, +global, She does the city, Web-based applications, essere abbonati a Wired Italia, La Lettonia, i film di Miyazaki, Life is Cool, gli Smartphones, il kebab, i mercatini, gli orti urbani, compatire e rivalutare con fare snob il trash, le fraschette, leggere tutti i quotidiani del mondo su Ipse, Saviano, avere l’aria condizionata e non accenderla.

wendydingfood3

L’elenco neanche a dirlo è aperto e potenzialmente infinito.

Tanto per sottolineare come questo sia tutto fuorché superficiale, legato com’è alla cultura delle pratiche simboliche messe in atto dagli individui nelle diverse epoche, Robert Farris Thompson, professore di Storia dell’arte alla Yale University, ci ricorda che che l’Itutu, che lui traduce come “mystic coolness”, è uno dei 3 pilastri della filosofia religiosa creata nel 15° secolo dalla popolazioni degli Yoruba e dall’Igbo.

Cool, in quel contesto, comprende l’idea di un comportamento elegante, conciliante e gentile, e ha a che vedere con l’abilità di rifiutare lo scontro e le dispute, il tutto non disgiunto da un’idea di bellezza e grazia fisiche.

Se, come diceva Lyotard, delle grandi narrazioni non si avverte più il bisogno, e se la crisi ha messo l’Occidente di fronte alla sua follia monetaria e consumistica, è il caso di guardare con un’altra ottica tendenze e mode, senza idolatrarle ma anche senza ignorarle: in fondo, come dimostra il  trionfo dei contenuti e delle narrazioni Web, non c’è forse niente di più pervasivo della cultura sottile.

Condividi:
  • email
  • Print
  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google Bookmarks
  • BarraPunto
  • laaik.it
  • LinkedIn
  • Live
  • MySpace
  • Segnalo
  • Slashdot
  • Socialogs
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Wikio
  • Wikio IT
  • YahooMyWeb
  • Twitter

Scritto da Daniela Ranieri

10 commenti a “Attenzione: il cool non è più cool”

  1. Fabrizio Galati scrive:

    bell’articolo. Grazie per la citazione del nostro sito livincool.com. Quella definizione di cool l’ho scritta io oltretutto.

    Saluti

    Fabrizio Galati

  2. Daniela Ranieri scrive:

    Ah questo mi piace molto!

  3. Marco Quarta scrive:

    che qualunque cosa tu dica è sempre cool. sempre e comunque! ;)

  4. Daniela Ranieri scrive:


    grazie! tu che sei così cool, che ne pensi?

  5. Marco Quarta scrive:

    brava daniela. parole sante

  6. Daniela Ranieri scrive:

    Io non lo vedo il problema, forse ho troppo senso antistorico. ma Bauman sarebbe d’accordo con te, hai letto l’articolo contro twitter su D di Repubblica?

  7. paolo ranieri scrive:

    la cultura sottile però, richiama le polveri sottili, sia per la sua invasività spietata, molecolare, sia per l’allusione all’insidia, alla sottigliezza, al subtiliser, che nel gergo é anche rubare con destrezza.
    Il vero problema della cultura sottile é che, pervadendo appunto, non crea sedimento, si sottrae alla memoria, accumula infiniti presenti successivi. Pare che corrisponda alla consistenza dell’universo, come la stanno decrittando i fisici, ma a me il vecchio universo dove lo spazio era largo e il tempo lungo, che cosa ci volete fare? non mi dispiaceva


Lascia un commento