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Aria di poesia in città: Marcovaldo e il desiderio delle città vivibili
luglio 22nd, 2009 at 16:44Grande idea e bel blog, d’accordo con Daniela, fantastici i post incrociati. Se provassimo ad incrociare anche le esperienze?
Ich bin ein Berliner!
luglio 2nd, 2009 at 20:16Bell’articolo, come sempre. E pensare che io ho vissuto quell’Europa, soprattutto l’ Ungheria, quando quel muro c’era e si credeva che mai fosse andato giù.
Ma dai… il punto 2…. ok anche questo è marketing.
Quanto è sexy il sottodominio
giugno 24th, 2009 at 15:00E io che non l’ho ancora scelto? Ora di default mi propongono dei suggerimenti. Mah !!
Il Superquark del Nuovo Millennio: Codice Internet per divulgare la rete
giugno 24th, 2009 at 14:58Come al solito, in Italia, ad occuparsi di problemi o presunti tali, riguardanti una determinata categoria, sono sempre persone che non hanno molto, o niente, a che fare con quella categoria o capiscono molto poco del problema che dovrebbero risolvere. Io mi trovo in quella fascia d’età che è nata senza pc e si trova ora a gestire, “condividersi”, sul web 2.0, e non mi sembra che la maggioranza dei più giovani sia chiusa in buie stanze, a cercare di entrare in campi di addestramento per terroristi o a costruire bombe “fai da te”. Mi sembra piuttosto che molti usino il web per approfondire conoscenze, per restare in contatto, per divertirsi. Negli anni ‘80, nel pieno del periodo di maggior escalation del terrorismo in Italia, il web non c’era, ma chi voleva entrava comunque in quel giro. Quindi?
Non sarà forse che una generazione che non conosce internet, si è fatta sovrastare dalla paura dell’ignoto e, attribuendogli colpe scaturite dai suoi timori, prova a porre dei freni? Perchè non proviamo a dare, sull’argomento, la parola ai diretti, e futuri, interessati, quella generazione che con il web ormai ci vive?
Come quando fuori piove
giugno 1st, 2009 at 13:42C’era anche Rimini Cosplay, presso il parco “Italia in miniatura” di Rimini, due giorni 31/05 e 01/06, di incontri, esibizioni e musica dei migliori Cosplay d’ Italia. Ma qui diluvia e… niente da fare.
Quanto sei Next: i nuovi sport
maggio 27th, 2009 at 11:07Vorrei aggiungere qualche sport che non si pratica da soli, ma con un amico a 4 zampe. Da poco più di un anno infatti, con il mio labrador “Filippo”, ci divertiamo e sudiamo con l’agility dog, uno sport che crea un forte legame tra il conduttore ed il cane e diventa per entrambi un gran divertimento. E’ chiaro che sia nella parte di avviamento a questo sport sia poi nella pratica agonistica, tutto viene svolto come un gioco, dove il nostro amico “peloso” si diverte a correre con il suo conduttore, ricevendo gratificazioni comunque vada la prestazione, in fondo chissà se comprende di eaver fatto bene o meno, fatto stà che, quando arriviamo a qualche premiazione, si comporta sempre allo stesso modo.. cerca di afferrare lui la coppa. Questo sport comunque diventa sempre un’occasione di una giornata all’aria aperta con gli amici, a due o quattro zampe tra risate, birre (dopo la gara) e biscottini per loro. Accanto a questa disciplina ce ne sono altre che coinvoglono i nostri amici, dal dog-dance, al free-style, al frisbee-dog, tutte discipline, non conosciutissime che però hanno un loro giro di appassionati.
Italiani all’estero: come ci vedono, come ci vediamo
maggio 15th, 2009 at 16:20Ho vissuto per vari anni all’estero, sia in Spagna che in centro-sud America. Erano gli anni ‘90 e, certo trovavi in giro quelle caratteristiche, quei luoghi comuni che distinguono gli italiani. Le pizzerie, i locali che cercano di riprodurre un pezzo d’Italia, che spesso però, in Italia, non c’è più, quell’italia del mandolino e degli spaghetti. Ma forse la cosa che mi colpiva maggiormente era che, il turista italiano “standard”, di base, non accettava di essere fuori dall’ Italia, in pratica ricercava la lingua, i sapori i gusti, le abitudini di casa sua, non provando neanche minimamente a cercare di scoprire, non dico vivere, le tradizioni del posto. Una cosa che invece “colpiva” noi italiani residenti all’estero, era la triste associazione, fatta dagli abitanti dei vari paesi, purtroppo era una cosa generalizzata non legata ad un paese in particolare di “italiano? Ah… mafioso” !! Una associazione triste, drammatica, ma che rende purtroppo l’idea di come è cambiata negli anni, l’immagine dell’ Italia all’estero. Fortunatamente, dopo i primi tempi, in cui la cosa mi dava molto fastidio trovai il modo per sdrammatizzare ed esorcizzare, a quella affermazione rispondevo con ” si, allora?” , dopo un attimo di smarrimento dell’ interlocutore, nasceva l’opportunità di conoscersi e spiegare che il nostro Paese è ben altro. Comunque, l’italiano è un popolo migrante, ci troviamo ovunque, al centro del deserto australiano, ad esempio, c’è un bar gestito da un italiano. Ed ora ci meravigliamo di quanti “migranti” arrivano da noi. Forse un popolo di santi, navigatori, migranti e…. egocentrici.
Folk revival su Nstreet
maggio 13th, 2009 at 16:39Ho scoperto la taranta nel 2006, durante il mio primo viaggio in Salento. Ho avuto la fortuna di conoscerla tramite parenti del posto, il che mi ha permesso di capire meglio quello che per i salentini rappresenta. Sono sempre stato un sostenitore della cosiddetta “musica mediterranea”, da napoletano sono cresciuto con la musica di gruppi che hanno rivalutato il folklore locale, fondendolo con melodie e tradizioni degli altri paesi a noi vicini. La taranta, comunque, mi sembra, con la sua forza, il suo vigore, resistere e mantenere la sua originalità e i suoi significati storici, profondi, nonostante sia diventato un fenomeno che avrebbe potuto deviarsi in un mero meccanismo turistico.
Il piatto globale
aprile 30th, 2009 at 16:02Non so quanto si possa parlare di moda, nel mangiare sushi, visto che necessita a mio parere di una certa predisposizione, premesso che io lo adoro e che sono molto vicino al giappone per altri motivi religioso-filosofici. Certo è che il facino dell’oriente, come giustamente dice Daniela, ha sempre coinvolto i popoli occidentali, anche se attualmente credo ci siano almeno due categorie di “orientalizzati”, quelli che cercano di approfondire, capire e quelli che, invece, si lasciano colpire dalle “cineserie” o mode più o meno etniche. Tornando al discorso “alimentare”, certo ha molto più successo “il giappponese” che il kebab, anche per un fatto di ambiente e presentazione delle portate. Ho saputo che qui a Rimini ha da poco aperto un sushi bar, gestito da giapponesi, e non cinesi come spesso accade. Spero presto di poter apportare qualche contributo visivo a riguardo.
Città fluide: fenomeno Parkour
aprile 28th, 2009 at 22:13Mi ha affascinato dai primi video che ho avuto l’opportunità di vedere. Lo trovo un modo per vivere la metropoli, le sue architetture, da un punto di vista diverso, non più strade tracciate e prestabilite, ma fantasia, pseudo-barriere architettoniche che diventano stimolo e creatività. Peccato non avere più l’età e la forma fisica per provarci.
La fine della moda, il trionfo del Vintage
aprile 24th, 2009 at 15:41Certo, l’attualità è imbattibile, per il fatto stesso di essere “attuale”, ma il passato non esiste più, il presente è solo un attimo, forse meglio concentrarsi sul futuro.
La fine della moda, il trionfo del Vintage
aprile 23rd, 2009 at 14:56IL cosiddetto “vintage” è entrato ormai da qualche anno nella nostra vita. Ho notato, a mio parere, che spesso è usato più come terminologia che non come stile di vita, almeno qui nella mia zona. Comunque questo ricorso, al “vecchio”, all’ usato, sia nell’abbigliamento che nell’oggettistica, mi da’ l’impressione di una scappatoia per persone che si aggrappano ad un passato che, per alcuni, sembra essere un ancora di salvezza rispetto ad un futuro verso cui non vedono molte aspettative. Ci sarebbe da chiedersi, quindi, se ciò sia una tendenza esclusivamnete “modaiola, o piuttosto un grave sintomo di una società che non guarda al futuro con uno sguardo curioso, positivo e stimolato dalle novità.