Daniela: Ciao Flavia, tu hai da tempo fatto outing: Simply ADddicted a cosa?
SimplyADdicted: Tranquillizzo i miei genitori dicendo che la mia è dipendenza alla pubblicità. Il mio lavoro che, come dice il payoff del mio blog, è la mia passione/Passione.
D: Nel tuo blog utilizzi un linguaggio molto originale: diretto, autentico, mai patinato, accattivante. A volte si ha l’impressione che tu voglia rendere addicted anche i tuoi lettori.
SA: Innanzitutto: grazie! Il linguaggio che ho scelto voleva dare un messaggio preciso. Quando ho iniziato a giudicare le campagne altrui ero solo una studentessa. Non potevo atteggiarmi a espertona, sarei stata ridicola. Oltre che perseguitata. Così ho optato per l’ironia e l’autoironia. Faccio sul serio, ma non mi prendo troppo sul serio. Credo che questo sia piaciuto.
D: La considerazione che colpisce è che l’espressione di un certo tipo di originalità, di innovazione linguistica, di gioco tra immagini e parole, è oggi del tutto in mano ad un linguaggio, quello pubblicitario, che tradizionalmente viene pensato come teso ad ingannare, a persuadere in modo occulto il consumatore. Che ne pensi?
Purtroppo col tempo è nata un’incomprensione (e la colpa è anche di chi fa comunicazione): la pubblicità non dovrebbe essere inganno. Un tempo si dava a un prodotto una reason why, una motivazione razionale. Quando non c’era, si doveva omettere o inventare (non esiste nessun bifidus activus!). Ora si è compreso che la comunicazione è più sofisticata di questo. E più emotiva.
D: Pensi sia un caso che questi contenuti che coinvolgono l’emotività attraverso il gioco dei codici siano veicolati in modo preferenziale nel web?
SA: Per nulla casuale. Questi contenuti hanno gli stessi ingredienti del Web: comunicazione, condivisione (“sharing”, per essere fighi), innovazione e creatività. Riesci a trovare punti in comune con la tv?
D: Alcune campagne pubblicitarie (se ha ancora senso chiamarle così) nascono e si alimentano con il passaparola proprio attraverso la rete. Da cosa dipende? Dal pubblico? Dal linguaggio? Dalla velocità? Dalla qualità immateriale dei prodotti?
SA: I casi sono 2: o la campagna è disarmante (vedi Wassup 2008), o dietro alla campagna c’è un caso (vedi Current).
D: A proposito, alcune campagne non passano o non sopravvivono in altri contesti: stavo leggendo proprio il post in cui parli del caso Vanguard, e della censura da parte del Comune di Roma nei confronti dei cartelloni sui rapporti tra mafia e chiesa e sul terrorismo proposti da Current. Ci racconti cosa è successo e cosa ne pensi?
SA: Penso che l’ATAC non abbia valutato adeguatamente il caso. Dicevano che la campagna non era adatta ai mezzi in movimento, ma gli spazi richiesti erano le fermate della metropolitana. Hanno parlato di immagini disturbanti e incomprensibili per i romani. Ma grazie a Internet tutti hanno potuto constatare di persona che così non era. Quindi hanno confessato che il vero problema era l’annuncio con la domanda “Cosa succede quando la camorra entra in chiesa?”. Perché siamo a Roma e la Chiesa non si può nemmeno nominare. Infatti a Milano le affissioni non hanno subito nessun blocco. Lo stesso IAP, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, ci ha dato ragione. Una notizia così non poteva lasciare indifferente il Web.
D: Perché alcuni codici passano in rete e altrove no?
SA: Perché in Rete non ci sono filtri o gerarchie. Nessun tg Rai o Mediaset ha trattato della vicenda Current. Perché? Sicuramente il fatto che c’entrava un canale Sky ha avuto la sua parte. Eppure sono migliaia i siti che ne hanno parlato (tra i quali quelli delle maggiori testate giornalistiche). Per non parlare dei blogger che spontaneamente hanno postato sulla vicenda. Non sono più i media tradizionali a scegliere su cosa dobbiamo farci un’opinione. Grazie, ma ora ci pensiamo noi a selezionare quali sono le notizie.
D: In Italia ci sono agenzie e creativi particolarmente validi. A tuo avviso si soffre comunque un po’ l’atmosfera pesante del linguaggio scolastico, del ritardo e del divario tecnologico, delle limitazioni della censura derivanti dal nostro passato storico-culturale?
SA: Sicuramente, ma la verità è anche che con Internet non abbiamo più scusanti. Possiamo formarci da soli, colmando i vuoti dell’insegnamento accademico, e come dimostra la vicenda Current possiamo combattere la censura.
D: Ti ricordi una campagna, o un video, o un viral-case, particolarmente interessante di cui vorresti parlare?
SA: Su tutti mi ha colpito l’iniziativa di Burger King per lanciare il nuovo “Angry Hopper”. Eliminando dalla propria lista di Facebook 10 amici, si aveva diritto al panino gratis. Associare il fast food alla “fast friendship” di FB è stata un’idea geniale. In tanti si chiedevano come utilizzare quel social network per la pubblicità. Be’, questo è un modo.
D: Secondo te la pubblicità ha un futuro oltre il non conventional? Per esempio, il cellulare potrebbe essere un vettore dei virus? Totalmente inserito nella nostra quotidianità, potrebbe essere il veicolo ideale di una infenzione di cui ti dichiari dipendente…
SA: Assolutamente, il cellulare è sicuramente il mezzo di comunicazione che usiamo di più e anche quello con cui abbiamo un rapporto più emotivo. Ma niente spot tv trasposti su cellulare: sfruttiamo bene le caratteristiche del mezzo.
D: Cioè?
SA: Il fatto di non essere un rumore di sottofondo come la tv, ma un mezzo che controlliamo, che nasconde tantissimo di noi: i numeri dei nostri amici, i contatti di lavoro, i messaggi ricevuti e inviati, insomma, un mondo al quale la tv non si avvicina nemmeno lontanamente.
D: Ok, Flavia, ti ringraziamo e ci auguriamo che non ti venga mai in mente di iniziare un rehab.
SA:
Grazie a te Daniela! E in bocca al lupo per Nstreet, mi sembra fantastica.
Scritto da Daniela Ranieri


bella intervista complimenti, il blog anche se nato da pocco offre parecchi spunti interessanti, sulle nuove tendenze della comunicazione in particolare. Continuate così ragazzi, forse è questo il modo per smettere di dire che la pubblicità,. la tv e i media ci ingannano!
)
Ciao Annalisa, sicuramente ci può interessare! Già molte persone ci stanno mandando e portando i propri video, alcuni format, e idee che hanno in mente e che sperano di poter realizzare con il nostro e vostro aiuto.
In giro per Roma ci sono cose molto interessanti da riprendere… le esperienze fioriscono. Scrivi pure a redazione@officina-project.com, così ci vediamo qui in Officina e ti parliamo della possibilità di diventare in anteprima una trend setter della nostra piattaforma. Porta il tuo Portfolio! ^_^
ciao a tutti!
il vostro progetto di condivisione delle esperienze mi sembra davvero molto stimolante!!!! Io avrei gia collezionato molte “video-esperienze” nella mia città, Roma, da mercatini dell’usato a feste nei locali dei vari quartieri romani( vi può interessare????),a chi della redazione posso mandare i miei video?
Ciao