“Sai come faccio a sapere che è la fine del mondo Lenny? Perché tutto è già stato fatto, capisci? Ogni genere di musica è stata provata, ogni genere di governo è stato provato, capisci? Ogni cazzo di pettinatura, ogni orrendo gusto di gomma da masticare, i cereali per la colazione, ogni tipo di schifoso… capisci che intendo? Che ci resta da fare? Come faremo a sopravvivere, per altri mille anni?”
(Max Peltier, da Strange Days, Kathryne Bigelow, 1995)
Questo è Strange Days. Nel film andava forte una droga, che si chiamava Squid, acronimo di Superconducting Quantum Interference Device (dispositivo di interferenza del superconduttore quantum). Era un microchip, serviva a registrare la vita degli altri prelevandola direttamente dalla corteccia cerebrale delle persone. Chi la assumeva, appoggiando il dispositivo alla fronte, riviveva cose già vissute, da sé o da altri, aggiungendo le emozioni del momento a quelle precedenti.
Si trattava di fantascienza, ma non c’è bisogno di essere futurologi per capire che in fondo, utilizzando Internet, Facebook, MySpace, Digg, Twitter, Youtube, siamo tutti Squidders. Tempo fa Michael Rogers, già futurist-in-residence del New York Times, disse: “segnatevi questa data: il 17 febbraio 2009, con lo switch-off digitale, negli Stati Uniti la disponibilità di wireless a banda larga aumenterà a dismisura e l’esperienza della rete andrà incontro a una trasformazione radicale”.
Se una volta le modalità di fruizione erano limitate all’osservazione, alla navigazione e all’accesso a informazioni altrimenti irreperibili, oggi col multitasking, i social network e i social media, queste modalità sono esplose. Si continuano a vedere i Tg della Tv generalista, certo, ma il blogging ha creato il citizen journalism; si guardano telenovelas brasiliane spingendo il tasto verde del telecomando satellitare, ma sono fiorite le web tv; la crisi economica detta scelte e limita possibilità, ma la freeconomics (la cosiddetta economia della gratuità), il software libero, le licenze Creative Commons, aprono nuove inaspettate prospettive di realizzazione dei propri sogni.
Tutto questo determina un surplus di interazione, una proliferazione delle modalità attraverso cui fare entrare in collisione mondi differenti, un tempo esclusivi e chiusi. Le esperienze si moltiplicano, si costruiscono nella condivisione, vengono vissute e rivissute grazie a dispositivi tecnologici e a programmi di condivisione inimmaginabili ai tempi di uscita del film. Moltiplicazione dei punti di vista, degli angoli di visione, esplosione di regie personalizzate dello stesso film. Iniezioni sublinguali di prospettive altrui: basterebbe voltare di colpo la testa e gli occhi vedrebbero immagini sovrapposte. Le percezioni si dilatano insieme alla banda che le contiene e veicola, si creano connessioni tra esperienze frantumate, tra neuroni e mondo ecologico. Siamo in cerca di Squid mai immaginati.
Non tutto è stato provato.
Scritto da Daniela Ranieri


quoto videix. Anche se questo film e` passato molto in sordina, e` un film di nicchia ormai, per intenditori…
Complimenti per l’idea Daniela! non ci avevo mai pensato. Tra l’altro uno dei film più belli della storia del cinem!
Fichissimo Strange Days…
C’è qualcosa tra l’altro che è andato anche più “avanti” immaginando una macchina con cui poter vivere (e quindi, rivivere) ricordi incastonati nel proprio DNA.
Si tratta del videogioco Assassins’s Creed. Così per la cronaca!
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